sabato 18 maggio 2019

Fervori e attese di santità per il beato Aloisio

Fiume - Vetrata nella Chiesa dei Cappuccini 

Il Martirologio Romano celebra al 10 febbraio, posizione 13, la memoria del beato Aloisio Vittorio Stepinac vescovo e martire (1898–1960):

13*. Nella cittadina di Krašić vicino a Zagabria in Croazia, beato Luigi Stepinac, vescovo di Zagabria, che con coraggio si oppose a dottrine che negavano tanto la fede quanto la dignità umana, finché, messo a lungo in carcere per la sua fedeltà alla Chiesa, colpito dalla malattia e consunto dalle privazioni, portò a termine il suo insigne episcopato”.


La formula mette in risalto la testimonianza pastorale e l’insigne episcopato che si svolse dal 1934 al 1960, difendendo dal nazismo ebrei e nomadi durante la seconda guerra mondiale e vivendo personalmente la dura esperienza del carcere e del confino durante il regime di Tito. Nel 1953 fu creato cardinale dal papa Pio XII.
Al beato, le cui spoglie mortali sono custodite nella Cattedrale di Zagabria, si rivolgono con intensità i voti e le preghiere della chiesa e del popolo croato.
Il processo di beatificazione partì all’inizio degli anni ‘80 del secolo scorso e si concluse solennemente nel 1998 con la celebrazione di papa Giovanni Paolo II al Santuario croato di Marija Bistrica, meta religiosa internazionale e cara ai popoli slavi.
E’ in corso l’iter per la canonizzazione durante il quale, nel 2014, si è registrato il riconoscimento di un miracolo e si è sviluppato un dialogo ecumenico con gli ortodossi sulla figura del beato particolarmente caldeggiato da papa Francesco per definire i tratti ecclesiali ed evangelici di una santità universalmente riconosciuta.
La canonizzazione del beato Aloisio Stepinac è un tema particolarmente importante per i cattolici croati che vivono i fervori dell’attesa della decisione pontificia; fervori talora espressi con preoccupazioni che assumono una certa risonanza sui media.
Il tema è stato di nuovo evidenziato durante il recente viaggio apostolico di papa Francesco in Macedonia del Nord; in particolare nella Conferenza Stampa del Santo Padre durante il volo di ritorno da Skopje (7 maggio 2109). Tra le altre è stata rivolta al Papa un domanda specifica che si legge sul portale della Santa Sede insieme con le parole pronunciate in risposta da papa Francesco. Le leggiamo di seguito.

Silvije Tomasevic, della tv e della stampa croata, di “Večernji list”:
Santità, nella Chiesa nazionale ortodossa tra di loro non sono sempre in concordia: per esempio, non hanno riconosciuto la Chiesa macedone. Ma quando si deve criticare la Chiesa cattolica sono sempre all’unisono: per esempio, la Chiesa serba non vorrebbe che sia canonizzato il cardinale Stepinac. Il vostro commento su questa situazione…
Papa Francesco:
In genere, i rapporti sono buoni; sono buoni e c’è buona volontà. Posso dirvi sinceramente che ho incontrato tra i Patriarchi degli uomini di Dio. Neofit è un uomo di Dio. E poi, quello che io porto nel cuore – una preferenza – è Elia II, della Georgia: è un uomo di Dio che a me fa tanto bene. Bartolomeo è un uomo di Dio. Kirill è un uomo di Dio… Sono i grandi Patriarchi, che danno testimonianza. Lei potrà dirmi: ma questo ha questo difetto, è troppo politico, quello ha un altro difetto… Ma tutti ne abbiamo, anch’io. Ma io nei Patriarchi ho trovato dei fratelli; e in alcuni davvero, non voglio esagerare, ma vorrei dire la parola, dei santi, uomini di Dio. E questo è molto importante. Poi ci sono cose storiche, cose storiche delle nostre Chiese, alcune vecchie. Per esempio, oggi il Presidente [della Macedonia del Nord] mi diceva che lo scisma tra Oriente e Occidente è incominciato qui, in Macedonia. Adesso viene il Papa per la prima volta per ricucire lo scisma? Non so. Ma siamo fratelli, perché non possiamo adorare la Santa Trinità senza le mani unite di fratelli. Questa è una convinzione non solo mia, anche dei Patriarchi, tutti. Questa è una grande cosa. Poi c’è un punto storico. Lei è croato? [risponde: sì] Mi sembrava dall’odore… [ride], l’odore della Croazia. Un caso storico è questo: la canonizzazione di Stepinac. Stepinac è un uomo virtuoso, per questo la Chiesa l’ha dichiarato beato. Lo si può pregare, è beato. Ma a un certo momento del processo di canonizzazione ci sono stati punti non chiariti, punti storici. Io, che devo firmare la canonizzazione con la mia responsabilità, ho pregato, ho riflettuto, ho chiesto consiglio e ho visto che dovevo chiedere aiuto al Patriarca serbo Ireneo, un grande Patriarca. E Ireneo ha dato l’aiuto, abbiamo fatto una commissione storica insieme e abbiamo lavorato insieme, perché sia a Ireneo che a me l’unica cosa che interessa è la verità, non sbagliare. A che serve una dichiarazione di santità se non è chiara la verità? Non serve a nessuno. Noi sappiamo che [il cardinale Stepinac] è un uomo buono e che è beato, ma per fare questo passo io ho cercato l’aiuto di Ireneo per fare la verità. E si sta studiando. Prima di tutto è stata fatta la commissione, hanno dato il loro parere. Ma adesso si stanno studiando altri punti, approfondendo alcuni punti perché la verità sia chiara. Io non ho paura della verità, non ho paura. Ho paura soltanto del giudizio di Dio. Grazie.



