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sabato 19 maggio 2018

Il discorso missionario di padre Ferdinando Germani


Dal catalogo del Servizio Bibliotecario Nazionale si rilevano oltre 50 monografie scritte da p. Ferdinando Germani dagli anni ‘70 del secolo scorso al 2013. Un ulteriore elenco di opere mi è stato fornito del giovane bibliotecario che opera nella sede del PIME di Ducenta.
Quello di Padre Germani è un lungo discorso tutto incentrato sull’argomento missionario e sulla evangelizzazione, rivolto ai giovani, ai religiosi e alla gente, per far conoscere nel contesto locale ed internazionale storie di santità e vocazioni missionarie esemplari. Un servizio di studio e di ricerca che lo ha visto costantemente impegnato nella sua vita di sacerdote del Pontificio Istituto delle Missioni Estere (PIME).
Sul portale del PIME, il giorno della dipartita di padre Germani, è stato pubblicato un comunicato sintetico:

Oggi, 15 maggio 2018, alle ore 12.10 è morto a Lecco P. Ferdinando Germani. Avrebbe compiuto 95 anni nel mese di giugno.
I funerali si svolgeranno giovedì 17 maggio alle ore 9.30 nella nostra Cappella di Lecco e il giorno dopo al PIME di Ducenta alle ore 10.00. Sarà sepolto nel nostro cimitero di Ducenta.
Nato il 1° giugno 1923, emette il giuramento perpetuo a Ducenta il 6 luglio 1946 ed è ordinato sacerdote il 22 giugno 1947. Per molti anni è amministratore dell’ufficio stampa del PIME a Napoli. Nel 1966 cede la redazione di "Venga il tuo Regno" a P. Giuseppe Buono. Nel 1970 è nominato vice-postulatore per la Causa di Beatificazione di P. Manna. Trasferita la sede del PIME a Napoli da via Tasso 91 al viale Colli Aminei 36, viene nominato amministratore unico della Casa, Centro Missionario e Stampa. Nel 1974 viene nominato ‘ufficialmente’ Procuratore delle Missioni per la Regione ITM, sebbene esercitasse quest’ufficio già dal 1957.
La figura di P. Germani è inseparabile da quella di P. Manna. La sua è stata una vita spesa per far conoscere questo campione della missione. Innumerevoli i libri che gli ha dedicato.
Ricordiamolo nelle nostre preghiere.


La mattina del 18 maggio 2018 il Vescovo di Aversa mons. Angelo Spinillo ha presieduto la celebrazione eucaristica per i funerali di padre Germani nella chiesa del PIME di Ducenta e ai numerosi fedeli, confratelli religiosi e laici partecipanti, ha rivolto una omelia con la quale ha evidenziato la spiritualità e il significato ecclesiale della vocazione missionaria.

Conobbi padre Germani in occasione di una mostra del libro organizzata dalla Parrocchia di San Rocco di Frattamaggiore una quindicina di anni fa. Ci mise a disposizione alcune copie del libro da lui scritto nel 1987 sulla vita di Padre Mario Vergara missionario frattese del PIME che nel 2014 da Papa Francesco è stato beatificato insieme con il catechista birmano Isidoro.
Nacque con lui un dialogo sull’inpegno missionario e sulla ricerca agiografica di cui egli era vero maestro. Un dialogo che divenne operativo e collaborativo con la chiesa locale frattese, in particolare con la Basilica Pontificia di San Sossio, impegnata per la beatificazione di padre Mario Vergara e del catechista Isidoro e nel promuovere, in collaborazione con la chiesa birmana, la ricerca e la conoscenza della vita del missionario martire in Birmania.
Si sono avute diverse opere sulla vita di Padre Mario Vergara, ma la biografia principale e di riferimento per gli scritti successivi rimane sempre quella prodotta da padre Ferdinando Germani nel 1987. Quella corposa biografia di circa 200 pagine, a cui diede il titolo “P. Mario Vergara – Martire della Fede e della Carità in Birmania”, ricevette la prefazione di Mons. Angelo Perrotta, parroco di San Sossio ed amico personale di Padre Vergara. Essa è introdotta anche da una riflessione personale di padre Germani, intensa ed educativa, che riporto di seguito.


Portale del PIME Ducenta

mercoledì 11 dicembre 2013

Centenario dell'ordinazione sacerdotale di Mons. Federico Pezzullo

La comunità ecclesiale frattese ha sempre avuto un forte legame di riconoscimento e di memoria con Federico Pezzullo, nativo di Frattamaggiore, che fu vescovo di Policastro dal 1937 al 1970.
Questo legame si è ulteriormente rinsaldato negli ultimi dieci anni con un pellegrinaggio che da Fratta si svolge verso la meta della Cattedrale cilentana, ove sono custodite le spoglie del Presule Servo di Dio, per il quale è in corso il processo di beatificazione. Grande animatore della devozione e del pellegrinaggio è Tarcisio Salvato, formatosi alla scuola di spiritualità del vescovo Pezzullo e ministro laico impegnatissimo nella vita della chiesa locale.
A Tarcisio non è sfuggita la memoria della ricorrenza nel 2013 del centenario dell'ordinazione sacerdotale di mons. Federico, e si è attivato per la sua commemorazione liturgica a Frattamaggiore.
Il clero locale si è sentito fortemente coinvolto ed ha predisposto la celebrazione eucaristica dell'11 Dicembre 2013 alla quale partecipano anche i vescovi di Teggiano-Policastro e di Aversa: Antonio De Luca, Angelo Spinillo e Mario Milano. L'evento organizzato dalla antica Congrega dei Preti di Frattamaggiore assume significati importanti ed esemplari per la storia ecclesiastica locale e per la spiritualità sacerdotale nel nostro territorio.
Per la conoscenza della figura del Vescovo Federico Pezzullo, peraltro oggetto di ricerche e di studi teologici ed agiografici e di tesi di Scienze Religiose (cfr. quella di Francesco Salvato), riporto il testo da me preparato per il portale di santiebeati.it.

Federico Pezzullo nacque il 13 dicembre 1890 a Frattamaggiore (NA) in Diocesi d'Aversa, da Vincenzo e Maria Grazia Ferro, e fu battezzato nella Chiesa di San Sossio.
Nel 1901 fu accolto dal vescovo Francesco Vento nel Seminario di Aversa, ove compì il suo percorso di studio per il sacerdozio. In seminario egli si impegnò nel campo dell'apostolato giovanile e, come giovane diacono, fu assistente spirituale dei Paggi del SS. Sacramento nella Chiesa di Maria SS. Annun ziata e di S. Antonio in Frattamaggiore; per quella associazione che si riuniva nell'adorazione quindicinale compose l'Inno di San Tarcisio.

Il 3 Agosto 1913 fu ordinato presbitero dal vescovo Settimio Caracciolo e fu socio attivo del Circolo S. Paolo di Aversa, vivendo l'esperienza della Unione Apostolica come mezzo per la santificazione personale e sacerdotale. Il campo della catechesi gli fu congeniale.
Durante la Grande Guerra (1915-18) fu soldato a Pederobba (Treviso), e Cappellano dell'O.N.B. operativo nel Servizio di Sanità presso l'ospedale da Campo 0129.
Nel 1918 si laureò in Lettere Classiche presso l'Università di Napoli ed il vescovo Caracciolo lo nominò Canonico della Cattedrale di Aversa e Maestro delle Scuole Catechetiche della Diocesi. Nel 1919 pubblicò la sua tesi di laurea e si avviò ad operare nel campo pedagogico civile, divenendo docente presso la Scuola Statale Complementare Bartolommeo Capasso di Frattamaggiore. Nel 1923, sti matissimo da tutti, fu nominato Preside della sua Scuola, carica che tenne fino al 1935.
Il 26 gennaio 1930 il vescovo Caracciolo lo nominò Rettore del Santuario dell'Immacolata di Frattamaggiore. La sua pastorale assunse una impronta eucaristica e mariana, ed il Santuario divenne centro di spiritualità e di irradiazione missionaria della fede cattolica.
Nel settembre del 1935, anno del Congresso Eucaristico Diocesano, il vescovo Carmine Cesarano lo nominò Rettore e Preside degli Studi del Seminario Maggiore di Aversa: carica che egli svolse per circa 2 anni con significativo impegno religioso e per la quale egli rinunciò ad essere Preside della Scuola Statale di Frattamaggiore.
L'Osservatore Romano del 28 Gennaio 1937 riportò ufficialmente la comunicazione della nomina che egli ebbe dal Papa Pio XI a Vescovo di Policastro Bussentino in provincia di Salerno. L'11 Aprile 1937 S. E. Mons Federico Pezzullo fu consacrato vescovo nella cat tedrale di Aversa. Fece il suo ingresso nella Diocesi di Policastro il 6 maggio 1937, dopo 13 anni di sede vacante e 66° nella serie storica dei vescovi policastrensi. Esordì illustrando i contenuti della sua prima lettera pastorale. Configurò il suo stemma araldico con due leoni, in campo azzurro, sostenenti un ramo fiorito, col motto sovrastante «Fortiter et suaviter».
Nel 1939 pubblicò la conferenza teologica Cristo mediatore che esprimeva la visione cristocentrica della sua pastorale. Nel 1940 fu scelto dai vescovi campani per essere Commissario e Sovrintendente agli Studi nel Pontificio Seminario Regionale di Salerno e tenne la carica fino al 1970.
Nel 1942, animato dal grande spirito missionario riconosciutogli anche dal beato P. Paolo Manna superiore del PIME di Ducenta, contribuì con i suoi consigli e con i suoi scritti alla costituzione di una congregazione religiosa femminile nella diocesi di Aversa, per la quale suggerì la denominazione di Discepole di Santa Teresa del Bambino Gesù che fu ufficialmente adottata.
Nel 1946 indisse il Con gresso Eucaristico di Sapri, considerato tra le “tappe luminose” e “le pa gine più belle della storia della Diocesi, redimendo il suo go verno pastorale di fiori che non appassiranno nel tempo” (Gaetano Capasso).
Il 1 novembre del 1950 fu presente alla solenne proclamazione fatta da Pio XII del dogma dell'Assunzione di Maria, come si ricorda in una lapide infissa nell'atrio della Basilica di San Pietro; ed il 25 gennaio del 1951 fu nominato assistente al Soglio Pontificio. Dal settembre del 1955 al 24 giugno del 1956 fu anche Amministratore apostolico della Diocesi di Vallo della Lucania.

Dal 1962 al 1965 partecipò al Concilio Vaticano II, e la sua firma fu apposta in molti Atti. Il 17 marzo del 1966 volle lasciare scritto il suo 'testamento spirituale'. 'In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum'.
Dopo la prima lettera pastorale scritta nel 1937 in occasione della consacrazione episcopale, il vescovo ne scrisse poi altre 23, affidando ad esse il suo pensiero teologico e l'esplicitazione della sua lunga guida pastorale. Tutte le 24 lettere furono raccolte in un unico volume pubblicato nel 1968 con la prefazione del Can. Teologo D. Paolo Pifano. Per raggiunti limiti di età il 22 agosto del 1970 lasciò il governo della Diocesi.
Il 10 settembre del 1979, alle ore 10.30, Mons. Pezzullo morì santamente, a 89 anni. Le sue spoglie sono custodite nella cattedrale di Policastro.
Nella Diocesi di Policastro, ora congiunta con quella di Teggiano, si sono susseguite diverse manifestazioni celebrative e conoscitive della vita e delle virtù del vescovo Pezzullo, le quali sono culminate con l'apertura, il 19 settembre del 2007, del processo di beatificazione.
La sessione conclusiva dell’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità del Servo di Dio Federico Pezzullo, Vescovo di Policastro, è stata celebrata il 3 Maggio 2010 nella Cattedrale di Policastro e gli Atti sono stati trasferiti alla Congregazione per le Cause dei Santi.

Portale ufficiale di Federico Pezzullo
Portale di santiebeati.it

lunedì 9 dicembre 2013

L’Oratorio di Chiazzanova e la pastorale giovanile frattese

Ho letto con attenzione ed edificazione il libro donatomi da Mons. Nicola Giallaurito (Un Oratorio a “Chiazzanova”… tra sogno e realtà) scritto per accompagnare con la comunicazione pubblica l’apertura dell’Oratorio della Parrocchia di San Filippo Neri in Frattamaggiore.
Per l’inaugurazione benedicente, avvenuta tra il popolo numeroso in una bella serata di settembre, ha presieduto la celebrazione eucaristica il Cardinale Crescenzio Sepe con la partecipazione dei Vescovi Angelo Spinillo e Mario Milano, e con molta parte del clero diocesano di Aversa.
Alcuni decenni sono occorsi per portare a compimento l’importante opera parrocchiale, e le vicissitudini sono state descritte e spiegate nel libro che si è avvalso della prefazione intensa, significativa e magistrale, di don Salvatore Capasso, giovane sacerdote e teologo della Parrocchia, il quale ha proposto la giusta chiave di lettura circa l’Oratorio, anche con opportune considerazioni riferite al Magistero della Chiesa. Tra le altre sono sue queste parole:

E sia concesso, in particolare a colui che scrive queste povere parole, significare la propria stima al parroco, che ha avuto la sensibilità di demandare al suo diretto collaboratore, l’opportunità di suggerire e proporre “la chiave di lettura” che consentirà la giusta visuale d’interpretazione e di giudizio circa il contenuto di questo opuscolo, che consente di poter accedere a un mondo, ad una storia, forse conosciuta, forse no, ma che senza dubbio, nei risvolti amari che ne hanno segnato il profilo delle vicende nel loro svolgersi e nell’incrociarsi degli apporti umani – alterni e non sempre improntati ad atteggiamenti di coerenza e responsabilità, con l’esito che è sotto i nostri occhi-, ha definitivamente mutato la realtà della Parrocchia, nonché la fisionomia stessa del “quartiere”, sotto l’aspetto sociale e culturale insieme.
Ogni persona che si definisce realmente tale, infatti, è chiamata a studiare (si, uso proprio questo verbo!) non solo la “grande storia” per sentirsi parte della società, ma deve poter e saper immergersi nel proprio contesto esistenziale – per quanto piccolo possa essere – per approfondire la conoscenza delle proprie radici, senza tralasciare gli aspetti che ne fanno da cornice: sociale, politico, culturale, religioso.”

Ho appreso così, con interesse e coinvolgimento, tematiche storiche, pastorali, educative e spirituali. E’ stato spontaneo per me condividerle e confrontarle con alcuni riferimenti di riflessione e studio personale.   

Nel luogo letterario della comunicazione dei risultati di una ricerca di storia locale, realizzata un paio di anni fa, ho dato delle indicazioni circa la persistenza secolare di un certo modello pedagogico frattese. Un modello che si può agevolmente delineare e coerentemente descrivere allo stesso modo di altri e tanti modelli (autori, filosofie, didattiche e scuole) famosi e teorizzati nello studio e nella storia delle Scienze dell’educazione. Questo modello avrebbe caratteristiche e valori rapportati all’etica, alla vita civile e alla vita religiosa, ed esprimerebbe una paideia particolarissima ed esemplare che vale per la conoscenza, per la ricerca, e per l’esperienza della fede cristiana. Ciò è reso possibile grazie al rilievo storiografico di una vera “cordata di educatori” operante dal ‘700 ad oggi, e che ha rappresentato una idea, una azione, ed una proposta educativa tutta legata al luogo di Frattamaggiore.
L’origine di questa cordata è rinvenibile nell’opera del canonico Michele Arcangelo Padricelli (1691- 1764), riformatore degli studi del Seminario di Aversa, che in epoca borbonica fu modello della formazione ecclesiastica per tutto il clero meridionale. Ad essa si agganciano opere educative di molti altri frattesi, tra ‘700 e ‘800, che trovano un culmine significativo nell’opera di Mons. Carmelo Pezzullo (1829-1919) primo Rettore del Santuario dell’Immacolata che ebbe grande influenza sull’intero sistema educativo locale svolgendo anche la funzione civica di assessore all’istruzione pubblica nella Fratta post-unitaria.
Le esperienze del XX secolo si legano sempre all’opera di ecclesiastici con il carisma dell’educazione giovanile: il parroco del Redentore Sosio Vitale (1884–1918) e i vescovi Nicola Capasso (1886-1968) e Federico Pezzullo (1890-1979) che furono anche rettori del Seminario di Aversa; e ancora il sacerdote Nicola Mucci (1893-1973) che estese la sua opera di pastorale educativa fondando e dirigendo l’Istituto-Convitto Sacro Cuore dedicato agli studi ginnasiali e liceali di tutto il territorio.
Le espressioni più recenti di questa cordata di educatori frattesi si identificano sicuramente nelle iniziative a modello ‘oratoriano’ realizzate a favore dei giovani nell’epoca della transizione economica, sociale e culturale della città, dagli anni ’60 ad oggi.
Il progetto dell’educazione giovanile, fortemente legato alla tradizione pedagogica cristiana frattese, riappare nell’opera di don Angelo Crispino, che nel periodo concomitante e post-concilio Vaticano II recuperò e ripropose in maniera innovativa i fondamentali tratti della pastorale giovanile frattese. Il contesto storico è quello della contemporaneità, dell’ambiente urbano che si origina con i quartieri di nuova formazione, della scuola dell’obbligo e della scolarizzazione di massa. L’educazione cristiana dei giovani richiede nuove formule, soluzioni dedicate e sperimentazioni nella marea di proposte e di modelli educativi alternativi. Profeticamente la Chiesa, con la sua tradizione evangelica, etica e catechetica, si pone come elemento fondamentale della ‘comunità educante’ prefigurata nelle nuove metodologie educative. Don Angelo Crispino (ordinato il 28 Giugno del 1964) alla sua opera educativa diede il nome di “Oratorio don Bosco’, recuperando un certo spirito emulativo dei suoi predecessori frattesi e la proposta, sia pedagogica e sia spirituale. del santo torinese. La sua azione, ispirata all’esempio di don Bosco, inaugurò a livello locale lo stile della pastorale giovanile post-conciliare; uno stile che venne emulato da una generazione di sacerdoti locali che si interessò dei problemi della trasformazione sociale e della formazione dell’identità cristiana dei giovani; uno stile che porta ancora i suoi frutti e che ancora si irradia dalla sua parrocchia di M. SS. Assunta.
Il luogo urbano di quell’esperienza ‘oratoriana’ rientra nell’ambito territoriale della Parrocchia di San Filippo Neri, il Santo fondatore dell’Oratorio romano più antico; e l’intero quartiere, ‘Chiazzanova’, un tempo periferico, con le sue problematiche giovanili ed educative si rivolge al suo centro storico ed ecclesiale, per vivere nell’oggi del ‘novo millennio ineunte’  nuove ed innovative esperienze di vita urbana, spirituale ed educativa giovanile.
La ‘cordata degli educatori’ offre così nuovi agganci di opere per la pastorale giovanile locale. Si tratta della realizzazione del complesso di iniziative che si legano all’apertura dell’edificio parrocchiale destinato dalla carità del donatore buonanima Sossio Formale, dall’impegno del Parroco Mons. Nicola Giallaurito (ordinato il 28 Giugno 1968) e dalla partecipazione concreta dei fedeli parrocchiani, ad essere l’Oratorio Parrocchiale di Chiazzanova.

