mercoledì 29 maggio 2013

La Traslazione dei Santi Sossio e Severino

La traslazione dell’urna di un santo, da un luogo di originaria custodia ad un altro luogo che assume la funzione di nuovo santuario, richiama il simbolo sacro del cammino del popolo d’Israele verso la terra promessa fatto al seguito dell’arca dell’alleanza trasportata dalla tribù sacerdotale:
Poi Giosuè disse ai sacerdoti: «Prendete in spalla l'arca del patto e passate davanti al popolo». Ed essi presero in spalla l'arca del patto e camminarono davanti al popolo” (Giosuè 3, 6).
Essa richiama pure le disposizioni spirituali, che devono accompagnare il cammino del popolo, e la necessità di costruire un tempio al Signore:
Disponete dunque il vostro cuore e l'anima vostra a cercare il Signore vostro Dio; poi alzatevi e costruite il santuario di Dio, il Signore, per trasferire l'arca del patto del Signore” (1Cronache 22,19).
In questo cammino ed in queste disposizioni si ritrova il senso della contemplazione comunitaria e dell’epifania della potenza celeste:
Allora si aprì il tempio di Dio che è in cielo e apparve nel tempio l'arca dell'alleanza. Vi furono lampi e voci e tuoni e un terremoto e una forte grandinata” (Apocalisse 11, 19).
E’ il luogo sacro che testimonia la presenza del Santo che guida, interviene ed assiste il suo popolo nel cammino della sua storia e della sua salvezza. E’ questo anche un segno del dono della Nuova Alleanza stipulata nel nome di Gesù Cristo, Figlio di Dio, e della sua presenza sacramentale nella sua Chiesa.
La comunità ecclesiale di Frattamaggiore, propaggine di un popolo ricco di fede e di storia, vede ed evidenzia innanzitutto questi significati religiosi e salvifici nella celebrazione della traslazione dei Santi Sossio e Severino che essa realizza nei giorni intorno al 31 Maggio di ogni anno.
Il 31 Maggio del 1807 il concittadino vescovo Michele Arcangelo Lupoli riuscì a realizzare la traslazione del santo patrono; ed oggi la comunità frattese è custode delle reliquie di San Sossio congiunte con quelle di San Severino abate. Si tratta di una eredità che lega spiritualmente la comunità locale all’antico monastero benedettino napoletano abolito dai Francesi e dal quale furono traslate le sacre spoglie. Oggi la custodia del santuario, che accoglie le spoglie del diacono martire del paleo-cristianesimo campano e le spoglie dell’abate evangelizzatore nel V secolo delle genti germaniche dell’antica frontiera danubiana dell’impero romano, esprime una religiosità molto sentita che si commisura anche nei tratti spirituali proposti nel titolo di Città benedettina che l’Ordine di San Benedetto ha voluto concedere nel 1997 a Frattamaggiore come riconoscimento della comune ed antica devozione, e come progetto di vita cristiana e di diffusione del messaggio di preghiera e di missione del grande patriarca del monachesimo.
La commemorazione vede impegnata la Chiesa patronale di San Sossio, insignita del titolo di Basilica Pontificia, nella connotazione delle celebrazioni con particolari significati pastorali e con particolari iniziative di riflessione religiosa, di ricerca storica, di studio agiografico, e di coinvolgimento etico del mondo laico e della istanze civili delle comunità che condividono la devozione dei due Santi.
La concessione del dono dell’Indulgenza Plenaria da parte della Penitenzieria Apostolica su mandato del Santo Padre ha rimarcato i significati religiosi di una millenaria devozione che portava i pellegrini a pregare sulla tomba dei Santi Sossio e Severino venerati un tempo nel monastero omonimo di Napoli. Oggi che i sacri resti dei due Santi riposano nella Basilica frattese la devozione legata alle indulgenze e al loro efficace intervento continua ad avere una pratica notevole.
La presenza delle urne dei due Santi si arricchisce di significati spirituali, religiosi e storici. Il popolo cerca nella presenza del Signore nel suo luogo santo anche il senso della sua identità e della sua storia. Nel luogo ove sono presenti i corpi di San Sossio e di San Severino, amici del Signore e modelli esemplari della sua santità, le comunità devote, quella frattese con le altre italiane di area campana e laziale, e quella austriaca con le altre di area europea e germanica, ritrovano storie e sensi che appartengono alla loro identità culturale e ai loro valori religiosi: la narrazione e l’attualizzazione delle meraviglie operate dal Signore, attraverso i suoi santi, lungo il cammino dei popoli e delle civiltà che hanno seguito la loro ‘arca’, la traslazione delle loro urne.
Lo studio e la pubblicistica intorno alla traslazione, ovvero alle traslazioni, dei due santi venerati nella Basilica frattese, hanno fatto scoprire molte di queste meraviglie, molti antichi avvenimenti portentosi narrati dagli agiografi che hanno descritto le varie traslazioni di San Sossio e di San Severino, e ne hanno steso ufficialmente gli Acta latini per la futura memoria. L’Anonimo altomedievale, Giovanni diacono dell’antico monastero benedettino napoletano, ed il frattese Michele Arcangelo Lupoli arcivescovo, per San Sossio; e poi Eugippo, e ancora Giovanni diacono e Michele Arcangelo Lupoli, per San Severino; hanno tutti arricchito la loro narrazione con il riporto di portenti e miracoli, quasi di “lampi voci e tuoni” alla maniera apocalittica.
Ricordiamo che nel 2007, per l’occasione del bicentenario della traslazione, la Basilica di San Sossio, in collaborazione con l’Istituto di Studi Atellani presieduto dal dott. Francesco Montanaro ha pubblicato tutti gli ACTA delle varie traslazioni in italiano e in tedesco. Un rimarchevole ed erudito lavoro in questo senso è stata la traduzione del testo latino di Giovanni Diacono operata da Mons. Angelo Perrotta, ultima sua fatica realizzata come parroco emerito di San Sossio.  

Come ogni anno, anche in questo 31 maggio 2013, le celebrazioni in Basilica sono solenni. Presenziano il Vescovo di Aversa Angelo Spinillo, il Vescovo emerito Mario Milano, l'Ambasciatore d'Austria presso la Santa Sede Alfons M. Kloss, il Rettore della basilica Mons. Sossio Rossi con il Clero locale, e i Rappresentanti delle numerose comunità devote. La processione popolare con le urne dei due Santi percorre la vie cittadine e significativamente la Via XXXI Maggio dedicata all'evento storico della Traslazione del 1807.

Portale della Basilica Pontificia di San Sossio

sabato 25 maggio 2013

Il Servo di Dio padre Mario Vergara

All'indomani della pubblicazione in self-publishing del libro Padre Mario Vergara la missione più bella - Vita del Servo di Dio, che scrissi in 3 anni di ricerca dal 2007 al 2010, preparai questa sintesi biografica per Wikipedia. La ripropongo alla lettura su Doctrina et Humanitas per continuare a ricordare, oggi che ricorre il 63° del suo martirio, la vita esemplare e la testimonianza missionaria del servo di Dio mio compaesano.


Si può leggere un'anteprima e si può acquistare il libro direttamente sul portale di ilmiolibro.
 

Padre Mario Vergara (Frattamaggiore, 16 novembre 1910 Shadaw, 25 maggio 1950) è stato un presbitero e missionario italiano del PIME, a lungo in missione in Birmania. La Chiesa cattolica gli ha attribuito il titolo di servo di Dio a seguito dell'avvio della causa per la sua beatificazione.