L’effetto delle parole del papa è stato criticamente considerato in un articolo apparso in rete (Titolo: Caso Stepinac, Chiesa croata e Vaticano ai ferri corti) e postato il 12 maggio 2019 su lanuovabq.it (La Nuova Bussola Quotidiana). In chiave di lettura delle intenzioni dell’articolo è stato fatto riferimento a parole datate all’agosto 2013 e attribuite al Nunzio Apostolico D’Errico, all’epoca Rappresentante del Papa in Croazia. La Nuova Bussola Quotidiana ha poi pubblicato (titolo: Caso Stepinac, rettifica del nunzio e risposta) anche la prima smentita prontamente inviata dal Nunzio alla Direzione del giornale in rete.
Per via informale la stessa Direzione è stata ulteriormente esortata a prendere atto delle dichiarazioni riguardanti la canonizzazione del beato Aloisio e che il Nunzio ha pubblicamente rilasciate ai media e nei luoghi ecclesiali e diplomatici durante lo svolgimento del suo ministero di rappresentante del Papa in Croazia.
Un rilettura dei post dell’anno 2013, pubblicati e cronologicamente archiviati sul blog Chiesa e Diplomazia dedicato all’opera pastorale del Vescovo Alessandro D’Errico, può risultare particolarmente utile.
Per lo staglio della figura del Beato si rileggano le sue parole rilette da Giovanni Paolo II nel giorno della beatificazione:

Sono significative, a questo riguardo, le parole che il nuovo Beato pronunciava nel 1943, durante il secondo conflitto mondiale, quando l’Europa si trovava stretta nella morsa di un’inaudita violenza: «Quale sistema appoggia la Chiesa Cattolica oggi mentre tutto il mondo sta combattendo per un nuovo ordine mondiale? Noi, nel condannare tutte le ingiustizie, tutte le uccisioni degli innocenti, tutti gli incendi dei villaggi tranquilli, ogni distruzione delle fatiche dei poveri, ..., rispondiamo così: la Chiesa appoggia quel sistema che ha tanti anni quanti i Dieci Comandamenti di Dio. Noi siamo per il sistema che non è stato scritto su tavole corruttibili, ma che è stato iscritto con il dito del Dio vivente nelle coscienze degli uomini» (Omelie, Discorsi, Messaggi, Zagabria 1996, 179-180).

E si rileggano le sue parole commentate il 5 giugno 2005 da Benedetto XVI nella cattedrale di Zagabria:

A tale proposito, il Beato Cardinale Stepinac così si esprimeva: «Uno dei più grandi mali del nostro tempo è la mediocrità nelle questioni di fede. Non facciamoci illusioni … O siamo cattolici o non lo siamo. Se lo siamo, bisogna che questo si manifesti in ogni campo della nostra vita» (Omelia nella Solennità dei SS. Pietro e Paolo, 29 giugno 1943). L’insegnamento morale della Chiesa, oggi spesso non compreso, non può essere svincolato dal Vangelo. Spetta proprio ai Pastori proporlo autorevolmente ai fedeli, per aiutarli a valutare le loro responsabilità personali, l’armonia tra le loro decisioni e le esigenze della fede. In tal modo si avanzerà in quella “svolta culturale” necessaria per promuovere una cultura della vita e una società a misura dell’uomo.

Si consideri anche il pensiero del di Papa Francesco riferito al Nunzio D’Errico:

Non ha dubbi sulla figura di Stepinac, per la conoscenza che già aveva del Beato (attraverso i tanti croati che ha incontrato in Argentina, quando era Arcivescovo di Buenos Aires), e che ora ha approfondito ancora meglio attraverso il lavoro compiuto dalla Congregazione per le Cause dei Santi, che è quasi terminato. La speranza è che questo (il dialogo con la chiesa ortodossa) possa servire a dissipare le ombre che ci sono state nel cammino tra le due Chiese, e così mettere le due Chiese intorno a un tavolo per una serena e fraterna discussione. La speranza è anche che questo possa servire nel cammino di piena riconciliazione tra i due popoli.

