giovedì 3 ottobre 2019

80 anni di presenza delle Ancelle del Sacro Cuore in Frattamaggiore


La Peregrinatio del Corpo di Santa Caterina Volpicelli, Fondatrice della Ancelle del Sacro Cuore, si svolge nella Basilica Pontificia di San Sossio in Frattamaggiore dal 29 settembre al 6 ottobre 2019.
La sua motivazione si legge nella brochure che descrive le celebrazioni della settimana in cui è esposto in una urna di vetro il corpo della Santa. Essa avviene “nella ricorrenza del 125° anniversario della Sua nascita al cielo, nel decennale della Canonizzazione e nell’80° anniversario della presenza delle Ancelle del Sacro Cuore, sue Figlie spirituali, nella nostra città (1939-2019)”.
Per la serata del 3 ottobre 2019 è previsto un incontro di preghiera e testimonianze sulla presenza delle Ancelle a Frattamaggiore.
Già 5 anni prima c’era stata una precedente Peregrinatio del corpo della Santa in Basilica che aveva animato ricerche ed approfondimenti sulla presenza delle Ancelle a Frattamaggiore. In quella occasione furono esposti i pannelli di una mostra organizzata dalle Ancelle, e furono pubblicati i risultati di una ricerca storica da me realizzata sui 75 anni della loro presenza in Frattamaggiore.
La ricerca fu presentata in Basilica, commentata sul blog Doctrina et Humanitas, e pubblicata sul numero 200-202 del 2017 della Rassegna Storica dei Comuni.
Per la celebrazione dell’80° anniversario ripropongo il link al commento su Doctrina et Humanitas e le pagine pubblicate sulla Rassegna Storica dei Comuni.


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domenica 15 settembre 2019

Don Mimì Padricelli, ritratto di un prete


MEMORIA

La memoria ufficialmente condivisa del sacerdote Domenico Padricelli (1935-2000) è leggibile sul portale della Parrocchia del SS.mo Redentore di Frattamaggiore in Diocesi di Aversa (vedi: parrocchiassredentore.it). Soprattutto quella che riguarda gli anni in cui egli fu parroco (1968-2000). Grazie al devoto omaggio tributatogli dal fratello don Antonio Padricelli, suo successore alla guida parrocchiale, e dalla comunità ecclesiale che continua a vivere nello spirito impresso e testimoniato dalla pastorale di don Mimì, si possono leggere molte sue omelie e scorrere una vasta galleria di foto e di testimonianze.

La figura di don Mimì è oggi particolarmente ricordata dalla numerosa schiera dei giovani che negli anni 60’ del secolo scorso vissero l’esperienza dell’Azione Cattolica giovanile (GIAC) nella Parrocchia cittadina di San Rocco, quando giovane sacerdote collaboratore del parroco Giuseppe Ratto fu loro assistente ecclesiastico. Questi, tra i quali ci sono anche io, lo ricordano comunitariamente e personalmente sia come amico più grande, e sia come padre spirituale che ha orientato il loro cammino di fede e di vita ecclesiale. 


Oggi, quasi tutti di età intorno ai settant’anni, e grazie ai social, hanno dato vita ad un dialogo commemorativo ed attuale per verificare i persistenti valori e i percorsi di vita sviluppati grazie anche all’esempio e alla guida di don Mimì. E lo vogliono ricordare (il 27 settembre 2019) con una celebrazione eucaristica, in suffragio anche di Michele Imbembo, Antonio Del Prete e di altri defunti che facevano parte della GIAC, e con un ritrovarsi insieme in San Rocco nella preghiera e nella riflessione ecclesiale.
Per l’occasione ho voluto recuperare qualche spunto autobiografico di don Mimì e qualche significativo contenuto scritto e trasmesso con il suo insegnamento.


CENNI BIOGRAFICI

Domenico Padricelli nacque il 13 Aprile del 1935. Compì gli studi teologici al Seminario di Salerno e, a 24 anni, il 12 Luglio 1959 fu ordinato sacerdote nella Cattedrale di Aversa dal Vescovo Antonio Teutonico. Insegnò Religione nelle Scuole Statali e Materie Letterarie al Seminario di Aversa. Fu Assistente spirituale degli allievi dell’Istituto delle Suore Piccole Ancelle di Cristo Re in Frattamaggiore. Fu Assistente Ecclesiastico dei Giovani della GIAC di San Rocco in Frattamaggiore. A 32 anni, il 7 Novembre 1967, fu nominato Parroco del SS. Redentore e il 7 Gennaio 1968 ne prese il possesso canonico. Mori il 5 Aprile del 2000.
Dalle sue omelie e dai suoi scritti pubblicati sul portale del SS.mo Redentore, si ricavano brani che riguardano la sua biografia, la sua spiritualità ed il suo insegnamento.