Biografia

La bibliografia più antica riporta in genere la data di nascita del 16 novembre 1910. Le recenti ricerche nell'Archivio Comunale e nell'Archivio Parrocchiale della città natale portano a rilevare il 18 novembre 1910 come data di nascita di Mario Vergara e il 20 novembre 1910 come data del suo battesimo.
Ultimo dei nove figli di un industriale canapiero, entrò nel seminario vescovile di Aversa ad 11 anni e a 17 fu ammesso al seminario regionale campano di Posillipo dei padri Gesuiti, dove emerse la sua vocazione missionaria. Nel 1929 fu ammesso al seminario di Monza del PIME, ma l'anno successivo dovette rientrare a Posillipo per motivi di salute. Qui divenne responsabile del Circolo Missionario tra gli studenti del corso di teologia e nel 1932 ricevette la tonsura e gli ordini minori dal vescovo di Aversa Carmine Cesarano.
Ad agosto del 1933 venne ammesso al Noviziato del PIME di Sant'Ilario Ligure (GE) con la guida del padre Emilio Milani che era stato missionario in Cina. Il 26 agosto 1934 fu ordinato presbitero per le mani del cardinale Ildefonso Schuster nella chiesa di Bernareggio; e alla fine di settembre partì per le Missioni del PIME in Birmania.
In Birmania, allora protettorato britannico, fu accolto dal vescovo Sagrada, vicario apostolico residente a Toungoo. Subito collaborò alle attività missionarie già avviate e iniziò lo studio delle lingue e dei costumi delle popolazioni che doveva assistere ed evangelizzare. Nel 1936 gli fu affidata la cura del distretto montano di Citaciò, abitato dalle genti cariane. Qui padre Vergara affinò il suo metodo missionario, assicurando a tutti i villaggi la catechesi e la celebrazione dei sacramenti ed istituendo varie attività di formazione ed assistenza: organizzò un orfanotrofio per 82 piccoli birmani e praticò un'efficace medicina empirica, che spesso agli occhi delle popolazioni da lui curate appariva come miracolosa.
Nel 1940, con lo scoppio della seconda guerra mondiale, fu internato nei campi di concentramento inglesi in India. Alla fine della prigionia viaggiò in treno per l'India verso Delhi e verso Hyderabade per qualche tempo fu cappellano dei soldati italiani a Bombay in attesa del rimpatrio. A giugno 1946 si recò a Calcutta con la speranza di ottenere il permesso di ritornare alla sua missione in Birmania. Padre Vergara riuscì a raggiungere la Birmania nell'autunno successivo e a dicembre venne inviato dal vescovo Lanfranconi sui monti della Cariania, ad oriente di Loikaw, dove ricostruì in solitudine le attività missionarie che la guerra aveva travolto: portò la catechesi nei villaggi e costruì dispensari e di luoghi di assistenza. Dal settembre del 1948 fu coadiuvato dal giovane missionario padre Pietro Galastri.
Dopo l'indipendenza della Birmania, del 1948, i luoghi ove operava padre Mario divennero teatro dello scontro armato tra gruppi locali che si fronteggiavano con tradizioni, credenze religiose ed ideologie diverse, senza che le truppe governative riuscissero a presidiarli. Alcune delle forze ribelli non rifuggivano dalla persecuzione anti-cattolica. In questo contesto, il 25 maggio 1950, padre Mario Vergara fu trucidato a Shadaw insieme con padre Pietro Galastri e il suo catechista birmano Isidoro Ngei Ko Lat. Il suo corpo, chiuso in un sacco, fu abbandonato alla corrente del fiume Salwen.

Processo di beatificazione

Nel 2003 mons. Sotero Phamo, vescovo di Loikaw, figlio di un catechista di padre Mario, ha avviato il processo diocesano per la causa di beatificazione di Mario Vergara e di Isidoro Ngei Ko Lat, in quanto "martiri per la fede". Dopo gli accertamenti del postulatore, il missionario è stato riconosciuto servo di Dio.

Bibliografia

Gaetano Capasso, Cultura e religiosità ad Aversa nei secoli XVIII-XIX-XX, Napoli 1968
Mattesini C., Da Camaldoli alla giungla, EMI, Bologna 1980
P. Ferdinando Germani, P. Mario Vergara – Martire della Fede e della Carità in Birmania, Napoli 1987
Maria Grazia Zambon, A causa di Gesù. Diciotto missionari martiri del Pime, EMI, Bologna 1994
Parrocchia S. Sossio L.M., Un martire di Frattamaggiore: P.Mario Vergara, Frattamaggiore 2000
Angelo Perrotta, Come eco di pia campana, Frattamaggiore 2001
Sosio Capasso, Due missionari frattesi, Istituto di Studi Atellani, Frattamaggiore 2003
Pasquale Saviano, Padre Mario Vergara maestro di metodo missionario, in: Venga il tuo Regno n. 5 - 2007
Pasquale Saviano, Padre Mario Vergara la missione più bella - Vita del Servo di Dio, Roma 2010