Si rileggano infine le parole dello stesso Papa Francesco riferenti la sua ispirazione evangelica ed ecumenica e proferite nel corso di una Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani:

l’impegno per la ricerca dell’unità tra i cristiani non deriva da ragioni di ordine pratico, ma dalla volontà stessa del Signore Gesù Cristo, che ci ha resi fratelli suoi e figli dell’unico Padre. Per questo la preghiera, che oggi insieme eleviamo, è di fondamentale importanza”.

Il motto episcopale di Aloisio Stepinac è una preghiera salmica di speranza:

In Te Domini speravi”.


Roma - Logo di San Girolamo dei Croati


Schede documentate sulla vita del cardinale si possono leggere su:


I documenti pontifici sul portale della Santa Sede:




Il pensiero sull’ecumenismo di papa Francesco sul portale di L’Osservatore Romano:

lunedì 5 novembre 2018

Frattamaggiore e la Grande Guerra


Il principio ispiratore del progetto governativo riguardante il Centenario della Grande Guerra (1915-18) è stato: il recupero della memoria storica, da condurre anche attraverso la riscoperta, il restauro e la valorizzazione di luoghi, dei monumenti e dei “paesaggi commemorativi” che sono stati teatro di eventi civili e militari. Centrale sarà la diffusione delle “infrastrutture della memoria” su tutto il territorio, che andranno a costituire un "Museo diffusodella storia e dell’identità nazionale, anche in chiave europea.

Nel discorso di fine anno 2017 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella disse:
«Nell'anno che si apre ricorderemo il centenario della vittoria nella Grande guerra e la fine delle immani sofferenze provocate da quel conflitto».
In occasione di una intervista per il centenario della vittoria, il 4 novembre 2018, lo stesso Presidente Mattarella ha detto:  
"L'amor di Patria non coincide con l'estremismo nazionalista. L'amor di Patria viene da più lontano, dal Risorgimento. Un impegno di libertà, per affrancarsi dal dominio imposto con la forza: allora da Stati stranieri. Dopo la Grande Guerra fu una parte politica a comprimere la libertà di tutti. In questo risiede il profondo legame tra Risorgimento e Resistenza"... "Occorre la forza della ragione per riesaminare e comprendere perché la fine della Guerra non generò una vera pace, perché si sviluppò ulteriore volontà di potenza, perché il nazionalismo esasperato alimentò smanie espansioniste e di sopraffazione, persino l'odio etnico. Le democrazie hanno bisogno di un ordine internazionale che assicuri cooperazione e pace, altrimenti la forza dei loro stessi presupposti etici, a partire dall'inviolabilità dei diritti umani, rischia di diventare fragile di fronte all'esaltazione del potere statuale sulla persona e sulle comunità. Ma l'Europa si è consolidata nella coscienza degli europei, molto più di quanto non dicano le polemiche legate alle necessarie, faticose decisioni comuni nell'ambito degli organismi dell'Unione Europea".

Memoria storica, identità nazionale, valorizzazione di luoghi, monumenti e “paesaggi commemorativi”, costituiscono la complessa motivazione per recuperare anche sul piano locale i significati etici ed educativi della celebrazione del centenario della fine della Grande Guerra (4 novembre 1918 – 4 Novembre 2018).
Anche in Frattamaggiore è possibile recuperare segni materiali ed avvenimenti che costituiscono una “infrastruttura della memoria” che la rendono partecipe al progetto nazionale.
Si tratta di focalizzare la ricerca storica ed antropologica su fatti ed eventi che rimandano alla Grande Guerra e che ad essa sono riferibili.
E’ un percorso interessante che si può compiere anche in buona compagnia, con l’ausilio della narrazione che ci viene proposta dagli Storici frattesi che nel corso del tempo hanno scritto delle cose della loro città.
Annotiamo subito le denominazioni toponomastiche ispirate alla Grande Guerra per alcune vie frattesi che all’inizio del XX secolo s’incrociavano con il Corso Vittorio Emanuale III: Via Vittoria e Via Monte Grappa, Queste vie si integravano nella parte del sistema urbano cittadino di formazione post-unitaria (nuova residenza, stazione, scuole, ospedale) e funzionale allo sviluppo del trasporto ferroviario, della manifattura industriale canapiera e dei servizi scolastici ed ospedalieri. Allo stesso scopo annotiamo anche la denominazione dello stadio cittadino dedicata a Pasquale Ianniello, al quale fu conferito la medaglia d’oro al valore militare per l’atto eroico che lo portò a cadere in combattimento sul Monte Grappa.
Annotiamo ancora l'erezione in Fratta di due monumenti dedicati alla memoria dei Caduti della Grande Guerra: un'area sacra intorno ai loro Nomi scolpiti sul bronzo di una grande Daga con Lampada Perpetua nella Piazza principale della città; ed un Sacrario al centro del Cimitero cittadino con Statua e Pannelli bronzei dedicato alla memoria delle Battaglie e della Vittoria effigiata nelle vesti di una donna armata di gladio e scudo.

Iniziamo il percorso storiografico con il contributo scritto nel 1942 dal canonico Vincenzo Giangregorio, originario del beneventano ed operante nel sistema scolastico frattese.

Frattamaggiore e la grande guerra
Vasto è stato il contributo apportato dai frattesi a tutte le Guerre da Adua a quella mondiale, in questa si ebbero 152 caduti, tra i quali una medaglia d’oro: Pasquale Ianniello, i cui nomi sono stati incisi nel bronzo, bronzo rappresentante una daga romana, opera dell’artista Filippo Cifariello, tale daga è incastonata ai piedi del Campanile della chiesa di San Sossio; uno nella Guerra di Spagna e 16 nella guerra attuale tra i quali risplende il nome del Capitano Cav. Vincenzo Ferro ex segretario Politico, spiccata figura di galantuomo e di professionista.
(Can. Vincenzo Giangregorio, Frattamaggiore dall’origine ai giorni nostri, Napoli 1942; pag.13).


Con la lettura delle pagine dedicate alla Grande Guerra da Sosio Capasso (Frattamaggiore, Napoli 1944) si scoprono ancora importanti riferimenti che riguardano l’elenco dei caduti e la medaglia d’oro per Pasquale Ianniello.

Numerosi partirono i giovani frattesi per servire la Patria in armi; di essi ben duecentotrentacinque fecero olocausto della vita per la sua grandezza, molti si distinsero per valore e sprezzo del pericolo, tutti si batterono da prodi. Le virtù eroiche di nostra gente sono sintetizzate dal luminoso sacrifizio della medaglia d’oro Pasquale Ianniello, nato il 9 gennaio 1891 e caduto il 24 ottobre 1918 sul Monte Grappa.
Così la motivazione descrive ed esalta la sua eroica fine:
Ferito alla testa e ad una spalla, rimaneva al suo posto, rinunciando ad ogni cura, sino alla fine del combattimento. Al riaccendersi della lotta fuggiva dal posto di medicazione, eludendo la sorveglianza del sanitario che ne aveva disposto l’inoltro in un ospedaletto da campo, ed accorreva alla battaglia, debole bensì per il molto sangue perduto, ma animato dalla più ardente e più pura fede. Cadeva sulla soglia delle Porte di Salton, che la incessante ed intensa mitraglia nemica interdiceva, e che egli per primo aveva voluto varcare, consacrando con una gloriosa morte il suo fulgido valore. (Sosio Capasso, Frattamaggiore, Napoli 1944; pag 110 e segg).

Una ricerca storica d’approccio, riguardante la medaglia d’oro di Pasquale Ianniello e la consultazione di archivi digitali istituzionali, consente di individuare notizie e documenti relativi alla sua biografia e al suo gesto eroico.
Risulta difficile recuperare il documento fotografico del quadro dell’eroe che campeggiava in bella vista nella sede locale dei Combattenti e Reduci fino a qualche anno fa. Più facile può essere il recupero del materiale celebrativo esistente nella Sede Comunale di Frattamaggiore.
Leggiamo comunque di seguito:

una scheda descrittiva della figura dell’eroe frattese; vedi questo link


una sua biografia essenziale; vedi questo link


un documento pergamenato contenente la motivazione ufficiale della decorazione della medaglia d’oro al valore militare. Vedi questo link



Da Sosio Capasso (Frattamaggiore, 1944) leggiamo di seguito la pagina 121 riguardante gli artistici monumenti cittadini dedicati alla memoria dei Caduti della Grande Guerra.

I Caduti nella prima guerra mondiale sono ricordati da una targa posta alla base del campanile, nella Piazza Umberto I; questa targa è opera del famoso scultore Cifariello ed ha forma di daga romana,al disopra  della cui elsa due angeli pongono una corona d'alloro. In alto si legge:

Frattamaggiore
ai suoi Caduti
1915-1918

e seguono i nomi degli Eroi. Essa fu compiuta totalmente a spese del Gr.Uff. Carmine Pezzullo, allora Sindaco, e venne inaugurata con solenne cerimonia il 27 settembre 1920. 


Nel Cimitero, ove vi sono belle Cappelle gentilizie e diversi monumenti, è stato, inoltre, elevato ai Martiri di quell'immane conflitto un monumento ossario, lavoro dello scultore Parlato; vi si vede una  bella statua, raffigurante la Vittoria, e sulla base di essa dei bassorilievi raffiguranti episodii guerrieri; sul cancello che chiude l'ipogeo è un lavoro in bronzo raffigurante una corona d'alloro traversata da una spada. Il monumento reca la scritta:

Frattamaggiore ai suoi
Figli caduti per la Patria
Maggio 1915- III novembre 1918



Leggiamo l’intreccio di dati storici ed antropologici in: Pasquale Costanzo, Itinerario frattese, Frattamaggiore 1987 (1.a ed. 1972); pag. 37.