La motivazione pastorale e pedagogica la leggiamo nella ‘Lettera ai giovani’ che d. Nicola ha scritto per chiamarli all’esperienza oratoriana, e nel brano che la segue:

"VI CONSEGNO L'ORATORIO! Insieme abbiamo vissuto in spazi angusti, ma da che siamo cresciuti, ho voluto una “casa” accogliente, la vostra casa: lOratorio che ormai è una realtà a dispetto di quanti lhanno osteggiata, una realtà che tutti vogliamo vibri dei palpiti di questo nostro territorio che negli ultimi anni ha visto una positiva trasformazione e in cui lOratorio diventa per il territorio stesso e per lintera città, luogo dove voi giovani potete intrecciare relazioni positive, ricevendo una solida formazione al senso della convivenza, della condivisione, del rispetto per laltro, oltre alla possibilità di approfondire il senso della vita secondo un orientamento cristiano. In un tempo in cui è sotto gli occhi di tutti, una forte disgregazione sociale, con la conseguente difficoltà a maturare appartenenze territoriali, listituzione dellOratorio come agenzia educativa ed esperienza di coesione, si va rivalutando sempre di più. Allombra dellOratorio, i giovani, ma anche gli adulti, troveranno il gusto dello stare insieme uscendo dallanonimato, condivideranno esperienze, scopriranno di avere difficoltà e problemi comuni, troveranno risposte adeguate ai tanti “perché” dellesistenza. LOratorio vincerà la sfida che la società odierna lancia a voi giovani, spesso confusi e disorientati, se saprà diventare palestra di idee, finestra aperta sul mondo, luogo di riflessione e di conoscenza, in un clima di sana e non vuota allegria, tipico del modello primitivo di Oratorio voluto dal nostro Patrono e Protettore della gioventù: San Filippo Neri. NellOratorio cè posto per tutti! Con il Gran Maestro dico: “Venite e vedete”! Il senso e il segno delle mie fatiche negli anni avvenire sarà ancora dar vita e far entrare la vita nellOratorio, rendendo voi giovani protagonisti di progetti educativi che mirino a creare ponti anzitutto con le famiglie, ma anche tracciando un cammino che aiuterà voi e i giovani che saranno dopo di voi, a dare risposte esaurienti alle vostre domande di fede, colmando i tanti vuoti esistenziali che letà giovanile talvolta fa emergere paurosamente e facendo in modo che lAmore più grande riempia i cuori di gioia e di pace." 

Concetti che offrono una risposta integrativa ai ragionamenti del monsignore sulla pastorale giovanile:

"Perché l’Oratorio? Perché l’ho voluto ?
L’Oratorio sarà un crocevia di giovani che nella vita quotidiana cercano un senso per la loro esistenza. Sarà un luogo educativo che interpreta la vita del giovane e la orienta alla vita credente. Non sarà la somma delle povertà della strada vista come luogo del qualunquismo e dell’assenza di proposte e nemmeno il prolungamento della sacrestia, intesa come somma di momenti di catechesi o celebrazioni liturgiche per gli addetti al lavoro. Convinto che l’opera educativa deve essere permanente, la parrocchia con il suo Oratorio in modo più incisivo offrirà il servizio di essere accanto ai ragazzi, coinvolgendo i giovani e gli adulti nell’opera di prevenzione verso le devianze, l’ozio, la droga, lo spinello, l’apatia e la voglia di “dolce far niente” in cui essi entrano se non stimolati e coinvolti in qualcosa di educativo, formativo ed impegnativo."

Il libro che ho ricevuto in dono consta di 50 pagine, con una bella copertina che fotografa la moderna struttura dell’Oratorio e riporta la grande effigie maiolicata di San Filippo Neri con i suoi ragazzi disegnati sullo sfondo della campagna romana. Contiene l’elenco di tutti i benefattori, circa un migliaio, ed evidenzia nella dedica evangelica del frontespizio la caratteristica principale dell’Oratorio: un’opera della fede che vive.





giovedì 9 maggio 2013

Dalla croce al martirio. 2° seminario di studi sulla figura di san Sossio


Ripetita iuvant. La presentazione e l'analisi dell'iconografia di san Sossio, nei secoli della storia dell'arte dal '400 all'800, hanno assunto una espressione accademica essendo state affidate alle relazioni di docenti delle Università di Salerno e di Napoli svolte al seminario del 7 Maggio 2013 nella sala consiliare del palazzo comunale di Frattamaggiore. Acquisizioni particolari e trattazioni attese sulla tematica non si sono però completamente identificate con il sapere e l'acquisizione della ricerca nuova. I relatori hanno piuttosto operato una rivisitazione, una carrellata che ha riattraversato e riproposto con una certa sistematicità l'analisi storico-artistica di opere rappresentative della figura del santo martire patrono di Frattamaggiore, per altro ampiamente celebrata da qualche decennio con numerose opere apologetiche e agiografiche e con dettagliate mostre iconografiche prodotte nello stesso humus culturale in cui ha agito l'Arcipretura frattese che ha generato e promosso la valorizzazione museale e la conoscenza del patrimonio religioso e storico-artistico della Basilica Pontificia di San Sossio.

Interessanti sono stati i rilievi svolti dai docenti per le opere da loro considerate. Per il XV-XVI secolo Donato Salvatore ha considerato il polittico quattrocentesco del monastero dei Santi Sossio e Severino che si conserva al Museo di Capodimonte, i Corali miniati dello stesso secolo e dello stesso monastero conservati a Montecassino, la tavola cinquecentesca del Lama che si conserva nella Basilica frattese, e qualche altra opera. Per il '600 e il '700 Mario Alberto Pavone ha operato una lunga carrellata tra numerosi dipinti ed artisti che hanno rappresentato il martirio alla Solfatara di San Gennaro e degli altri santi campani, facendo riferimenti anche ad opere di Solimena e di De Mura presenti nella chiesa frattese. Almerinda Di Benedetto ha trattato soprattutto le opere ottocentesche di Altamura Maldarelli e D'Agostino presenti a Frattamaggiore nel Cappellone dei Santi Sossio e Severino.
Non vi sono stati riferimenti alla tradizione storiografica frattese e alla ricerca iconografica degli Autori locali che hanno scritto opere numerose nell'ambito degli studi storici e religiosi locali e che la gran parte degli argomenti accademicamente trattati hanno ampiamente anticipato ed approfondito.