OMELIE

Don Mimì ricorda gli anni al Seminario di Salerno nel giorno dell’accoglienza del vescovo Mario Milano, che fu suo compagno negli studi teologici e ordinato un anno dopo don Mimì:

BENVENUTO! (15/11/98)
Eccellenza Rev.ma, grandissima è la gioia, che io provo per la Sua presenza qui tra noi, quest'oggi. E il cordialissimo benvenuto, che io Le rivolgo anche a nome dell'intera comunità parrocchiale del SS. Redentore è lo specchio fedele di questa gioia.
Grazie, Eccellenza , per essere venuto con sommo piacere e per amministratore il sacramento della Confermazione e per incontrarsi, per la prima volta, coi fedeli di questa Parrocchia e per stare più a lungo con me, suo ex-compagno di SEMINARIO. Eccellenza, mi permetta, all'inizio della sacra liturgia eucaristica, di dire, alla presenza di tanti fedeli, della grande amicizia che ci lega sin dagli anni di Seminario, ove abbiamo compiuto insieme gli studi teologici, ove abbiamo ricevuto la necessaria formazione per accedere al sacerdozio! Come non ricordare il Suo e mio padre spirituale (Mons. Gian Luigi Fontana, cui Dio conceda ancora molti anni di vita perché ci guidi con i suoi saggi consigli)? Come non ricordare il rettore del Seminario Mons. Antonio Verrastro, di felice memoria; e i professori e i compagni di studio?
Chi mai avrebbe pensato che uno di questi sarebbe un giorno diventato “mio” Vescovo? Chi mai avrebbe pensato che lo studente di teologia Mario Milano, sarebbe diventato arcivescovo-vescovo della diocesi di Aversa?
Eccellenza, mi scusi se, sia pure brevemente, mi sono lasciato prendere dall'onda dei ricordi. “Os loquitur ex abundantia cordis”!


Nel 25° anniversario della sua ordinazione sacerdotale (12 Luglio 1984) don Mimì volle fare memoria di quel giorno ed offrire la testimonianza di una bella riflessione sul sacerdozio e sulla sua vita sacerdotale:

Il 12 luglio 1959, nella cattedrale di Aversa, dal Vescovo A. Teutonico ricevetti la S. Ordinazione Sacerdotale.
Sicché, da quella data son trascorsi ben 25 anni, vissuti, grazie a Dio, senza alcun rimpianto.
Per l'occasione, sento il bisogno di riflettere sulla vera identità del sacerdote alla luce del Vangelo, del Vaticano II, dei continui insegnamenti del Papa e dei Vescovi e della mia esperienza pastorale. Innanzitutto, il sacerdote non è - non deve essere - un mestierante, un tecnico, un professionista, un sindacalista, un tuttofare, un “manager”.
Il sacerdote non deve imitare completamente i laici nei loro metodi e nel loro linguaggio. Il sacerdote non deve, magari col pretesto di conquistare anime, accondiscendere ai gusti della gente, confondendo ciò che piace con ciò che giova: finché si accontentano i gusti della gente - che si pasce solo di esteriorità e di cose materiali, per non dire di peggio, - non si miglioreranno mai le persone, non si formeranno mai degli autentici cristiani. Il volere ad ogni costo accontentare i gusti della gente non è espressione di modernità, ma di mondanità.
Il sacerdote non deve temere la impopolarità, perché non è la popolarità, non è il plauso della gente, non è il rumore che si fa, che garantiscono la retta impostazione e l'efficacia dell'opera apostolica di un sacerdote.
La missione .del sacerdote oggi è più che mai attuale; il mondo ha, più che mai, bisogno della testimonianza e della parola del sacerdote, a condizione, però, che questi resti fedele all'essenza della sua vocazione, che sarà sempre quella di vivere senza riserve per Dio e per le anime, quella di essere uomo di preghiera, quella di annunciare il Vangelo - tutto il Vangelo -, quella di amministrare i Sacramenti, di dedicare un amore speciale per i poveri, per gli emarginati, per gli infermi.
Il sacerdote deve tendere alla santità più dei laici. Senza questo anelito di santità, egli è nulla; senza l'ideale di santità, il suo impegno nelle opere e nelle strutture apostoliche, anche se aggiornate, è destinato ad impoverirsi e, a lungo andare, ad inaridirsi.
Nella ricorrenza del mio giubileo sacerdotale rinnovo, in modo più convinto e deciso, il "sì" che pronunziai all'altare della S. Ordinazione.
Sì, io intendo andare avanti con retta intenzione. E Dio mi conceda di cadere sulla breccia! E ciò che di penoso mi accadrà, sia come legna sul fuoco del mio amore divino: che io mi mantenga acceso sino a consumarmi d'amore e nell'amore, nel nascondimento!
Non fu così di Gesù? Non disse Gesù: “Attirerò a me le anime dall'alto della Croce”?
Non è forse vero che le ingratitudini e le incomprensioni, amate ed accettate per Gesù, sono feconde di conversioni e di salvezza?


Nel 31° anniversario (7 gennaio 1999) della sua entrata come parroco del SS.mo Redentore, don Mimì narrò brevemente il suo percorso di vita sacerdotale e offrì ancora una riflessione molto significativa per la spiritualità e per la pastorale parrocchiale:

Il 7 gennaio 1968 (31 anni fa), presi possesso canonico di questa parrocchia (cioè diventavo parroco, a pieno titolo, di questa chiesa), succedendo al parroco Gennaro Pezzullo, che aveva rassegnato le dimissioni per motivi di età avanzata e di salute malferma. Diventavo, ancora giovanissimo sacerdote, parroco, dopo di aver svolto delicati incarichi, quali l'insegnamento di religione nelle scuole statali e di materie letterarie del Seminario di Aversa, e l'assistenza spirituale agli allievi dell'Istituto delle Suore “Piccole Ancelle di Cristo Re”, e ai Giovani di Azione Cattolica nella parrocchia di San Rocco, in Frattamaggiore.
Mentre ricordo con gratitudine il Vescovo Cece, di venerata memoria, che mi volle, ad ogni costo, parroco di questa Chiesa, RINGRAZIO DIO per avermi aiutato in questi anni nell'esercizio della mia missione di parroco, e RINNOVO i propositi, che feci nel lontano 7 gennaio 1968 durante la Messa , che celebrai allora, per la prima volta come parroco di questa Chiesa; ecco: mi impegno ad essere, con l'aiuto di Dio, sacerdote, sempre e solo sacerdote, pronto a dare e a darmi, per amore, alle anime. Non vorrò essere un prete semplice FUNZIONARIO, né un prete tutto-fare. Vorrò evangelizzare, predicare – con l'esempio e la parola – il Vangelo nella sua interezza e nella sua autenticità, senza temere le critiche, la impopolarità, perché non è il plauso della gente, non è il rumore di ciò che si fa che garantiscono la retta impostazione e l'efficacia dell'apostolato di un parroco. “Guai a voi – disse Gesù quando tutti diranno bene di voi” (Lc. 6, 25) e “Il bene fa poco rumore, il rumore fa poco bene” ha scritto l'abate Chautard.
Vorrò essere “uomo di preghiera” e, docile alla volontà di Dio agire in piena sintonia con gli insegnamenti del Papa e dei Vescovi. Che Dio mi aiuti a non cedere allo scoraggiamento di fronte agli insuccessi e alle difficoltà dell'apostolato che Dio mi aiuti ad essere fedele a tutti i miei impegni, fino a quando Egli vorrà, fino a quando il Vescovo vorrà.
E a voi fedeli rinnovo l'invito a collaborare, ad aiutarmi, perché un parroco non può fare tutto da sé e perché la parrocchia SIETE VOI. Se volete che la parrocchia viva, dovete lavorare anche voi, collaborando in diversi modi. Lo so: queste cose le ho dette tante volte con scarsi risultati. Ricordate: un vero cristiano non può pensare solo a sé, non può essere semplice spettatore in una comunità parrocchiale. DUNQUE, ci si svegli tutti dal letargo, ci si mobiliti un po' tutti! Basta che mi chiediate, fuori di Messa, che cosa c'è da fare!
TUTTI – PARROCO E FEDELI – AL LAVORO! Perché…SENZA LA PARTECIPAZIONE DI TUTTI NON C'È VERA COMUNITÀ PARROCCHIALE.