Nel primo conflitto mondiale (1915-18) caddero 235 frattesi tra ufficiali, graduati e soldati. Il Comune, a ricordo, fece scolpire, sul primo ordine del campanile della Parrocchia di S. Sosio, un monumento di bronzo; sopra la gradinata marmorea, chiusa da catene di bronzo, arde perenne una lampada votiva
[...]
Il 4 novembre di ogni anno, in ricordo del conseguimento della vittoria dell’Italia del 1918, il popolo rende omaggio ai caduti di tutte le guerre, deponendo una corona d’alloro ai piedi del monumento. La piazza Umberto I pare trasformarsi in un tempio. I cittadini assistono commossi al rito solenne; sono presenti il Sindaco, la Giunta Comunale, il Maresciallo dei Carabinieri, i viglili Urbani ed altre autorità.


Una serie di notizie di storia locale riferibili al periodo della Grande Guerra si possono rilevare nei seguenti luoghi bibliografici.

In Pasquale Ferro, Frattamaggiore sacra 1974 (pag. 148 e seg.) si legge:

Nel 1915 a causa della guerra l’Ospedale di Pardinola fu militarizzato e pertanto venne adibito come ospedale di riserva per i soldati feriti e convalescenti e come tale funzionò fino al 1918.

In Pasquale Pezzullo, Frattamaggiore da casale a comune, 1995 (pag. 92) si legge:

A seguito di questa elezione (ottobre 1913) divenne parlamentare per la prima volta un frattese, il medico Angelo Pezzulo, fratello del Sindaco della città, Carmine Pezzullo. Questo rappresenterà la comunità frattese al Parlamento italiano per tutte le legislature precedenti la dittatura fascista, cioè dalla XXIV (1913-1919) alla XXVII (1924-1927).

Dalla Raccolta dei Canti delle Canapine Frattesi (L. Mosca e P. Saviano, La stoppa strutta, 1998) ricaviamo ulteriori ed interessanti annotazioni di carattere storico ed antropologico.

Nell’Italia post-unitaria, i lunghi anni di leva militare trascorsi lontano dalle loro case dai giovani paesani, ed il loro recarsi in guerra (sia quella del ’15-‘18 che quella del ’39- ‘45), procurarono grandi sofferenze alle ragazze e alle madri; e in questo periodo, che è anche quello del maggiore impegno artigianale e industriale della pettinatura, il tema amore-lontananza diviene il tema più coralmente elaborato. Nel canto delle pettinatrici, infatti, questo tema assurge a vera e propria base di un continuo dialogo canoro, tra le donne al lavoro, fortemente evocatore degli affetti più cari. In questo senso è possibile considerare alcuni brani che seguono come variazioni sul tema, facenti, in effetti, parte di una unica lunga nenia: un vero e proprio poema popolare nel quale si impegna, alternandosi in assoli e in cori, il canto sia delle giovani che delle donne mature.


Maronna 'i Campiglione e scansamillo 'u primm 'ammore. - Comme chiagnevo 'nfacci' 'u ritratto; traditore! Tu che mm' he' fatto! -N'aggia avé 'n'or 'i nova che l'hann 'accidere ammiezz 'a via nova. - L'hann 'accidere 'u culunnello che s'ha pigliato crisciuto e bello. - Nun aggio, ne', comme fa 'u vulesse verè pe 'nci parlà. - Maronna, Maronna, si m' 'u scansi 'i fa' 'u surdato: te porto l'uoglio e t 'appiccio 'a lampa iuorno e nuttata.

Il canto L'UOMMINI RIFURMATI è la descrizione di una paradossale situazione amorosa e sentimentale, derivante dalla lontanza degli uomini partiti per la guerra.

E primme i giuvinotti nci ieveno cu' 'i mole mo ne hanno cacciato 'n 'ata moda 'i cose: e l'uommini rifurmati r' 'o distretto vuie 'i vvulite, vuie 'i vvulite, vanno 'a 'cito, l 'ite i' a gghittà! Povere figliulelle; Vuie sentite aro' sta... 'a giuvintù ne è rimasta poca. Fore 'u stabilimento e quann è 'u miezziuorno 'ite fatto 'u 'uaio, 'ite perso 'u scuorno! Madalè, fallo pe' mme! lievi 'i mmane 'a cuollo a mme! Figlimo è 'u cchiù brutto, riciti a sti pigneti! Mò che è ‘u cchiù bello, cammina arriuneto! Chist’è ll’ebbroca! Tenite ‘a faccia ‘i cuorno, ‘ite fatto ‘u ‘uaio ‘ite perso ‘uscuorno! Madalè, fallo pe’mme, lievi ‘i mmane ‘a’ cuollo a mme!