Il 2° seminario di Studi su san Sossio rientra tra le iniziative previste a livello locale per celebrare durante l'Anno della fede (2013), indetto da Benedetto XVI, il 17° centenario dell'Editto di Costantino (313) che consentì ai Cristiani di professare liberamente la propria fede e di superare la fase delle persecuzioni. Il vescovo Spinillo, ordinario della sede di Aversa, ha colto l'occasione per esprimere la 'novità' di un atteggiamento devozionale verso i Santi patroni martiri che può scaturire da questa celebrazione anniversaria. Egli ha svolto un parallelo con il periodo post-costantiniano che vide l'opera della misericordia e della carità dei Cristiani affermarsi nelle relazioni sociali della civiltà romana e che portò l'imperatore Giuliano l'Apostata a riaccusare i Cristiani come causa della debolezza dell'Impero. Quell'imperatore per sottrarre l'iniziativa caritatevole ed assistenziale ai Cristiani propugnò un diretto intervento etico dello Stato. Il ricordo delle persecuzioni e dei martiri prima del 313 è sempre stato legato ad una religiosità popolare caratterizzata da esaltazioni devozionalistiche dell'esempio dei santi; un cristianesimo che si confronta consapevolmente con le strutture civili per attuare le forme contemporanee della carità può essere un esito indotto oggi da una nuova riflessione sull'esempio dei Martiri e dalla stessa celebrazione del 17° centenario dell'Editto di Tolleranza.

Bibliografia:
Biblioteca Storica e Agiografica Frattese
(Istituto di Studi Atellani, Pro Loco 'F. Durante', Basilica Pontificia San Sossio)



sabato 2 febbraio 2013

Credo in Gesù Cristo: l'incontro con il cardinale Camillo Ruini nella cattedrale di Aversa


La Chiesa di Aversa è impegnata nell'itinerario dell'Anno della Fede indetto da papa Benedetto XVI. Le riflessioni e i contributi del Convegno Pastorale che tradizionalmente si teneva in una tre giorni di settembre trovano ora luoghi e tempi che si configurano come tappe di un itinerario che dura l'intero anno, e si esprimono in vari momenti ed iniziative di comunicazione e di verifica ecclesiale delle tematiche pastorali. E' una metodologia coinvolgente che produce buoni frutti di partecipazione e di testimonianza nella vita diocesana.
Il cammino di quest'anno pastorale ispirato alla Lettera Pastorale Porta fidei viene tracciato dal vescovo Mons. Spinillo “per approfondire la conoscenza del dono della fede e per rinnovare una più viva adesione alla presenza di Dio nella storia dell'umanità di questo tempo”.
Il cammino programmato si sviluppa in momenti di comunicazione e di riflessione ecclesiale sui 4 articoli del Credo: Dio Padre, il Figlio Gesù Cristo, lo Spirito Santo e la Chiesa.
Il primo momento è stato caratterizzato dall'incontro del 28 settembre 2012 con Mons. Giovanni D'Ercole sul tema “Credo in Dio Padre” (vedi post in questo blog). Il secondo momento, che qui sintetizzo brevemente, si concretizza nella riflessione proposta dal cardinale Camillo Ruini con la relazione tenuta il 29 gennaio 2013 sul tema “Credo in Gesù Cristo”.
Non è la prima volta che la Chiesa di Aversa si avvale dell'apporto pastorale del cardinale Ruini, che è stato Vescovo Vicario di Roma, Presidente della CEI fino al 2007, e oggi ottantenne Presidente della Commissione per le apparizioni a Medjugorie. Da Presidente del Comitato per il Progetto Culturale della CEI, invitato dal vescovo Milano, egli sviluppò al Convegno Pastorale del settembre 2010 il tema della “Sfida Educativa” (vedi post in questo blog). L'incontro che lo ha visto relatore sul tema odierno “Credo in Gesù Cristo” è iniziato con l'accoglienza in Cattedrale e con la preghiera dei Vespri.
Mons. Spinillo lo ha presentato come un pastore già conosciuto alla Chiesa di Aversa e capace di “accompagnarci nella riflessione e sul cammino della fede in un tempo come il nostro”. In un Anno che alla conclusione di Gennaio ha già visto realizzarsi in Diocesi momenti importanti come “l'Apertura dell'Anno della fede, il Giubileo Lauretano, la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, le Ordinazioni diaconali; e questo incontro che porta al centro dell'attenzione Gesù segno grande della presenza di Dio”.
Il Vescovo Spinillo parla della consapevolezza della fede, di dover essere “consapevolmente partecipi nella fede nella presenza del Signore”, e cita la motivazione che il cardinale Ruini ha scritto nel presentare il suo ultimo libro (Intervista su Dio) e che lo stesso cardinale riproporrà a viva voce nel corso della relazione:
Questo libro è stato certamente utile a me stesso: mi ha obbligato a compiere una riflessione complessiva sul mio rapporto con Dio, sulla solidità di questo rapporto e sui motivi oggettivi che lo sorreggono, oltre che sul suo valore per me. Scriverlo mi è costato fatica, ma lo considero un regalo che il Signore mi ha fatto. La mia speranza è che il libro possa essere utile a molti: ho cercato quindi di fare una proposta che fosse, per quanto possibile, al tempo stesso semplice e seria. In concreto, il libro è scritto per aiutare chi crede ad avere una consapevolezza più esplicita delle ragioni della propria fede, e a fare così unità nella propria coscienza di credente non del passato ma del nostro tempo. È scritto inoltre per chi vorrebbe credere, ma è incerto o perplesso, e spero possa trovare in queste pagine un aiuto a liberarsi dalle difficoltà che lo bloccano e a rafforzarsi invece nelle motivazioni per credere”.
Il Cardinale esprime con forza concetti immediati e semplici per proporre all'Assemblea la fede in Gesù che rivela all'uomo il volto di Dio, in Gesù dei Vangeli che è il Gesù della Storia, uomo realmente esistito e risorto e realmente Figlio di Dio: “Gesù uomo all'altezza di Dio”. Egli evidenzia gli interrogativi sul senso della vita e sull'identità del Signore, e ripercorre i secoli della formazione del Credo cristiano, la tradizione bimillenaria della Chiesa e gli apporti dell'esegesi nel formulare con “ordine” la fede trinitaria nel Padre fonte della vita che viene attraverso il Figlio e nello Spirito Santo: “un mistero non per mancanza di luce ma perché troppo luminoso, che illumina tutte le nostre realtà e la natura di tutte le cose”. E' la “legge dell'Amore; l'annuncio di Gesù dell'Amore senza limiti di Dio per noi: amore misericordioso fino alla follia della croce, fino a farsi peccato per noi; Dio ha amato per primo e noi possiamo essere 'presuntuosi' e chiamarci amici di Dio, amare Dio ... Con l'accoglienza della Parola che Dio ci rivolge - “chi ha visto me ha visto il Padre” - scopriamo l'atteggiamento di Dio verso di noi … In Gesù questo mistero è svelato: Dio è Amore”. E l'accoglienza di questo mistero “ci riguarda in ogni nostra istanza … ma da soli non ne siamo capaci … e allora il dono di Dio si rivolge a noi in due maniere: 1) dal di fuori, dalla Bibbia, dai Profeti, da Gesù; 2) dal di dentro, attraverso lo Spirito Santo che abita in noi e che ci da la forza di credere … La scelta della fede è opera di Dio in noi: è libera obbedienza dell'intelligenza e della vita; è il cammino della nostra libertà”.
Il cardinale Ruini procede con la sua comunicazione presentando anche le questioni del travagliato percorso della ricerca storica che si pone nell'ottica sbagliata di scoprire “il vero Gesù di Nazareth liberandolo dal rivestimento della fede cristiana”. Egli fa riferimento ai tre volumi su Gesù di Benedetto XVI e alla necessità di considerare la storia di Gesù nelle indubitabili caratterizzazioni personali religiose e culturali che si pongono nel comprendere le guarigioni e i fatti prodigiosi operati dal Figlio di Dio e testimoniati allo stesso modo dei dati storici reali all'origine del “più grande movimento religioso e culturale del genere umano”.
Il discorso di Ruini si orienta all'affermazione di una fede che può essere vissuta da ogni uomo che si ponga con sincerità sul cammino della verità ove si intravede la luce di Dio riconoscibile nell'Amore spinto fino alla fine in Gesù morto e risorto. Al di la delle tante “crisi” etiche e materiali egli sottolinea il pericolo più grande che possa vivere l'uomo contemporaneo: “perdere il senso di ciò che noi siamo, della nostra unicità in questo mondo, della diversità sostanziale di ogni uomo da ogni altro essere vivente. Per millenni abbiamo faticato per affermare la nostra unicità, oggi l’uomo rischia di mescolarsi con la natura. Dio ci ha creati intelligenti e liberi, proprio per questo non riducibili al resto della natura: se questo è vero, possiamo dare un fondamento alla nostra rivendicazione di essere trattati sempre come persone e mai come cose”.
Il cardinale conclude esortando tutti alle testimonianza e alla speranza cristiana:
Per rendere credibile ed efficace la nostra unicità in questo mondo “dobbiamo testimoniarla con le opere e con l’amore del prossimo, un amore non velleitario ma concreto. Tutto questo senza permettere mai che l’orizzonte della nostra vita si chiuda dentro al tempo presente ma, al contrario, cercando già adesso di vivere come coloro che portano dentro di sé il germoglio, la speranza, la certezza che Dio ci farà sempre partecipi della sua pienezza di vita attraverso la resurrezione”.
Un breve dibattito è seguito alla relazione del Cardinale Camillo Ruini, che ha anche accolto la testimonianza di una madre che ha raccontato una guarigione prodigiosa attribuita all'intervento della Madonna. Il Sindaco di Aversa gli ha offerto il dono dei due volumi di storia comunale scritti da Gaetano Parente alla metà dell'800. L'assemblea ha espresso sincera gratitudine per la relazione e la catechesi del cardinale che si è congedato impartendo la sua benedizione.  

  

domenica 2 dicembre 2012

Il Pellegrinaggio Lauretano nella diocesi di Aversa


La pratica devozionale dei luoghi mariani, molto diffusa nella diocesi di Aversa nell’età medievale, si arricchì di nuovi e diversificati segni spirituali, artistici e costruttivi, nell’epoca post-tridentina. Per l’esemplificazione di questa nuova dinamica nella diocesi aversana, una particolare menzione merita il sacello lauretano, costruito nel transetto laterale della Cattedrale di Aversa.

Il sacello lauretano è in pratica una ricostruzione, in scala ridotta, della Santa Casa di Nazareth che si visita nel santuario marchigiano di Loreto.
Il vescovo aversano Carlo I Carafa (1616-1644: epoca dell’episcopato), fu nunzio apostolico in Germania per oltre sette anni. Di ritorno alla sede di Aversa, che amò con particolare intensità, egli ebbe occasione di vivere l'esperienza del pellegrino a Loreto e volle condividerla con la sua chiesa particolare. Fece costruire la copia monumentale in scala fedele della Casa del santuario che lo aveva profondamente commosso.
Sacratissimae Dei Matri Virgini Carolus Episcopus Aversanus in humilissimam gratiarum actionem: è la dedica a Maria impressa sul suo libro pubblicato in Aversa nel 1630 a resoconto e a divulgazione del suo lavoro di diplomatico al servizio della Chiesa: Commentaria de Germania Sacra Restaurata...
L'anno della stampa è lo stesso della costruzione del sacello lauretano in cattedrale e si rafforza la testimonianza dell'umile e sentita devozione mariana del vescovo Carlo Carafa che a Maria volle dedicare la sua opera ed il suo ministero, come volle che fosse posta ai piedi del monumento mariano aversano la sepoltura delle sue spoglie mortali.
L'iniziativa del vescovo Carafa ebbe significati prestigiosi e devozionali, legandosi alla concessione dell’indulgenza plenaria; ed il modello aversano della casa di Nazareth fin dal '600 è stato fortemente legato alla spiritualità mariana in Diocesi.
Ancora oggi, dal 21 novembre al 10 dicembre si celebra il Giubileo Lauretano in onore della Vergine di Loreto compatrona con San Paolo apostolo della diocesi. In questa occasione un centinaio di comunità parrocchiali e migliaia di fedeli appartenenti alle diverse zone pastorali del territorio si recano in pellegrinaggio alla cattedrale per rinnovare il rito antico e per lucrare l'indulgenza plenaria. Tutte le componenti di tutte le età e di tutte le esperienze diocesane si ritrovano in preghiera nel duomo normanno vivendo insieme con il vescovo momenti importanti e ricordevoli della propria fede e della propria appartenenza ecclesiale. I giovani, gli anziani, i seminaristi, il clero, i religiosi e i laici fraternizzano raccogliendo i frutti devoti del sacro pellegrinaggio mariano e proponendo impegni entusiastici nella testimonianza della fede. Il dialogo e l'incontro del pellegrinaggio annuale sono in questo modo occasioni di novità e di un rivedersi tra amici e conoscenti. Prevalgono sorrisi speranze e narrazioni di percorsi e di progetti, di situazioni memorabili da condividere.
Tutti i vescovi e fedeli aversani hanno nei secoli rivolto alla Vergine Lauretana un segno della loro devozione, una preghiera speciale, una cappella musicale, opere di carità, una ricerca orante della sua materna protezione nelle varie circostanze ed attualità della vita.
Il vescovo Angelo Spinillo ultimamente ha scritto per i pellegrini al sacello laureatano di Aversa questa ultima preghiera. 

  

lunedì 1 ottobre 2012

Il Convegno di apertura dell'Anno Pastorale in Diocesi di Aversa


Il Convegno di apertura del nuovo Anno Pastorale 2012-13 nella Diocesi di Aversa si è svolto secondo l'agenda prevista, intensamente vissuto e frequentato nei suoi vari momenti dall'accoglienza ai Vespri conclusivi.
Momenti caratterizzanti della comunicazione, svolta nella serata di venerdì 28 Settembre 2012 in Cattedrale, sono stati quello dell'Introduzione del vescovo ordinario mons. Angelo Spinillo, quello della Presentazione dell'Icona del Convegno fatta da d. Stanislao Capone sacerdote diocesano, e quello della Relazione del vescovo ospite mons. Giovanni D'Ercole ausiliario dell'Aquila.
L'orizzonte spirituale dell'Anno della Fede indetto da papa Benedetto XVI con il Motu proprio Porta Fidei ha fornito la chiave di lettura pastorale e teologica-ispirativa per i tre interventi centrali del Convegno.

Il vescovo Spinillo ha voluto assimilare l'attività del Convegno ad un evento festoso per la Comunità ecclesiale diocesana con forte valenza di coinvolgimento personale. Un coinvolgimento che si opera per il consolidamento della conoscenza dei contenuti della fede e per la testimonianza dei credenti che procedono sulla strada del Vangelo. Egli ha operato una disamina delle attività ufficiali e degli eventi recenti che hanno impegnato la vita e la riflessione della Diocesi. Ha fatto riferimento all'operatività delle Comunicazioni Sociali, alla vita del Seminario, alle esperienze parrocchiali ed associative, alle gravi problematiche ambientali del territorio. Ha indicato nello sprone pastorale di Benedetto XVI, riguardante la riscoperta della bellezza della fede, lo stimolo ad impegnarsi nella testimonianza delle virtù cristiane, della Fede della Speranza e della Carità, per vivere nel vincolo spirituale della salvezza, nella preghiera allo Spirito Santo, l'esperienza comunitaria del credere in Cristo come Maria e secondo l'esempio dei Santi. Ha poi descritto i 4 momenti dell'anno pastorale che si collegano alla riflessione sui 4 articoli della professione della Fede: Il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo e la Chiesa.

D. Stanislao ha descritto i significati simbolici e teologici dell'icona (una delle 7 porte della Cattedrale di Aversa) scelta per rappresentare, con il linguaggio dell'arte, le tematiche del convegno nello spirito della riscoperta della bellezza della fede.

Mons. Giovanni D'Ercole ha voluto svolgere la relazione sul tema 'Io credo in Dio Padre' con “umiltà e cuore”. Ha immediatamente esordito con l'affermazione dell'Amore del Padre che dona vita e senso della vita all'uomo: “Noi siamo solo se Dio ci ama”.
L'Anno della Fede improntato alla Porta fidei ricavata da Benedetto XVI dalla lettura degli Atti degli Apostoli (At 14,27), porta d. Giovanni a considerare la Porta come una Relazione che si ristabilisce tra il credente e Dio in un tempo che è caratterizzato da “crisi di relazioni” e da “difficoltà” che si verificano ai vari livelli della vita contemporanea. Crisi e difficoltà nei linguaggi, nelle aspettative, nei comportamenti, che danno le sensazioni dell'essere abbandonati. “Ma Dio c'è! Dio non ci abbandona”: le parole di d. Giovanni irrompono come ad illuminare le coscienze e a salvare da una particolare crisi: “la crisi dei padri”, “la crisi tra le generazioni” che nel mondo che cambia, nel 'piccolo villaggio' della società occidentale, si esprime con “la difficoltà a far sentire padre un padre di figli”. Egli ha così scoperto “l'importanza del Vecchio”, la risposta a “che cosa è il Padre?”: “Egli è colui che ti ascolta!”.
Mettersi quindi “in ascolto sacerdotale” è l'atteggiamento più giusto per fare l'esperienza del Padre.
Con queste premesse emozionali il discorrere di Mons. D'Ercole assume andamenti molteplici. Un andamento storico-patristico con il riferimento ai tempi di Agostino che difronte ai “barbari distruttori” forte della sua fede in Dio dice: “non vedo un mondo che crepa ma sto vedendo già un mondo che nasce”.
Un andamento antropologico con il riferimento ai significati di ideogrammi cinesi che significano insieme individualità ed opportunità relazionale.
Un andamento mistico con il riferimento all'esperienza dell' ”avere Dio” di Santa Teresa e alla riflessione di Gandi sul Cristianesimo.
Un andamento socio-pedagogico con il riferimento ai linguaggi giovanili dei “nativi digitali” che spingono gli “arcaici digitali”, ed egli stesso è uno di questi, ad usare le opportunità della rete per ascoltare e dialogare sulla fede con i giovani.
Ed allora si riscopre la bellezza antica della fede, quella legata alla gioia dell'annuncio del Vangelo, “la bellezza di comunicare la fede con gioia”. Si comprende il pensiero di Thomas Merton, il giornalista divenuto monaco trappista, circa “la luce del Vangelo” che “non sta nel convincere ma nel comunicare”.
Nel dialogo con l'assemblea le argomentazioni di Mons. D'Ercole sulla fede in Dio assumono anche un carattere squisitamente catechetico ed abbondano così di edificanti esempi e di belle narrazioni di esperienze di vita.
Non mancano infine i suoi consigli pastorali per realizzare ai livelli parrocchiali iniziative adatte a rendere significativo l'anno della fede in diocesi. 

Il breve dibattito che è seguito con l'assemblea è stato iniziato con una domanda del Vicario Generale d. Francesco Picone che ha riguardato la forza che spinge il vescovo Giovanni D'Ercole ad essere comunicatore instancabile. "Anche nelle difficoltà so che sto annunciando il Vangelo" è stata la risposta. 


domenica 15 luglio 2012

Icona frattese della Madonna del Carmelo


Alla triennale arsura che colpì verso il IX secolo a. C. il territorio della Palestina pose fine una 'nuvoletta come una mano d'uomo' avvistata in lontananza sul Mediterraneo di fronte al Monte Carmelo. Il profeta Elia aveva fatto scalare per ben sette volte quel monte della Galilea ad un suo giovane discepolo, prima di ottenere l'annuncio della desiderata pioggia. Quel monte divenne sacro agli antichi eremiti, e in epoca paleocristiana vi fu fondata una chiesa mariana. I fratelli della Madonna del Monte Carmelo, sorti al tempo delle crociate e cresciuti di numero nel XIII secolo ottennero l'approvazione di una Regola da papa Onofrio III. Dopo la caduta della roccaforte di San Giovanni D'Acri ad opera dei musulmani e dopo il martirio dei frati rimasti sul monte, l'ordine dei Carmelitani si diffuse in Europa ed ebbe tra le sue fila un santo frate inglese, Simone Stock, al quale apparve direttamente la Beata Vergine del Monte Carmelo nel 1251, e a lui che era stato eletto Generale dell'ordine diede l'incarico di diffondere lo Scapolare per la protezione e la salvezza dell'anima dei suoi devoti. La Vergine offrì al suo servo l'abito simbolico e distintivo con una promessa:

"Ricevi, figlio dilettissimo, lo Scapolare del tuo Ordine, segno della mia fraterna amicizia, privilegio per te e per tutti i carmelitani. Coloro che moriranno rivestiti di questo Scapolare non andranno nel fuoco dell'Inferno. Esso è un segno di salvezza, protezione e sostegno nei pericoli e di alleanza di pace per sempre".

La devozione alla Vergine 'bruna' è documentata in Frattamaggiore già nel XIV secolo con una cappella nella chiesa complateare di san Nicola un tempo prospiciente la piazza ove s'innalza ancora il più antico tempio patronale di san Sossio martire. Si tratta per questa devozione di un legame storico allacciato nel periodo angioino con quella napoletana del Santuario del Carmine Maggiore tenuto dai Padri Carmelitani. Con il santuario napoletano è anche condivisa la leggenda d'origine della chiesa primordiale dedicata a san Nicola, che a Frattamaggiore è documentata nel XIII secolo dalla Ratio Decimarum della diocesi di Aversa. La devozione della 'Madonna del Carmine' risulta presente in Frattamaggiore anche con una congrega laicale, in una cappella rurale quattrocentesca ora scomparsa ed in edicole urbane del '500 e del '600.
La grande trasformazione urbana del paese, che negli ultimi 60 anni ha perso le connotazioni antiche dell'ambiente rurale, sta all'origine della dispersione di molti antichi simboli della religiosità e della devozione popolare.
La chiesa un tempo centrale dedicata a san Nicola e alla Beata Vergine del Carmelo, e dal '700 anche a san Ciro, si ritrova oggi a causa di questa trasformazione ad essere edificata in forme architettoniche contemporanee in un quartiere periferico della città.
Una sorte negativa è toccata ad una bella e significativa edicola databile al '600, dedicata alla Beata Vergine del Monte Carmelo, effigiata in un decoroso affresco, situata in un vicolo antico sul muro di un fabbricato e posta in alto rispetto allo sguardo dei passanti devoti.
L'edicola è scomparsa con l'abbattimento del vecchio edificio che ha lasciato il posto ad una nuova costruzione. L'affresco non esiste più, ma mi è stato possibile realizzare una sua 'restituzione visiva' al patrimonio artistico-devozionale locale grazie alla bella abitudine che ho di documentare con la fotografia luoghi e fatti della storia del mio paese. Grazie alla documentazione fotografica si può effettuare un'interessante analisi iconologica dell'affresco scomparso.
La Beata Vergine del Monte Carmelo è raffigurata nella veste dei colori dell'ordine carmelitano ed ha il Bambino sul ginocchio sinistro. Due angioletti svolazzanti la incoronano Regina ed ai suoi piedi stanno ritti due santi importanti della tradizione religiosa frattese: alla destra San Rocco patrono nella peste con accanto il cane di Gottardo, e alla sinistra San Sossio patrono della città. Tra i due Santi in basso si ritrovano le fiamme che avvolgono alcune anime che impetrano la grazia di essere liberate dal Purgatorio. La Madonna ed il Bambino ambedue offrono uno Scapolare ai due Santi: la Vergine lo offre a san Rocco e il Bambino lo offre a san Sossio in un gesto di carità che lascia intendere l'offerta dello strumento di salvezza anche alle anime del purgatorio.
Nell'icona si ravvedono la simbolica devozionale dello Scapolare carmelitano e la tradizionale venerazione per la Beata Vergine del Monte Carmelo. La simbolica e la venerazione sono altresì collocate con precisione nel particolare contesto storico-culturale frattese del '600. Il culto delle anime del Purgatorio è connesso con gli avvenimenti tragici della peste del 1657 che a Fratta fece moltissimi morti. Il ricorso alla Vergine del Carmelo fu spontaneo ed immediato: nella chiesa a lei dedicata furono sepolti molti dei cadaveri. Il ricorso a san Rocco protettore nella peste fu anch'esso necessario, ed il santo fu raffigurato nell'affresco con la stessa caratteristica veste principesca della statua fatta costruire dai devoti a metà '600 ed ancora posta sull'altare maggiore della parrocchiale a lui dedicata. Il san Sossio martire dell'icona fotografata, effigiato in veste diaconale con la dalmatica rossa, ricalca lo stile e le forme del santo patrono della città che è rappresentato allo stesso modo sia nella iconografia ecclesiale e sia in quella popolare del '600.
L'icona recuperata appare così un documento importante della storia e della religiosità frattese. Ho voluto dare una giusta collocazione a questo documento. Mi è apparso necessario far realizzare nella tipografia amica dei fratelli Capone di Acerra una foto-poster dell'icona (100x70 cm) e poi 'restituirla' come un quadro a don Michele Costanzo parroco dell'attuale chiesa frattese dedicata alla Beata Vergine del Monte Carmelo e a San Ciro, chiesa che è l'erede diretta di quella antica di fondazione medievale che esisteva al centro della città.
Il dolcissimo sguardo della Vergine effigiata continuerà così a consolare e a rivolgersi ai suoi devoti. Giusto in tempo anche per un mio personale omaggio alla Beata Vergine del Monte Carmelo in occasione della festa liturgica di quest'anno, e in onore anche dell'onomastico di mio padre buonanima che ogni giorno passava per il vicolo antico e faceva suo e nostro l'augurio della compagnia della Madonna sul cammino della vita. 

Grande devoto della Beata Vergine del Monte Carmelo fu anche il Beato Giovanni Paolo II che, in occasione del 750° della consegna dello Scapolare a San Simone Stock, il 25 Marzo del 2001 scrisse una lettera sulla devozione mariana all'Ordine Carmelitano.