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giovedì 3 ottobre 2019

80 anni di presenza delle Ancelle del Sacro Cuore in Frattamaggiore


La Peregrinatio del Corpo di Santa Caterina Volpicelli, Fondatrice della Ancelle del Sacro Cuore, si svolge nella Basilica Pontificia di San Sossio in Frattamaggiore dal 29 settembre al 6 ottobre 2019.
La sua motivazione si legge nella brochure che descrive le celebrazioni della settimana in cui è esposto in una urna di vetro il corpo della Santa. Essa avviene “nella ricorrenza del 125° anniversario della Sua nascita al cielo, nel decennale della Canonizzazione e nell’80° anniversario della presenza delle Ancelle del Sacro Cuore, sue Figlie spirituali, nella nostra città (1939-2019)”.
Per la serata del 3 ottobre 2019 è previsto un incontro di preghiera e testimonianze sulla presenza delle Ancelle a Frattamaggiore.
Già 5 anni prima c’era stata una precedente Peregrinatio del corpo della Santa in Basilica che aveva animato ricerche ed approfondimenti sulla presenza delle Ancelle a Frattamaggiore. In quella occasione furono esposti i pannelli di una mostra organizzata dalle Ancelle, e furono pubblicati i risultati di una ricerca storica da me realizzata sui 75 anni della loro presenza in Frattamaggiore.
La ricerca fu presentata in Basilica, commentata sul blog Doctrina et Humanitas, e pubblicata sul numero 200-202 del 2017 della Rassegna Storica dei Comuni.
Per la celebrazione dell’80° anniversario ripropongo il link al commento su Doctrina et Humanitas e le pagine pubblicate sulla Rassegna Storica dei Comuni.


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mercoledì 2 maggio 2018

In onore del vescovo Nicola Capasso


Negli ultimi giorni di aprile di quest’anno 2018 si sono svolti incontri di studio e celebrazioni religiose per la memoria di Mons. Nicola Capasso, originario frattese e vescovo di Acerra dal 1933 al 1966. Nicola Capasso era nato a Frattamaggiore il 2 agosto del 1886 ed ivi era morto il 27 aprile del 1968.
Nel 50° della sua dipartita la Diocesi di Acerra ha celebrato la figura del vescovo con un incontro di studio che si è tenuto il 27 aprile nella sede della Biblioteca del Seminario.
Il giorno seguente, organizzati dalla antica Congrega dei Preti frattesi, si sono avuti vari momenti celebrativi a Frattamaggiore vissuti insieme con il vescovo ed il clero acerrano: la visita alla Parrocchia di San Rocco ove Nicola Capasso fu primo parroco dal 1919 al 1933, la visita alla sua sepoltura nel Cimitero frattese, la visita alla Pinacoteca e la concelebrazione eucaristica nella Basilica Pontificia di San Sossio.

Sul portale della Diocesi di Acerra si leggono le iniziative svolte e i tratti etici e religiosi fondamentali della figura del vescovo Capasso: 

  Il 27 aprile del 1968 moriva monsignor Nicola Capasso, vescovo di Acerra dal 1933 al 1966. La diocesi lo ricorda il  27 aprile 2018 alle 18.30 con un convegno nella Biblioteca diocesana in piazza duomo. Introdotto dal vescovo Antonio Di Donna, interviene il prof Gennaro Niola, direttore del Museo diocesano. Originario di Frattamaggiore, non lontano da Acerra, Capasso prese la guida della diocesi a soli 46 anni nel 1933. Operosità e rispetto dell’ortodossia furono al centro della suo servizio di vescovo, riservando particolare cura alla formazione dei sacerdoti, per i quali fu padre autorevole e affidabile. Non trascurò nulla della vita ecclesiale: attuò nuove relazioni con la società civile e a lui si deve l’ultimo Sinodo della diocesi. Uomo di cultura, scriveva personalmente il bollettino diocesano. Volle biblioteca e archivio della diocesi. Sensibile all’arte, ipotizzò un Museo diocesano, e un altro da dedicare al patrono sant’Alfonso. Povero e riservato, occupava solo una parte del palazzo vescovile.
Il ricordo di Capasso si lega ai giorni dell’eccidio di Acerra del 1943, durante i quali egli scese in strada, affrontò a viso aperto i soldati nazisti e come un padre fu vicino alla gente, fino a ricomporre egli stesso i cadaveri e a portarli al cimitero. Successivamente, rifiutò l’onorificenza per tale opera.
Partecipò a tutte le sessioni del Concilio Vaticano II. A più di ottanta anni si dimise nel 1966 ritirandosi nella casa di famiglia a Frattamaggiore, dove morì il 27 aprile del 1968. E dove sulla sua tomba si recheranno in pellegrinaggio il vescovo e i sacerdoti della diocesi di Acerra sabato 28 aprile.

Sulle pagine social frattesi si seguono i vari momenti locali organizzati in onore dello stesso vescovo. Molti media, in particolare il portale linkabile, hanno divulgato e commentato le iniziative e la notizia della Concelebrazione con ampio reportage fotografico e con il rilievo dell’intervento commemorativo di mons. Angelo Crispino, presidente della Congrega dei Preti frattesi:

La concelebrazione è stata presieduta, in una forma solenne ed con una straordinaria partecipazione del mondo ecclesiastico nonché autorità religiose civili e militari, tant’è che a presiedere alla cerimonia religiosa insieme al Vescovo di Acerra S.E. Mons. Antonio Di Donna, hanno concelebrato l’Arcivescovo S. E. Mons. Alessandro D’Errico Nunzio Apostolico a Malta e in Libia, il Vescovo di Aversa S.E. Mons. Angelo Spinillo, il Vescovo emerito di Aversa, S.E. Mons. Mario Milano, il Presidente della Congrega dei Preti Frattesi, Mons. Angelo Crispino, il Parroco Mons. Sossio Rossi; e tutto il Clero di Frattamaggiore ed Acerra. Presente per l’amministrazione il Sindaco di Frattamaggiore, Dott. Marco Antonio del Prete.
Di grande spessore storico, culturale e religioso è stato il discorso celebrativo tenuto da S.E. Mons. Angelo Crispino.

In Frattamaggiore si conservano memorie importanti del vescovo Capasso. In particolare la Parrocchia di San Rocco che ancor vive dei segni della sua pastorale e ne cura con mostre e pubblicazioni la conservazione documentale (Cronache, Libri Parrocchiali, e l’Emeroteca del Pellegrino, giornale da lui fondato nel 1924).
Importanti sono anche i segni della memoria del vescovo legati alla Basilica Pontificia di San Sossio; soprattutto quello del suo pastorale, personalmente ed esemplarmente donato nel 1946 per la ricostruzione della chiesa che era stata distrutta da un incendio nel Novembre del 1945.
Nei giorni seguenti le celebrazioni, con la piazza antistante la Basilica frattese silente e liberata dalla moltitudine, si è potuto pienamente ammirare la figura fotografica di S.E. Mons. Nicola Capasso, in alto sul portale marmoreo rinascimentale della chiesa. Si è avuto il senso di una ‘restituzione’ alla città e alla ecclesia locale della grande personalità di un pastore buono ed esemplare.
E’ stato naturale per lo storico ritrovare negli anfratti della documentazione antica una testimonianza che si riferisce alla ‘restituzione’ del pastorale di Nicola Capasso.
Lo aveva promesso nella grande celebrazione in piazza del 29 dicembre 1945, subito dopo l’incendio di San Sossio; e lo fece accompagnando il gesto con le parole ufficiali del Vescovo di Acerra pubblicate sul Pellegrino del Febbraio del 1946. Le leggiamo di seguito.




domenica 29 dicembre 2013

Presepio Frattese. Dipinto esposto nella Chiesa di Maria SS. Delle Grazie

Sossio Sessa, Presepe in SS. Annunziata e Sant'Antonio (Frattamaggiore) 
Le tematiche artigianali ed artistiche connesse oggi alla costruzione del presepe si esprimono in varie modalità. Esse vanno dalla rappresentazione tradizionale alla ricerca produttiva, dall'umile creazione alla manifestazione d'avanguardia. Il presepe costruito con i figli, come quello elaborato nella tecnica personale; il presepe vivente realizzato per riferire memoria e fede vissuta, così come il presepe letterario e artistico, narrato dipinto e scolpito; sono sempre iniziative dense di valori e di significati umani, comunitari, religiosi. Il presepe rimanda all'esperienza antropologica della leggenda d'origine che lega il ricordo infantile con il periodo natalizio. Esso è rappresentazione di gesti comunitari antichi, evocazione di situazioni di vita e di sentimenti legati alla festa più amata, specialmente dai bambini e dagli anziani. E' il richiamo di una tradizione che, nelle trasformazioni sociali ingeneratesi con la modernità, pone l'esigenza di una riflessione sull'identità culturale e personale.

In tutte queste modalità persiste la funzione essenziale del presepe: esso viene realizzato per celebrare l'avvenimento della Nascita di Gesù, e stimola l'emozione con la coscienza di partecipare a momenti importantissimi per la propria e l'altrui vita. Questa emozione spinge a riflettere sui valori e sui contenuti dei propri convincimenti. Essa è di carattere estetico e religioso insieme, ed esprime la spiritualità di un moto che prende consistenza in un linguaggio ed in un'opera simbolici; con spunti rappresentativi di valori risuscitati nei discorsi e nei legami dell'oggi. Un luogo di dialogo tra le generazioni sui valori e sulle speranze sociali. La motivazione principale del presepe rimane sempre di carattere teologico; ed è quella di essere segno della memoria del Dio fatto uomo e della sua Presenza nella vita quotidiana dell'umanità. Un segno capace di evidenziare il messaggio evangelico dell'Incarnazione del Figlio di Dio, con la naturalezza del linguaggio agro-pastorale comprensibile ai più piccoli.


In maniera particolare il centro storico di Frattamaggiore da anni rappresenta un luogo privilegiato per le iniziative associative e formative legate alla costruzione del presepe, ai suoi significati artistici e culturali, e alla valorizzazione delle tradizioni natalizie. Diverse esperienze associative si sono vissute e succedute nella realizzazione di manufatti presepiali, cataloghi e mostre espositive che hanno dato lustro alla tradizione locale ed hanno arricchito la comunicazione e la condivisione dei valori umani e religiosi legati al Natale. A modo di esempio, insieme con altre esperienze locali similari, basti pensare alle numerose edizioni della Mostra di Arte Presepiale realizzata dalla Associazione Culturale Frattese “Insieme per il Presepe”, presieduta dal Dott. Giovanni Pezzullo di cara memoria, i cui cataloghi hanno avuto diffusa divulgazione ed hanno rappresentato artistici manufatti presepiali ed interventi letterari autorevoli, esprimendo un precipuo contributo frattese alla “civiltà del presepe napoletano”.
Come promotrice attuale del discorso riguardante l'arte presepiale, e la tradizione popolare natalizia locale, si pone oggi la Associazione Presepistica Frattamaggiore, che realizza la sua 3.a Mostra di Arte Presepiale nella suggestiva ed antica Chiesa di Maria SS.ma delle Grazie. Si tratta di un 'percorso' culturale i cui tratti li possiamo leggere direttamente nella presentazione apposta dal Presidente Pasquale Saviano al catalogo di quest'anno:

Basilica di San Sossio, Presepe nel Museo Sansossiano di Arte Sacra
Questo percorso, breve ma significativo fatto insieme a tutti voi, mi ha dato molto, ed io so che non riuscirò mai a ringraziare abbastanza quelli che, tra i nostri soci, si prodigano con entusiasmo nella realizzazione dei nostri progetti: dalla costruzione del grande presepe della Basilica di San Sossio, alle lezioni gratuite svolte con passione ed amore riempiendo di gioia e contagiando irrimediabilmente tutti quelli che le frequentano. Il corso di quest'anno ha permesso in particolare di realizzare ai partecipanti, vecchi e nuovi soci, due scenografie presepiali, che saranno messe in mostra con grande soddisfazione di maestri ed allievi, oltre alla realizzazione di cesti e modellato di cera e creta. Tra i tanti ringraziamenti il primo è quello per Mons. Sossio Rossi, parroco della Basilica di San Sossio e nostro Presidente Onorario, che oltre a concederci la sua partecipazione in tutti i progetti da noi realizzati, ci da la massima disponibilità degli spazi della Chiesa Maria SS. Delle Grazie per la realizzazione della mostra di arte presepiale”.

Il quadro ispirato al presepe dipinto da Gaetano Di Bernardo si inserisce, come brano interessante, nel discorso che da qualche tempo si sviluppa nella comunità locale, e che riguarda la valorizzazione dei significati del tradizionale simbolo del Natale.
Molti realizzatori dei presepi che si espongono in Fratta, nell'antica chiesa della Madonna della Grazia, sono i fanciulli di un tempo divenuti padri nella moderna transizione sociale, e sono portatori dell'esigenza di un recupero conoscitivo della tradizione e delle sue dimensioni comunitarie ed ambientali. Di fatti in molti loro presepi è presente l'ambientazione antica del paese, una immagine della città ricostruita e ripresentata per sottrarla all'oblio e al degrado.

Gaetano Di Bernardo, Presepe Frattese, dipinto esposto in Maria SS. Delle Grazie
Nel presepe dipinto di G. Di Bernardo vi sono elementi ulteriori che arricchiscono questo discorso. Il suo escamotage pittorico, che artisticamente assume caratteri originalissimi confrontabili ad esempio con le opere del naif croato, ci propone una certa antropologia urbana che si estende nel tempo e nel luogo della comunità frattese, assumendo i volti di personalità ed angoli che caratterizzano la storia della nostra città: dal Santo Patrono Sossio, centralmente osservante dalla Basilica, all'umile pettinatrice; dalla figurazione mariana locale della Madonna del Buon Consiglio, posta nella scena presepiale del cortile antico, alla presenza adorante della Natività del francescano beato Modestino. Attraverso la dipintura dei rappresentanti storici ed attuali, descritti nell'elenco allegato, della cultura, dell'arte, dell'economia, della politica, dello sport e della religione.

Una bella icona natalizia proponibile, per i suoi contenuti e messaggi, come stimolante rappresentazione dell'opportunità di realizzare anche per Frattamaggiore un doveroso Museo Civico.


giovedì 9 maggio 2013

Dalla croce al martirio. 2° seminario di studi sulla figura di san Sossio


Ripetita iuvant. La presentazione e l'analisi dell'iconografia di san Sossio, nei secoli della storia dell'arte dal '400 all'800, hanno assunto una espressione accademica essendo state affidate alle relazioni di docenti delle Università di Salerno e di Napoli svolte al seminario del 7 Maggio 2013 nella sala consiliare del palazzo comunale di Frattamaggiore. Acquisizioni particolari e trattazioni attese sulla tematica non si sono però completamente identificate con il sapere e l'acquisizione della ricerca nuova. I relatori hanno piuttosto operato una rivisitazione, una carrellata che ha riattraversato e riproposto con una certa sistematicità l'analisi storico-artistica di opere rappresentative della figura del santo martire patrono di Frattamaggiore, per altro ampiamente celebrata da qualche decennio con numerose opere apologetiche e agiografiche e con dettagliate mostre iconografiche prodotte nello stesso humus culturale in cui ha agito l'Arcipretura frattese che ha generato e promosso la valorizzazione museale e la conoscenza del patrimonio religioso e storico-artistico della Basilica Pontificia di San Sossio.

Interessanti sono stati i rilievi svolti dai docenti per le opere da loro considerate. Per il XV-XVI secolo Donato Salvatore ha considerato il polittico quattrocentesco del monastero dei Santi Sossio e Severino che si conserva al Museo di Capodimonte, i Corali miniati dello stesso secolo e dello stesso monastero conservati a Montecassino, la tavola cinquecentesca del Lama che si conserva nella Basilica frattese, e qualche altra opera. Per il '600 e il '700 Mario Alberto Pavone ha operato una lunga carrellata tra numerosi dipinti ed artisti che hanno rappresentato il martirio alla Solfatara di San Gennaro e degli altri santi campani, facendo riferimenti anche ad opere di Solimena e di De Mura presenti nella chiesa frattese. Almerinda Di Benedetto ha trattato soprattutto le opere ottocentesche di Altamura Maldarelli e D'Agostino presenti a Frattamaggiore nel Cappellone dei Santi Sossio e Severino.
Non vi sono stati riferimenti alla tradizione storiografica frattese e alla ricerca iconografica degli Autori locali che hanno scritto opere numerose nell'ambito degli studi storici e religiosi locali e che la gran parte degli argomenti accademicamente trattati hanno ampiamente anticipato ed approfondito.

Il 2° seminario di Studi su san Sossio rientra tra le iniziative previste a livello locale per celebrare durante l'Anno della fede (2013), indetto da Benedetto XVI, il 17° centenario dell'Editto di Costantino (313) che consentì ai Cristiani di professare liberamente la propria fede e di superare la fase delle persecuzioni. Il vescovo Spinillo, ordinario della sede di Aversa, ha colto l'occasione per esprimere la 'novità' di un atteggiamento devozionale verso i Santi patroni martiri che può scaturire da questa celebrazione anniversaria. Egli ha svolto un parallelo con il periodo post-costantiniano che vide l'opera della misericordia e della carità dei Cristiani affermarsi nelle relazioni sociali della civiltà romana e che portò l'imperatore Giuliano l'Apostata a riaccusare i Cristiani come causa della debolezza dell'Impero. Quell'imperatore per sottrarre l'iniziativa caritatevole ed assistenziale ai Cristiani propugnò un diretto intervento etico dello Stato. Il ricordo delle persecuzioni e dei martiri prima del 313 è sempre stato legato ad una religiosità popolare caratterizzata da esaltazioni devozionalistiche dell'esempio dei santi; un cristianesimo che si confronta consapevolmente con le strutture civili per attuare le forme contemporanee della carità può essere un esito indotto oggi da una nuova riflessione sull'esempio dei Martiri e dalla stessa celebrazione del 17° centenario dell'Editto di Tolleranza.

Bibliografia:
Biblioteca Storica e Agiografica Frattese
(Istituto di Studi Atellani, Pro Loco 'F. Durante', Basilica Pontificia San Sossio)



venerdì 18 gennaio 2013

Da Vienna a Frattamaggiore: la Via Severini


Prologo - La motivazione storica e spirituale dell'evangelizzazione del Norico è alla base della considerazione di San Severino come uno dei Santi Patroni dell'Austria e della Baviera. La stessa motivazione, estesa alla sua opera sociale e di soccorso alle popolazioni in difficoltà della frontiera danubiana dell'impero romano, in epoca recente lo ha fatto proclamare patrono particolare della Caritas austriaca.

La Via Severini, concettualmente legata al pellegrinaggio che oggi si fa verso la meta religiosa del santuario che custodisce le spoglie del monaco evangelizzatore, attraversa la storia e i luoghi che da Vienna a Frattamaggiore sono stati testimoni e custodi della sua opera e del suo culto.

1. Evangelizzazione del Norico - La Vita Sancti Severini fu scritta all'inizio del V secolo dall’abate Eugippo in 46 Capitula che ripercorrono le tappe della evangelizzazione dei popoli del Norico (Noricum: regione dell'impero romano corrispondente alle odierne Austria e Baviera), narrano la vicenda spirituale del santo monaco evangelizzatore fino alla sua morte, e descrivono la traslazione in Italia al seguito di Odoacre.
Da questa Vita si apprende che Severino nacque intorno al 410 e in giovinezza fu monaco contemplativo in oriente; si pensò che fosse di origine africana, ma la bontà del suo linguaggio latino lo fece ritenere figlio di nobile romano.
Nonostante la scarsità dei documenti circa l'origine e la giovinezza di Severino, la critica storica gli riconosce una formazione dottrinale ed ascetica realizzata al contatto con il pensiero dei Padri orientali e con il monachesimo basiliano.
Mentre era eremita Severino maturò la vocazione che lo portò a trasferirsi nel Norico e a svolgere opera di apostolato tra le genti di quella regione. Nel 454, ormai uomo maturo e “come nuovo Mosè”, egli raggiunse quelle terre che avevano subito le devastazioni di Attila, morto l'anno prima, e che vedevano il cristianesimo affermarsi con difficoltà nel miscuglio delle religioni praticate dalle genti della frontiera del Danubio.
Nella Romania danubiana esisteva una vita religiosa cristiana basata su una rete di monasteri e chiese sparse che aspettavano una guida unificante. Severino si presentò dotato di grande fascino e con un potere profetico e carismatico che aveva del miracoloso. Fu riconosciuto come uomo di Dio dalle genti barbare ed avviò la sua predicazione ispirata alla dottrina San Paolo e al desiderio del Regno di Dio; basò la sua opera soprattutto sulla carità verso i fedeli e verso gli stessi barbari.
La sua prima tappa fu Asturis (Klosterneuburg), la più orientale città del Norico. Di lì il suo impegno fu sempre più ampio e si diffuse per tutto il Norico occidentale, giungendo fino alla Rezia. A Favianes (Mautern) Severino fondò un monastero che elesse come sua sede principale, e a 5 miglia di distanza si costruì una celletta solitaria con la speranza di vivere in ritiro e contemplazione. Ma gli eventi lo costringevano ad agire nell'opera sociale e di soccorso alle popolazioni. Da Favianes la sua opera, sviluppata tra Vindobona (Vienna) e Passavia (Passau in Baviera), si estese con sistematicità per tutto il Norico e raggiunse la Drava.
Per realizzare la sua opera religiosa Severino pensò di fondare molti nuclei monastici, e cercò di dirigere la vita dei monaci con regole ben stabilite, basate sul consiglio sulla disciplina e sulla provvisorietà della dimora terrena; predilesse l'intervento colloquiale rispetto a quello formale e scritto proprio di altre Regole monastiche. Senza sosta egli ricordava ai suoi monaci che il distacco dalle cose del mondo era un bene irrinunciabile per la vita monastica.
La Regula Magistri precorritrice della Regula Benedicti fu sicuramente ispirata all'insegnamento di Severino e, nell'attribuzione all'abate Eugippo suo discepolo ed agiografo, fu scritta nell'ambito del monachesimo campano formatosi intorno al suo santuario napoletano.

2.Traslazione in Italia - Sei anni dopo la morte di Severino, nel 488, Odoacre ordinò l'evacuazione dei romani dalla Pannonia, regione contigua al Norico, e li fece trasferire in Italia per sfuggire le invasioni barbariche. I discepoli del santo, guidati dall'abate Lucillo suo successore e memori della sua volontà di far trasportare la sua reliquia in Italia, prepararono un'arca ed aprirono il suo sepolcro nel convento “juxta Fabiana”. Essi prelevarono il corpo ancora intatto e, tra il canto di salmi, lo posero nell'arca e si avviarono in Italia.
Si ebbe così la prima traslazione del corpo del santo, da Faviana al Montefeltro (altri dicono: Feltro, Monte Faletro o Feretro). Si narra che lungo la strada lo spirito di san Severino era di guida e di difesa per il seguito di monaci e di genti; e numerosi furono i miracoli che operò ad ogni tappa e lungo la via.
Il corpo sostò a Montefeltro fino al 492; fino a quanto il papa Gelasio non propose che fosse traslato a Napoli e deposto nel Castro Lucullano. Si ebbe così la seconda traslazione della reliquia di San Severino, che fu curata dall'abate Marciano, successore di Lucillo, e con il beneplacito di San Vittore, vescovo di Napoli. Fino ad un ventennio prima il Lucullano era stata la prigione dell'ultimo imperatore, Romolo Augustolo, deposto da Odoacre. Poi si preferì dare una destinazione più significativa a quell’edificio. Il Castro Lucullano si trasformò così nella sede di una comunità monastica, in un complesso di edifici sacri intorno alla tomba di san Severino che fu predisposta da una nobildonna aristocratica, Barbaria, forse la madre del deposto ultimo imperatore.

3. Monastero di Napoli - Nel 599 il papa Gregorio Magno indirizzava una lettera al vescovo san Fortunato di Napoli, al quale chiedeva di donare alcune reliquie di santa Giuliana e di san Severino – “sanctuaria beatorum Severini Confessoris et Julianae martyris” - alla nobildonna Januaria, la quale intendeva erigere un oratorio ai due santi. In altra lettera a Pietro suddiacono, lo stesso papa Gregorio espresse la volontà di consacrare a san Severino una chiesa in Roma e di ricevervi alcune reliquie di lui.
Nel X secolo si ebbe la terza traslazione del corpo del santo, dal Castro Lucullano al monastero napoletano urbano che venne a lui dedicato. Il monastero urbano era stato voluto da Atanasio II, vescovo di Napoli, che raccolse un gruppo di 15 monaci benedettini in una chiesetta situata al Vicus Missi, poi divenuto Vicus monachorum, che era stata fondata tra l'845 e l'847 dal nobile napoletano Adriano. La cronaca della traslazione fu scritta da Giovanni diacono negli Acta translationis Sancti Severini Abbatis. I saraceni avevano imperversato per le coste meridionali ed i napoletani furono costretti a distruggere in 5 giorni il Castro Lucullano, dove era venerato il corpo di san Severino. L'abate del monastero urbano chiese il corpo del santo al vescovo di Napoli Stefano III e al duca di Napoli Gregorio IV. La concessione di questi due personaggi consentì la traslazione che si realizzò il 10 settembre del 902 in pompa solenne con la presenza del Vescovo dei Chierici del Duca della nobiltà e con grande concorso di popolo. Giovanni diacono nella sua cronaca narra anche del prodigio di una pioggia di stelle che aveva accompagnato la notizia della morte del capo degli invasori saraceni.
La cripta del convento benedettino napoletano accolse le spoglie di San Severino, ed i monaci le tennero in grandissima venerazione. Grazie ai benedettini la memoria del santo monaco fu celebrata prima nei martirologi antichi come quello del Venerabile Beda, ed estesa poi in ogni contrada italiana ed europea.
Per circa nove secoli fino al 1807, epoca della soppressione degli ordini religiosi nel periodo napoleonico, le spoglie di san Severino riposarono nella cripta accanto alle spoglie del martire san Sossio traslate dai monaci dalla basilica di Miseno nella seconda metà del X secolo. In questo lunghissimo tempo il culto e la devozione del santo Abate, considerato grande precursore dell'ordine di San Benedetto, non fu separato da quello di san Sossio, e seguì le vicende storiche del monastero napoletano.
La presenza e l'importanza del Monastero dei Santi Severino e Sossio nelle vicende del Regno di Napoli, dal periodo bizantino del X secolo al periodo borbonico del XIX secolo, sono testimoniate a vari livelli da privilegi ed influenze culturali notevoli. Il monastero fu ritenuto da regnanti e popolari come un centro di religiosità, di arte e di dignità civile. L'abate e i suoi monaci erano tenuti in gran conto dalle dinastie e presenziavano nei consigli della nobiltà e nella gestione di vasti territori, diffondendo in ogni luogo la fama la devozione e la toponomastica legate al culto dei due santi.
A lungo la devozione popolare napoletana ha attribuito alla preghiera fatta sulla tomba di San Sossio e di San Severino la possibilità di liberare le anime del Purgatorio; e per secoli lo stemma del monastero ha contenuto la palma del Martire e il bacolo pastorale dell'Abate. Oggi il monastero è sede dell'Archivio di Stato di Napoli.

4. Basilica di Frattamaggiore - L'ultima traslazione del corpo del Santo, quella da Napoli alla Parrocchiale di Frattamaggiore, fu voluta dal frattese arcivescovo Michele Arcangelo Lupoli, il quale intese sottrarre le reliquie alla spoliazione in atto nelle chiese napoletane durante il periodo napoleonico quando furono soppressi gli ordini religiosi.
Le vicende della ricognizione del corpo e della sua traslazione sono le stesse che si raccontano per la traslazione di San Sossio, patrono di Frattamaggiore. Esse sono raccontate negli Acta inventionis Sanctorum corporum Sosii Diaconi ac Martyris Misenati et Severini Noricorum Apostoli, scritti nel 1807 dall'illustre prelato.
Attualmente le sacre spoglie del Santo patrono dell'Austria e della Baviera riposano nella Basilica Pontificia di Frattamaggiore in una magnifica cappella, ancora accanto alle spoglie di San Sossio. Ogni anno in questa città della Campania gruppi di austriaci e di studiosi del medioevo rinnovano, con la loro visita alla reliquia di San Severino, la devozione a questo grande santo mai dimenticato. 

Bibliografia: 
Pasquale Saviano, San Severino, Tip. Cirillo, Frattamaggiore 1995

Portale della meta religiosa frattese