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domenica 15 settembre 2019

Don Mimì Padricelli, ritratto di un prete


MEMORIA

La memoria ufficialmente condivisa del sacerdote Domenico Padricelli (1935-2000) è leggibile sul portale della Parrocchia del SS.mo Redentore di Frattamaggiore in Diocesi di Aversa (vedi: parrocchiassredentore.it). Soprattutto quella che riguarda gli anni in cui egli fu parroco (1968-2000). Grazie al devoto omaggio tributatogli dal fratello don Antonio Padricelli, suo successore alla guida parrocchiale, e dalla comunità ecclesiale che continua a vivere nello spirito impresso e testimoniato dalla pastorale di don Mimì, si possono leggere molte sue omelie e scorrere una vasta galleria di foto e di testimonianze.

La figura di don Mimì è oggi particolarmente ricordata dalla numerosa schiera dei giovani che negli anni 60’ del secolo scorso vissero l’esperienza dell’Azione Cattolica giovanile (GIAC) nella Parrocchia cittadina di San Rocco, quando giovane sacerdote collaboratore del parroco Giuseppe Ratto fu loro assistente ecclesiastico. Questi, tra i quali ci sono anche io, lo ricordano comunitariamente e personalmente sia come amico più grande, e sia come padre spirituale che ha orientato il loro cammino di fede e di vita ecclesiale. 


Oggi, quasi tutti di età intorno ai settant’anni, e grazie ai social, hanno dato vita ad un dialogo commemorativo ed attuale per verificare i persistenti valori e i percorsi di vita sviluppati grazie anche all’esempio e alla guida di don Mimì. E lo vogliono ricordare (il 27 settembre 2019) con una celebrazione eucaristica, in suffragio anche di Michele Imbembo, Antonio Del Prete e di altri defunti che facevano parte della GIAC, e con un ritrovarsi insieme in San Rocco nella preghiera e nella riflessione ecclesiale.
Per l’occasione ho voluto recuperare qualche spunto autobiografico di don Mimì e qualche significativo contenuto scritto e trasmesso con il suo insegnamento.


CENNI BIOGRAFICI

Domenico Padricelli nacque il 13 Aprile del 1935. Compì gli studi teologici al Seminario di Salerno e, a 24 anni, il 12 Luglio 1959 fu ordinato sacerdote nella Cattedrale di Aversa dal Vescovo Antonio Teutonico. Insegnò Religione nelle Scuole Statali e Materie Letterarie al Seminario di Aversa. Fu Assistente spirituale degli allievi dell’Istituto delle Suore Piccole Ancelle di Cristo Re in Frattamaggiore. Fu Assistente Ecclesiastico dei Giovani della GIAC di San Rocco in Frattamaggiore. A 32 anni, il 7 Novembre 1967, fu nominato Parroco del SS. Redentore e il 7 Gennaio 1968 ne prese il possesso canonico. Mori il 5 Aprile del 2000.
Dalle sue omelie e dai suoi scritti pubblicati sul portale del SS.mo Redentore, si ricavano brani che riguardano la sua biografia, la sua spiritualità ed il suo insegnamento.



OMELIE

Don Mimì ricorda gli anni al Seminario di Salerno nel giorno dell’accoglienza del vescovo Mario Milano, che fu suo compagno negli studi teologici e ordinato un anno dopo don Mimì:

BENVENUTO! (15/11/98)
Eccellenza Rev.ma, grandissima è la gioia, che io provo per la Sua presenza qui tra noi, quest'oggi. E il cordialissimo benvenuto, che io Le rivolgo anche a nome dell'intera comunità parrocchiale del SS. Redentore è lo specchio fedele di questa gioia.
Grazie, Eccellenza , per essere venuto con sommo piacere e per amministratore il sacramento della Confermazione e per incontrarsi, per la prima volta, coi fedeli di questa Parrocchia e per stare più a lungo con me, suo ex-compagno di SEMINARIO. Eccellenza, mi permetta, all'inizio della sacra liturgia eucaristica, di dire, alla presenza di tanti fedeli, della grande amicizia che ci lega sin dagli anni di Seminario, ove abbiamo compiuto insieme gli studi teologici, ove abbiamo ricevuto la necessaria formazione per accedere al sacerdozio! Come non ricordare il Suo e mio padre spirituale (Mons. Gian Luigi Fontana, cui Dio conceda ancora molti anni di vita perché ci guidi con i suoi saggi consigli)? Come non ricordare il rettore del Seminario Mons. Antonio Verrastro, di felice memoria; e i professori e i compagni di studio?
Chi mai avrebbe pensato che uno di questi sarebbe un giorno diventato “mio” Vescovo? Chi mai avrebbe pensato che lo studente di teologia Mario Milano, sarebbe diventato arcivescovo-vescovo della diocesi di Aversa?
Eccellenza, mi scusi se, sia pure brevemente, mi sono lasciato prendere dall'onda dei ricordi. “Os loquitur ex abundantia cordis”!


Nel 25° anniversario della sua ordinazione sacerdotale (12 Luglio 1984) don Mimì volle fare memoria di quel giorno ed offrire la testimonianza di una bella riflessione sul sacerdozio e sulla sua vita sacerdotale:

Il 12 luglio 1959, nella cattedrale di Aversa, dal Vescovo A. Teutonico ricevetti la S. Ordinazione Sacerdotale.
Sicché, da quella data son trascorsi ben 25 anni, vissuti, grazie a Dio, senza alcun rimpianto.
Per l'occasione, sento il bisogno di riflettere sulla vera identità del sacerdote alla luce del Vangelo, del Vaticano II, dei continui insegnamenti del Papa e dei Vescovi e della mia esperienza pastorale. Innanzitutto, il sacerdote non è - non deve essere - un mestierante, un tecnico, un professionista, un sindacalista, un tuttofare, un “manager”.
Il sacerdote non deve imitare completamente i laici nei loro metodi e nel loro linguaggio. Il sacerdote non deve, magari col pretesto di conquistare anime, accondiscendere ai gusti della gente, confondendo ciò che piace con ciò che giova: finché si accontentano i gusti della gente - che si pasce solo di esteriorità e di cose materiali, per non dire di peggio, - non si miglioreranno mai le persone, non si formeranno mai degli autentici cristiani. Il volere ad ogni costo accontentare i gusti della gente non è espressione di modernità, ma di mondanità.
Il sacerdote non deve temere la impopolarità, perché non è la popolarità, non è il plauso della gente, non è il rumore che si fa, che garantiscono la retta impostazione e l'efficacia dell'opera apostolica di un sacerdote.
La missione .del sacerdote oggi è più che mai attuale; il mondo ha, più che mai, bisogno della testimonianza e della parola del sacerdote, a condizione, però, che questi resti fedele all'essenza della sua vocazione, che sarà sempre quella di vivere senza riserve per Dio e per le anime, quella di essere uomo di preghiera, quella di annunciare il Vangelo - tutto il Vangelo -, quella di amministrare i Sacramenti, di dedicare un amore speciale per i poveri, per gli emarginati, per gli infermi.
Il sacerdote deve tendere alla santità più dei laici. Senza questo anelito di santità, egli è nulla; senza l'ideale di santità, il suo impegno nelle opere e nelle strutture apostoliche, anche se aggiornate, è destinato ad impoverirsi e, a lungo andare, ad inaridirsi.
Nella ricorrenza del mio giubileo sacerdotale rinnovo, in modo più convinto e deciso, il "sì" che pronunziai all'altare della S. Ordinazione.
Sì, io intendo andare avanti con retta intenzione. E Dio mi conceda di cadere sulla breccia! E ciò che di penoso mi accadrà, sia come legna sul fuoco del mio amore divino: che io mi mantenga acceso sino a consumarmi d'amore e nell'amore, nel nascondimento!
Non fu così di Gesù? Non disse Gesù: “Attirerò a me le anime dall'alto della Croce”?
Non è forse vero che le ingratitudini e le incomprensioni, amate ed accettate per Gesù, sono feconde di conversioni e di salvezza?


Nel 31° anniversario (7 gennaio 1999) della sua entrata come parroco del SS.mo Redentore, don Mimì narrò brevemente il suo percorso di vita sacerdotale e offrì ancora una riflessione molto significativa per la spiritualità e per la pastorale parrocchiale:

Il 7 gennaio 1968 (31 anni fa), presi possesso canonico di questa parrocchia (cioè diventavo parroco, a pieno titolo, di questa chiesa), succedendo al parroco Gennaro Pezzullo, che aveva rassegnato le dimissioni per motivi di età avanzata e di salute malferma. Diventavo, ancora giovanissimo sacerdote, parroco, dopo di aver svolto delicati incarichi, quali l'insegnamento di religione nelle scuole statali e di materie letterarie del Seminario di Aversa, e l'assistenza spirituale agli allievi dell'Istituto delle Suore “Piccole Ancelle di Cristo Re”, e ai Giovani di Azione Cattolica nella parrocchia di San Rocco, in Frattamaggiore.
Mentre ricordo con gratitudine il Vescovo Cece, di venerata memoria, che mi volle, ad ogni costo, parroco di questa Chiesa, RINGRAZIO DIO per avermi aiutato in questi anni nell'esercizio della mia missione di parroco, e RINNOVO i propositi, che feci nel lontano 7 gennaio 1968 durante la Messa , che celebrai allora, per la prima volta come parroco di questa Chiesa; ecco: mi impegno ad essere, con l'aiuto di Dio, sacerdote, sempre e solo sacerdote, pronto a dare e a darmi, per amore, alle anime. Non vorrò essere un prete semplice FUNZIONARIO, né un prete tutto-fare. Vorrò evangelizzare, predicare – con l'esempio e la parola – il Vangelo nella sua interezza e nella sua autenticità, senza temere le critiche, la impopolarità, perché non è il plauso della gente, non è il rumore di ciò che si fa che garantiscono la retta impostazione e l'efficacia dell'apostolato di un parroco. “Guai a voi – disse Gesù quando tutti diranno bene di voi” (Lc. 6, 25) e “Il bene fa poco rumore, il rumore fa poco bene” ha scritto l'abate Chautard.
Vorrò essere “uomo di preghiera” e, docile alla volontà di Dio agire in piena sintonia con gli insegnamenti del Papa e dei Vescovi. Che Dio mi aiuti a non cedere allo scoraggiamento di fronte agli insuccessi e alle difficoltà dell'apostolato che Dio mi aiuti ad essere fedele a tutti i miei impegni, fino a quando Egli vorrà, fino a quando il Vescovo vorrà.
E a voi fedeli rinnovo l'invito a collaborare, ad aiutarmi, perché un parroco non può fare tutto da sé e perché la parrocchia SIETE VOI. Se volete che la parrocchia viva, dovete lavorare anche voi, collaborando in diversi modi. Lo so: queste cose le ho dette tante volte con scarsi risultati. Ricordate: un vero cristiano non può pensare solo a sé, non può essere semplice spettatore in una comunità parrocchiale. DUNQUE, ci si svegli tutti dal letargo, ci si mobiliti un po' tutti! Basta che mi chiediate, fuori di Messa, che cosa c'è da fare!
TUTTI – PARROCO E FEDELI – AL LAVORO! Perché…SENZA LA PARTECIPAZIONE DI TUTTI NON C'È VERA COMUNITÀ PARROCCHIALE.


Tra le omelie di don Mimì che si leggono sul portale del Redentore, si ritrova qualcuna ricca di spunti esortativi per la catechesi ai giovani. Personalmente con questa lettura mi pare di riascoltare l’insegnamento da lui ricevuto insieme con gli altri giovani della GIAC San Rocco, quando egli era nostro Assistente e ci invogliava ad integrare la nostra riflessione, sulla fede e sul discernimento vocazionale, con la lettura di opere spirituali (Imitazione di Cristo) e di libri dedicati alla guida e alla formazione dei giovani (in particolare quelli scritti e dedicati ai giovani da mons. Toth Tihamer):

GIOVANI !
“ Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna ? ” (Mt. 19, 16 ss).
Anche ciascuno di voi si pone di simili interrogativi: “Qual è il senso della vita? In che direzione orientarla? Su quale fondamento devo costruirla ? Su quali mezzi fare affidamento? Se desiderate, GIOVANI, trovare una risposta a tali domande, che forse angosciavano anche il giovane del Vangelo, AVVICINATEVI - come questi - al Maestro, CERCATE CRISTO, che è maestro, modello, amico, CRISTO, che è colui che ha parole di vita eterna.
Cercatelo nella preghiera, nel dialogo sincero ed assiduo con Lui!
Cercatelo nella Sua Parola, nei Vangeli!
Accostatevi ai Sacramenti della Confessione e dell'Eucaristia!
Così troverete risposta a tutte le vostre inquietudini e scoprirete con gioia che la coerenza di vita, ch'Egli ( Gesù ) vi chiede, è la porta per ottenere la realizzazione degli aneliti della vostra anima .
“SE VUOI ENTRARE NELLA VITA, OSSERVA I COMANDAMENTI”, rispose Gesù al giovane.
Cari giovani, per entrare nella vita, per giungere al Cielo, bisogna osservare i Comandamenti (“NON UCCIDERE” etc ).
Dovete amare Gesù con le opere, vivere con coerenza alla luce del Vangelo. Non guardate mai ai comandamenti come a qualcosa di negativo, come a qualcosa che limita la libertà. Al contrario, nell'osservazione dei Comandamenti è anche il segreto, per conseguire la felicità già in questa vita. Giovani, la vera felicità è non nel piacere, non nel possesso dei beni materiali, non nella sete di potere; si è felici per quello che si è, non per quello che si ha: la felicità vera è dentro il cuore, è nell'amare, è nel darsi per il bene degli altri senza attendersi nulla in cambio. La vera felicità è nell'amore verso Dio e il prossimo, amore, ch'è la sintesi dei Comandamenti.
E ciò non è facile. Sì ! Spesso c'è bisogno di grande coraggio, per andare contro corrente, contro la mentalità di questo mondo. Ma è l'unica via per costruire una vita riuscita in pieno.
“IL GIOVANE disse poi a Gesù:- Tutto questo io l'ho fatto! – Sin dalla mia adolescenza (Mc. 10, 20).
Quel giovane aveva osservato i comandamenti; per questo, osò avvicinarsi con fiducia a Gesù; per questo osò chiamarlo Maestro.
Se voi, ragazzi e ragazze che mi ascoltate, desiderate riconoscere Gesù, dovete essere disposti ad osservare i Comandamenti. Se talvolta Il volto di Gesù svanisce dalla vostra vita, se qualche volta vi assale il pensiero che Dio non esiste, chiedetevi seriamente se state osservando i Comandamenti.
Non dimenticare che spesso la perdita della fede non è una problema intellettuale, ma una questione di comportamento. E ricordate che il primo passo per recuperare una fede apparentemente perduta, può essere quello di accostarvi al Sacramento della Penitenza, nel quale lo stesso Gesù vi aspetta per perdonarvi, per abbracciarvi, per incominciare una nuova vita. E, se nonostante i vostri sforzi per seguire Cristo, alcune volte siete deboli e cedete alle tentazioni, trasgredendo i Comandamenti, non vi scoraggiate!
Cristo continua ad attendervi, Cristo l'unico amico che non vi delude mai!
GIOVANI! SIATE GENEROSI NEL SEGUIRE GESÚ PIÚ DA VICINO! SIATE DISPOSTI PERSINO A DEDICARGLI TOTALMENTE IL VOSTRO CUORE!
INSOMMA, DITE SEMPRE “SÍ” AL CRISTO ED EGLI VI COLMERÁ DELLA VERA GIOIA.



Un’altra omelia per i giovani svolta in occasione della XII GMG - Giornata Mondiale della Gioventù - di Parigi ( Agosto 1997):

XII GIORNATA MONDIALE – AGOSTO '97 – PARIGI
… Ricordate i discepoli che, accorsi sulle rive del Giordano per ascoltare le parole dell'ultimo dei grandi profeti, Giovanni il Battezzatore, si videro indicare in Gesù di Nazaret il Messia, l'agnello di Dio? Essi, incuriositi, decisero di seguirlo a distanza, quasi timidi e impacciati, finchè Gesù stesso, voltatosi domandò: “Che cercate?”, suscitando quel dialogo che avrebbe dato inzio all'avventura di Giovanni, di Andrea, di Simone, Pietro e degli altri apostoli (Gv 1, 29 – 51).
Viviamo in un'epoca di grandi trasformazioni, nella quale tramontano rapidamente ideologie che sembravano dover resistere a lungo all'usura del tempo. L'umanità si ritrova spesso incerta, confusa e preoccupata, ma la parola di Dio non tramonta e, nel mutare degli eventi, resta stabile e luminosa. La fede della Chiesa è fondata su Gesù, unico Salvatore del mondo: ieri, oggi e sempre (Eb 13, 8). CARI GIOVANI!
Riandando col pensiero alle vostre parole negli incontri che ho avuto la gioia di vivere durante… mi pare di leggervi, pressante e viva, la stessa domanda dei discepoli “Maestro dove abiti?”.
SAPPIATE riascoltare, nel silenzio della preghiera, la risposta di Gesù: “venite e vedrete”. CARI! Come i primi discepoli, SEGUITE GESU'!”, non abbiate paura di avvicinarvi a Lui, di varcare la soglia della sua casa, di parlare con Lui faccia a faccia, come ci si intrattiene con un amico.
Non abbiate paura della “vita nuova” ch'Egli vi offre: Lui stesso vi dà la possibilità di accoglierla e di metterla in pratica, con l'aiuto della sua Grazia e il dono del suo Spirito.
E' vero: Gesù è un amico esigente, che indica mete alte, chiede di uscire da se stessi per andargli incontro, affidando a Lui tutta la vita.
Ma - vi domando- è meglio rassegnarsi ad una vita senza ideali o piuttosto cercare generosamente la verità, il bene, la giustizia, anche a costo di dover affrontare le prove che ciò comporta?
Abbattete la barriere della superficialità e della paura! Conversate con Gesù nella preghiera e nall'ascolto della Parola; gustate la gioia della riconciliazione nel sacramento della Penitenza, ricevete il Corpo e il Sangue di Cristo nell'Eucaristia; accoglietelo e servitelo nei fratelli, specie nei poveri, negli emarginati.
“Venite e vedrete”
Gesù abita particolarmente nelle vostre parrocchie, nelle comunità in cui vivete, nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali, di cui fate parte.
Così, illuminati dalla parola e fortificati dal Pane dell'Eucaristia (non manchi mai il Pane eucaristico nella vostra vita, chè da esso potrete trarre la forza per testimoniare la fede!), VOI – GIOVANI – siete chiamati ad essere Testimoni credibili del Vangelo di Cristo; VOI – GIOVANI – siete chiamati a costruire, come veri missionari di Cristo, la civiltà dell'amore.


Ancora per i giovani, dal suo Testamento Spirituale:

Mi rivolgo a voi, giovani. Siete voi, che cercate, più di tutti, la strada giusta della vita, desiderate conoscere la verità e volete vivere la vita nella sua pienezza. Siate veramente coscienti che solo Gesù vi può dare questo. Solo lui può dirvi: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv.14,6).


Tra le omelie di don Mimì si legge anche una dedicata a Maria in occasione della solennità dell’Immacolata Concezione del 1994. Per le lodi alla Vergine egli filialmente fa riferimento alle parole della preghiera formulata dal santo padre Pio XII. Il culto e la devozione mariana sono sempre stati aspettì irrinunciabile della pastorale ecclesiale e giovanile di don Mimì. Ancora personalmente ricordo le raccomandazioni a noi giovani per l’affidamento a Maria nella nostra vita spirituale e di fede. Nel 1967, di ritorno da una esperienza biennale di lavoro lontano dal paese, volli significargli il tesoro delle sue raccomandazioni con il dono di una statuina in gesso della Madonna che acquistai presso le Paoline di Piazza Immacolata di Taranto. Leggiamo la sua omelia mariana:

Le verità di fede (= i dogmi) finora definite dalla Chiesa a riguardo della Madonna sono 4: in ordine cronologico,
• la divina MATERNITÁ (nel concilio di Efeso, 431),
• la perpetua VERGINITÁ (nel Lateranense 1 o , 649-653),
• l'IMMACOLATA CONCEZIONE (dal papa Pio IX, 8. 12. 1854),
• l'ASSUNZIONE CORPOREA (dal papa Pio XII, 1. 11. 1950).

Oggi si festeggia l'Immacolata Concezione di Maria, per cui crediamo ch'Ella, “fin dal 1 o istante dalla sua concezione nel grembo materno, per singolare privilegio di Dio e in virtù dei meriti di Gesù, fu preservata dal peccato originale”. Mentre rinnoviamo la fede in questo dogma, rivolgerò a Maria la preghiera composta da Pio XII:
“Rapiti dal fulgore della tua celeste bellezza e sospinti dalle angosce del secolo, ci gettiamo tra le tue braccia, o Immacolata Madre di Gesù e Madre nostra, Maria, fiduciosi di trovare nel tuo Cuore l'appagamento delle nostre aspirazioni e il porto sicuro fra le tempeste, che da ogni parte ci sospingono.
Benché avviliti dalle colpe e sopraffatti da tante miserie, ammiriamo la ricchezza di eccelsi doni, di cui Dio ti ha ricolmata al di sopra di ogni altra creatura, dal 1 o istante del tuo concepimento fino al giorno, in cui, assunta in cielo, ti ha incoronata Regina dell'Universo.
O FONTE limpida di fede, irrora con le eterna verità le nostri menti! O GIGLIO flagrante di santità, avvinci i nostri cuori col tuo celestiale profumo! O TRIONFATRICE del male e della morte, ispiraci orrore al peccato. Ascolta, o PREDILETTA di Dio, l'ardente grido, che da ogni cuore fedele s'innalza a Te: chinati sulle doloranti nostre piaghe! Muta le menti dei malvagi, asciuga le lagrime dei sofferenti, conforta i poveri, spegni gli odi, addolcisci gli animi, custodisci il fiore della purezza soprattutto nei giovani. PROTEGGI LA CHIESA ! FA' che tutti sentano il fascino della bontà! Nel tuo nome tutti si riconoscano fratelli e membri di una sola famiglia, su cui risplenda il sole di una universale e sincera pace!
ACCOGLI, o madre dolcissima, le umili nostre suppliche e ottienici soprattutto che possiamo un giorno ripetere dinanzi al tuo trono, beati con Te, l'inno che oggi si leva intorno ai tuoi altari in ogni parte del mondo cattolico:

TUTTA BELLA SEI, O MARIA!
TU GLORIA, TU LETIZIA, TU AMORE DEL NOSTRO POPOLO!
COSI SIA!



Concludo con la lettura di una preghiera che don Mimì ha personalmente lasciato alla comunità ecclesiale:

Fedeli carissimi,

io sono il vostro parroco, ossia proprietà vostra,

come vostra è l'abitazione, come vostra è la vita.

Voi avete un cuore che vi appartiene,
voi avete una vita che vi appartiene:
ecco, io sono il vostro parroco.
Sono tutto per voi.
Il mio programma è molto semplice:
salvare le vostre anime.
Per voi dovrò pregare, soffrire, agonizzare.
Giuro che lo farò!
Che Gesù mi conceda di essere ciò che egli vuole che io sia,
che mi conceda di pensare ciò che egli vuole che io pensi,
che mi conceda di fare ciò che egli vuole che io faccia,
che mi conceda di dire ciò che egli vuole che io dica,
che mi conceda di amare coloro che egli mi dà da amare!
Che Gesù mi dia il coraggio di soffrire con amore
ciò che egli vuole che io soffra,
in lui e per lui,
sempre!
Amen!

Don Domenico Padricelli


FONTI ICONOGRAFICHE
Parroccchia Ss.mo Redentore
Parrocchia San Rocco
Fototeca di Alessandro Gelso, Alfonso Minicucci, Antonio Anatriello e di altri della GIAC San Rocco
Fototeca personale

giovedì 1 febbraio 2018

La luce vivissima dell’educazione dei giovani

La luce vivissima era quella vista da Don Bosco nel Sogno dei Dieci Diamanti, e di cui era circonfusa la figura del giovanetto che nel sogno esortava il Santo e i suoi confratelli a bene operarare per l’educazione dei giovani.
L’esortazione del sogno era anche l’impegno reale che i Salesiani praticavano, e ancora praticano, nel campo educativo e con l’ispirazione al metodo pedagogico formulato dopo la metà dell’800 dal loro fondatore: il Sistema preventivo nell’educazione della gioventù.
Nella visione del sogno i “Dieci Diamanti” di cui era rivestita la splendida veste del ‘Maestro’ apparso ai Salesiani erano le 3 virtù teologiche (Fede Speranza Carità), i 3 consigli evangelici (Povertà Obbedienza Castità) e 4 orientamenti comportamentali (Lavoro Temperanza Premio Digiuno).
Propongo alla riflessione i testi ricavati dalle fonti salesiane riguardanti il metodo pedagogico di Don Bosco e la narrazione del suo Sogno dei Dieci Diamanti.

IL SISTEMA PREVENTIVO NELLA EDUCAZIONE DELLA GIOVENTÙ
Più volte fui richiesto di esprimere verbalmente o per iscritto alcuni pensieri intorno al così detto sistema preventivo che si suole usare nelle nostre case. Per mancanza di tempo non ho potuto finora appagare questo desiderio, e presentemente ne do qui un cenno, che spero sia come l'indice di quanto ho in animo di pubblicare in una operetta appositamente preparata, se Dio mi darà tanto di vita da poterlo effettuare, e ciò unicamente per giovare alla difficile arte della giovanile educazione. Dirò adunque: in che cosa consista il Sistema Preventivo, e perché debbasi preferire: sua pratica applicazione, e suoi vantaggi.
I n che cosa consiste il Sistema Preventivo e perché debbasi preferire.
Due sono i sistemi in ogni tempo usati nella educazione della gioventù: Preventivo e Repressivo. Il sistema Repressivo consiste nel far conoscere la legge ai sudditi, poscia sorvegliare per conoscerne i trasgressori ed infliggere, ove è d'uopo, il meritato castigo. In questo sistema le parole e l'aspetto del Superiore debbono sempre essere severe, e piuttosto minaccevoli, ed egli stesso deve evitare ogni famigliarità coi dipendenti. Il Direttore per accrescere valore alla sua autorità dovrà trovarsi di rado
tra i suoi soggetti e per lo più quando si tratta di punire o di minacciare. Questo sistema è facile, meno faticoso e giova specialmente nella milizia e in generale tra le persone adulte ed assennate, che devono da se stesse essere in grado di sapere e ricordare ciò ohe è conforme alle leggi e alle prescrizioni.
Diverso, e direi, opposto è il sistema Preventivo. Esso consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti di un istituto e poi sorvegliare in guisa, che gli allievi abbiano sempre sopra di loro l'occhio vigile del Direttore o degli assistenti, che come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evenienza, diano consigli ed amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze [...]
Il sistema Preventivo rende affezionato l'allievo in modo che l'educatore potrà tuttora parlare col linguaggio del cuore sia in tempo dell'educazione, sia dopo di essa. L'educatore, guadagnato il cuore del suo protetto, potrà esercitare sopra di lui un grande impero, avvisarlo, consigliarlo ed anche correggerlo allora che si troverà negli impieghi, negli uffizi civili e nel commercio. Per queste e molte altre ragioni pare che il sistema Preventivo debba preferirsi al Repressivo.
(Fonte: Inaugurazione del Patronato di S. Pietro in Nizza a Mare. Scopo del medesimo esposto dal Sacerdote Giovanni Bosco con appendice sul sistema preventivo nella educazione della gioventù. San Pier d'Arena-Torino-Nizza Marittima, Tipografia e Libreria Salesiana 1877)