Tra le omelie di don Mimì che si leggono sul portale del Redentore, si ritrova qualcuna ricca di spunti esortativi per la catechesi ai giovani. Personalmente con questa lettura mi pare di riascoltare l’insegnamento da lui ricevuto insieme con gli altri giovani della GIAC San Rocco, quando egli era nostro Assistente e ci invogliava ad integrare la nostra riflessione, sulla fede e sul discernimento vocazionale, con la lettura di opere spirituali (Imitazione di Cristo) e di libri dedicati alla guida e alla formazione dei giovani (in particolare quelli scritti e dedicati ai giovani da mons. Toth Tihamer):

GIOVANI !
Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna ? ” (Mt. 19, 16 ss).
Anche ciascuno di voi si pone di simili interrogativi: “Qual è il senso della vita? In che direzione orientarla? Su quale fondamento devo costruirla ? Su quali mezzi fare affidamento? Se desiderate, GIOVANI, trovare una risposta a tali domande, che forse angosciavano anche il giovane del Vangelo, AVVICINATEVI - come questi - al Maestro, CERCATE CRISTO, che è maestro, modello, amico, CRISTO, che è colui che ha parole di vita eterna.
Cercatelo nella preghiera, nel dialogo sincero ed assiduo con Lui!
Cercatelo nella Sua Parola, nei Vangeli!
Accostatevi ai Sacramenti della Confessione e dell'Eucaristia!
Così troverete risposta a tutte le vostre inquietudini e scoprirete con gioia che la coerenza di vita, ch'Egli ( Gesù ) vi chiede, è la porta per ottenere la realizzazione degli aneliti della vostra anima .
SE VUOI ENTRARE NELLA VITA, OSSERVA I COMANDAMENTI”, rispose Gesù al giovane.
Cari giovani, per entrare nella vita, per giungere al Cielo, bisogna osservare i Comandamenti (“NON UCCIDERE” etc ).
Dovete amare Gesù con le opere, vivere con coerenza alla luce del Vangelo. Non guardate mai ai comandamenti come a qualcosa di negativo, come a qualcosa che limita la libertà. Al contrario, nell'osservazione dei Comandamenti è anche il segreto, per conseguire la felicità già in questa vita. Giovani, la vera felicità è non nel piacere, non nel possesso dei beni materiali, non nella sete di potere; si è felici per quello che si è, non per quello che si ha: la felicità vera è dentro il cuore, è nell'amare, è nel darsi per il bene degli altri senza attendersi nulla in cambio. La vera felicità è nell'amore verso Dio e il prossimo, amore, ch'è la sintesi dei Comandamenti.
E ciò non è facile. Sì ! Spesso c'è bisogno di grande coraggio, per andare contro corrente, contro la mentalità di questo mondo. Ma è l'unica via per costruire una vita riuscita in pieno.
IL GIOVANE disse poi a Gesù:- Tutto questo io l'ho fatto! – Sin dalla mia adolescenza (Mc. 10, 20).
Quel giovane aveva osservato i comandamenti; per questo, osò avvicinarsi con fiducia a Gesù; per questo osò chiamarlo Maestro.
Se voi, ragazzi e ragazze che mi ascoltate, desiderate riconoscere Gesù, dovete essere disposti ad osservare i Comandamenti. Se talvolta Il volto di Gesù svanisce dalla vostra vita, se qualche volta vi assale il pensiero che Dio non esiste, chiedetevi seriamente se state osservando i Comandamenti.
Non dimenticare che spesso la perdita della fede non è una problema intellettuale, ma una questione di comportamento. E ricordate che il primo passo per recuperare una fede apparentemente perduta, può essere quello di accostarvi al Sacramento della Penitenza, nel quale lo stesso Gesù vi aspetta per perdonarvi, per abbracciarvi, per incominciare una nuova vita. E, se nonostante i vostri sforzi per seguire Cristo, alcune volte siete deboli e cedete alle tentazioni, trasgredendo i Comandamenti, non vi scoraggiate!
Cristo continua ad attendervi, Cristo l'unico amico che non vi delude mai!
GIOVANI! SIATE GENEROSI NEL SEGUIRE GESÚ PIÚ DA VICINO! SIATE DISPOSTI PERSINO A DEDICARGLI TOTALMENTE IL VOSTRO CUORE!
INSOMMA, DITE SEMPRE “SÍ” AL CRISTO ED EGLI VI COLMERÁ DELLA VERA GIOIA.



Un’altra omelia per i giovani svolta in occasione della XII GMG - Giornata Mondiale della Gioventù - di Parigi ( Agosto 1997):

XII GIORNATA MONDIALE – AGOSTO '97 – PARIGI
Ricordate i discepoli che, accorsi sulle rive del Giordano per ascoltare le parole dell'ultimo dei grandi profeti, Giovanni il Battezzatore, si videro indicare in Gesù di Nazaret il Messia, l'agnello di Dio? Essi, incuriositi, decisero di seguirlo a distanza, quasi timidi e impacciati, finchè Gesù stesso, voltatosi domandò: “Che cercate?”, suscitando quel dialogo che avrebbe dato inzio all'avventura di Giovanni, di Andrea, di Simone, Pietro e degli altri apostoli (Gv 1, 29 – 51).
Viviamo in un'epoca di grandi trasformazioni, nella quale tramontano rapidamente ideologie che sembravano dover resistere a lungo all'usura del tempo. L'umanità si ritrova spesso incerta, confusa e preoccupata, ma la parola di Dio non tramonta e, nel mutare degli eventi, resta stabile e luminosa. La fede della Chiesa è fondata su Gesù, unico Salvatore del mondo: ieri, oggi e sempre (Eb 13, 8). CARI GIOVANI!
Riandando col pensiero alle vostre parole negli incontri che ho avuto la gioia di vivere durante… mi pare di leggervi, pressante e viva, la stessa domanda dei discepoli “Maestro dove abiti?”.
SAPPIATE riascoltare, nel silenzio della preghiera, la risposta di Gesù: “venite e vedrete”. CARI! Come i primi discepoli, SEGUITE GESU'!”, non abbiate paura di avvicinarvi a Lui, di varcare la soglia della sua casa, di parlare con Lui faccia a faccia, come ci si intrattiene con un amico.
Non abbiate paura della “vita nuova” ch'Egli vi offre: Lui stesso vi dà la possibilità di accoglierla e di metterla in pratica, con l'aiuto della sua Grazia e il dono del suo Spirito.
E' vero: Gesù è un amico esigente, che indica mete alte, chiede di uscire da se stessi per andargli incontro, affidando a Lui tutta la vita.
Ma - vi domando- è meglio rassegnarsi ad una vita senza ideali o piuttosto cercare generosamente la verità, il bene, la giustizia, anche a costo di dover affrontare le prove che ciò comporta?
Abbattete la barriere della superficialità e della paura! Conversate con Gesù nella preghiera e nall'ascolto della Parola; gustate la gioia della riconciliazione nel sacramento della Penitenza, ricevete il Corpo e il Sangue di Cristo nell'Eucaristia; accoglietelo e servitelo nei fratelli, specie nei poveri, negli emarginati.
Venite e vedrete”
Gesù abita particolarmente nelle vostre parrocchie, nelle comunità in cui vivete, nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali, di cui fate parte.
Così, illuminati dalla parola e fortificati dal Pane dell'Eucaristia (non manchi mai il Pane eucaristico nella vostra vita, chè da esso potrete trarre la forza per testimoniare la fede!), VOI – GIOVANI – siete chiamati ad essere Testimoni credibili del Vangelo di Cristo; VOI – GIOVANI – siete chiamati a costruire, come veri missionari di Cristo, la civiltà dell'amore.


Ancora per i giovani, dal suo Testamento Spirituale:

Mi rivolgo a voi, giovani. Siete voi, che cercate, più di tutti, la strada giusta della vita, desiderate conoscere la verità e volete vivere la vita nella sua pienezza. Siate veramente coscienti che solo Gesù vi può dare questo. Solo lui può dirvi: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv.14,6).


Tra le omelie di don Mimì si legge anche una dedicata a Maria in occasione della solennità dell’Immacolata Concezione del 1994. Per le lodi alla Vergine egli filialmente fa riferimento alle parole della preghiera formulata dal santo padre Pio XII. Il culto e la devozione mariana sono sempre stati aspettì irrinunciabile della pastorale ecclesiale e giovanile di don Mimì. Ancora personalmente ricordo le raccomandazioni a noi giovani per l’affidamento a Maria nella nostra vita spirituale e di fede. Nel 1967, di ritorno da una esperienza biennale di lavoro lontano dal paese, volli significargli il tesoro delle sue raccomandazioni con il dono di una statuina in gesso della Madonna che acquistai presso le Paoline di Piazza Immacolata di Taranto. Leggiamo la sua omelia mariana:

Le verità di fede (= i dogmi) finora definite dalla Chiesa a riguardo della Madonna sono 4: in ordine cronologico,
la divina MATERNITÁ (nel concilio di Efeso, 431),
la perpetua VERGINITÁ (nel Lateranense 1 o , 649-653),
l'IMMACOLATA CONCEZIONE (dal papa Pio IX, 8. 12. 1854),
l'ASSUNZIONE CORPOREA (dal papa Pio XII, 1. 11. 1950).

Oggi si festeggia l'Immacolata Concezione di Maria, per cui crediamo ch'Ella, “fin dal 1 o istante dalla sua concezione nel grembo materno, per singolare privilegio di Dio e in virtù dei meriti di Gesù, fu preservata dal peccato originale”. Mentre rinnoviamo la fede in questo dogma, rivolgerò a Maria la preghiera composta da Pio XII:
Rapiti dal fulgore della tua celeste bellezza e sospinti dalle angosce del secolo, ci gettiamo tra le tue braccia, o Immacolata Madre di Gesù e Madre nostra, Maria, fiduciosi di trovare nel tuo Cuore l'appagamento delle nostre aspirazioni e il porto sicuro fra le tempeste, che da ogni parte ci sospingono.
Benché avviliti dalle colpe e sopraffatti da tante miserie, ammiriamo la ricchezza di eccelsi doni, di cui Dio ti ha ricolmata al di sopra di ogni altra creatura, dal 1 o istante del tuo concepimento fino al giorno, in cui, assunta in cielo, ti ha incoronata Regina dell'Universo.
O FONTE limpida di fede, irrora con le eterna verità le nostri menti! O GIGLIO flagrante di santità, avvinci i nostri cuori col tuo celestiale profumo! O TRIONFATRICE del male e della morte, ispiraci orrore al peccato. Ascolta, o PREDILETTA di Dio, l'ardente grido, che da ogni cuore fedele s'innalza a Te: chinati sulle doloranti nostre piaghe! Muta le menti dei malvagi, asciuga le lagrime dei sofferenti, conforta i poveri, spegni gli odi, addolcisci gli animi, custodisci il fiore della purezza soprattutto nei giovani. PROTEGGI LA CHIESA ! FA' che tutti sentano il fascino della bontà! Nel tuo nome tutti si riconoscano fratelli e membri di una sola famiglia, su cui risplenda il sole di una universale e sincera pace!
ACCOGLI, o madre dolcissima, le umili nostre suppliche e ottienici soprattutto che possiamo un giorno ripetere dinanzi al tuo trono, beati con Te, l'inno che oggi si leva intorno ai tuoi altari in ogni parte del mondo cattolico:

TUTTA BELLA SEI, O MARIA!
TU GLORIA, TU LETIZIA, TU AMORE DEL NOSTRO POPOLO!
COSI SIA!



Concludo con la lettura di una preghiera che don Mimì ha personalmente lasciato alla comunità ecclesiale:

Fedeli carissimi,

io sono il vostro parroco, ossia proprietà vostra,

come vostra è l'abitazione, come vostra è la vita.

Voi avete un cuore che vi appartiene,
voi avete una vita che vi appartiene:
ecco, io sono il vostro parroco.
Sono tutto per voi.
Il mio programma è molto semplice:
salvare le vostre anime.
Per voi dovrò pregare, soffrire, agonizzare.
Giuro che lo farò!
Che Gesù mi conceda di essere ciò che egli vuole che io sia,
che mi conceda di pensare ciò che egli vuole che io pensi,
che mi conceda di fare ciò che egli vuole che io faccia,
che mi conceda di dire ciò che egli vuole che io dica,
che mi conceda di amare coloro che egli mi dà da amare!
Che Gesù mi dia il coraggio di soffrire con amore
ciò che egli vuole che io soffra,
in lui e per lui,
sempre!
Amen!

Don Domenico Padricelli


FONTI ICONOGRAFICHE
Parroccchia Ss.mo Redentore
Parrocchia San Rocco
Fototeca di Alessandro Gelso, Alfonso Minicucci, Antonio Anatriello e di altri della GIAC San Rocco
Fototeca personale

sabato 18 maggio 2019

Fervori e attese di santità per il beato Aloisio

Fiume - Vetrata nella Chiesa dei Cappuccini 

Il Martirologio Romano celebra al 10 febbraio, posizione 13, la memoria del beato Aloisio Vittorio Stepinac vescovo e martire (1898–1960):

13*. Nella cittadina di Krašić vicino a Zagabria in Croazia, beato Luigi Stepinac, vescovo di Zagabria, che con coraggio si oppose a dottrine che negavano tanto la fede quanto la dignità umana, finché, messo a lungo in carcere per la sua fedeltà alla Chiesa, colpito dalla malattia e consunto dalle privazioni, portò a termine il suo insigne episcopato”.


La formula mette in risalto la testimonianza pastorale e l’insigne episcopato che si svolse dal 1934 al 1960, difendendo dal nazismo ebrei e nomadi durante la seconda guerra mondiale e vivendo personalmente la dura esperienza del carcere e del confino durante il regime di Tito. Nel 1953 fu creato cardinale dal papa Pio XII.
Al beato, le cui spoglie mortali sono custodite nella Cattedrale di Zagabria, si rivolgono con intensità i voti e le preghiere della chiesa e del popolo croato.
Il processo di beatificazione partì all’inizio degli anni ‘80 del secolo scorso e si concluse solennemente nel 1998 con la celebrazione di papa Giovanni Paolo II al Santuario croato di Marija Bistrica, meta religiosa internazionale e cara ai popoli slavi.
E’ in corso l’iter per la canonizzazione durante il quale, nel 2014, si è registrato il riconoscimento di un miracolo e si è sviluppato un dialogo ecumenico con gli ortodossi sulla figura del beato particolarmente caldeggiato da papa Francesco per definire i tratti ecclesiali ed evangelici di una santità universalmente riconosciuta.
La canonizzazione del beato Aloisio Stepinac è un tema particolarmente importante per i cattolici croati che vivono i fervori dell’attesa della decisione pontificia; fervori talora espressi con preoccupazioni che assumono una certa risonanza sui media.
Il tema è stato di nuovo evidenziato durante il recente viaggio apostolico di papa Francesco in Macedonia del Nord; in particolare nella Conferenza Stampa del Santo Padre durante il volo di ritorno da Skopje (7 maggio 2109). Tra le altre è stata rivolta al Papa un domanda specifica che si legge sul portale della Santa Sede insieme con le parole pronunciate in risposta da papa Francesco. Le leggiamo di seguito.

Silvije Tomasevic, della tv e della stampa croata, di “Večernji list”:
Santità, nella Chiesa nazionale ortodossa tra di loro non sono sempre in concordia: per esempio, non hanno riconosciuto la Chiesa macedone. Ma quando si deve criticare la Chiesa cattolica sono sempre all’unisono: per esempio, la Chiesa serba non vorrebbe che sia canonizzato il cardinale Stepinac. Il vostro commento su questa situazione…
Papa Francesco:
In genere, i rapporti sono buoni; sono buoni e c’è buona volontà. Posso dirvi sinceramente che ho incontrato tra i Patriarchi degli uomini di Dio. Neofit è un uomo di Dio. E poi, quello che io porto nel cuore – una preferenza – è Elia II, della Georgia: è un uomo di Dio che a me fa tanto bene. Bartolomeo è un uomo di Dio. Kirill è un uomo di Dio… Sono i grandi Patriarchi, che danno testimonianza. Lei potrà dirmi: ma questo ha questo difetto, è troppo politico, quello ha un altro difetto… Ma tutti ne abbiamo, anch’io. Ma io nei Patriarchi ho trovato dei fratelli; e in alcuni davvero, non voglio esagerare, ma vorrei dire la parola, dei santi, uomini di Dio. E questo è molto importante. Poi ci sono cose storiche, cose storiche delle nostre Chiese, alcune vecchie. Per esempio, oggi il Presidente [della Macedonia del Nord] mi diceva che lo scisma tra Oriente e Occidente è incominciato qui, in Macedonia. Adesso viene il Papa per la prima volta per ricucire lo scisma? Non so. Ma siamo fratelli, perché non possiamo adorare la Santa Trinità senza le mani unite di fratelli. Questa è una convinzione non solo mia, anche dei Patriarchi, tutti. Questa è una grande cosa. Poi c’è un punto storico. Lei è croato? [risponde: sì] Mi sembrava dall’odore… [ride], l’odore della Croazia. Un caso storico è questo: la canonizzazione di Stepinac. Stepinac è un uomo virtuoso, per questo la Chiesa l’ha dichiarato beato. Lo si può pregare, è beato. Ma a un certo momento del processo di canonizzazione ci sono stati punti non chiariti, punti storici. Io, che devo firmare la canonizzazione con la mia responsabilità, ho pregato, ho riflettuto, ho chiesto consiglio e ho visto che dovevo chiedere aiuto al Patriarca serbo Ireneo, un grande Patriarca. E Ireneo ha dato l’aiuto, abbiamo fatto una commissione storica insieme e abbiamo lavorato insieme, perché sia a Ireneo che a me l’unica cosa che interessa è la verità, non sbagliare. A che serve una dichiarazione di santità se non è chiara la verità? Non serve a nessuno. Noi sappiamo che [il cardinale Stepinac] è un uomo buono e che è beato, ma per fare questo passo io ho cercato l’aiuto di Ireneo per fare la verità. E si sta studiando. Prima di tutto è stata fatta la commissione, hanno dato il loro parere. Ma adesso si stanno studiando altri punti, approfondendo alcuni punti perché la verità sia chiara. Io non ho paura della verità, non ho paura. Ho paura soltanto del giudizio di Dio. Grazie.



L’effetto delle parole del papa è stato criticamente considerato in un articolo apparso in rete (Titolo: Caso Stepinac, Chiesa croata e Vaticano ai ferri corti) e postato il 12 maggio 2019 su lanuovabq.it (La Nuova Bussola Quotidiana). In chiave di lettura delle intenzioni dell’articolo è stato fatto riferimento a parole datate all’agosto 2013 e attribuite al Nunzio Apostolico D’Errico, all’epoca Rappresentante del Papa in Croazia. La Nuova Bussola Quotidiana ha poi pubblicato (titolo: Caso Stepinac, rettifica del nunzio e risposta) anche la prima smentita prontamente inviata dal Nunzio alla Direzione del giornale in rete.
Per via informale la stessa Direzione è stata ulteriormente esortata a prendere atto delle dichiarazioni riguardanti la canonizzazione del beato Aloisio e che il Nunzio ha pubblicamente rilasciate ai media e nei luoghi ecclesiali e diplomatici durante lo svolgimento del suo ministero di rappresentante del Papa in Croazia.
Un rilettura dei post dell’anno 2013, pubblicati e cronologicamente archiviati sul blog Chiesa e Diplomazia dedicato all’opera pastorale del Vescovo Alessandro D’Errico, può risultare particolarmente utile.
Per lo staglio della figura del Beato si rileggano le sue parole rilette da Giovanni Paolo II nel giorno della beatificazione:

Sono significative, a questo riguardo, le parole che il nuovo Beato pronunciava nel 1943, durante il secondo conflitto mondiale, quando l’Europa si trovava stretta nella morsa di un’inaudita violenza: «Quale sistema appoggia la Chiesa Cattolica oggi mentre tutto il mondo sta combattendo per un nuovo ordine mondiale? Noi, nel condannare tutte le ingiustizie, tutte le uccisioni degli innocenti, tutti gli incendi dei villaggi tranquilli, ogni distruzione delle fatiche dei poveri, ..., rispondiamo così: la Chiesa appoggia quel sistema che ha tanti anni quanti i Dieci Comandamenti di Dio. Noi siamo per il sistema che non è stato scritto su tavole corruttibili, ma che è stato iscritto con il dito del Dio vivente nelle coscienze degli uomini» (Omelie, Discorsi, Messaggi, Zagabria 1996, 179-180).

E si rileggano le sue parole commentate il 5 giugno 2005 da Benedetto XVI nella cattedrale di Zagabria:

A tale proposito, il Beato Cardinale Stepinac così si esprimeva: «Uno dei più grandi mali del nostro tempo è la mediocrità nelle questioni di fede. Non facciamoci illusioni … O siamo cattolici o non lo siamo. Se lo siamo, bisogna che questo si manifesti in ogni campo della nostra vita» (Omelia nella Solennità dei SS. Pietro e Paolo, 29 giugno 1943). L’insegnamento morale della Chiesa, oggi spesso non compreso, non può essere svincolato dal Vangelo. Spetta proprio ai Pastori proporlo autorevolmente ai fedeli, per aiutarli a valutare le loro responsabilità personali, l’armonia tra le loro decisioni e le esigenze della fede. In tal modo si avanzerà in quella “svolta culturale” necessaria per promuovere una cultura della vita e una società a misura dell’uomo.

Si consideri anche il pensiero del di Papa Francesco riferito al Nunzio D’Errico:

Non ha dubbi sulla figura di Stepinac, per la conoscenza che già aveva del Beato (attraverso i tanti croati che ha incontrato in Argentina, quando era Arcivescovo di Buenos Aires), e che ora ha approfondito ancora meglio attraverso il lavoro compiuto dalla Congregazione per le Cause dei Santi, che è quasi terminato. La speranza è che questo (il dialogo con la chiesa ortodossa) possa servire a dissipare le ombre che ci sono state nel cammino tra le due Chiese, e così mettere le due Chiese intorno a un tavolo per una serena e fraterna discussione. La speranza è anche che questo possa servire nel cammino di piena riconciliazione tra i due popoli.

Si rileggano infine le parole dello stesso Papa Francesco riferenti la sua ispirazione evangelica ed ecumenica e proferite nel corso di una Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani:

l’impegno per la ricerca dell’unità tra i cristiani non deriva da ragioni di ordine pratico, ma dalla volontà stessa del Signore Gesù Cristo, che ci ha resi fratelli suoi e figli dell’unico Padre. Per questo la preghiera, che oggi insieme eleviamo, è di fondamentale importanza”.

Il motto episcopale di Aloisio Stepinac è una preghiera salmica di speranza:

In Te Domini speravi”.


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Schede documentate sulla vita del cardinale si possono leggere su:


I documenti pontifici sul portale della Santa Sede:




Il pensiero sull’ecumenismo di papa Francesco sul portale di L’Osservatore Romano: