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San Michele Arcangelo - Affresco in S. Angelo in Formis |
1. I SANTI PATRONI: Motivi Luoghi
Esempi
Quando
un paese celebra il suo Santo Patrono vuol dire che esso intende
affidare la propria storia e la propria religiosità alla protezione,
all’aiuto e alla benevolenza di questo Santo. Un Santo Patrono non
è mai scelto per caso, o per motivi inspiegabili, oppure per
imposizioni esterne.
Nella
storia di un paese c’è sempre una motivazione, c’è sempre un
avvenimento particolare, o vi sono eventi più complessi, i quali
legano la devozione religiosa della Comunità al Santo che la
protegge e la custodisce.
A
volte il motivo è un miracolo che si verifica, oppure è
un’apparizione divina che rende sacri luoghi ed abitudini; talvolta
il motivo si ritrova in tradizioni antiche e leggendarie, e si lega
anche al passaggio di un Santo per il paese che lo onora come Patrono
o all’appartenenza originaria dello stesso Santo Patrono alla
Comunità che lo celebra.
Vi
sono infine molti altri motivi storici che possono giustificare la
devozione di un popolo per un Santo Patrono. Moltissimi sono gli
esempi che si potrebbero proporre per tutti questi casi, nelle grandi
città, nei territori nazionali, nei piccoli paesi.
Ad
esempio, San Benedetto da Norcia, Patriarca del monachesimo
occidentale, è Patrono dell’Europa perché ai suoi monaci si deve
l’evangelizzazione di questo Continente e la diffusione della
civiltà cristiana in esso. San Francesco d’Assisi è Patrono
dell’Italia perché dall’Italia partì e si diffuse il movimento
francescano, e la sua predicazione si colloca anche all’origine
della Letteratura Italiana.
Tra
gli esempi più vicini al nostro territorio diocesano è quello
dell’Apostolo Paolo per la Chiesa di Aversa, il quale si ritiene
per antica tradizione che fosse transitato per quel luogo quando da
Pozzuoli si portò in Atella e a Capua, per poi giungere a Roma. Un
altro esempio è quello di San Sossio per Frattamaggiore che
condivide con i Frattesi l’origine da Miseno; ed un altro esempio
ancora è quello di Sant’Elpidio, il quale era un Vescovo
nell’antica Atella ed ora è Patrono di Sant’Arpino che sorge sul
territorio della città scomparsa.
2.
I SANTI PATRONI NELLA FEDE: Cielo divino e Percorso terreno
In
tutti questi casi, secondo la fede cristiana, i Santi Patroni
costituiscono per la Comunità che rappresentano un tratto di unione
importantissimo della loro vita storica e terrena con la vita
soprannaturale e divina. Essi sono mediatori privilegiati della
preghiera a Dio e portatori delle risposte della Grazia divina ai
bisogni e alle richieste della Comunità.
I
Santi Patroni sono garanzia e riflesso della mediazione tra Dio e
l’uomo; mediazione che trova il senso più pieno, dal punto di
vista teologico e dogmatico, in Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto
Uomo, e in Maria Madre di Dio trova il riverbero più luminoso.
In
questo senso è rilevante il dato della vicinanza del Santo alla
storia e alla religiosità del luogo di cui è Patrono. Un altro dato
importante e particolare della devozione ai Santi Patroni è quello
che si lega alle differenze, o alle varietà, che si sperimentano
nella esperienza del sacro e del soprannaturale.
Il
Cielo del divino a cui le comunità si rivolgono per le loro
necessità storiche e contingenti, con le preghiere e le suppliche e
attraverso l’impetrazione dei Santi Patroni, è un Cielo complesso
e misterioso che è difficile da comprendere con le categorie umane.
Per poterlo comprendere un poco i mistici credono che esso, per
analogia, si connota come un percorso simile a quello del
pellegrinaggio religioso cristiano. Un percorso che incontra vari
luoghi e varie tappe, prima di giungere alla meta più alta.
“Homo,
Angelus, Deus” dicevano i monaci antichi nel descrivere le fasi e
le tappe di questo pellegrinaggio mistico dell’ascesa dell’uomo
all’esperienza di Dio: la fase della penitenza e della
purificazione, la fase dell’illuminazione interiore, e la fase
dell’unione con Dio. “L’Uomo, l’Angelo, Dio” sono gli
Esseri che teologicamente stanno all’orizzonte del cammino della
crescente perfezione cristiana e della Santità: gli Uomini amici di
Dio che vengono celebrati come Santi della Chiesa, gli Angeli che già
vivono nel cielo il riflesso della Santità di Dio, la Santissima
Trinità che rappresenta il culmine della Grazia e della Vita Divina.
3.
LE METE DEL PELLEGRINAGGIO
Fin
dai primi secoli del Cristianesimo, questo Cielo e questo Percorso
hanno avuto una esplicita rappresentazione territoriale nei luoghi e
nelle mete del pellegrinaggio antico. L’esperienza spirituale
cristiana non è mai stata disgiunta dal cammino reale verso una meta
religiosa collocata geograficamente; e nella costellazione degli
innumerevoli percorsi possibili il cammino verso la meta dell’Uomo,
verso la meta dell’Angelo e verso la meta di Dio, ha assunto alcune
fondamentali direttrici.
Il
cammino dell’Uomo ha avuto sempre la principale meta di Roma e di
Santiago di Compostela: luoghi in cui si venerano la spoglie degli
Apostoli Pietro, Paolo e Giacomo. Il cammino dell’Angelo ha sempre
avuto la meta principale del Santuario del Gargano sorto sul luogo
dell’apparizione dell’Arcangelo Michele. Il cammino di Dio ha
sempre avuto la meta di Gerusalemme e dei luoghi della vicenda
evangelica di Gesù Cristo Verbo di Dio fatto uomo.
Ulteriori
direttrici del percorso cristiano sono ovviamente quelle del cammino
verso i Santuari Mariani e quelle del cammino verso i Santuari
dedicati ai Santi celebri e popolari. Si possono intuire, quindi,
l’importanza e la vastità della rete devozionale che si è
sviluppata ab antiquo intorno a queste direttrici, e si possono
immaginare gli spunti di ricerca e di approfondimento circa questi
argomenti.
Noi
ci concentriamo sul tema locale della devozione a San Michele
Arcangelo. La chiesa di Casapozzano è sorta sul Cammino dell’Angelo
e perciò partecipa a pieno titolo alle importanti tematiche storiche
e teologiche che vi sono connesse.
4.
IL PERCORSO DELL’ANGELO: Bizantini e Longobardi
L’Arcangelo
Michele apparve nella grotta del Gargano nel V-VI secolo, e subito
quel luogo divenne il principale santuario micaelico della
cristianità. Infatti ad esso si recavano i pellegrini, i monaci e i
crociati del Medioevo che lo individuavano sia come la meta ultima
del percorso mistico dell’Angelo, e sia come la tappa intermedia
del percorso verso Gerusalemme per quelli che in Puglia si recavano
anche per imbarcarsi per la Terra Santa.
All’epoca
dell’apparizione sul Gargano il culto micaelico aveva già dei
centri in Oriente, a Costantinopoli, e in Italia a Roma, in Sicilia e
nell’Umbria a Spoleto.
La
successiva diffusione di questo culto in tutta l’Italia meridionale
fu favorita dai Longobardi del Ducato di Benevento. Questi l’8
Maggio del 663 sconfissero i Saraceni sulle coste del Gargano, vicino
Siponto, ed attribuirono la loro vittoria all’intervento
dell’Arcangelo che divenne così il loro Santo nazionale e, come ci
riferisce Benedetto Croce nella Storia del Regno di Napoli, sostituì
le divinità guerriere della loro mitologia barbarica.
Ai
Longobardi che avevano conquistato gran parte dell’Italia si deve
anche la diffusione del culto di San Michele in Lombardia, a Pavia ed
in altri luoghi, ove gli furono dedicate chiese e fu effigiato sui
monumenti e sulle insegne civili e militari. La data dell’8 maggio
fu pure celebrata da tutta la cristianità. Ai contatti di questo
popolo con gli altri stati barbarici si deve anche la diffusione del
culto micaelico in Francia, fino alla costa della Normandia, ove nel
VIII secolo fu fondato da monaci irlandesi il Santuario di Mont Saint
Michael che divenne il centro dell’ulteriore diffusione del culto
dell’Arcangelo in Irlanda, in Inghilterra, in Germania ed in altre
parti d’Europa.
Abbiamo
una notevole testimonianza della diffusione e del significato del
culto di San Michele nell’altomedioevo europeo proprio nel racconto
di un pellegrinaggio realizzato nel IX secolo dal monaco Bernardo: il
Bernardi Itinerarium. Bernardo partì con altri suoi amici da
un monastero del beneventano, si recò prima a Roma e successivamente
giunse al Santuario del Gargano. Quindi raggiunse Gerusalemme
navigando per il Mediterraneo; ed infine ritornò in Italia che poi
percorse interamente lungo la tratta Francigena. La sua ultima meta
fu il Santuario di Mont Saint Michael in Normandia, ove concluse il
suo lunghissimo percorso.
Per
avere una idea dell’impresa si può far riferimento al fatto che
partendo dalla Campania, occorrevano alcune settimane per il
pellegrinaggio al Gargano, circa tre mesi per il pellegrinaggio a
Santiago e circa tre anni per il pellegrinaggio a Gerusalemme.
5.
IL CULTO MICAELICO: Italia Meridionale, Normanni, Campania
Dalla
Normandia intorno all’anno 1000 proveniva quel gruppo di nobili e
di militi normanni che si stabilirono in Campania e che in Aversa
fondarono la prima Contea normanna dell’Italia meridionale. Quei
Normanni vennero in Italia proprio per realizzare un pellegrinaggio
al Santuario di San Michele al Gargano, e rimasero nelle nostre terre
perché combattendo dapprima contro i Saraceni si trovarono poi
impegnati nelle lotte di potere tra i Bizantini di Napoli e i
Longobardi di Capua, di Benevento e di Salerno.
Nel
corso di un secolo i Normanni conquistarono l’intera Italia
Meridionale, compresa la Sicilia, e con il loro governo del
territorio diedero nuove impronte e nuovi sviluppi alle
manifestazioni della religiosità e al culto di San Michele.
Il
percorso dell’Angelo nell’epoca normanna in Campania si consolidò
nei centri devozionali già esistenti dei Longobardi e si arricchì
di nuovi luoghi. La Via che da Roma portava a Brindisi, appena
lasciato il Lazio, ed inoltrandosi lungo la direzione di Capua, di
Benevento e della Puglia, diveniva immediatamente una Via ove era
presente e diffusa la protezione di San Michele, visibile nelle
periferie e nei centri urbani, e soprattutto nei luoghi elevati delle
rocche e di cigli montani. Così era a Mondragone, a Capua, a
Sant’Angelo in Formis, a Caserta Antica, a Maddaloni, a Sant’Angelo
alla Palombara; così era nel Beneventano, a Sant’Angelo dei
Lombardi, e giù per la Capitanata fino alla Via Sacra che
saliva al Santuario del Gargano. All’Arcangelo venivano dedicati
luoghi e chiese anche sulle vie di collegamento tra le città
cospicue.
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Borgo di Casapozzano - Chiesa di San Michele Arcangelo |
6.
IL CULTO MICAELICO: Atella e Casapozzano
La
Chiesa di San Michele Arcangelo di Casapozzano sorse sulla via che si
dipartiva da Atella e che si diramava poi, nell’area del Clanio,
nelle direzioni di Capua, di Caserta, di Maddaloni e di Acerra, lungo
le quali pure si incontravano altri siti micaelici, come quello di
Marcianise e del Gualdo di Sant’Arcangelo.
Si
può dire che l’orizzonte della prospettiva che si può operare da
questa chiesa verso i cigli e le rocche del pre-appennino campano che
precede il valico per la Puglia e per il Santuario maggiore, sia un
orizzonte tutto micaelico punteggiato dei santuari anche visibilmente
osservabili dedicati a San Michele (Maddaloni, Caserta Antica,
Sant’Angelo in Formis).
La
Chiesa sorta al luogo d’origine di questa prospettiva, che era
propria anche dell’antica diocesi atellana non poteva che essere
dedicata a San Michele. Il più antico riferimento documentato della
devozione a San Michele collegata con il territorio dell’antica
Atella risale al X secolo, ed è contenuto nella Storia dei
Longobardi di Benevento scritta dal monaco cassinese Erchemperto
sulla scia della più famosa Storia dei Longobardi d’Italia scritta
poco tempo prima dal più famoso Paolo Diacono.
Per
Casapuzzano, inteso come borgo antico e medievale, i riferimenti più
antichi sono contenuti nei documenti e nelle cartule del
Codice Diplomatico di Montevergine e nelle scritture del
Codice Normanno di Aversa e risalgono al 1100, al XII secolo.
Questi documenti segnalano Casapozzano come un luogo ove si erano
stanziati signori di origine normanna, tra i quali i Blancardus (che
è la versione latina del cognome normanno Blanchard che fu
italianizzato poi in Biancardo il quale è ancora un cognome
esistente nella nostra area).
Tra
le altre cose questi signori stabilirono anche un rapporto di
donazione di terre con il Santuario di Montevergine, fondato dal
pellegrino San Guglielmo; santuario che proprio all’epoca si stava
sviluppando e stava divenendo il sito religioso più importante sul
versante irpino del percorso che portava al principale santuario
micaelico del Gargano.
Tra
le terre donate al santuario ve ne era una che si denominava ‘Campo
di Santa Maria’. Molto probabilmente su queste donazioni si basò
nel medioevo la presenza dei Monaci Verginiani in Casapozzano, e la
valorizzazione del complesso ecclesiastico locale anche come un sito
della devozione mariana. Questa presenza monastica medievale in
Casapozzano è data per certa da Mario Placido Tropeano che è
appunto il monaco di Montevergine che ha redatto e pubblicato i dieci
grandi volumi del Codice Diplomatico di Montevergine che ho
già citato.
Si
intravede così una delle radici storiche che stanno all’origine di
quel contesto culturale e religioso-monastico del medioevo di
Casapozzano, che per certi aspetti portò alla committenza delle
opere d’arte e degli affreschi con l’iconografia mariana che
furono realizzati tra la fine del 300 e l’inizio del ‘400 nella
Chiesa di San Michele, e che ancora in parte si possono ammirare in
essa.
7.
SAN MICHELE DI CASAPOZZANO: I documenti più antichi
La
Chiesa medievale di Casapozzano era sicuramente dedicata a San
Michele, è ciò viene detto in contraddizione con le analisi
storiche che circolano su Casapozzano le quali tendono a far risalire
ad una epoca più recente la dedicazione di questa chiesa
all’Arcangelo. La certezza storica dell’antica esistenza della
Chiesa di San Michele in Casapozzano proviene da due documenti, che
sono contenuti nelle Rationes Decimarum in Campania pubblicate
dal Vaticano e che risalgono al 1324. Questi documenti parlano
esplicitamente della “Ecclesia Sancti Michaelis de Casapuczana”
e la descrivono come una chiesa abbaziale. Da essi si evince che la
Chiesa di san Michele era una abbazia retta da un abate e che aveva
un presbitero che la officiava: l’abate proveniva dall’area
cassinese e si chiamava Dyonisio de Trajecto ed il presbitero
si chiamava Iunta de Vico (o de Vito). Nella stessa Raccolta
delle Decime del 1324 si parla anche di altri due presbiteri,
Riccardus De Augustino e Riccardus de Laudano, i quali
officiavano la “Ecclesia sancti Nicolay de Casapuczana”.
Sicuramente
questi documenti possono dare un contributo ad arricchire la storia
ecclesiastica locale e a supportare con maggiore sicurezza
supposizioni ed ipotesi storiografiche che ancora si fanno circa la
storia antica di Casapozzano e delle sue chiese.
Va
sottolineato che l’epoca della redazione di questi documenti è
l’epoca della dinastia angioina nel Regno di Napoli, la quale
sostituì il governo dei Normanni e valorizzò una diffusa
religiosità collegata con i grandi temi della cultura e dell’arte.
In particolare durante questa dinastia, con il favorire dei nuovi
ordini religiosi, Francescani e Domenicani, vi fu il recupero della
devozionalità longobarda, bizantina e normanna, incentrata sui temi
micaelici; ed il Santuario di Montevergine, molto amato da questa
dinastia, fu grandemente valorizzato ed ebbe occasione di divenire
insieme meta devozionale aristocratica e popolare, con grancie
monastiche, siti devozionali , tenimenti e rettorie sparsi in ogni
dove per l’Italia meridionale e nelle nostre contrade.
Si
intravede così nell’epoca angioina un’altra delle radici
storiche che stanno all’origine della cultura devozionale e della
committenza degli affreschi di Casapozzano. Tutti questi elementi ci
rimandano una importante e nobile immagine dell’antichità e del
sicuro inserimento di questa Chiesa nel grande circuito della
devozione micaelica in Campania.
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Affreschi di Casapozzano |
CONCLUSIONE
Tralascio
gli altri aspetti della storia locale che sono già stati descritti
in varie opere in circolazione che si possono facilmente recuperare,
e che riguardano la storia del borgo medievale e le vicende della
Chiesa di San Michele nella Diocesi di Aversa considerata da dopo il
Concilio di Trento. Queste vicende sono in fondo quelle che ancora
oggi si ravvisano nei segni presenti dell’organizzazione
ecclesiastica parrocchiale, delle congreghe, dei gruppi, della
liturgia, della pratica devozionale, dell’arte e dell’architettura
che ci circonda. Nella nostra epoca credo che sia importante
recuperare la memoria e i segni della comunità antica. Una città,
un paese, un borgo non sono mai un mero raggruppamento fisico di case
e di residenze; essi sono il luogo ove palpita la vita storica della
comunità locale che si esprime nelle dimensioni attuali ma che trova
fondamenti nel patrimonio dell’ambiente tradizionale, delle
manifestazioni dell’arte, della religiosità, delle chiese e
dell’urbanistica antica.
La
Chiesa di San Michele e la devozione all’Arcangelo, così come
l’abbiamo vista espressa nel nostro territorio, sono forse il
principale dei fondamenti della vita storica della comunità di
Casapozzano, rispetto al quale trovano consistenza anche quegli altri
fondamenti che attengono la sua vita civile, la cultura, l’educazione
delle nuove generazioni e la visione del bene futuro.