venerdì 17 maggio 2013

San Pasquale Baylon. Una scheda agiografica


Vita – San Pasquale Baylon da giovane ed umile pastorello desiderò ardentemente di divenire frate francescano nel convento di Santa Maria di Loreto presso il quale egli portava le sue pecore al pascolo. Nacque e morì in un giorno di Pentecoste: il 16 Maggio 1540 a Torre Hermosa ed il 17 Maggio 1592 a Villareal. La sua vocazione religiosa fu intensamente vissuta, impegnata nello studio autodidatta, arricchita di ascetiche attese, incoraggiata da visioni divine e dalla apparizione dei Santi Francesco e Chiara. La spiritualità eucaristica, unita alla devozione mariana, fu il tratto fondamentale della sua vita religiosa, interamente vissuta nell’obbedienza dell’umile frate servitore del convento e dei poveri, e nella costante contemplazione del mistero della presenza sacramentale del Signore. In un contesto storico caratterizzato dalla disputa con i protestanti che si affermavano in Europa, Pasquale viaggiò molto per il suo Ordine ed affinò i ragionamenti a difesa e a testimonianza della fede cattolica. Scrisse anche un compendioso trattato teologico ed apologetico che fu utilissimo per i molti suoi confratelli studiosi e teologi impegnati nelle controversie dell’epoca. La sua vita fu ricca di carità e di segni miracolosi, e la sua morte fu accompagnata da prodigi collegati alla sua devozione e alle celebrazioni eucaristiche nella Chiesa del suo convento. Era stato ammesso tra i francescani alcantarini nel 1564, come fratello laico, dopo 6 anni dalla sua richiesta e dopo aver dato prova di una vocazione santa ed irrinunciabile. Fu proclamato beato nel 1618 e fu canonizzato nel 1690. Il suo culto si diffuse subito a Roma, in Spagna, nel Regno di Napoli e negli altri luoghi della dominazione spagnola e della missione francescana nel mondo.


Il francescanesimo in Campania – L’ordine francescano fu portato in Campania verso il 1215 da frate Agostino d'Assisi, discepolo di san Francesco, e da allora fu avviata la “Provincia Terrae Laboris” che abbracciava gran parte del Regno di Napoli. Nel 1670 la Provincia francescana di Terra di Lavoro era divisa in Osservante e Riformata, e fra queste, favorita dal Viceré Don Pietro d'Aragona, si inserì anche la Custodia di San Pietro d'Alcantara, di provenienza spagnola e dotata di Costituzioni austere, impegnative e fortemente ascetiche. Gli Alcantarini presero possesso della Casa di Santa Lucia al Monte di Napoli e si estesero in tutto il Regno, fino a Lecce, diffondendo anche la loro devozione a San Pasquale.

In Campania essi, incorporando anche i riformati Barbanti, ebbero i conventi di Santa Caterina e San Pasquale di Grumo Nevano, di San Giambattista di Atripalda, e di Santa Maria Occorrevole e San Pasquale di Piedimonte Matese.
Questi Frati avviarono una esperienza religiosa all'interno della quale si formarono Santi come Giovanni Giuseppe della Croce, Maria Francesca delle Cinque Piaghe, il Beato Egidio di San Giuseppe ed il beato Modestino di Gesù e Maria.
Nella prima metà dell’ 800 i Frati Alcantarini erano diffusi in più conventi del napoletano e del casertano, ed erano riusciti a scampare alle leggi punitive borboniche e alla soppressione napoleonica. Oggi tutti i Francescani di Terra di Lavoro, da Minturno a Teano, da Roccamonfina a Caserta, da Piedimonte Matese a Pietramelara, da Orta di Atella a Grumo Nevano, da Afragola a Somma Vesuviana, da Napoli a Torre, sono riuniti nella Provincia del SS. Cuore di Gesù, istituita nel 1942.



Patrono dei Congressi Eucaristici - Noi pensiamo che la grazia più segnalata largitaci da Dio debba indicarsi nello sviluppo tra i fedeli della devozione verso il Sacramento della Eucaristia, per merito dei celebri Congressi tenuti nel nostro tempo a tale scopo. […] Per animare i cattolici a professare con franchezza la loro fede e a praticare le virtù proprie dei cristiani, non c’è mezzo più efficace che nutrire e aumentare la pietà del popolo verso questo ineffabile pegno di amore, che è vincolo di unità e di pace […] Spesso lodammo i Congressi e le Associazioni eucaristiche, ora, nella speranza di vederli produrre frutti più abbondanti, giudichiamo utile di assegnare loro un Patrono celeste, scelto tra i Santi che hanno bruciato di più ardente carità verso il Santissimo Sacramento dell’Eucarestia.

Ora fra i Santi, la cui pietà verso questo sublime mistero si è manifestata con un fervore più vivo, Pasquale Baylon occupa il posto più degno. Dotato di un gusto mirabile per le cose celesti, dopo di aver santamente passata la gioventù a guardare il gregge, abbracciò una vita più austera nell’Ordine dei Frati Minori della stretta osservanza; e, con la contemplazione abituale dell’augusto Convito dell’altare, pervenne a una conoscenza più perfetta di questo Sacramento d’amore.
Anche sprovvisto di lettere, ebbe tale scienza celeste, che fu capace di dare responsi sui dogmi più difficili e perfino di scrivere libri di fede. Professò apertamente in faccia agli eretici la verità Eucaristica, per il che ebbe a patire molte e gravi persecuzioni; ed, emulo del martire Tarcisio, fu minacciato più volte di morte. Finalmente l’affettuoso ardore della sua pietà sembrò prolungarsi al di là della vita mortale, perché, durante i funerali, pur disteso nella bara, aprì, come si dice, gli occhi due volte, al momento delle due elevazioni.
Noi siamo persuasi che le Associazioni cattoliche, di cui abbiano parlato, non possano essere affidate a un patrocinio migliore. […] Sperando che la Nostra decisione favorisca l’interesse e il bene del popolo cristiano, Noi dichiariamo e constituiamo, di nostra suprema autorita’, e in virtu’ delle presenti lettere, San Pasquale Baylon, Patrono speciale dei Congressi Eucaristici e di tutte le Associazioni che hanno per oggetto la divina Eucaristia, tanto di quelle che sono già esistenti, quanto di quelle che saranno per sorgere.
Facciamo voti, con molta fiducia, che, per gli esempi e il Patrocinio di questo gran Santo, aumenti, tra i fedeli, il numero di coloro che consacrano tutti i giorni il loro amore, i loro disegni e il loro zelo a Gesù Cristo nostro Salvatore.
                                                Lettera Pontificia di Leone XIII del 28 novembre del 1897






giovedì 9 maggio 2013

Dalla croce al martirio. 2° seminario di studi sulla figura di san Sossio


Ripetita iuvant. La presentazione e l'analisi dell'iconografia di san Sossio, nei secoli della storia dell'arte dal '400 all'800, hanno assunto una espressione accademica essendo state affidate alle relazioni di docenti delle Università di Salerno e di Napoli svolte al seminario del 7 Maggio 2013 nella sala consiliare del palazzo comunale di Frattamaggiore. Acquisizioni particolari e trattazioni attese sulla tematica non si sono però completamente identificate con il sapere e l'acquisizione della ricerca nuova. I relatori hanno piuttosto operato una rivisitazione, una carrellata che ha riattraversato e riproposto con una certa sistematicità l'analisi storico-artistica di opere rappresentative della figura del santo martire patrono di Frattamaggiore, per altro ampiamente celebrata da qualche decennio con numerose opere apologetiche e agiografiche e con dettagliate mostre iconografiche prodotte nello stesso humus culturale in cui ha agito l'Arcipretura frattese che ha generato e promosso la valorizzazione museale e la conoscenza del patrimonio religioso e storico-artistico della Basilica Pontificia di San Sossio.

Interessanti sono stati i rilievi svolti dai docenti per le opere da loro considerate. Per il XV-XVI secolo Donato Salvatore ha considerato il polittico quattrocentesco del monastero dei Santi Sossio e Severino che si conserva al Museo di Capodimonte, i Corali miniati dello stesso secolo e dello stesso monastero conservati a Montecassino, la tavola cinquecentesca del Lama che si conserva nella Basilica frattese, e qualche altra opera. Per il '600 e il '700 Mario Alberto Pavone ha operato una lunga carrellata tra numerosi dipinti ed artisti che hanno rappresentato il martirio alla Solfatara di San Gennaro e degli altri santi campani, facendo riferimenti anche ad opere di Solimena e di De Mura presenti nella chiesa frattese. Almerinda Di Benedetto ha trattato soprattutto le opere ottocentesche di Altamura Maldarelli e D'Agostino presenti a Frattamaggiore nel Cappellone dei Santi Sossio e Severino.
Non vi sono stati riferimenti alla tradizione storiografica frattese e alla ricerca iconografica degli Autori locali che hanno scritto opere numerose nell'ambito degli studi storici e religiosi locali e che la gran parte degli argomenti accademicamente trattati hanno ampiamente anticipato ed approfondito.

Il 2° seminario di Studi su san Sossio rientra tra le iniziative previste a livello locale per celebrare durante l'Anno della fede (2013), indetto da Benedetto XVI, il 17° centenario dell'Editto di Costantino (313) che consentì ai Cristiani di professare liberamente la propria fede e di superare la fase delle persecuzioni. Il vescovo Spinillo, ordinario della sede di Aversa, ha colto l'occasione per esprimere la 'novità' di un atteggiamento devozionale verso i Santi patroni martiri che può scaturire da questa celebrazione anniversaria. Egli ha svolto un parallelo con il periodo post-costantiniano che vide l'opera della misericordia e della carità dei Cristiani affermarsi nelle relazioni sociali della civiltà romana e che portò l'imperatore Giuliano l'Apostata a riaccusare i Cristiani come causa della debolezza dell'Impero. Quell'imperatore per sottrarre l'iniziativa caritatevole ed assistenziale ai Cristiani propugnò un diretto intervento etico dello Stato. Il ricordo delle persecuzioni e dei martiri prima del 313 è sempre stato legato ad una religiosità popolare caratterizzata da esaltazioni devozionalistiche dell'esempio dei santi; un cristianesimo che si confronta consapevolmente con le strutture civili per attuare le forme contemporanee della carità può essere un esito indotto oggi da una nuova riflessione sull'esempio dei Martiri e dalla stessa celebrazione del 17° centenario dell'Editto di Tolleranza.

Bibliografia:
Biblioteca Storica e Agiografica Frattese
(Istituto di Studi Atellani, Pro Loco 'F. Durante', Basilica Pontificia San Sossio)



lunedì 6 maggio 2013

La stanza del cardinale Baronio sulla Torre dei Venti


Alla fine del corso annuale di Archivistica alla Scuola Vaticana gli studenti svolgono con la guida dei docenti una visita nei vari ambienti dell'Archivio Segreto Vaticano: dalla Sala degli Indici alle Sale di Studio e Consultazione, dal Bunker ai Depositi, dal Piano Nobile alle Sale Ghigiane e alla Torre dei Venti. Si tratta di una esperienza didattica, fatta nel segno della globalità, che consente di recepire l'unitarietà e la sistematicità delle diversificate lezioni ed esercitazioni realizzate nel corso dell'anno accademico.
Le tematiche teoriche ed organizzative della disciplina studiata, insieme con l'interpretazione e la lettura degli antichi documenti considerati nelle esercitazioni pratiche, trovano modo di essere esperite e recepite con efficacia formativa e soddisfazione conoscitiva, verificate nella modernità di impostazioni innovative e nella consolidata tradizione conservativa dell'Archivio dei Papi.
Si aggiunge l'importanza dei valori culturali ed estetici che si legano alla visita che diviene anche storico-museale per le sale affrescate del Palazzo Apostolico, per gli ambiti architettonici ed artistici che accolgono, nella luce dei colori e nel silenzio dei secoli, le arche sontuose e gli armadi legnosi nei quali si conservano registri, libri, buste, fascicoli, pergamene e documenti che, i più antichi, datano dall'Alto Medioevo.
Una carrellata sul patrimonio storico e documentario si può avere navigando il sito di LUX IN ARCANA, una suggestiva mostra curata dallo stesso Archivio Segreto Vaticano che consente di recuperare nell'esperienza multimediale testimonianze e curiosità su avvenimenti e personaggi storici.

Ho partecipato alla visita nel gruppo degli studenti guidati dai docenti Luca Carboni e Giovanni Castaldo assistiti da Alfredo Tuzi segretario della Scuola. Insieme con le stimolazioni del sapere disciplinare della materia studiata durante l'anno, soprattutto attraversando le sale seicentesche del piano nobile e in salita verso la Torre dei Venti ho avuto occasione di percepire un senso religioso ed ecclesiale e di osservare segni tangibili della storia della Chiesa.
Questa è la stanza di Cesare Baronio” ha annunciato il docente ad un certo punto del cammino.
Il cardinale discepolo di san Filippo Neri, agiografo e storico eccelso della Chiesa, scrittore dei dodici volumi monumentali degli Annali Ecclesiastici, vi stette in qualità di Bibliotecario di Santa Romana Chiesa dal 1597 al 1607, anno della sua morte. L'Archivio Vaticano fu separato dalla Biblioteca Vaticana e fu istituito come entità autonoma 4 anni dopo, nel 1611, da papa Paolo V.
Con Cesare Baronio, seguendo gli Appunti di Diplomatica di Sergio Pagano, Prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano, ci si porta ad un punto cruciale della storiografia ecclesiastica, alla considerazione rigorosa del patrimonio delle fonti documentali della Storia della Chiesa che in epoca post-tridentina viene religiosamente rivisitato e apologeticamente trattato con il metodo nuovo degli Annales cattolici che si contrappongono alle Centuriae Magdebughesi dei protestanti.
Per il Venerabile Cesare Baronio ho nutrito sempre un devoto ed ammirato sentimento, motivato sia religiosamente e sia per il suo lavoro di storico. Incominciai a consultare i suoi Annali nella Biblioteca di Fano per qualche ricerca agiografica e di storia locale e mi colpirono la vastità e la particolarità della sua opera; ed ho sempre collegato la sua figura ad una biblioteca, stimolato in ciò anche da qualche rappresentazione grafica che lo ritraeva intento allo studio in una stanza piena di libri e con la finestra aperta sulla campagna esterna. Un'ambientazione che ho personalmente riscontrato simile in alcune sale della Biblioteca Benedettina di Subiaco ed in altre biblioteche monastiche. D'altro canto l'ambientazione con lo studioso ecclesiastico trova anche riferimenti nell'iconografia artistica come quella del San Girolamo di Antonello da Messina (1474) e del Sant'Agostino di Vittore Carpaccio (1503).
La stanza di Cesare Baronio che si incontra visitando le Sale dell'Archivio Vaticano, e salendo verso l'alto della Torre dei Venti, si affaccia sui Giardini Vaticani e prelude la visione più ampia sull'intera Roma che si gode dal terrazzo della Torre.


domenica 5 maggio 2013

Il Cristo delle scuole. Presentazione a San Paolo fuori le Mura


Due interventi autorevoli per definire il senso della riflessione teologica svolto da Pierfrancesco De Feo, autore del libro Il Cristo delle scuole – Il dibattito cristologico nella prima metà del XII secolo, Città Nuova, Roma 2012. Il primo di S. E. Mons. Enrico dal Covolo, Vescovo e Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense; il secondo di d. Mauro Gagliardi, docente di Cristologia e Soteriologia all'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.
La presentazione a Roma del libro del giovane monaco salernitano avviato sul cammino di san Benedetto, teologo e ricercatore universitario, è stata realizzata la sera del 2 maggio 2013 nella Sala Barbo adiacente il chiostro della Basilica di San Paolo fuori le Mura. Nell'atmosfera spirituale del luogo e nella dimensione scolastica della folta adunanza serotina, quasi a rendere tangibile l'esperienza di una della collationes medievali cui si ispira la collana editoriale del libro.
La motivazione della collana è proposta sul portale dell'Università di Salerno tra le iniziative ideate dal prof. Giulio D'onofrio ed espressione del Dottorato di Ricerca in Filosofia, Scienze e Cultura dell’età tardo-antica, medievale e umanistica:

Con il nome Collationes si designavano nel Medioevo lezioni o conferenze che maestri e baccellieri tenevano dinanzi a un pubblico eterogeneo, composto anche da non specialisti, al di fuori degli impegni didattici e per lo più in orario serale, in luoghi e contesti universitari o anche in centri di studio e di cultura esterni alle istituzioni scolastiche. Questa collana accoglie studi sulla storia del pensiero di età tardo-antica, medievale e rinascimentale (secc. II-XVI).

Sono giunto alla conferenza con padre Ruben, collega di studi di archivistica come l'Autore del libro in presentazione. Erano presenti molte persone, religiosi e laici interessati agli studi di teologia e filosofia. Gli interventi dei relatori sono stati moderati dall'Abate Edmund Power osb ed intervallati con canti gregoriani eseguiti da un coro monastico. L'accoglienza è stata curata dall'associazione culturale Comites Sancti Pauli, sorta all'ombra e nell'amicizia del monastero benedettino. Non è mancata la pubblicizzazione della collana con la distribuzione del testo caldeggiata dal curatore prof. D'onofrio e dall'editrice Città Nuova. Ospite d'onore è stato S. Em. James Michael Harvey cardinale-arciprete della Basilica Papale di San Paolo fuori le mura.

La presentazione del libro si è avvalsa principalmente dei contributi teologici dei due relatori che hanno definito il quadro storico-culturale e l'orientamento argomentativo in cui si è mosso il discorso dell'Autore.
Mons. dal Covolo ha tracciato le linee storiche della teologia da Origene (III secolo) alla prima metà del XII secolo, epoca del dibattito cristologico considerato dal De Feo. La “svolta origeniana” fondata sull'intimo rapporto tra esegesi e teologia si ritrova all'origine del pensiero teologico dei Padri. Scrittura e Teologia divengono strumenti per superare le crisi e le controversie dottrinarie dei secoli IV-VII ed animano il pensiero e la spiritualità di Agostino e di Gregorio Magno. La simbiosi tra dottrina teologica e lectio divina sta alla base della teologia monastica che con San Bernardo, vissuto tra XI e XII secolo, si divarica dalla teologia razionale, che è fortemente legata alla riflessione filosofica, per esprimersi invece come pensiero mistico e contemplativo che è fortemente legato alla fede e alla rivelazione divina.
La chiave di lettura offerta dalla relazione di d. Gagliardi è stata quella della “teologia gratuita”, nel senso di ricerca squisitamente sapienziale realizzata dall'Autore nel dipanare le questioni del dibattito cristologico verificatosi nella prima metà del XII secolo: una teologia che caratterizza un saggio che affronta un intreccio di argomenti e di posizioni teoriche che attengono la dogmatica, la cristologia e la soteriologia.

Oggettivamente, dal punto di vista contenutistico, l'opera di De Feo si pone come rilievo di argomentazioni che riguardano la riflessione dogmatica circa le caratteristiche ontologiche, natura e persona, del Verbo incarnato; e riguardano l'indagine soteriologica circa la natura e gli effetti della redenzione operata da Cristo. Ciò avviene attraverso la considerazione del dibattito cristologico che si evince dalla lettura degli scritti di cinque teologi della prima metà del XII secolo: Anselmo d'Aosta, Ruperto di Deutz, Ugo di San Vittore, Pietro Abelardo e Gilberto Porreta. In Anselmo le caratteristiche soteriologiche sono ontologicamente presenti nella persona di Cristo Uomo-Dio; per Ruperto il progetto d'amore di Dio si incarna nella storia con la vittoria del Verbo sul peccato; per Ugo, il cui pensiero viene messo a confronto con quello di Abelardo, diviene fondamentale l'assunzione della natura umana nell'amore di Dio; con la lettura del Porreta, che ripensa in Cristo il rapporto tra l'Amore di Dio e l'Uomo, l'Autore propone un punto di equilibrio tra le tematiche cristologiche e soteriologiche.
La serata, ricca di stimoli conoscitivi e spirituali, si è chiusa, dopo il dialogo diretto ed informale con l'Autore, nella suggestiva aurea silenziosa del chiostro benedettino.