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domenica 15 settembre 2019

Don Mimì Padricelli, ritratto di un prete


MEMORIA

La memoria ufficialmente condivisa del sacerdote Domenico Padricelli (1935-2000) è leggibile sul portale della Parrocchia del SS.mo Redentore di Frattamaggiore in Diocesi di Aversa (vedi: parrocchiassredentore.it). Soprattutto quella che riguarda gli anni in cui egli fu parroco (1968-2000). Grazie al devoto omaggio tributatogli dal fratello don Antonio Padricelli, suo successore alla guida parrocchiale, e dalla comunità ecclesiale che continua a vivere nello spirito impresso e testimoniato dalla pastorale di don Mimì, si possono leggere molte sue omelie e scorrere una vasta galleria di foto e di testimonianze.

La figura di don Mimì è oggi particolarmente ricordata dalla numerosa schiera dei giovani che negli anni 60’ del secolo scorso vissero l’esperienza dell’Azione Cattolica giovanile (GIAC) nella Parrocchia cittadina di San Rocco, quando giovane sacerdote collaboratore del parroco Giuseppe Ratto fu loro assistente ecclesiastico. Questi, tra i quali ci sono anche io, lo ricordano comunitariamente e personalmente sia come amico più grande, e sia come padre spirituale che ha orientato il loro cammino di fede e di vita ecclesiale. 


Oggi, quasi tutti di età intorno ai settant’anni, e grazie ai social, hanno dato vita ad un dialogo commemorativo ed attuale per verificare i persistenti valori e i percorsi di vita sviluppati grazie anche all’esempio e alla guida di don Mimì. E lo vogliono ricordare (il 27 settembre 2019) con una celebrazione eucaristica, in suffragio anche di Michele Imbembo, Antonio Del Prete e di altri defunti che facevano parte della GIAC, e con un ritrovarsi insieme in San Rocco nella preghiera e nella riflessione ecclesiale.
Per l’occasione ho voluto recuperare qualche spunto autobiografico di don Mimì e qualche significativo contenuto scritto e trasmesso con il suo insegnamento.


CENNI BIOGRAFICI

Domenico Padricelli nacque il 13 Aprile del 1935. Compì gli studi teologici al Seminario di Salerno e, a 24 anni, il 12 Luglio 1959 fu ordinato sacerdote nella Cattedrale di Aversa dal Vescovo Antonio Teutonico. Insegnò Religione nelle Scuole Statali e Materie Letterarie al Seminario di Aversa. Fu Assistente spirituale degli allievi dell’Istituto delle Suore Piccole Ancelle di Cristo Re in Frattamaggiore. Fu Assistente Ecclesiastico dei Giovani della GIAC di San Rocco in Frattamaggiore. A 32 anni, il 7 Novembre 1967, fu nominato Parroco del SS. Redentore e il 7 Gennaio 1968 ne prese il possesso canonico. Mori il 5 Aprile del 2000.
Dalle sue omelie e dai suoi scritti pubblicati sul portale del SS.mo Redentore, si ricavano brani che riguardano la sua biografia, la sua spiritualità ed il suo insegnamento.



OMELIE

Don Mimì ricorda gli anni al Seminario di Salerno nel giorno dell’accoglienza del vescovo Mario Milano, che fu suo compagno negli studi teologici e ordinato un anno dopo don Mimì:

BENVENUTO! (15/11/98)
Eccellenza Rev.ma, grandissima è la gioia, che io provo per la Sua presenza qui tra noi, quest'oggi. E il cordialissimo benvenuto, che io Le rivolgo anche a nome dell'intera comunità parrocchiale del SS. Redentore è lo specchio fedele di questa gioia.
Grazie, Eccellenza , per essere venuto con sommo piacere e per amministratore il sacramento della Confermazione e per incontrarsi, per la prima volta, coi fedeli di questa Parrocchia e per stare più a lungo con me, suo ex-compagno di SEMINARIO. Eccellenza, mi permetta, all'inizio della sacra liturgia eucaristica, di dire, alla presenza di tanti fedeli, della grande amicizia che ci lega sin dagli anni di Seminario, ove abbiamo compiuto insieme gli studi teologici, ove abbiamo ricevuto la necessaria formazione per accedere al sacerdozio! Come non ricordare il Suo e mio padre spirituale (Mons. Gian Luigi Fontana, cui Dio conceda ancora molti anni di vita perché ci guidi con i suoi saggi consigli)? Come non ricordare il rettore del Seminario Mons. Antonio Verrastro, di felice memoria; e i professori e i compagni di studio?
Chi mai avrebbe pensato che uno di questi sarebbe un giorno diventato “mio” Vescovo? Chi mai avrebbe pensato che lo studente di teologia Mario Milano, sarebbe diventato arcivescovo-vescovo della diocesi di Aversa?
Eccellenza, mi scusi se, sia pure brevemente, mi sono lasciato prendere dall'onda dei ricordi. “Os loquitur ex abundantia cordis”!


Nel 25° anniversario della sua ordinazione sacerdotale (12 Luglio 1984) don Mimì volle fare memoria di quel giorno ed offrire la testimonianza di una bella riflessione sul sacerdozio e sulla sua vita sacerdotale:

Il 12 luglio 1959, nella cattedrale di Aversa, dal Vescovo A. Teutonico ricevetti la S. Ordinazione Sacerdotale.
Sicché, da quella data son trascorsi ben 25 anni, vissuti, grazie a Dio, senza alcun rimpianto.
Per l'occasione, sento il bisogno di riflettere sulla vera identità del sacerdote alla luce del Vangelo, del Vaticano II, dei continui insegnamenti del Papa e dei Vescovi e della mia esperienza pastorale. Innanzitutto, il sacerdote non è - non deve essere - un mestierante, un tecnico, un professionista, un sindacalista, un tuttofare, un “manager”.
Il sacerdote non deve imitare completamente i laici nei loro metodi e nel loro linguaggio. Il sacerdote non deve, magari col pretesto di conquistare anime, accondiscendere ai gusti della gente, confondendo ciò che piace con ciò che giova: finché si accontentano i gusti della gente - che si pasce solo di esteriorità e di cose materiali, per non dire di peggio, - non si miglioreranno mai le persone, non si formeranno mai degli autentici cristiani. Il volere ad ogni costo accontentare i gusti della gente non è espressione di modernità, ma di mondanità.
Il sacerdote non deve temere la impopolarità, perché non è la popolarità, non è il plauso della gente, non è il rumore che si fa, che garantiscono la retta impostazione e l'efficacia dell'opera apostolica di un sacerdote.
La missione .del sacerdote oggi è più che mai attuale; il mondo ha, più che mai, bisogno della testimonianza e della parola del sacerdote, a condizione, però, che questi resti fedele all'essenza della sua vocazione, che sarà sempre quella di vivere senza riserve per Dio e per le anime, quella di essere uomo di preghiera, quella di annunciare il Vangelo - tutto il Vangelo -, quella di amministrare i Sacramenti, di dedicare un amore speciale per i poveri, per gli emarginati, per gli infermi.
Il sacerdote deve tendere alla santità più dei laici. Senza questo anelito di santità, egli è nulla; senza l'ideale di santità, il suo impegno nelle opere e nelle strutture apostoliche, anche se aggiornate, è destinato ad impoverirsi e, a lungo andare, ad inaridirsi.
Nella ricorrenza del mio giubileo sacerdotale rinnovo, in modo più convinto e deciso, il "sì" che pronunziai all'altare della S. Ordinazione.
Sì, io intendo andare avanti con retta intenzione. E Dio mi conceda di cadere sulla breccia! E ciò che di penoso mi accadrà, sia come legna sul fuoco del mio amore divino: che io mi mantenga acceso sino a consumarmi d'amore e nell'amore, nel nascondimento!
Non fu così di Gesù? Non disse Gesù: “Attirerò a me le anime dall'alto della Croce”?
Non è forse vero che le ingratitudini e le incomprensioni, amate ed accettate per Gesù, sono feconde di conversioni e di salvezza?


Nel 31° anniversario (7 gennaio 1999) della sua entrata come parroco del SS.mo Redentore, don Mimì narrò brevemente il suo percorso di vita sacerdotale e offrì ancora una riflessione molto significativa per la spiritualità e per la pastorale parrocchiale:

Il 7 gennaio 1968 (31 anni fa), presi possesso canonico di questa parrocchia (cioè diventavo parroco, a pieno titolo, di questa chiesa), succedendo al parroco Gennaro Pezzullo, che aveva rassegnato le dimissioni per motivi di età avanzata e di salute malferma. Diventavo, ancora giovanissimo sacerdote, parroco, dopo di aver svolto delicati incarichi, quali l'insegnamento di religione nelle scuole statali e di materie letterarie del Seminario di Aversa, e l'assistenza spirituale agli allievi dell'Istituto delle Suore “Piccole Ancelle di Cristo Re”, e ai Giovani di Azione Cattolica nella parrocchia di San Rocco, in Frattamaggiore.
Mentre ricordo con gratitudine il Vescovo Cece, di venerata memoria, che mi volle, ad ogni costo, parroco di questa Chiesa, RINGRAZIO DIO per avermi aiutato in questi anni nell'esercizio della mia missione di parroco, e RINNOVO i propositi, che feci nel lontano 7 gennaio 1968 durante la Messa , che celebrai allora, per la prima volta come parroco di questa Chiesa; ecco: mi impegno ad essere, con l'aiuto di Dio, sacerdote, sempre e solo sacerdote, pronto a dare e a darmi, per amore, alle anime. Non vorrò essere un prete semplice FUNZIONARIO, né un prete tutto-fare. Vorrò evangelizzare, predicare – con l'esempio e la parola – il Vangelo nella sua interezza e nella sua autenticità, senza temere le critiche, la impopolarità, perché non è il plauso della gente, non è il rumore di ciò che si fa che garantiscono la retta impostazione e l'efficacia dell'apostolato di un parroco. “Guai a voi – disse Gesù quando tutti diranno bene di voi” (Lc. 6, 25) e “Il bene fa poco rumore, il rumore fa poco bene” ha scritto l'abate Chautard.
Vorrò essere “uomo di preghiera” e, docile alla volontà di Dio agire in piena sintonia con gli insegnamenti del Papa e dei Vescovi. Che Dio mi aiuti a non cedere allo scoraggiamento di fronte agli insuccessi e alle difficoltà dell'apostolato che Dio mi aiuti ad essere fedele a tutti i miei impegni, fino a quando Egli vorrà, fino a quando il Vescovo vorrà.
E a voi fedeli rinnovo l'invito a collaborare, ad aiutarmi, perché un parroco non può fare tutto da sé e perché la parrocchia SIETE VOI. Se volete che la parrocchia viva, dovete lavorare anche voi, collaborando in diversi modi. Lo so: queste cose le ho dette tante volte con scarsi risultati. Ricordate: un vero cristiano non può pensare solo a sé, non può essere semplice spettatore in una comunità parrocchiale. DUNQUE, ci si svegli tutti dal letargo, ci si mobiliti un po' tutti! Basta che mi chiediate, fuori di Messa, che cosa c'è da fare!
TUTTI – PARROCO E FEDELI – AL LAVORO! Perché…SENZA LA PARTECIPAZIONE DI TUTTI NON C'È VERA COMUNITÀ PARROCCHIALE.


Tra le omelie di don Mimì che si leggono sul portale del Redentore, si ritrova qualcuna ricca di spunti esortativi per la catechesi ai giovani. Personalmente con questa lettura mi pare di riascoltare l’insegnamento da lui ricevuto insieme con gli altri giovani della GIAC San Rocco, quando egli era nostro Assistente e ci invogliava ad integrare la nostra riflessione, sulla fede e sul discernimento vocazionale, con la lettura di opere spirituali (Imitazione di Cristo) e di libri dedicati alla guida e alla formazione dei giovani (in particolare quelli scritti e dedicati ai giovani da mons. Toth Tihamer):

GIOVANI !
“ Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna ? ” (Mt. 19, 16 ss).
Anche ciascuno di voi si pone di simili interrogativi: “Qual è il senso della vita? In che direzione orientarla? Su quale fondamento devo costruirla ? Su quali mezzi fare affidamento? Se desiderate, GIOVANI, trovare una risposta a tali domande, che forse angosciavano anche il giovane del Vangelo, AVVICINATEVI - come questi - al Maestro, CERCATE CRISTO, che è maestro, modello, amico, CRISTO, che è colui che ha parole di vita eterna.
Cercatelo nella preghiera, nel dialogo sincero ed assiduo con Lui!
Cercatelo nella Sua Parola, nei Vangeli!
Accostatevi ai Sacramenti della Confessione e dell'Eucaristia!
Così troverete risposta a tutte le vostre inquietudini e scoprirete con gioia che la coerenza di vita, ch'Egli ( Gesù ) vi chiede, è la porta per ottenere la realizzazione degli aneliti della vostra anima .
“SE VUOI ENTRARE NELLA VITA, OSSERVA I COMANDAMENTI”, rispose Gesù al giovane.
Cari giovani, per entrare nella vita, per giungere al Cielo, bisogna osservare i Comandamenti (“NON UCCIDERE” etc ).
Dovete amare Gesù con le opere, vivere con coerenza alla luce del Vangelo. Non guardate mai ai comandamenti come a qualcosa di negativo, come a qualcosa che limita la libertà. Al contrario, nell'osservazione dei Comandamenti è anche il segreto, per conseguire la felicità già in questa vita. Giovani, la vera felicità è non nel piacere, non nel possesso dei beni materiali, non nella sete di potere; si è felici per quello che si è, non per quello che si ha: la felicità vera è dentro il cuore, è nell'amare, è nel darsi per il bene degli altri senza attendersi nulla in cambio. La vera felicità è nell'amore verso Dio e il prossimo, amore, ch'è la sintesi dei Comandamenti.
E ciò non è facile. Sì ! Spesso c'è bisogno di grande coraggio, per andare contro corrente, contro la mentalità di questo mondo. Ma è l'unica via per costruire una vita riuscita in pieno.
“IL GIOVANE disse poi a Gesù:- Tutto questo io l'ho fatto! – Sin dalla mia adolescenza (Mc. 10, 20).
Quel giovane aveva osservato i comandamenti; per questo, osò avvicinarsi con fiducia a Gesù; per questo osò chiamarlo Maestro.
Se voi, ragazzi e ragazze che mi ascoltate, desiderate riconoscere Gesù, dovete essere disposti ad osservare i Comandamenti. Se talvolta Il volto di Gesù svanisce dalla vostra vita, se qualche volta vi assale il pensiero che Dio non esiste, chiedetevi seriamente se state osservando i Comandamenti.
Non dimenticare che spesso la perdita della fede non è una problema intellettuale, ma una questione di comportamento. E ricordate che il primo passo per recuperare una fede apparentemente perduta, può essere quello di accostarvi al Sacramento della Penitenza, nel quale lo stesso Gesù vi aspetta per perdonarvi, per abbracciarvi, per incominciare una nuova vita. E, se nonostante i vostri sforzi per seguire Cristo, alcune volte siete deboli e cedete alle tentazioni, trasgredendo i Comandamenti, non vi scoraggiate!
Cristo continua ad attendervi, Cristo l'unico amico che non vi delude mai!
GIOVANI! SIATE GENEROSI NEL SEGUIRE GESÚ PIÚ DA VICINO! SIATE DISPOSTI PERSINO A DEDICARGLI TOTALMENTE IL VOSTRO CUORE!
INSOMMA, DITE SEMPRE “SÍ” AL CRISTO ED EGLI VI COLMERÁ DELLA VERA GIOIA.



Un’altra omelia per i giovani svolta in occasione della XII GMG - Giornata Mondiale della Gioventù - di Parigi ( Agosto 1997):

XII GIORNATA MONDIALE – AGOSTO '97 – PARIGI
… Ricordate i discepoli che, accorsi sulle rive del Giordano per ascoltare le parole dell'ultimo dei grandi profeti, Giovanni il Battezzatore, si videro indicare in Gesù di Nazaret il Messia, l'agnello di Dio? Essi, incuriositi, decisero di seguirlo a distanza, quasi timidi e impacciati, finchè Gesù stesso, voltatosi domandò: “Che cercate?”, suscitando quel dialogo che avrebbe dato inzio all'avventura di Giovanni, di Andrea, di Simone, Pietro e degli altri apostoli (Gv 1, 29 – 51).
Viviamo in un'epoca di grandi trasformazioni, nella quale tramontano rapidamente ideologie che sembravano dover resistere a lungo all'usura del tempo. L'umanità si ritrova spesso incerta, confusa e preoccupata, ma la parola di Dio non tramonta e, nel mutare degli eventi, resta stabile e luminosa. La fede della Chiesa è fondata su Gesù, unico Salvatore del mondo: ieri, oggi e sempre (Eb 13, 8). CARI GIOVANI!
Riandando col pensiero alle vostre parole negli incontri che ho avuto la gioia di vivere durante… mi pare di leggervi, pressante e viva, la stessa domanda dei discepoli “Maestro dove abiti?”.
SAPPIATE riascoltare, nel silenzio della preghiera, la risposta di Gesù: “venite e vedrete”. CARI! Come i primi discepoli, SEGUITE GESU'!”, non abbiate paura di avvicinarvi a Lui, di varcare la soglia della sua casa, di parlare con Lui faccia a faccia, come ci si intrattiene con un amico.
Non abbiate paura della “vita nuova” ch'Egli vi offre: Lui stesso vi dà la possibilità di accoglierla e di metterla in pratica, con l'aiuto della sua Grazia e il dono del suo Spirito.
E' vero: Gesù è un amico esigente, che indica mete alte, chiede di uscire da se stessi per andargli incontro, affidando a Lui tutta la vita.
Ma - vi domando- è meglio rassegnarsi ad una vita senza ideali o piuttosto cercare generosamente la verità, il bene, la giustizia, anche a costo di dover affrontare le prove che ciò comporta?
Abbattete la barriere della superficialità e della paura! Conversate con Gesù nella preghiera e nall'ascolto della Parola; gustate la gioia della riconciliazione nel sacramento della Penitenza, ricevete il Corpo e il Sangue di Cristo nell'Eucaristia; accoglietelo e servitelo nei fratelli, specie nei poveri, negli emarginati.
“Venite e vedrete”
Gesù abita particolarmente nelle vostre parrocchie, nelle comunità in cui vivete, nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali, di cui fate parte.
Così, illuminati dalla parola e fortificati dal Pane dell'Eucaristia (non manchi mai il Pane eucaristico nella vostra vita, chè da esso potrete trarre la forza per testimoniare la fede!), VOI – GIOVANI – siete chiamati ad essere Testimoni credibili del Vangelo di Cristo; VOI – GIOVANI – siete chiamati a costruire, come veri missionari di Cristo, la civiltà dell'amore.


Ancora per i giovani, dal suo Testamento Spirituale:

Mi rivolgo a voi, giovani. Siete voi, che cercate, più di tutti, la strada giusta della vita, desiderate conoscere la verità e volete vivere la vita nella sua pienezza. Siate veramente coscienti che solo Gesù vi può dare questo. Solo lui può dirvi: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv.14,6).


Tra le omelie di don Mimì si legge anche una dedicata a Maria in occasione della solennità dell’Immacolata Concezione del 1994. Per le lodi alla Vergine egli filialmente fa riferimento alle parole della preghiera formulata dal santo padre Pio XII. Il culto e la devozione mariana sono sempre stati aspettì irrinunciabile della pastorale ecclesiale e giovanile di don Mimì. Ancora personalmente ricordo le raccomandazioni a noi giovani per l’affidamento a Maria nella nostra vita spirituale e di fede. Nel 1967, di ritorno da una esperienza biennale di lavoro lontano dal paese, volli significargli il tesoro delle sue raccomandazioni con il dono di una statuina in gesso della Madonna che acquistai presso le Paoline di Piazza Immacolata di Taranto. Leggiamo la sua omelia mariana:

Le verità di fede (= i dogmi) finora definite dalla Chiesa a riguardo della Madonna sono 4: in ordine cronologico,
• la divina MATERNITÁ (nel concilio di Efeso, 431),
• la perpetua VERGINITÁ (nel Lateranense 1 o , 649-653),
• l'IMMACOLATA CONCEZIONE (dal papa Pio IX, 8. 12. 1854),
• l'ASSUNZIONE CORPOREA (dal papa Pio XII, 1. 11. 1950).

Oggi si festeggia l'Immacolata Concezione di Maria, per cui crediamo ch'Ella, “fin dal 1 o istante dalla sua concezione nel grembo materno, per singolare privilegio di Dio e in virtù dei meriti di Gesù, fu preservata dal peccato originale”. Mentre rinnoviamo la fede in questo dogma, rivolgerò a Maria la preghiera composta da Pio XII:
“Rapiti dal fulgore della tua celeste bellezza e sospinti dalle angosce del secolo, ci gettiamo tra le tue braccia, o Immacolata Madre di Gesù e Madre nostra, Maria, fiduciosi di trovare nel tuo Cuore l'appagamento delle nostre aspirazioni e il porto sicuro fra le tempeste, che da ogni parte ci sospingono.
Benché avviliti dalle colpe e sopraffatti da tante miserie, ammiriamo la ricchezza di eccelsi doni, di cui Dio ti ha ricolmata al di sopra di ogni altra creatura, dal 1 o istante del tuo concepimento fino al giorno, in cui, assunta in cielo, ti ha incoronata Regina dell'Universo.
O FONTE limpida di fede, irrora con le eterna verità le nostri menti! O GIGLIO flagrante di santità, avvinci i nostri cuori col tuo celestiale profumo! O TRIONFATRICE del male e della morte, ispiraci orrore al peccato. Ascolta, o PREDILETTA di Dio, l'ardente grido, che da ogni cuore fedele s'innalza a Te: chinati sulle doloranti nostre piaghe! Muta le menti dei malvagi, asciuga le lagrime dei sofferenti, conforta i poveri, spegni gli odi, addolcisci gli animi, custodisci il fiore della purezza soprattutto nei giovani. PROTEGGI LA CHIESA ! FA' che tutti sentano il fascino della bontà! Nel tuo nome tutti si riconoscano fratelli e membri di una sola famiglia, su cui risplenda il sole di una universale e sincera pace!
ACCOGLI, o madre dolcissima, le umili nostre suppliche e ottienici soprattutto che possiamo un giorno ripetere dinanzi al tuo trono, beati con Te, l'inno che oggi si leva intorno ai tuoi altari in ogni parte del mondo cattolico:

TUTTA BELLA SEI, O MARIA!
TU GLORIA, TU LETIZIA, TU AMORE DEL NOSTRO POPOLO!
COSI SIA!



Concludo con la lettura di una preghiera che don Mimì ha personalmente lasciato alla comunità ecclesiale:

Fedeli carissimi,

io sono il vostro parroco, ossia proprietà vostra,

come vostra è l'abitazione, come vostra è la vita.

Voi avete un cuore che vi appartiene,
voi avete una vita che vi appartiene:
ecco, io sono il vostro parroco.
Sono tutto per voi.
Il mio programma è molto semplice:
salvare le vostre anime.
Per voi dovrò pregare, soffrire, agonizzare.
Giuro che lo farò!
Che Gesù mi conceda di essere ciò che egli vuole che io sia,
che mi conceda di pensare ciò che egli vuole che io pensi,
che mi conceda di fare ciò che egli vuole che io faccia,
che mi conceda di dire ciò che egli vuole che io dica,
che mi conceda di amare coloro che egli mi dà da amare!
Che Gesù mi dia il coraggio di soffrire con amore
ciò che egli vuole che io soffra,
in lui e per lui,
sempre!
Amen!

Don Domenico Padricelli


FONTI ICONOGRAFICHE
Parroccchia Ss.mo Redentore
Parrocchia San Rocco
Fototeca di Alessandro Gelso, Alfonso Minicucci, Antonio Anatriello e di altri della GIAC San Rocco
Fototeca personale

martedì 11 settembre 2018

Giuseppe Ratto parroco di San Rocco


La comunità parrocchiale di San Rocco di Frattamaggiore ha sempre manifestato nella sua storia, ormai secolare, una vitalità di iniziativa e di testimonianza ecclesiale esemplare ed attrattiva per la chiesa e la popolazione locale. La fede popolare si è sempre positivamente incrociata con la guida e le attività pastorali che hanno trovato nei parroci e nelle figure sacerdotali operanti in parrocchia riferimenti sicuri, zelanti ed onorati. La storia della Parrocchia è ricca di luoghi idenditari, di spunti formativi e di preziosa documentazione.
La figura di mons. Giuseppe Ratto, che ha guidato la Parrocchia per 36 anni dal 1963 al 1999, si orna particolarmente di queste caratteristiche della comunità parrocchiale di San Rocco, e si esprime inoltre nella singolarità di una ricerca teologica instancabile, sempre interessata allo studio della Storia della Chiesa, e nella silenziosa ed efficace animazione della Carità parrocchiale.
Opero una breve presentazione in occasione della celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo di Aversa, Mons. Angelo Spinillo, che si tiene il 14 settembre 2018 per il decennale della dipartita di don Ratto nella Basilica Pontificia di San Sossio. Utilizzo in primo luogo le parole del Parroco Ratto pronunciate la Vigilia di Natale del 1991 durante l’omelia in memoria del sacerdote don Pasqualino Costanzo. In secondo luogo propongo alcuni spunti della storia parrocchiale di San Rocco ricavati da: P. Saviano, Il culto di San Rocco a Frattamaggiore, Roma 2010. In terzo luogo propongo la lettura del testo da me preparato per la pagina diocesana di Avvenire riguardante il saluto del Parroco Ratto e l’accoglienza del nuovo Parroco don Armando Broccoletti.

Le parole di Mons. Giuseppe Ratto per don Pasqualino Costanzo:



Dalla storia parrocchiale di San Rocco


LA CHIESA DI SAN ROCCO
Fu fondata a recupero dell'antica funzione religiosa e devozionale dell’eremo di San Rocco connesso alla cappella medievale di Santa Giuliana, patrona di Fratta, situata alle propaggini campagnole del paese, sul percorso dell'antico acquedotto che da Arcopinto giungeva ad Atella.
Essa recuperò anche la tradizione della Congrega plateare dell'Arco che nel '700 aveva formata la Congrega di San Rocco come suo ramo giovanile.
Alla sua fondazione è intimamente connessa l'opera e la religiosità del Cav. Ignazio Muti, priore della Congrega di San Rocco, il quale con l'obolo popolare riuscì a far costruire la splendida chiesa che oggi si ammira. Alla sua storia è legata anche la cura delle anime dei funari di Piazza Miseno.
La prima pietra fu posta nel 1899, l‟edificazione fu completata nel 1912; la comunità del quartiere già fruiva delle celebrazioni liturgiche essenziali, quando fu istituita la parrocchia nel 1919. Il tempio eretto con l’obolo popolare, appassionatamente raccolto per decenni da Ignazio Muti, fu affidato al parroco Nicola Capasso, un sacerdote preparato ed entusiasta. Don Nicola, che divenne poi Rettore del Seminario di Aversa e Vescovo di Acerra, utilizzando tutti i mezzi che allora metteva a disposizione la metodologia pastorale più moderna (stampa, proiezioni, catechesi, attività associative, viaggi, contatti nazionali e internazionali), trasformò la chiesa di San Rocco in un santuario frequentatissimo e in un centro di attività vocazionale.
Con quei fondamenti anche la comunità parrocchiale, nel corso del tempo e degli eventi, con i diversi pastori, con le vocazioni, i ministeri e le attività legate alle emergenze delle varie epoche fino ad oggi, ha vissuto una storia ricca di significati religiosi, di esperienze intense della fede e di sincera testimonianza della carità e della vita cristiana.
Per mantenere la sua bellezza architettonica ed il suo decoro la chiesa nel corso del tempo ha richiesto interventi, restauri e aggiustamenti. I vari parroci si sono tutti impegnati per il consolidamento delle strutture e per arricchirla di opere artistiche e religiose.
Si sono così susseguiti i completamenti e i restauri del 1924–1927 con il parroco Nicola Capasso, gli interventi post-terremoto degli anni 30-40 e post-bellici degli anni 50-60 dei parroci Carlo Capasso e Luigi Ferrara, gli interventi per il consolidamento della statica e post-terremoto degli anni 70-80, insieme con la cura continua del decoro ecclesiale fino alla fine degli anni 90, del parroco mons. Giuseppe Ratto.


Con il parroco Armando Broccoletti la chiesa ha assunto il volto attuale con i vari aggiustamenti e restauri interni ed esterni, con il riconsolidamento della cupola e con l’apertura del parco San Rocco alle attività del territorio.


GIUSEPPE RATTO - I rilievi sui parroci di San Rocco redatti da P. Costanzo contengono anche notizie circa il parroco Giuseppe Ratto. Si apprende che questi fu ordinato sacerdote nel 1945, fu per qualche anno segretario del Vescovo di Policastro, il frattese Mons. Federico Pezzullo, e fu parroco per più di un decennio di Santa Eufemia di Carditello (dal 1953).
Fu nominato parroco di san Rocco nel 1964. Il popolo ne ebbe molta soddisfazione ed il Vescovo di Aversa, Antonio Cece, organizzò per lui, nel giorno solenne della presa di possesso, una splendida accoglienza. P. Costanzo mette anche in risalto la praticità e la sensibilità del parroco Ratto, sottolineando il suo zelo pastorale, l'impegno per la gioventù e gli sforzi fatti per il decoro e il restauro della chiesa.


Affidiamo la conclusione di questa cronaca storica al resoconto, preparato dall’autore per la pagina diocesana dell’Avvenire, dello storico momento del passaggio delle consegne dal parroco Ratto al parroco Broccoletti:


LA COMUNITA' PARROCCHIALE DI SAN ROCCO DI FRATTAMAGGIORE
SALUTA MONS. GIUSEPPE RATTO 
ED ACCOGLIE DON ARMANDO BROCCOLETTI
La nomina del nuovo parroco di San Rocco, celebrata nella messa vespertina del 12 c.m., è stata motivata dalla “età veneranda” del mons. Giuseppe Ratto, il quale rimane nella comunità come “parroco emerito” e come “primo tra i suoi filiani”; ed è stata motivata dalla necessità di dotare la guida della Parrocchia dell'apporto di nuove “energie fisiche”. I termini sono stati utilizzati nel dialogo pastorale che è stato proposto da S.E. l'Arcivescovo Mario Milano e che ha coinvolto la testimonianza del laico Vincenzo Vitale, l'intervento commosso di mons. Ratto e la presentazione di don Armando Broccoletti.
In una chiesa stracolma di fedeli, grazie pure alla presenza di una numerosa rappresentanza della comunità dello Spirito Santo di Casale di Principe presso la quale don Armando Broccoletti in precedenza aveva svolto il ministero di parroco, un solenne e particolare momento di riflessione si è vissuto quando sul finire della celebrazione ha preso la parola mons. Ratto.
Come appoggiandosi ad un bacolo spirituale egli ha intercalato il verso del salmo “Il Signore è il mio pastore e nulla mi manca”, e nel suo stile omiletico di sempre, che riverbera la grandezza teologica dei contenuti in un genere spontaneamente mutuato dall'arte antica della 'sacra eloquenza' e teso alla comunicazione di essenziali stimoli pastorali, ha narrato a grandi linee i suoi 36 anni di parroco di San Rocco ed ha prospettato importanti direzioni per il futuro della Parrocchia affidata al nuovo parroco. Il contesto storico più che trentennale ha rappresentato lo sfondo del suo ricordo, nel quale sono affiorate le figure di Vescovi come Teutonico e Gazza che hanno segnato, specialmente l'ultimo, la sua vita sacerdotale e spirituale. La comunione ecclesiale e la preghiera sono state quindi prospettate come i vincoli che legano il Parroco al suo Vescovo e alla sua Comunità, in una visione della Chiesa di Cristo che permane nei tempi che passano. Un grande insegnamento quello di mons. Ratto che, sempre attivissimo, opererà sicuramente per moltissimo tempo.


Accanto al nuovo parroco don Armando Broccoletti, nella guida spirituale dei fedeli della parrocchia, il cui territorio si estende nel moderno ambiente urbano della città, continuerà ad operare pure don Mimmo De Rosa, amatissimo e giovanile sacerdote, grande organizzatore
delle attività ecclesiali. In queste ultime sono impegnate pure le due Comunità religiose della parrocchia, le suore degli Istituti M. P. Brando e Cristo Re, ed altri gruppi laicali.
La cerimonia ha visto la presenza delle Autorità civili e militari, del Sindaco di Frattamaggiore che ha rivolto un saluto al neo-parroco, e di una schiera di sacerdoti, religiosi e laici provenienti da molte parti della Diocesi.


mercoledì 2 maggio 2018

In onore del vescovo Nicola Capasso


Negli ultimi giorni di aprile di quest’anno 2018 si sono svolti incontri di studio e celebrazioni religiose per la memoria di Mons. Nicola Capasso, originario frattese e vescovo di Acerra dal 1933 al 1966. Nicola Capasso era nato a Frattamaggiore il 2 agosto del 1886 ed ivi era morto il 27 aprile del 1968.
Nel 50° della sua dipartita la Diocesi di Acerra ha celebrato la figura del vescovo con un incontro di studio che si è tenuto il 27 aprile nella sede della Biblioteca del Seminario.
Il giorno seguente, organizzati dalla antica Congrega dei Preti frattesi, si sono avuti vari momenti celebrativi a Frattamaggiore vissuti insieme con il vescovo ed il clero acerrano: la visita alla Parrocchia di San Rocco ove Nicola Capasso fu primo parroco dal 1919 al 1933, la visita alla sua sepoltura nel Cimitero frattese, la visita alla Pinacoteca e la concelebrazione eucaristica nella Basilica Pontificia di San Sossio.

Sul portale della Diocesi di Acerra si leggono le iniziative svolte e i tratti etici e religiosi fondamentali della figura del vescovo Capasso: 

  Il 27 aprile del 1968 moriva monsignor Nicola Capasso, vescovo di Acerra dal 1933 al 1966. La diocesi lo ricorda il  27 aprile 2018 alle 18.30 con un convegno nella Biblioteca diocesana in piazza duomo. Introdotto dal vescovo Antonio Di Donna, interviene il prof Gennaro Niola, direttore del Museo diocesano. Originario di Frattamaggiore, non lontano da Acerra, Capasso prese la guida della diocesi a soli 46 anni nel 1933. Operosità e rispetto dell’ortodossia furono al centro della suo servizio di vescovo, riservando particolare cura alla formazione dei sacerdoti, per i quali fu padre autorevole e affidabile. Non trascurò nulla della vita ecclesiale: attuò nuove relazioni con la società civile e a lui si deve l’ultimo Sinodo della diocesi. Uomo di cultura, scriveva personalmente il bollettino diocesano. Volle biblioteca e archivio della diocesi. Sensibile all’arte, ipotizzò un Museo diocesano, e un altro da dedicare al patrono sant’Alfonso. Povero e riservato, occupava solo una parte del palazzo vescovile.
Il ricordo di Capasso si lega ai giorni dell’eccidio di Acerra del 1943, durante i quali egli scese in strada, affrontò a viso aperto i soldati nazisti e come un padre fu vicino alla gente, fino a ricomporre egli stesso i cadaveri e a portarli al cimitero. Successivamente, rifiutò l’onorificenza per tale opera.
Partecipò a tutte le sessioni del Concilio Vaticano II. A più di ottanta anni si dimise nel 1966 ritirandosi nella casa di famiglia a Frattamaggiore, dove morì il 27 aprile del 1968. E dove sulla sua tomba si recheranno in pellegrinaggio il vescovo e i sacerdoti della diocesi di Acerra sabato 28 aprile.

Sulle pagine social frattesi si seguono i vari momenti locali organizzati in onore dello stesso vescovo. Molti media, in particolare il portale linkabile, hanno divulgato e commentato le iniziative e la notizia della Concelebrazione con ampio reportage fotografico e con il rilievo dell’intervento commemorativo di mons. Angelo Crispino, presidente della Congrega dei Preti frattesi:

La concelebrazione è stata presieduta, in una forma solenne ed con una straordinaria partecipazione del mondo ecclesiastico nonché autorità religiose civili e militari, tant’è che a presiedere alla cerimonia religiosa insieme al Vescovo di Acerra S.E. Mons. Antonio Di Donna, hanno concelebrato l’Arcivescovo S. E. Mons. Alessandro D’Errico Nunzio Apostolico a Malta e in Libia, il Vescovo di Aversa S.E. Mons. Angelo Spinillo, il Vescovo emerito di Aversa, S.E. Mons. Mario Milano, il Presidente della Congrega dei Preti Frattesi, Mons. Angelo Crispino, il Parroco Mons. Sossio Rossi; e tutto il Clero di Frattamaggiore ed Acerra. Presente per l’amministrazione il Sindaco di Frattamaggiore, Dott. Marco Antonio del Prete.
Di grande spessore storico, culturale e religioso è stato il discorso celebrativo tenuto da S.E. Mons. Angelo Crispino.

In Frattamaggiore si conservano memorie importanti del vescovo Capasso. In particolare la Parrocchia di San Rocco che ancor vive dei segni della sua pastorale e ne cura con mostre e pubblicazioni la conservazione documentale (Cronache, Libri Parrocchiali, e l’Emeroteca del Pellegrino, giornale da lui fondato nel 1924).
Importanti sono anche i segni della memoria del vescovo legati alla Basilica Pontificia di San Sossio; soprattutto quello del suo pastorale, personalmente ed esemplarmente donato nel 1946 per la ricostruzione della chiesa che era stata distrutta da un incendio nel Novembre del 1945.
Nei giorni seguenti le celebrazioni, con la piazza antistante la Basilica frattese silente e liberata dalla moltitudine, si è potuto pienamente ammirare la figura fotografica di S.E. Mons. Nicola Capasso, in alto sul portale marmoreo rinascimentale della chiesa. Si è avuto il senso di una ‘restituzione’ alla città e alla ecclesia locale della grande personalità di un pastore buono ed esemplare.
E’ stato naturale per lo storico ritrovare negli anfratti della documentazione antica una testimonianza che si riferisce alla ‘restituzione’ del pastorale di Nicola Capasso.
Lo aveva promesso nella grande celebrazione in piazza del 29 dicembre 1945, subito dopo l’incendio di San Sossio; e lo fece accompagnando il gesto con le parole ufficiali del Vescovo di Acerra pubblicate sul Pellegrino del Febbraio del 1946. Le leggiamo di seguito.




lunedì 15 aprile 2013

Conversazioni e preghiere della comunità di San Rocco nello spirito pasquale


Don Armando Broccoletti è parroco solerte nello svolgimento del suo ministero nella comunità di San Rocco di Frattamaggiore. La Liturgia, la Carità ed il Pellegrinaggio sono ambiti preferenziali del suo lavoro pastorale che nei tempi forti si integrano con opportunità ulteriori che riguardano la ricerca teologica e la riflessione spirituale. In questo senso egli ha promosso tre incontri durante la Settimana Santa (Lunedì, Martedì e Mercoledì) per consentire alla comunità parrocchiale di riflettere sulla propria spiritualità, su Gesù e sui significati del Triduo Pasquale (Passione, Morte e Risurrezione). Ha poi promosso anche altri tre incontri di approfondimento su Gesù e l'Eucaristia nella II Settimana dopo Pasqua, in concomitanza con i giorni dedicati alla celebrazione delle Quarantore (Giovedì, Venerdì e Sabato).
In ambedue le serie degli incontri sono stato designato per guidare la riflessione del secondo giorno, avendo la possibilità di operare sviluppi ed agganci tematici con gli argomenti discussi negli altri giorni.
La riflessione della Settimana Santa si è articolata con le conversazioni su tre Costituzioni Conciliari: la Dei Verbum letta in chiave teologica e biblica da don Salvatore Capasso, la Gaudium et Spes letta in chiave antropologica da me, e la Lumen Gentium letta in chiave ecclesiologica da don Giorgio Del Prete Iorio.
Le tre conversazioni, orientate sulla specificità dei contenuti essenziali dei documenti del Concilio, sono state ricche di stimoli conoscitivi e di approfondimenti ed hanno suscitato molto interesse e partecipazione. Un tratto d'unione tra gli argomenti trattati è stato il concetto di preghiera/dialogo che ha consentito di integrare i concetti di sintesi delle tre Costituzioni, di collegare l'opera di Gesù (opus Christi), espressione dell'incarnazione del Figlio (DV), con l'opera di Dio (opus Dei), espressione precipua nella regola monastica benedettina della preghiera intesa come irrinunciabile dialogo con Dio, e con il dialogo tra le culture dell'uomo (GS) e all'interno della comunità dei credenti (LG).
La riflessione delle Quarantore si è articolata nelle omelie serotine sul tema eucaristico affidate a don Giuseppe Menditto (Gesù nella Sacra Scrittura), a me (Gesù nella devozione), e a don Vincenzo Vitale (Gesù nella Liturgia).
Le tre omelie, incentrate sulla Presenza Eucaristica del Signore, hanno assunto anch'esse una certa continuità tematica che ha coinvolto l'interesse e la partecipazione attenta della comunità. Il taglio pastorale arricchito di riferimenti alle letture del giorno ha caratterizzato l'omelia della prima serata.
La seconda omelia ha operato una carrellata che è partita dall'origine nel IV secolo della devozione delle Quarantore (computo del tempo trascorso dalla morte di Gesù alla sua risurrezione operato al tempo di sant'Agostino) e continuata con la presentazione della mistica medievale e moderna e della devozione di Santi e Pontefici nella Storia della Chiesa (Giovanni, Paolo, Girolamo, Francesco, Bonaventura, Tommaso, Ignazio, Alfonso, etc.; Giovanni Paolo II e Benedetto XVI).
La terza omelia ha infine riguardato il mistero dell'Eucaristia considerato nelle dimensioni della liturgia e della celebrazione comunitaria.

Di seguito presento i brani scelti per presentare nella seconda omelia il valore spirituale perenne della devozione a Gesù.

San Giovanni
Gv 6, 48 - Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.

Gv 19, 25 - Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

San Paolo
Gal 2, 20 - Non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.

San Girolamo
Ignorare la Scritture significa ignorare Cristo
Adempio al mio dovere, ubbidendo al comando di Cristo: «Scrutate le Scritture» (Gv 5, 39), e: «Cercate e troverete» (Mt 7, 7), per non sentirmi dire come ai Giudei: «Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture, né la potenza di Dio» (Mt 22, 29). Se, infatti, al dire dell'apostolo Paolo, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio, colui che non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio, né la sua sapienza. Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo.

Sant'Agostino
Commento a Giovanni – La samaritana
Vuoi vedere com’è forte il Figlio di Dio? Tutto fu fatto per mezzo di lui, e niente fu fatto senza di lui; e tutto senza fatica. Chi, dunque, è più forte di lui che ha fatto tutte le cose senza fatica? Vuoi vedere ora la sua debolezza? Il Verbo si è fatto carne e abitò fra noi (Gv 1, 1-3.14). La forza di Cristo ti ha creato, la debolezza di Cristo ti ha ricreato. La forza di Cristo ha chiamato all’esistenza ciò che non era, la debolezza di Cristo ha impedito che si perdesse ciò che esisteva. Con la sua forza ci ha creati, con la sua debolezza è venuto a cercarci.

San Francesco
Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, anche in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

San Bonaventura
Trafiggi, o dolcissimo Signore Gesù, la parte più intima dell'anima mia con la soavissima e salutare ferita dell'amor tuo, con vera, pura, santissima, apostolica carità, affinché continuamente languisca e si strugga l'anima mia per l'amore e il desiderio di te solo. Te brami, e venga meno presso i tuoi tabernacoli, e sospiri di essere sciolta (dai lacci dei corpo) e di essere con te. Fa' che l'anima mia abbia fame di te, pane degli Angeli, ristoro delle anime sante, pane nostro quotidiano, pane soprannaturale che hai ogni dolcezza ed ogni sapore e procuri la gioia più soave. Di te, che gli Angeli desiderano di contemplare incessantemente, abbia fame e si sazi il cuor mio, e della dolcezza dei tuo sapore sia riempita la parte più intima dell'anima mia: abbia ella sempre sete di te, fonte di vita, fonte di saggezza e di scienza, sorgente dell'eterna luce, torrente di delizie, dovizia della casa di Dio.

San Tommaso
A Gesù Cristo crocifisso
Liberami, Signore Gesù Cristo, con la forza ardente del tuo soave amore, dai vincoli che mi legano alle cose di quaggiù. Possa così io morire per amore del tuo amore, come tu, per amore del mio amore, ti sei degnato di morire sulla croce.

Da San Tommaso a Sant'Ignazio di Loyola
Anima di Cristo, santificami,
Corpo di Cristo, salvami.
Sangue di Cristo, inebriami,
acqua del costato di Cristo, lavami.
Passione di Cristo, fortificami.
Oh buon Gesù, esaudiscimi.
Nelle tue piaghe, nascondimi.
Non permettere che io sia separato da Te.
Dal nemico difendimi.
Nell'ora della mia morte chiamami,
e comandami di venire a Te,
Perché con i tuoi Santi ti lodi,
nei secoli dei secoli. Amen.

Sant’Alfonso Maria de Liguori

Signor mio Gesù Cristo, che per l'amore che porti agli uomini, Te ne stai notte e giorno in questo Sacramento tutto pieno di pietà e di amore, aspettando, chiamando ed accogliendo tutti coloro che vengono a visitarti, io Ti credo presente nel Sacramento dell'Altare. Ti adoro nell'abisso del mio niente, e Ti ringrazio di quante grazie mi hai fatte; specialmente di avermi donato Te stesso in questo Sacramento, e di avermi data per Avvocata la tua Santissima Madre Maria e di avermi chiamato a visitarti in questa chiesa. Io saluto oggi il tuo amantissimo Cuore ed intendo salutarlo per tre fini: primo, in ringraziamento di questo gran dono; secondo, per compensarti di tutte le ingiurie, che hai ricevuto da tutti i tuoi nemici in questo Sacramento: terzo, intendo con questa visita adorarti in tutti i luoghi della terra, dove Tu sacramentato te ne stai meno riverito e più abbandonato. Gesù mio, io ti amo con tutto il cuore. Mi pento di aver per il passato tante volte disgustata la tua Bontà infinita. Propongo con la tua grazia di non offenderti più per l'avvenire: ed al presente, miserabile qual sono, io mi consacro tutto a Te: ti dono e rinunzio tutta la mia volontà, gli affetti, i desideri e tutte le cose mie. Da oggi in avanti fai di me e delle mie cose tutto quello che ti piace. Solo ti chiedo e voglio il tuo santo amore, la perseveranza finale e l'adempimento perfetto della tua volontà. Ti raccomando le anime del Purgatorio, specialmente le più devote del Santissimo Sacramento e di Maria Santissima. Ti raccomando ancora tutti i poveri peccatori. Unisco infine, Salvator mio caro, tutti gli affetti miei cogli affetti del tuo amorosissimo Cuore e così uniti li offro al tuo Eterno Padre, e lo prego in nome tuo, che per tuo amore li accetti e li esaudisca. Così sia.