Una descrizione del contesto storico sociale e di alcuni fatti rilevanti riguardanti l’opera di Carmine Pezzullo si può leggere in: Pasquale Saviano, L’antico edificio scolastico di Frattamaggiore (Rassegna Storica dei Comuni n.144–145/2007).

A cavallo tra XIX e XX secolo lo schema dello sviluppo economico e sociale frattese trovò una sintesi eccezionale nella politica liberale e nell’attività dell’imprenditoria locale che risultò all’avanguardia europea con le esperienze esemplari di Carmine Pezzullo, industriale canapiero, e degli altri numerosi imprenditori locali.
Carmine Pezzullo fu la vera anima dello sviluppo cittadino dell’inizio del ‘900.
Nel 1898 egli fu eletto Assessore ai Lavori Pubblici, ebbe cariche a livello provinciale nel periodo ‘giolittiano’, fu sindaco della città dal 1908 al 1924, e fu a stretto contatto con la politica romana grazie al fratello Angelo, medico Direttore dell’Ospedale Civile, eletto deputato al Parlamento tra le fila giolittiane.
Al periodo della sua entrata in politica (1895-98), e del suo sindacato prima della grande guerra’ (1915-18), vengono riferiti la progettazione, l’origine ed il
completamento delle principali opere pubbliche della città: l’apertura del Corso Vittorio Emanuele III per favorire la ‘circolazione’ delle merci tra campagna, città, industria e ferrovia; la fondazione del grande Edificio della Scuola Elementare, come avamposto nello sviluppo urbano e civile frattese; l’istituzione della Scuola Tecnica Agraria ‘Bartolommeo Capasso’ nell’area della Ferrovia, che verrà poi sostituita, nel periodo gentiliano’, dalla Scuola di Avviamento Professionale sorta accanto all’edificio della Scuola Elementare; l’apertura di un Asilo Infantile per i figli dei combattenti durante la grande guerra; la memoria bronzea dei caduti in guerra affissa sul campanile della Chiesa di San Sossio.


venerdì 5 ottobre 2018

Pastorale missionaria e vita buona del Vangelo


Sono le tematiche ispirative dell’Anno Pastorale 2018-19 della Diocesi di Aversa. Esse hanno avuto una importante elaborazione preparatoria negli anni pastorali precedenti, riferiti agli Orientamenti della CEI per il decennio 2010-2020, e sono state poste all’orizzonte delle iniziative del nuovo anno che è iniziato con il Convegno Pastorale del 29 settembre 2018 in Cattedrale, durante il quale Mons. Nunzio Galantino ha svolto una relazione sul tema della “Parrocchia, Chiesa missionaria in un mondo che cambia”. Questo tema ha inteso riproporre il senso degli argomenti della nota pastorale della CEI del 2004: Il volto missionario della Parrocchia in un mondo che cambia.
Nel documento del Vescovo Angelo Spinillo contenente le Indicazioni per il Convegno Pastorale 2018 si leggono in sintesi il percorso preparatorio e gli intendimenti generali:


Con la partecipazione di una amplissima assemblea il Convegno è iniziato con la preghiera dei Primi Vespri della XXVI Domenica del Tempo Ordinario. Il Vescovo Spinillo ha introdotto con una comunicazione puntuale circa il cammino pastorale della Diocesi. Il Vescovo Nunzio Galantino, Presidente del Patrimonio della Sede Apostolica, e relatore ospite centrale, ha sviluppato una riflessione approfondita rileggendo il tema del Convegno nello spirito del magistero del Santo Padre: “la Parrocchia Chiesa missionaria in un mondo che cambia – Il rinnovamento missionario della Chiesa italiana alla luce di Evangelii Gaudium. Con questa rilettura egli ha potuto arricchire il suo intervento e riferirlo efficacemente al discorso teologico e pastorale iniziato con il suo libro pubblicato dalle Paoline nel marzo scorso: Il rinnovamento missionario della Chiesa italianaL’intervento introduttivo del Vescovo Spinillo ha riguardato vari punti: i saluti alle realtà diocesane partecipanti al Convegno, la comunicazione circa l’istituzione dell’Istituto Teologico Superiore Interdiodiocesano di Scienze Religiose, il percorso pastorale della Diocesi fatto di dialogo e di testimonianza, il Sinodo dei Giovani, la partecipazione alle Giornate nazionali; l’indicazione della Parrocchia come “realtà concreta del Popolo di Dio in cammino verso la salvezza”; la Nota Pastorale della CEI del 2004 e i riferimenti alla “Gioia del Vangelo” che caratterizza il rinnovamento missionario nella rilettura tematica proposta da Mons. Galantino. Gli spunti del Vescovo Spinillo sono in parte rileggibili anche nella Scheda preparatoria della proposta del Convegno 2018:


La relazione di Mons. Nunzio Galantino, dopo i saluti all’assemblea e all’ “amico e confratello” vescovo Spinillo, ha assunto i toni di una serie di “riflessioni” sulla tematica proposta. Ha riguardato la considerazione della Nota Pastorale della CEI come il “documento più vicino, per linguaggio e prospettive alla Evangelii Gaudium di Papa Francesco”. Egli ha raccolto l’invito del Santo Padre a liberarsi dalle “prigioni mentali” che diventano “prigioni del cuore” ed impediscono di riscoprire il motivo fondamentale dell’azione missionaria ed evangelizzatrice: conoscere e far conoscere Gesù. Egli ha detto tra l’altro: “con tutto il rispetto per ciò che si fa - in termini di azione pastorale - se non viene fatto per Gesù non serve a niente”. E’ quindi importante “riportare al Centro del Vangelo la Parrocchia, annunciare la Parola, testimoniare la salvezza ricevuta”. L’azione pastorale si motiva e si identifica con “il desiderio di mantenere il Vangelo al centro della Vita ecclesiale”. “Ricalibrare tutto in base al Vangelo” ; “ritrovare l’amore abbandonato della Chiesa: la passione per la sua missione”; riscoprire il “cuore” e “imparare dal cuore”; “costruire il mondo con il Vangelo e con la ragione”. “Sviluppare il discepolato del cuore”, “fissare lo sguardo sul Cristo”, “imparando da Lui”, “toccando i lebbrosi, i malati”. “Divenire credenti adulti nella fede” , “avere ansia e desiderio e vita per la missione”. Essere “una Chiesa in uscita, con umiltà e docilità allo Spirito” che superi il dilemma “missione/autopreservazione” e “la routine”.
Per le sue coinvolgenti riflessioni Mons. Galantino ha fatto riferimento ad alcuni punti della EG, e tra questi riporto i seguenti riguardanti la spiritualità missionaria:

166. Un’altra caratteristica della catechesi, che si è sviluppata negli ultimi decenni, è quella dell’iniziazione mistagogica, che significa essenzialmente due cose: la necessaria progressività dell’esperienza formativa in cui interviene tutta la comunità ed una rinnovata valorizzazione dei segni liturgici dell’iniziazione cristiana. Molti manuali e molte pianificazioni non si sono ancora lasciati interpellare dalla necessità di un rinnovamento mistagogico, che potrebbe assumere forme molto diverse in accordo con il discernimento di ogni comunità educativa. L’incontro catechistico è un annuncio della Parola ed è centrato su di essa, ma ha sempre bisogno di un’adeguata ambientazione e di una motivazione attraente, dell’uso di simboli eloquenti, dell’inserimento in un ampio processo di crescita e dell’integrazione di tutte le dimensioni della persona in un cammino comunitario di ascolto e di risposta.

259. Evangelizzatori con Spirito vuol dire evangelizzatori che si aprono senza paura all’azione dello Spirito Santo. A Pentecoste, lo Spirito fa uscire gli Apostoli da se stessi e li trasforma in annunciatori delle grandezze di Dio, che ciascuno incomincia a comprendere nella propria lingua. Lo Spirito Santo, inoltre, infonde la forza per annunciare la novità del Vangelo con audacia (parresia), a voce alta e in ogni tempo e luogo, anche controcorrente. Invochiamolo oggi, ben fondati sulla preghiera, senza la quale ogni azione corre il rischio di rimanere vuota e l’annuncio alla fine è privo di anima. Gesù vuole evangelizzatori che annuncino la Buona Notizia non solo con le parole, ma soprattutto con una vita trasfigurata dalla presenza di Dio.

261. Quando si afferma che qualcosa ha “spirito”, questo indicare di solito qualche movente interiore che dà impulso, motiva, incoraggia e dà senso all’azione personale e comunitaria. Un’evangelizzazione con spirito è molto diversa da un insieme di compiti vissuti come un pesante obbligo che semplicemente si tollera, o si sopporta come qualcosa che contraddice le proprie inclinazioni e i propri desideri. Come vorrei trovare le parole per incoraggiare una stagione evangelizzatrice più fervorosa, gioiosa, generosa, audace, piena d’amore fino in fondo e di vita contagiosa! Ma so che nessuna motivazione sarà sufficiente se non arde nei cuori il fuoco dello Spirito. In definitiva, un’evangelizzazione con spirito è un’evangelizzazione con Spirito Santo, dal momento che Egli è l’anima della Chiesa evangelizzatrice. Prima di proporre alcune motivazioni e suggerimenti spirituali, invoco ancora una volta lo Spirito Santo, lo prego che venga a rinnovare, a scuotere, a dare impulso alla Chiesa in un’audace uscita fuori da sé per evangelizzare tutti i popoli.

262. Evangelizzatori con Spirito significa evangelizzatori che pregano e lavorano. Dal punto di vista dell’evangelizzazione, non servono né le proposte mistiche senza un forte impegno sociale e missionario, né i discorsi e le prassi sociali e pastorali senza una spiritualità che trasformi il cuore. Tali proposte parziali e disgreganti raggiungono solo piccoli gruppi e non hanno una forza di ampia penetrazione, perché mutilano il Vangelo. Occorre sempre coltivare uno spazio interiore che conferisca senso cristiano all’impegno e all’attività. Senza momenti prolungati di adorazione, di incontro orante con la Parola, di dialogo sincero con il Signore, facilmente i compiti si svuotano di significato, ci indeboliamo per la stanchezza e le difficoltà, e il fervore si spegne. La Chiesa non può fare a meno del polmone della preghiera, e mi rallegra immensamente che si moltiplichino in tutte le istituzioni ecclesiali i gruppi di preghiera, di intercessione, di lettura orante della Parola, le adorazioni perpetue dell’Eucaristia. Nello stesso tempo «si deve respingere la tentazione di una spiritualità intimistica e individualistica, che mal si comporrebbe con le esigenze della carità, oltre che con la logica dell’Incarnazione»C’è il rischio che alcuni momenti di preghiera diventino una scusa per evitare di donare la vita nella missione, perché la privatizzazione dello stile di vita può condurre i cristiani a rifugiarsi in qualche falsa spiritualità.

263. È salutare ricordarsi dei primi cristiani e di tanti fratelli lungo la storia che furono pieni di gioia, ricolmi di coraggio, instancabili nell’annuncio e capaci di una grande resistenza attiva. Vi è chi si consola dicendo che oggi è più difficile; tuttavia dobbiamo riconoscere che il contesto dell’Impero romano non era favorevole all’annuncio del Vangelo, né alla lotta per la giustizia, né alla difesa della dignità umana. In ogni momento della storia è presente la debolezza umana, la malsana ricerca di sé, l’egoismo comodo e, in definitiva, la concupiscenza che ci minaccia tutti. Tale realtà è sempre presente, sotto l’una o l’altra veste; deriva dal limite umano più che dalle circostanze. Dunque, non diciamo che oggi è più difficile; è diverso. Impariamo piuttosto dai santi che ci hanno preceduto ed hanno affrontato le difficoltà proprie della loro epoca. A tale scopo vi propongo di soffermarci a recuperare alcune motivazioni che ci aiutino a imitarli nei nostri giorni.

267. Uniti a Gesù, cerchiamo quello che Lui cerca, amiamo quello che Lui ama. In definitiva, quello che cerchiamo è la gloria del Padre, viviamo e agiamo «a lode dello splendore della sua grazia» (Ef 1,6). Se vogliamo donarci a fondo e con costanza, dobbiamo spingerci oltre ogni altra motivazione. Questo è il movente definitivo, il più profondo, il più grande, la ragione e il senso ultimo di tutto il resto. Si tratta della gloria del Padre, che Gesù ha cercato nel corso di tutta la sua esistenza. Egli è il Figlio eternamente felice con tutto il suo essere «nel seno del Padre» (Gv 1,18). Se siamo missionari è anzitutto perché Gesù ci ha detto: «In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto» (Gv 15,8). Al di là del fatto che ci convenga o meno, che ci interessi o no, che ci serva oppure no, al di là dei piccoli limiti dei nostri desideri, della nostra comprensione e delle nostre motivazioni, noi evangelizziamo per la maggior gloria del Padre che ci ama.

276. La sua risurrezione non è una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. È una forza senza uguali. È vero che molte volte sembra che Dio non esista: vediamo ingiustizie, cattiverie, indifferenze e crudeltà che non diminuiscono. Però è altrettanto certo che nel mezzo dell’oscurità comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo, che presto o tardi produce un frutto. In un campo spianato torna ad apparire la vita, ostinata e invincibile. Ci saranno molte cose brutte, tuttavia il bene tende sempre a ritornare a sbocciare ed a diffondersi. Ogni giorno nel mondo rinasce la bellezza, che risuscita trasformata attraverso i drammi della storia. I valori tendono sempre a riapparire in nuove forme, e di fatto l’essere umano è rinato molte volte da situazioni che sembravano irreversibili. Questa è la forza della risurrezione e ogni evangelizzatore è uno strumento di tale dinamismo.

Sul portale della Diocesi è stato divulgato un video relativo all’intervista di Mons. Galantino condotta dall’Ufficio Comunicazioni Sociali sul tema del Convegno Pastorale. Molti media hanno dato l’annuncio dell’evento diocesano e sui social si possono leggere commenti e alcune cronache interessanti. Tra queste riporto quella scritta da Mons. Angelo Crispino sulla sua pagina personale: