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Fiume - Vetrata nella Chiesa dei Cappuccini |
Il
Martirologio Romano celebra al 10 febbraio, posizione 13, la memoria
del beato Aloisio Vittorio Stepinac vescovo e martire (1898–1960):
13*.
Nella cittadina di Krašić
vicino a Zagabria in Croazia, beato Luigi Stepinac, vescovo di
Zagabria, che con coraggio si oppose a dottrine che negavano tanto la
fede quanto la dignità umana, finché, messo a lungo in carcere per
la sua fedeltà alla Chiesa, colpito dalla malattia e consunto dalle
privazioni, portò a termine il suo insigne episcopato”.
La
formula mette in risalto la testimonianza pastorale e l’insigne
episcopato che si svolse dal 1934 al 1960, difendendo dal
nazismo ebrei e nomadi durante la seconda guerra mondiale e vivendo
personalmente la dura esperienza del carcere e del confino durante il
regime di Tito. Nel 1953 fu creato cardinale dal papa Pio XII.
Al
beato, le cui spoglie mortali sono custodite nella Cattedrale di
Zagabria, si rivolgono con intensità i voti e le preghiere della
chiesa e del popolo croato.
Il
processo di beatificazione partì all’inizio degli anni ‘80 del
secolo scorso e si concluse solennemente nel 1998 con la celebrazione
di papa Giovanni Paolo II al Santuario croato di Marija Bistrica,
meta religiosa internazionale e cara ai popoli slavi.
E’
in corso l’iter per la canonizzazione durante il quale, nel 2014,
si è registrato il riconoscimento di un miracolo e si è sviluppato
un dialogo ecumenico con gli ortodossi sulla figura del beato
particolarmente caldeggiato da papa Francesco per definire i tratti
ecclesiali ed evangelici di una santità universalmente riconosciuta.
La
canonizzazione del beato Aloisio Stepinac è un tema particolarmente
importante per i cattolici croati che vivono i fervori dell’attesa
della decisione pontificia; fervori talora espressi con
preoccupazioni che assumono una certa risonanza sui media.
Il
tema è stato di nuovo evidenziato durante il recente viaggio
apostolico di papa Francesco in Macedonia del Nord; in particolare
nella Conferenza Stampa del Santo Padre durante il volo di ritorno da
Skopje (7 maggio 2109). Tra le altre è stata rivolta al Papa un
domanda specifica che si legge sul portale della Santa Sede insieme
con le parole pronunciate in risposta da papa Francesco. Le leggiamo
di seguito.
Silvije
Tomasevic, della tv e della stampa croata, di “Večernji list”:
Santità,
nella Chiesa nazionale ortodossa tra di loro non sono sempre in
concordia: per esempio, non hanno riconosciuto la Chiesa macedone. Ma
quando si deve criticare la Chiesa cattolica sono sempre all’unisono:
per esempio, la Chiesa serba non vorrebbe che sia canonizzato il
cardinale Stepinac. Il vostro commento su questa situazione…
Papa
Francesco:
In
genere, i rapporti sono buoni; sono buoni e c’è buona volontà.
Posso dirvi sinceramente che ho incontrato tra i Patriarchi degli
uomini di Dio. Neofit è un uomo di Dio. E poi, quello che io porto
nel cuore – una preferenza – è Elia II, della Georgia: è un
uomo di Dio che a me fa tanto bene. Bartolomeo è un uomo di Dio.
Kirill è un uomo di Dio… Sono i grandi Patriarchi, che danno
testimonianza. Lei potrà dirmi: ma questo ha questo difetto, è
troppo politico, quello ha un altro difetto… Ma tutti ne abbiamo,
anch’io. Ma io nei Patriarchi ho trovato dei fratelli; e in alcuni
davvero, non voglio esagerare, ma vorrei dire la parola, dei santi,
uomini di Dio. E questo è molto importante. Poi ci sono cose
storiche, cose storiche delle nostre Chiese, alcune vecchie. Per
esempio, oggi il Presidente [della Macedonia del Nord] mi diceva che
lo scisma tra Oriente e Occidente è incominciato qui, in Macedonia.
Adesso viene il Papa per la prima volta per ricucire lo scisma? Non
so. Ma siamo fratelli, perché non possiamo adorare la Santa Trinità
senza le mani unite di fratelli. Questa è una convinzione non solo
mia, anche dei Patriarchi, tutti. Questa è una grande cosa. Poi c’è
un punto storico. Lei è croato? [risponde: sì] Mi sembrava
dall’odore… [ride], l’odore della Croazia. Un caso storico è
questo: la canonizzazione di Stepinac. Stepinac è un uomo virtuoso,
per questo la Chiesa l’ha dichiarato beato. Lo si può pregare, è
beato. Ma a un certo momento del processo di canonizzazione ci sono
stati punti non chiariti, punti storici. Io, che devo firmare la
canonizzazione con la mia responsabilità, ho pregato, ho riflettuto,
ho chiesto consiglio e ho visto che dovevo chiedere aiuto al
Patriarca serbo Ireneo, un grande Patriarca. E Ireneo ha dato
l’aiuto, abbiamo fatto una commissione storica insieme e abbiamo
lavorato insieme, perché sia a Ireneo che a me l’unica cosa che
interessa è la verità, non sbagliare. A che serve una dichiarazione
di santità se non è chiara la verità? Non serve a nessuno. Noi
sappiamo che [il cardinale Stepinac] è un uomo buono e che è beato,
ma per fare questo passo io ho cercato l’aiuto di Ireneo per fare
la verità. E si sta studiando. Prima di tutto è stata fatta la
commissione, hanno dato il loro parere. Ma adesso si stanno studiando
altri punti, approfondendo alcuni punti perché la verità sia
chiara. Io non ho paura della verità, non ho paura. Ho paura
soltanto del giudizio di Dio. Grazie.
L’effetto
delle parole del papa è stato criticamente considerato in un
articolo apparso in rete (Titolo: Caso Stepinac, Chiesa croata e
Vaticano ai ferri corti) e postato il 12 maggio 2019 su
lanuovabq.it (La Nuova Bussola Quotidiana). In chiave di
lettura delle intenzioni dell’articolo è stato fatto riferimento a
parole datate all’agosto 2013 e attribuite al Nunzio Apostolico
D’Errico, all’epoca Rappresentante del Papa in Croazia. La
Nuova Bussola Quotidiana ha poi pubblicato (titolo: Caso
Stepinac, rettifica del nunzio e risposta) anche la prima
smentita prontamente inviata dal Nunzio alla Direzione del giornale
in rete.
Per
via informale la stessa Direzione è stata ulteriormente esortata a
prendere atto delle dichiarazioni riguardanti la canonizzazione del
beato Aloisio e che il Nunzio ha pubblicamente rilasciate ai media e
nei luoghi ecclesiali e diplomatici durante lo svolgimento del suo
ministero di rappresentante del Papa in Croazia.
Un
rilettura dei post dell’anno 2013, pubblicati e cronologicamente
archiviati sul blog Chiesa e Diplomazia dedicato all’opera
pastorale del Vescovo Alessandro D’Errico, può risultare
particolarmente utile.
Per
lo staglio della figura del Beato si rileggano le sue parole rilette
da Giovanni Paolo II nel giorno della beatificazione:
Sono
significative, a questo riguardo, le parole che il nuovo Beato
pronunciava nel 1943, durante il secondo conflitto mondiale, quando
l’Europa si trovava stretta nella morsa di un’inaudita violenza:
«Quale sistema appoggia la Chiesa Cattolica oggi mentre tutto il
mondo sta combattendo per un nuovo ordine mondiale? Noi, nel
condannare tutte le ingiustizie, tutte le uccisioni degli innocenti,
tutti gli incendi dei villaggi tranquilli, ogni distruzione delle
fatiche dei poveri, ..., rispondiamo così: la Chiesa appoggia quel
sistema che ha tanti anni quanti i Dieci Comandamenti di Dio. Noi
siamo per il sistema che non è stato scritto su tavole corruttibili,
ma che è stato iscritto con il dito del Dio vivente nelle coscienze
degli uomini» (Omelie, Discorsi, Messaggi,
Zagabria 1996, 179-180).
E
si rileggano le sue parole commentate il 5 giugno 2005 da Benedetto
XVI nella cattedrale di Zagabria:
A
tale proposito, il Beato Cardinale Stepinac così si esprimeva: «Uno
dei più grandi mali del nostro tempo è la mediocrità nelle
questioni di fede. Non facciamoci illusioni … O siamo cattolici o
non lo siamo. Se lo siamo, bisogna che questo si manifesti in ogni
campo della nostra vita» (Omelia
nella Solennità dei SS. Pietro e Paolo,
29 giugno 1943). L’insegnamento morale della Chiesa, oggi spesso
non compreso, non può essere svincolato dal Vangelo. Spetta proprio
ai Pastori proporlo autorevolmente ai fedeli, per aiutarli a valutare
le loro responsabilità personali, l’armonia tra le loro decisioni
e le esigenze della fede. In tal modo si avanzerà in quella “svolta
culturale” necessaria per promuovere una cultura della vita e una
società a misura dell’uomo.
Si
consideri anche
il
pensiero del di Papa Francesco riferito al Nunzio D’Errico:
Non
ha
dubbi sulla figura di Stepinac, per la conoscenza che già aveva del
Beato (attraverso i tanti croati che ha incontrato in Argentina,
quando era Arcivescovo di Buenos Aires), e che ora ha approfondito
ancora meglio attraverso il lavoro compiuto dalla Congregazione per
le Cause dei Santi, che è quasi terminato.
La
speranza è che questo (il
dialogo con la chiesa ortodossa) possa
servire a dissipare le ombre che ci sono state nel cammino tra le due
Chiese, e così mettere le due Chiese intorno a un tavolo per una
serena e fraterna discussione. La speranza è anche che questo possa
servire nel cammino di piena riconciliazione tra i due popoli.
Si
rileggano infine le parole dello stesso Papa Francesco riferenti la
sua ispirazione evangelica ed ecumenica e proferite nel corso di una
Settimana
di preghiera per l’unità dei cristiani:
l’impegno
per la ricerca dell’unità tra i cristiani non deriva da ragioni di
ordine pratico, ma dalla volontà stessa del Signore Gesù Cristo,
che ci ha resi fratelli suoi e figli dell’unico Padre. Per questo
la preghiera, che oggi insieme eleviamo, è di fondamentale
importanza”.
Il
motto episcopale
di
Aloisio Stepinac è
una preghiera salmica di speranza:
“In
Te Domini speravi”.
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Schede
documentate sulla vita del cardinale si possono leggere su:
I documenti pontifici sul portale della Santa Sede:
Il
pensiero sull’ecumenismo di papa Francesco sul portale
di L’Osservatore Romano: