mercoledì 29 luglio 2026

INVITO ALLA LODE E AL RENDIMENTO DI GRAZIE PER IL 50° DI MATRIMONIO

IL CROCIFISSO DEL DUOMO

DI CASERTA VECCHIA


Signore Gesù, crocifisso e risorto,

immagine della gloria del Padre,

Volto Santo che ci guardi e ci scruti,

per chiamarci alla conversione

e invitarci alla pienezza dell'amore

(S. Giovanni Paolo II)


Da qualche tempo, prima di celebrare le nozze nel Duomo di Caserta Vecchia, frequentavamo insieme il borgo antico di Casa Hirta disteso sulla dolce collina. Ci recavamo in ‘500 e da lassù, a 410 metri sul livello del mare, potevamo “allungare e spaziare lo sguardo a contemplare città e villaggi della sterminata pianura sottostante: Caserta Nuova con la Reggia e il Parco, Napoli con i Camaldoli, la Certosa e il Vesuvio, le isole di Capri, di Procida e di Ischia … e anche il gruppo delle isole Pontine, specchiate nella distesa lucida del Tirreno.”

(fr. Teofilo Napoletano ofm)

Nel raccoglimento della silenziosa Cattedrale dedicata a San Michele Arcangelo, incolonnata verso la prospettiva dell’antico Crocifisso ligneo pendente dall’alto dell’arco centrale dell’abside, Antonietta ed io maturammo la decisione di sposarci in quel luogo.

Ci sposammo in questa Cattedrale nella Vespertina del 29 Luglio del 1976, dedicata alla Festa dei santi amici di Gesù, Marta Maria e Lazzaro; con la benedizione del parroco frate Teofilo Napoletano ofm e di due sacerdoti amici, don Antonio Anatriello e don Salvatore Fratellanza; alla presenza dei nostri genitori e familiari e di numerosi amici. Una giornata memorabile e di riferimento nel tempo e nei significati della nostra vita.

Il nostro ritorno è frequente alla Cattedrale sulla collina, ove “tradizione di padri e atmosfera del semplice e dell’irreale ti mettono le ali, ti innalzano e ti incantano a contemplare, nonostante la solitudine, le bellezze recondite di uno stupendo monumento di fede e di arte.”

(fr. Teofilo Napoletano ofm)).

Ricco di significati soprattutto il ritorno per gli anniversari del nostro matrimonio (es: 25° e 30° celebrati con il parroco don Pietro De Felice, e oggi 50° celebrato con il parroco don Franco Catrame).


Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli,
chi non giura con inganno.
Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.

(Sal 23(24), 3-5)


La preghiera è una sorgente di energia ed è un cammino verso l’incontro con il Signore. Lessi questo concetto da giovane in un libro delle Paoline, e l’ho sempre vissuto come una forma del personale dinamismo spirituale. Le quasi 2 ore di percorrenza in bicicletta, con l’ascesa finale verso il borgo antico sulla collina, da casa mia di Fratta al Duomo di Caserta Vecchia, erano il tempo della preghiera e del cammino per stare ogni tanto in silenzio dinanzi al Crocifisso dell’abside, icona amata della celebrazione del nostro matrimonio.


Della storia del Crocifisso ligneo di Caserta Vecchia ha dato notizia fra Teofilo Napolitano, parroco dal 1949, nella sua Guida al Duomo del 1974 e del 1981. Il frate francescano lo data alla fine del ‘500 e racconta di averlo rinvenuto nel Luglio del 1949 “abbandonato per terra” e “impasticciato da uno spesso strato di stucchi” durante la riapertura della Cattedrale dopo 9 anni di chiusura dallo scoppio della 2.a Guerra Mondiale.


Grazie all’impegno del frate, che sembra rivivere l’esperienza vissuta da San Francesco con il Crocifisso di San Damiano, il Crocifisso del Duomo diviene l’icona centrale per la rinascita e lo splendore della Cattedrale antica. Il 10 ottobre 1965 essa “ripulita, risanata, è rinforzata, ringiovanita, finalmente riconsacrata dalle Autorità dell’Ordine dei Frati Minori … tornò a splendere della sua bellezza di fede e di arte”.