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sabato 19 marzo 2022

PADRE NELL'OMBRA


Patris corde
(Con cuore di Padre) è il titolo della Lettera Apostolica che il Santo Padre Francesco scrisse sul finire del 2020 in onore di San Giuseppe per celebrarne il patrocinio sulla Chiesa Universale. 
Durante la Quaresima dell’anno successivo (2021), in piena pandemia di covid19, si tennero una serie di conferenze serotine nella Basilica Pontificia di San Sossio in Frattamaggiore (Diocesi di Aversa) per trattare singolarmente i 7 capitoli del documento pontificio. 
Ogni capitolo venne presentato a cura di una delle 7 comunità parrocchiali del paese. Alla Parrocchia dell’Assunta toccò di trattare l’ultimo capitolo (Padre nell’ombra appunto) insieme con una sintesi della Lettera Apostolica.
Come diacono ebbi l’incarico di coordinare l’intervento della comunità parrocchiale dell’Assunta, che fu realizzato con la collaborazione di tutte le sue componenti, ministri gruppi e giovani. 
A distanza di un anno, oggi 19 Marzo 2022, in occasione della solennità di San Giuseppe e della ricorrenza del XVI anniversario della ordinazione diaconale, che ricevetti dal Vescovo Mario Milano proprio nella Basilica di San Sossio insieme con il confratello Lorenzo Costanzo, rileggo alcuni spunti del testo che preparai per la presentazione multimediale in 7 diapositive affidata alla Parrocchia dell’Assunta.

1

I – CON CUORE DI PADRE 

Con la Lettera Apostolica Patris Corde e con l’indizione di un Anno speciale, Papa Francesco rinnova l’affidamento della Chiesa al patrocinio di San Giuseppe. (Dichiarato Patrono della Chiesa Cattolica da Pio IX l’8 dicembre 1870).

La riflessione di Papa Francesco inizia con il riferimento ai tempi difficili e luttuosi che motivano il ricorso al patrocinio di San Giuseppe; e si sviluppa con un approccio sia biblico e sia pastorale, descrivendo i tratti della paternità di Giuseppe.

2

Le parole dell’esordio. Con cuore di padre: così Giuseppe ha amato Gesù, chiamato nei quattro Vangeli “il figlio di Giuseppe”.

I quattro Vangeli. Non è costui il falegname, il figlio di Maria (Mc 6,3) … il figlio del falegname (Mt 13,55) … il figlio di Giuseppe (Lc 4,22) … Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe (Gv 6,42)?

Il significato della paternità di Giuseppe è intrecciato da Papa Francesco con il racconto dei Vangeli, dalla nascita al ministero pubblico di Gesù. Giuseppe è l’uomo giusto, lo sposo casto e provvidente che accoglie Maria e il figlio, che si tiene in ascolto della parola che gli viene da Dio. Egli è così figura esemplare del credente che a lui fa riferimento nelle scelte fondamentali della vita.

3

Questo significato è anche intrecciato con le indicazioni del Magistero Pontificio sul ruolo di Giuseppe nella Storia della Salvezza. Egli è Patrono della Chiesa Cattolica (Pio IX), Patrono dei Lavoratori (Pio XII), Custode del Redentore (Giovanni Paolo II), Patrono della buona morte (CCC). 

Papa Francesco, Patris corde. Dopo Maria, Madre di Dio, nessun Santo occupa tanto spazio nel Magistero pontificio quanto Giuseppe, suo sposo”. 

Lo scopo di questa Lettera Apostolica è quello di accrescere l’amore verso questo grande Santo, per essere spinti a implorare la sua intercessione e per imitare le sue virtù e il suo slancio”.

Tutti possono trovare in San Giuseppe, l’uomo che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà”.

4

Il Santo Padre con la sua riflessione sull’esempio di San Giuseppe intende riportare al centro dell’attenzione una paternità vissuta con spirito di servizio e di adesione alla volontà di Dio. 

San Giuseppe è il Padre Amato, il Padre della Tenerezza, il Padre dell’Obbedienza, il Padre dell’Accoglienza, il Padre del Coraggio Creativo, il Padre Lavoratore, il Padre nell’Ombra. 

Sono i sette tratti proposti da Papa Francesco che le Parrocchie frattesi hanno voluto insieme approfondire nei lunedì quaresimali di quest’anno.




II – PADRE NELL’OMBRA

5

Padre nell’ombra. E’ il tratto conclusivo di stasera affidato all’approfondimento della Parrocchia dell’Assunta. 

Anche nella riflessione su questo tratto, arricchita con metafore suggestive, il Santo Padre opera un approccio sia biblico e sia pastorale; richiamando esplicitamete ed implicitamente i passi e i luoghi della Sacra Scrittura, ed ispirandosi al Magistero dei suoi predecessori, soprattutto alla Redemptoris Custos di San Giovanni Paolo II.

Dalla tradizione ecclesiale il Santo Padre recupera l’acclamazione “Benedetto San Giuseppe suo castissimo Sposo”, per connotare una paternità basata sull’amore e sulla libertà. Della immagine letteraria dell’Ombra del Padre, romanzo dello scrittore poloacco Dobraczynski, egli si serve per delineare il ruolo della particolare e sacra paternità di Giuseppe. 

6

Ne emerge il senso di una paternità, relazionata a Gesù, che è segno e funzione della misteriosa e sacramentale presenza di Dio nella storia, nelle generazioni e nella famiglia umana. E’ sottinteso in questa visione il mistico racconto della Storia Sacra e della Rivelazione Cristiana, che giustifica San Giuseppe come colui che “coopera nella pienezza dei tempi al grande mistero della Redenzione ed è veramente ministro della salvezza [...] mediante l’esercizio della sua paternità”. (Giovanni Paolo II,Redemptoris Custos).

Agli Apostoli, ai Profeti, e alla Chiesa è stato rivelato il mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell'universo” (Ef 1,9); ovvero che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo” (Ef 1,6). E “quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli”. (Gal 4, 4-5).Avvenne che l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.” (Lc 1,26-27).

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati". (Mt 1, 18-21)

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù”. (Mt 1, 24-25)

I Vangeli dell’infanzia narrano le vicende che evidenziano il ruolo avuto da Giuseppe dalla nascita di Gesù a Betlemme fino al suo ritrovamento tra gli anziani del Tempio di Gerusalemme. Il padre itinerante in ascolto della volontà di Dio, che attraversa il deserto per portare in salvo la sua famiglia in Egitto, e che al tempo opportuno decide di ricondurla in patria a Nazaret; dove Gesù  “cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui”. (Lc 2,40)

Giuseppe l’uomo giusto nella tradizione del suo popolo, che nella sua famiglia, nella relazione sponsale con Maria e nella relazione educativa con Gesù, diviene il segno della paternità di Dio.

I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: "Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo". Ed egli rispose loro: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?". Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.” (Lc 2, 41-52)

La riflessione di Papa Francesco su Giuseppe si propone con un orizzonte etico e pedagogico: “La paternità che rinuncia alla tentazione di vivere la vita dei figli spalanca sempre spazi all’inedito. Ogni figlio porta sempre con sé un mistero, un inedito che può essere rivelato solo con l’aiuto di un padre che rispetta la sua libertà”.

La riflessione del Santo Padre si dipana tra l’Ombra e il Segno del Padre, tra la Custodia e la Castità. L’ispirazione è ancora biblica e pastorale. 

Mosè ricorda a Israele: “Nel deserto [...] hai visto come il Signore, tuo Dio, ti ha portato, come un uomo porta il proprio figlio, per tutto il cammino” (Dt 1,31). Così Giuseppe ha esercitato la paternità per tutta la sua vita. [25 Redemptoris custos]

Il Signore è il tuo custode, il Signore è la tua ombra e sta alla tua destra. Sal 121,5

Quanto è prezioso il tuo amore, o Dio! Si rifugiano gli uomini all'ombra delle tue ali. Sal 36,8

Chi abita al riparo dell'Altissimo passerà la notte all'ombra dell'Onnipotente. Sal 91,1

Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Lc 1,35

Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: "Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!". Mc 4,7

Non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. Mt 23,9

Il Padre celeste, che «fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”. Mt 5,45 

7

Laudato sie mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione. (S. Francesco, Cantico delle creature)

La Parola del Padre celeste dona luce di santità alla paternità casta di Giuseppe, al suo dono d’amore e alla sua libertà. 

Papa Francesco (Patris Corde). Forse per questo, accanto all’appellativo di padre, a Giuseppe la tradizione ha messo anche quello di “castissimo”. Non è un’indicazione meramente affettiva, ma la sintesi di un atteggiamento che esprime il contrario del possesso. La castità è la libertà dal possesso in tutti gli ambiti della vita. Solo quando un amore è casto, è veramente amore. L’amore che vuole possedere, alla fine diventa sempre pericoloso, imprigiona, soffoca, rende infelici. Dio stesso ha amato l’uomo con amore casto, lasciandolo libero anche di sbagliare e di mettersi contro di Lui. La logica dell’amore è sempre una logica di libertà, e Giuseppe ha saputo amare in maniera straordinariamente libera. Non ha mai messo sé stesso al centro. Ha saputo decentrarsi, mettere al centro della sua vita Maria e Gesù. La felicità di Giuseppe non è nella logica del sacrificio di sé, ma del dono di sé.”

La santità, come quella di Giuseppe, diviene così esemplare per tutti i fedeli che per vocazione perseguono “la perfezione del proprio stato”. Infatti ogni vera vocazione, matrimoniale o religiosa e consacrata, “nasce dal dono di sé che è la maturazione del semplice sacrificio”. E così diviene “segno della bellezza e della gioia dell’amore”.


ICONE


Caravaggio – San Giuseppe padre nell’ombra alla luce della Sacra Scrittura

De Ribera – San Giuseppe padre nell’ombra Casto, Custode e Guida

Assunta – San Giuseppe padre educatore nella paideia familiare

Basilica – San Giuseppe padre casto nella sintesi cultuale


San Giuseppe dormiente: Il sonno del fedele nella tradizione popolare

Mi cocco e m’addormo sotto ‘o manto r’a Maronna

Mi cocco e m’addirizzo sotto ‘o manto di Gesù Cristo.


 LA LETTERA APOSTOLICA DI PAPA FRANCESCO


lunedì 23 novembre 2020

IL GIUBILEO LAURETANO

Cattedrale di Aversa: sacello lauretano

Nella Diocesi di Aversa il Giubileo Lauretano è dedicato tradizionalmente alla Madonna di Loreto, compatrona della Diocesi insieme con San Paolo Apostolo. La sua celebrazione, legata alla concessione della indulgenza plenaria, si protrae dal 21 novembre al 10 dicembre e si attua con un continuo pellegrinaggio che coinvolge le numerose comunità parrocchiali della Diocesi e migliaia di fedeli. 

La devozione per la Madonna di Loreto si è sviluppata nel periodo post-tridentino ed ha avuto all’origine una storia singolare legata alla costruzione del sacello lauretano nel transetto laterale della cattedrale di Aversa. In pratica esso è una ricostruzione in scala ridotta, della Santa Casa di Nazareth che si visita nel santuario marchigiano di Loreto.
Il vescovo aversano Carlo I Carafa (1616-1644), che fu nunzio pontificio in Germania e pellegrino a Loreto, rimase colpito dalla Santa Casa e volle farne costruire una copia identica, di sana pianta, all'interno della sua cattedrale.

Seminario di Aversa: Carlo I Carafa


Sacratissimae Dei Matri Virgini Carolus Episcopus Aversanus in humilissimam gratiarum actionem: è la dedica a Maria impressa sul suo libro pubblicato in Aversa nel 1630 a resoconto e a divulgazione del suo lavoro di diplomatico al servizio della Chiesa: Commentaria de Germania Sacra Restaurata...

L'anno della stampa è lo stesso della costruzione del sacello lauretano in cattedrale e in cui si rafforza la testimonianza dell'umile devozione del vescovo Carlo Carafa che a Maria volle dedicare la sua opera ed il suo ministero, come volle che fosse posta ai piedi del monumento mariano aversano la sepoltura delle sue spoglie mortali.

L'iniziativa del vescovo Carafa ebbe significati prestigiosi e devozionali, legandosi alla concessione dell’indulgenza plenaria; ed il modello aversano della casa di Nazareth fin dal '600 è stato fortemente legato alla spiritualità mariana in Diocesi.

La formula dell’indulgenza plenaria connessa al Giubileo Lauretano di Aversa riecheggia gli auspici del vescovo fondatore:
…dal 21 novembre al 10 dicembre, nel giorno dell’apertura e della chiusura del Giubileo Lauretano, e una sola volta in un giorno a scelta dai singoli fedeli, che “con l’animo distaccato dall’affetto al peccato, visiteranno la Cattedrale e ivi parteciperanno ad una celebrazione o almeno vi recitano piamente il Padre nostro e il Credo”, viene concessa alle solite condizioni (Confessione, Comunione Eucaristica, preghiera per il Papa) l’indulgenza plenaria, applicabile anche ai defunti.
Ogni anno tutte le componenti di tutte le età e di tutte le esperienze diocesane si sono sempre ritrovate in preghiera nel duomo normanno vivendo insieme con il vescovo momenti importanti e ricordevoli della propria fede e della propria appartenenza ecclesiale. I giovani, gli anziani, i seminaristi, il clero, i religiosi e i laici fraternizzano raccogliendo i frutti devoti del sacro pellegrinaggio mariano e proponendo impegni entusiastici nella testimonianza della fede. Il dialogo e l'incontro del pellegrinaggio annuale sono occasioni di novità e di un rivedersi tra amici e conoscenti. Prevalgono sorrisi, speranze e narrazioni di percorsi e di progetti, di situazioni memorabili da condividere.

Tutti i vescovi e fedeli aversani hanno nei secoli rivolto alla Vergine Lauretana un segno della loro devozione, una preghiera speciale, una cappella musicale, opere di carità, una ricerca orante della sua materna protezione nelle varie circostanze ed attualità della vita.


Angelo Spinillo, vescovo di Aversa


Quest’anno 2020, in tempo di pandemia, il pellegrinaggio lauretano assume il carattere particolare della unione spirituale nella preghiera da vivere nelle varie comunità locali della Diocesi. Il Vescovo Angelo Spinillo ha indicato le motivazioni pastorali con una lettera al clero:


[…] come è tradizione nella nostra Chiesa diocesana, dal prossimo 21 novembre, memoria della Presentazione della B.V. Maria al Tempio, fino al 10 dicembre, memoria della B.V. di Loreto, celebriamo il Giubileo lauretano. Non potendo, quest’anno, viverlo nella consueta forma dei pellegrinaggi dalle Foranie alla Cattedrale per onorare Maria con la visita alla riproduzione della Santa Casa di Loreto, potremo essere spiritualmente uniti in preghiera e invocare l’intercessione della Beata Vergine Maria, in questo tempo difficile e sofferto, recitando con le nostre comunità la preghiera che ora vi invio.

[…] proponiamo a tutti di recitare comunitariamente questa preghiera alla fine della santa messa, in tutti i giorni del Giubileo lauretano. Successivamente, poi, per tutto il tempo in cui dovremo ancora combattere l’epidemia, di continuare a recitarla a conclusione del santo rosario che, di solito, precede la celebrazione eucaristica.

[…] possiamo ritenere significativa anche la coincidenza con la celebrazione del giorno 8 dicembre, solennità dell’Immacolata Concezione di Maria, nella quale si ricorda anche la liberazione, attribuita all’intercessione della Madonna (7 dicembre 1656), del nostro territorio dalla terribile epidemia di peste, che fu detta “peste di Napoli”. La grossa difficoltà e la sofferenza…  ci chiama ad essere solidali nella preghiera per essere attivi nella carità e nella fraternità che condivide la grazia della fede e della speranza.


Preghiamo con la preghiera scritta per quest’anno dal vescovo di Aversa:





domenica 15 settembre 2019

Don Mimì Padricelli, ritratto di un prete


MEMORIA

La memoria ufficialmente condivisa del sacerdote Domenico Padricelli (1935-2000) è leggibile sul portale della Parrocchia del SS.mo Redentore di Frattamaggiore in Diocesi di Aversa (vedi: parrocchiassredentore.it). Soprattutto quella che riguarda gli anni in cui egli fu parroco (1968-2000). Grazie al devoto omaggio tributatogli dal fratello don Antonio Padricelli, suo successore alla guida parrocchiale, e dalla comunità ecclesiale che continua a vivere nello spirito impresso e testimoniato dalla pastorale di don Mimì, si possono leggere molte sue omelie e scorrere una vasta galleria di foto e di testimonianze.

La figura di don Mimì è oggi particolarmente ricordata dalla numerosa schiera dei giovani che negli anni 60’ del secolo scorso vissero l’esperienza dell’Azione Cattolica giovanile (GIAC) nella Parrocchia cittadina di San Rocco, quando giovane sacerdote collaboratore del parroco Giuseppe Ratto fu loro assistente ecclesiastico. Questi, tra i quali ci sono anche io, lo ricordano comunitariamente e personalmente sia come amico più grande, e sia come padre spirituale che ha orientato il loro cammino di fede e di vita ecclesiale. 


Oggi, quasi tutti di età intorno ai settant’anni, e grazie ai social, hanno dato vita ad un dialogo commemorativo ed attuale per verificare i persistenti valori e i percorsi di vita sviluppati grazie anche all’esempio e alla guida di don Mimì. E lo vogliono ricordare (il 27 settembre 2019) con una celebrazione eucaristica, in suffragio anche di Michele Imbembo, Antonio Del Prete e di altri defunti che facevano parte della GIAC, e con un ritrovarsi insieme in San Rocco nella preghiera e nella riflessione ecclesiale.
Per l’occasione ho voluto recuperare qualche spunto autobiografico di don Mimì e qualche significativo contenuto scritto e trasmesso con il suo insegnamento.


CENNI BIOGRAFICI

Domenico Padricelli nacque il 13 Aprile del 1935. Compì gli studi teologici al Seminario di Salerno e, a 24 anni, il 12 Luglio 1959 fu ordinato sacerdote nella Cattedrale di Aversa dal Vescovo Antonio Teutonico. Insegnò Religione nelle Scuole Statali e Materie Letterarie al Seminario di Aversa. Fu Assistente spirituale degli allievi dell’Istituto delle Suore Piccole Ancelle di Cristo Re in Frattamaggiore. Fu Assistente Ecclesiastico dei Giovani della GIAC di San Rocco in Frattamaggiore. A 32 anni, il 7 Novembre 1967, fu nominato Parroco del SS. Redentore e il 7 Gennaio 1968 ne prese il possesso canonico. Mori il 5 Aprile del 2000.
Dalle sue omelie e dai suoi scritti pubblicati sul portale del SS.mo Redentore, si ricavano brani che riguardano la sua biografia, la sua spiritualità ed il suo insegnamento.



OMELIE

Don Mimì ricorda gli anni al Seminario di Salerno nel giorno dell’accoglienza del vescovo Mario Milano, che fu suo compagno negli studi teologici e ordinato un anno dopo don Mimì:

BENVENUTO! (15/11/98)
Eccellenza Rev.ma, grandissima è la gioia, che io provo per la Sua presenza qui tra noi, quest'oggi. E il cordialissimo benvenuto, che io Le rivolgo anche a nome dell'intera comunità parrocchiale del SS. Redentore è lo specchio fedele di questa gioia.
Grazie, Eccellenza , per essere venuto con sommo piacere e per amministratore il sacramento della Confermazione e per incontrarsi, per la prima volta, coi fedeli di questa Parrocchia e per stare più a lungo con me, suo ex-compagno di SEMINARIO. Eccellenza, mi permetta, all'inizio della sacra liturgia eucaristica, di dire, alla presenza di tanti fedeli, della grande amicizia che ci lega sin dagli anni di Seminario, ove abbiamo compiuto insieme gli studi teologici, ove abbiamo ricevuto la necessaria formazione per accedere al sacerdozio! Come non ricordare il Suo e mio padre spirituale (Mons. Gian Luigi Fontana, cui Dio conceda ancora molti anni di vita perché ci guidi con i suoi saggi consigli)? Come non ricordare il rettore del Seminario Mons. Antonio Verrastro, di felice memoria; e i professori e i compagni di studio?
Chi mai avrebbe pensato che uno di questi sarebbe un giorno diventato “mio” Vescovo? Chi mai avrebbe pensato che lo studente di teologia Mario Milano, sarebbe diventato arcivescovo-vescovo della diocesi di Aversa?
Eccellenza, mi scusi se, sia pure brevemente, mi sono lasciato prendere dall'onda dei ricordi. “Os loquitur ex abundantia cordis”!


Nel 25° anniversario della sua ordinazione sacerdotale (12 Luglio 1984) don Mimì volle fare memoria di quel giorno ed offrire la testimonianza di una bella riflessione sul sacerdozio e sulla sua vita sacerdotale:

Il 12 luglio 1959, nella cattedrale di Aversa, dal Vescovo A. Teutonico ricevetti la S. Ordinazione Sacerdotale.
Sicché, da quella data son trascorsi ben 25 anni, vissuti, grazie a Dio, senza alcun rimpianto.
Per l'occasione, sento il bisogno di riflettere sulla vera identità del sacerdote alla luce del Vangelo, del Vaticano II, dei continui insegnamenti del Papa e dei Vescovi e della mia esperienza pastorale. Innanzitutto, il sacerdote non è - non deve essere - un mestierante, un tecnico, un professionista, un sindacalista, un tuttofare, un “manager”.
Il sacerdote non deve imitare completamente i laici nei loro metodi e nel loro linguaggio. Il sacerdote non deve, magari col pretesto di conquistare anime, accondiscendere ai gusti della gente, confondendo ciò che piace con ciò che giova: finché si accontentano i gusti della gente - che si pasce solo di esteriorità e di cose materiali, per non dire di peggio, - non si miglioreranno mai le persone, non si formeranno mai degli autentici cristiani. Il volere ad ogni costo accontentare i gusti della gente non è espressione di modernità, ma di mondanità.
Il sacerdote non deve temere la impopolarità, perché non è la popolarità, non è il plauso della gente, non è il rumore che si fa, che garantiscono la retta impostazione e l'efficacia dell'opera apostolica di un sacerdote.
La missione .del sacerdote oggi è più che mai attuale; il mondo ha, più che mai, bisogno della testimonianza e della parola del sacerdote, a condizione, però, che questi resti fedele all'essenza della sua vocazione, che sarà sempre quella di vivere senza riserve per Dio e per le anime, quella di essere uomo di preghiera, quella di annunciare il Vangelo - tutto il Vangelo -, quella di amministrare i Sacramenti, di dedicare un amore speciale per i poveri, per gli emarginati, per gli infermi.
Il sacerdote deve tendere alla santità più dei laici. Senza questo anelito di santità, egli è nulla; senza l'ideale di santità, il suo impegno nelle opere e nelle strutture apostoliche, anche se aggiornate, è destinato ad impoverirsi e, a lungo andare, ad inaridirsi.
Nella ricorrenza del mio giubileo sacerdotale rinnovo, in modo più convinto e deciso, il "sì" che pronunziai all'altare della S. Ordinazione.
Sì, io intendo andare avanti con retta intenzione. E Dio mi conceda di cadere sulla breccia! E ciò che di penoso mi accadrà, sia come legna sul fuoco del mio amore divino: che io mi mantenga acceso sino a consumarmi d'amore e nell'amore, nel nascondimento!
Non fu così di Gesù? Non disse Gesù: “Attirerò a me le anime dall'alto della Croce”?
Non è forse vero che le ingratitudini e le incomprensioni, amate ed accettate per Gesù, sono feconde di conversioni e di salvezza?


Nel 31° anniversario (7 gennaio 1999) della sua entrata come parroco del SS.mo Redentore, don Mimì narrò brevemente il suo percorso di vita sacerdotale e offrì ancora una riflessione molto significativa per la spiritualità e per la pastorale parrocchiale:

Il 7 gennaio 1968 (31 anni fa), presi possesso canonico di questa parrocchia (cioè diventavo parroco, a pieno titolo, di questa chiesa), succedendo al parroco Gennaro Pezzullo, che aveva rassegnato le dimissioni per motivi di età avanzata e di salute malferma. Diventavo, ancora giovanissimo sacerdote, parroco, dopo di aver svolto delicati incarichi, quali l'insegnamento di religione nelle scuole statali e di materie letterarie del Seminario di Aversa, e l'assistenza spirituale agli allievi dell'Istituto delle Suore “Piccole Ancelle di Cristo Re”, e ai Giovani di Azione Cattolica nella parrocchia di San Rocco, in Frattamaggiore.
Mentre ricordo con gratitudine il Vescovo Cece, di venerata memoria, che mi volle, ad ogni costo, parroco di questa Chiesa, RINGRAZIO DIO per avermi aiutato in questi anni nell'esercizio della mia missione di parroco, e RINNOVO i propositi, che feci nel lontano 7 gennaio 1968 durante la Messa , che celebrai allora, per la prima volta come parroco di questa Chiesa; ecco: mi impegno ad essere, con l'aiuto di Dio, sacerdote, sempre e solo sacerdote, pronto a dare e a darmi, per amore, alle anime. Non vorrò essere un prete semplice FUNZIONARIO, né un prete tutto-fare. Vorrò evangelizzare, predicare – con l'esempio e la parola – il Vangelo nella sua interezza e nella sua autenticità, senza temere le critiche, la impopolarità, perché non è il plauso della gente, non è il rumore di ciò che si fa che garantiscono la retta impostazione e l'efficacia dell'apostolato di un parroco. “Guai a voi – disse Gesù quando tutti diranno bene di voi” (Lc. 6, 25) e “Il bene fa poco rumore, il rumore fa poco bene” ha scritto l'abate Chautard.
Vorrò essere “uomo di preghiera” e, docile alla volontà di Dio agire in piena sintonia con gli insegnamenti del Papa e dei Vescovi. Che Dio mi aiuti a non cedere allo scoraggiamento di fronte agli insuccessi e alle difficoltà dell'apostolato che Dio mi aiuti ad essere fedele a tutti i miei impegni, fino a quando Egli vorrà, fino a quando il Vescovo vorrà.
E a voi fedeli rinnovo l'invito a collaborare, ad aiutarmi, perché un parroco non può fare tutto da sé e perché la parrocchia SIETE VOI. Se volete che la parrocchia viva, dovete lavorare anche voi, collaborando in diversi modi. Lo so: queste cose le ho dette tante volte con scarsi risultati. Ricordate: un vero cristiano non può pensare solo a sé, non può essere semplice spettatore in una comunità parrocchiale. DUNQUE, ci si svegli tutti dal letargo, ci si mobiliti un po' tutti! Basta che mi chiediate, fuori di Messa, che cosa c'è da fare!
TUTTI – PARROCO E FEDELI – AL LAVORO! Perché…SENZA LA PARTECIPAZIONE DI TUTTI NON C'È VERA COMUNITÀ PARROCCHIALE.


Tra le omelie di don Mimì che si leggono sul portale del Redentore, si ritrova qualcuna ricca di spunti esortativi per la catechesi ai giovani. Personalmente con questa lettura mi pare di riascoltare l’insegnamento da lui ricevuto insieme con gli altri giovani della GIAC San Rocco, quando egli era nostro Assistente e ci invogliava ad integrare la nostra riflessione, sulla fede e sul discernimento vocazionale, con la lettura di opere spirituali (Imitazione di Cristo) e di libri dedicati alla guida e alla formazione dei giovani (in particolare quelli scritti e dedicati ai giovani da mons. Toth Tihamer):

GIOVANI !
Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna ? ” (Mt. 19, 16 ss).
Anche ciascuno di voi si pone di simili interrogativi: “Qual è il senso della vita? In che direzione orientarla? Su quale fondamento devo costruirla ? Su quali mezzi fare affidamento? Se desiderate, GIOVANI, trovare una risposta a tali domande, che forse angosciavano anche il giovane del Vangelo, AVVICINATEVI - come questi - al Maestro, CERCATE CRISTO, che è maestro, modello, amico, CRISTO, che è colui che ha parole di vita eterna.
Cercatelo nella preghiera, nel dialogo sincero ed assiduo con Lui!
Cercatelo nella Sua Parola, nei Vangeli!
Accostatevi ai Sacramenti della Confessione e dell'Eucaristia!
Così troverete risposta a tutte le vostre inquietudini e scoprirete con gioia che la coerenza di vita, ch'Egli ( Gesù ) vi chiede, è la porta per ottenere la realizzazione degli aneliti della vostra anima .
SE VUOI ENTRARE NELLA VITA, OSSERVA I COMANDAMENTI”, rispose Gesù al giovane.
Cari giovani, per entrare nella vita, per giungere al Cielo, bisogna osservare i Comandamenti (“NON UCCIDERE” etc ).
Dovete amare Gesù con le opere, vivere con coerenza alla luce del Vangelo. Non guardate mai ai comandamenti come a qualcosa di negativo, come a qualcosa che limita la libertà. Al contrario, nell'osservazione dei Comandamenti è anche il segreto, per conseguire la felicità già in questa vita. Giovani, la vera felicità è non nel piacere, non nel possesso dei beni materiali, non nella sete di potere; si è felici per quello che si è, non per quello che si ha: la felicità vera è dentro il cuore, è nell'amare, è nel darsi per il bene degli altri senza attendersi nulla in cambio. La vera felicità è nell'amore verso Dio e il prossimo, amore, ch'è la sintesi dei Comandamenti.
E ciò non è facile. Sì ! Spesso c'è bisogno di grande coraggio, per andare contro corrente, contro la mentalità di questo mondo. Ma è l'unica via per costruire una vita riuscita in pieno.
IL GIOVANE disse poi a Gesù:- Tutto questo io l'ho fatto! – Sin dalla mia adolescenza (Mc. 10, 20).
Quel giovane aveva osservato i comandamenti; per questo, osò avvicinarsi con fiducia a Gesù; per questo osò chiamarlo Maestro.
Se voi, ragazzi e ragazze che mi ascoltate, desiderate riconoscere Gesù, dovete essere disposti ad osservare i Comandamenti. Se talvolta Il volto di Gesù svanisce dalla vostra vita, se qualche volta vi assale il pensiero che Dio non esiste, chiedetevi seriamente se state osservando i Comandamenti.
Non dimenticare che spesso la perdita della fede non è una problema intellettuale, ma una questione di comportamento. E ricordate che il primo passo per recuperare una fede apparentemente perduta, può essere quello di accostarvi al Sacramento della Penitenza, nel quale lo stesso Gesù vi aspetta per perdonarvi, per abbracciarvi, per incominciare una nuova vita. E, se nonostante i vostri sforzi per seguire Cristo, alcune volte siete deboli e cedete alle tentazioni, trasgredendo i Comandamenti, non vi scoraggiate!
Cristo continua ad attendervi, Cristo l'unico amico che non vi delude mai!
GIOVANI! SIATE GENEROSI NEL SEGUIRE GESÚ PIÚ DA VICINO! SIATE DISPOSTI PERSINO A DEDICARGLI TOTALMENTE IL VOSTRO CUORE!
INSOMMA, DITE SEMPRE “SÍ” AL CRISTO ED EGLI VI COLMERÁ DELLA VERA GIOIA.



Un’altra omelia per i giovani svolta in occasione della XII GMG - Giornata Mondiale della Gioventù - di Parigi ( Agosto 1997):

XII GIORNATA MONDIALE – AGOSTO '97 – PARIGI
Ricordate i discepoli che, accorsi sulle rive del Giordano per ascoltare le parole dell'ultimo dei grandi profeti, Giovanni il Battezzatore, si videro indicare in Gesù di Nazaret il Messia, l'agnello di Dio? Essi, incuriositi, decisero di seguirlo a distanza, quasi timidi e impacciati, finchè Gesù stesso, voltatosi domandò: “Che cercate?”, suscitando quel dialogo che avrebbe dato inzio all'avventura di Giovanni, di Andrea, di Simone, Pietro e degli altri apostoli (Gv 1, 29 – 51).
Viviamo in un'epoca di grandi trasformazioni, nella quale tramontano rapidamente ideologie che sembravano dover resistere a lungo all'usura del tempo. L'umanità si ritrova spesso incerta, confusa e preoccupata, ma la parola di Dio non tramonta e, nel mutare degli eventi, resta stabile e luminosa. La fede della Chiesa è fondata su Gesù, unico Salvatore del mondo: ieri, oggi e sempre (Eb 13, 8). CARI GIOVANI!
Riandando col pensiero alle vostre parole negli incontri che ho avuto la gioia di vivere durante… mi pare di leggervi, pressante e viva, la stessa domanda dei discepoli “Maestro dove abiti?”.
SAPPIATE riascoltare, nel silenzio della preghiera, la risposta di Gesù: “venite e vedrete”. CARI! Come i primi discepoli, SEGUITE GESU'!”, non abbiate paura di avvicinarvi a Lui, di varcare la soglia della sua casa, di parlare con Lui faccia a faccia, come ci si intrattiene con un amico.
Non abbiate paura della “vita nuova” ch'Egli vi offre: Lui stesso vi dà la possibilità di accoglierla e di metterla in pratica, con l'aiuto della sua Grazia e il dono del suo Spirito.
E' vero: Gesù è un amico esigente, che indica mete alte, chiede di uscire da se stessi per andargli incontro, affidando a Lui tutta la vita.
Ma - vi domando- è meglio rassegnarsi ad una vita senza ideali o piuttosto cercare generosamente la verità, il bene, la giustizia, anche a costo di dover affrontare le prove che ciò comporta?
Abbattete la barriere della superficialità e della paura! Conversate con Gesù nella preghiera e nall'ascolto della Parola; gustate la gioia della riconciliazione nel sacramento della Penitenza, ricevete il Corpo e il Sangue di Cristo nell'Eucaristia; accoglietelo e servitelo nei fratelli, specie nei poveri, negli emarginati.
Venite e vedrete”
Gesù abita particolarmente nelle vostre parrocchie, nelle comunità in cui vivete, nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali, di cui fate parte.
Così, illuminati dalla parola e fortificati dal Pane dell'Eucaristia (non manchi mai il Pane eucaristico nella vostra vita, chè da esso potrete trarre la forza per testimoniare la fede!), VOI – GIOVANI – siete chiamati ad essere Testimoni credibili del Vangelo di Cristo; VOI – GIOVANI – siete chiamati a costruire, come veri missionari di Cristo, la civiltà dell'amore.


Ancora per i giovani, dal suo Testamento Spirituale:

Mi rivolgo a voi, giovani. Siete voi, che cercate, più di tutti, la strada giusta della vita, desiderate conoscere la verità e volete vivere la vita nella sua pienezza. Siate veramente coscienti che solo Gesù vi può dare questo. Solo lui può dirvi: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv.14,6).


Tra le omelie di don Mimì si legge anche una dedicata a Maria in occasione della solennità dell’Immacolata Concezione del 1994. Per le lodi alla Vergine egli filialmente fa riferimento alle parole della preghiera formulata dal santo padre Pio XII. Il culto e la devozione mariana sono sempre stati aspettì irrinunciabile della pastorale ecclesiale e giovanile di don Mimì. Ancora personalmente ricordo le raccomandazioni a noi giovani per l’affidamento a Maria nella nostra vita spirituale e di fede. Nel 1967, di ritorno da una esperienza biennale di lavoro lontano dal paese, volli significargli il tesoro delle sue raccomandazioni con il dono di una statuina in gesso della Madonna che acquistai presso le Paoline di Piazza Immacolata di Taranto. Leggiamo la sua omelia mariana:

Le verità di fede (= i dogmi) finora definite dalla Chiesa a riguardo della Madonna sono 4: in ordine cronologico,
la divina MATERNITÁ (nel concilio di Efeso, 431),
la perpetua VERGINITÁ (nel Lateranense 1 o , 649-653),
l'IMMACOLATA CONCEZIONE (dal papa Pio IX, 8. 12. 1854),
l'ASSUNZIONE CORPOREA (dal papa Pio XII, 1. 11. 1950).

Oggi si festeggia l'Immacolata Concezione di Maria, per cui crediamo ch'Ella, “fin dal 1 o istante dalla sua concezione nel grembo materno, per singolare privilegio di Dio e in virtù dei meriti di Gesù, fu preservata dal peccato originale”. Mentre rinnoviamo la fede in questo dogma, rivolgerò a Maria la preghiera composta da Pio XII:
Rapiti dal fulgore della tua celeste bellezza e sospinti dalle angosce del secolo, ci gettiamo tra le tue braccia, o Immacolata Madre di Gesù e Madre nostra, Maria, fiduciosi di trovare nel tuo Cuore l'appagamento delle nostre aspirazioni e il porto sicuro fra le tempeste, che da ogni parte ci sospingono.
Benché avviliti dalle colpe e sopraffatti da tante miserie, ammiriamo la ricchezza di eccelsi doni, di cui Dio ti ha ricolmata al di sopra di ogni altra creatura, dal 1 o istante del tuo concepimento fino al giorno, in cui, assunta in cielo, ti ha incoronata Regina dell'Universo.
O FONTE limpida di fede, irrora con le eterna verità le nostri menti! O GIGLIO flagrante di santità, avvinci i nostri cuori col tuo celestiale profumo! O TRIONFATRICE del male e della morte, ispiraci orrore al peccato. Ascolta, o PREDILETTA di Dio, l'ardente grido, che da ogni cuore fedele s'innalza a Te: chinati sulle doloranti nostre piaghe! Muta le menti dei malvagi, asciuga le lagrime dei sofferenti, conforta i poveri, spegni gli odi, addolcisci gli animi, custodisci il fiore della purezza soprattutto nei giovani. PROTEGGI LA CHIESA ! FA' che tutti sentano il fascino della bontà! Nel tuo nome tutti si riconoscano fratelli e membri di una sola famiglia, su cui risplenda il sole di una universale e sincera pace!
ACCOGLI, o madre dolcissima, le umili nostre suppliche e ottienici soprattutto che possiamo un giorno ripetere dinanzi al tuo trono, beati con Te, l'inno che oggi si leva intorno ai tuoi altari in ogni parte del mondo cattolico:

TUTTA BELLA SEI, O MARIA!
TU GLORIA, TU LETIZIA, TU AMORE DEL NOSTRO POPOLO!
COSI SIA!



Concludo con la lettura di una preghiera che don Mimì ha personalmente lasciato alla comunità ecclesiale:

Fedeli carissimi,

io sono il vostro parroco, ossia proprietà vostra,

come vostra è l'abitazione, come vostra è la vita.

Voi avete un cuore che vi appartiene,
voi avete una vita che vi appartiene:
ecco, io sono il vostro parroco.
Sono tutto per voi.
Il mio programma è molto semplice:
salvare le vostre anime.
Per voi dovrò pregare, soffrire, agonizzare.
Giuro che lo farò!
Che Gesù mi conceda di essere ciò che egli vuole che io sia,
che mi conceda di pensare ciò che egli vuole che io pensi,
che mi conceda di fare ciò che egli vuole che io faccia,
che mi conceda di dire ciò che egli vuole che io dica,
che mi conceda di amare coloro che egli mi dà da amare!
Che Gesù mi dia il coraggio di soffrire con amore
ciò che egli vuole che io soffra,
in lui e per lui,
sempre!
Amen!

Don Domenico Padricelli


FONTI ICONOGRAFICHE
Parroccchia Ss.mo Redentore
Parrocchia San Rocco
Fototeca di Alessandro Gelso, Alfonso Minicucci, Antonio Anatriello e di altri della GIAC San Rocco
Fototeca personale