IL SOGNO DEI DIECI DIAMANTI
Ad ammaestramento della Pia Società Salesiana
Il 10 settembre anno corrente (1881), giorno che la Santa Chiesa consacra al glorioso nome di Maria, i Salesiani, raccolti in San Benigno Canavese, facevano gli Esercizi Spirituali. «Nella notte dal 10 all’11, mentre dormivo, la mente si trovò in una gran sala splendidamente ornata. Mi sembrava di passeggiare con i direttori delle nostre case, quando apparve tra noi un uomo di aspetto così maestoso, che non potevamo reggerne la vista. Datoci uno sguardo senza parlare, si pose a camminare a qual che passo da noi. Egli era così vestito: un ricco manto a guisa di mantello gli copriva la persona. La parte più vicina al collo era come una fascia che si rannodava davanti, e una fettuccia gli pendeva sul petto. Sulla fascia stava scritto a caratteri luminosi: LA PIA SOCIETÀ DI SAN FRANCESCO DI SALES NELL’ANNO 1881, e sulla striscia di essa fascia portava scritte queste parole: QUALE DEVE ESSERE.
Dieci diamanti di grossezza e splendore strao rdinari erano quelli che c’impedivano di fermare lo sguardo, se non con gran pena, su quell’augusto Personaggio. Tre di quei diamanti erano sul petto, ed era scritto sopra di uno FEDE, sull’altro SPERANZA e CARITÀ su quello che stava sul cuore. Il quarto diamante era sulla spalla destra e aveva scritto LAVORO, sopra il quinto nella spalla sinistra si leggeva TEMPERANZA. Gli altri cinque diamanti ornavano la parte posteriore del manto, ed erano così disposti: uno più grosso e più folgoreggiante stava in mezzo come al centro di un quadrilatero, e portava scritto OBBEDIENZA. Sul primo a de stra si leggeva VOTO DI POVERTA. Sul secondo, più in basso, PREMIO. Nella sinistra sul più elevato era scritto: VOTO DI CASTITA. Lo splendore di questo mandava una luce tutta speciale, e mirandolo traeva e attraeva lo sguardo come la calamita attrae il ferro. Sul secondo a sinistra, più in basso, stava scritto: DIGIUNO. Tutti questi quattro ripiegavano i loro raggi verso il diamante del centro. Questi brillanti tramandavano dei raggi che a guisa d i fiammelle si alzavano e portavano scritte qua e là varie sentenze.
Sulla Fede si elevavano le parole: “Imbracciate lo scudo della Fede per vincere le insidie del demonio”. Un altro raggio aveva: “La fede senza le opere è morta. N on chi ascolta, ma chi pratica la legge possederà il regno di Dio”. Sui raggi della Speranza: “Sperate nel Signore, non negli uomini. I vostri cuori siano sempre fissi dove sono le vere gioie”. Sui raggi della Carità: “Po rtate gli uni i pesi degli altri, se volete compiere la mia legge. Amate e sarete amati, ma amate le anime vostre e le anime altrui. Recitate devotamente il Divino Ufficio; celebrate la Santa Messa con attenzione; visitate con grande amore il Santo dei Santi”.
Sulla parola Lavoro: “Rimedio alla concupiscenza, arma potentissima contro tutte le tentazioni del demonio”. Sulla Temperanza: “Il fuoco si spegne se si toglie la legna. Fate un patto con i vostri occhi, con la gola e col sonno, affinché questi nemici non vi rubino le vostre anime. Intemperanza e castità non possono abitare insieme”.
Sui raggi dell’Obbedienza: “È il fondamento di tutto l’edificio e il compendio della santità”. Sui raggi della Povertà: “Il Regno dei Cieli è dei poveri. Le ricchezze sono spine. La povertà non si vive a parole, ma si pratica con l’amore e con i fatti. Essa aprirà le porte del Cielo e vi entrerà”. Sui raggi della Castità: “Tutte le virtù vengono insieme con essa. I mondi di cuore penetrano i segreti di Dio e vedono Dio stesso”.
Sui raggi del Premio: “Se vi lusinga la grandezza del premio, non vi spaventino le fatiche della conquista. Chi patisce con me, godrà con me. Sono momentanei patimenti di questa vita; è eterna la felicità che godranno i miei amici in Cielo”. Sui raggi del Digiuno: “È l’arma più potente contro le insidie del demonio. E il custode di tutte le virtù. Col digiuno si scaccia ogni genere di demoni”. Un largo nastro a color di rosa serviva di orlo nella parte inferiore del manto, e sopra questo nastro era scritto: “Questo sia l’argomento delle vostre esortazioni del mattino, del mezzogiorno e della sera. Raccogliete le briciole delle virtù e vi costruirete un grande edificio di santità. Guai a voi che disprezzate le cose piccole: a poco a poco cadrete”.
Fino allora i direttori erano chi in piedi, chi in ginocchio, ma tutti attoniti e nessuno parlava. A questo punto Don Rua, come fuori di sé, disse: — Bisogna prendere nota per non dimenticare. Cerca una penna e non la trova; cava fuori il po rtafoglio, fruga e non ha la matita. — Io mi ricorderò — disse Don Durando. — Io voglio notare — aggiunse Don Fagnano —, e si pose a scrivere con un gambo di rosa. Tutti miravano e comprendevano la scrittura. Quando Don Fagnano cessò di scrivere, Don Costamagna continuò a dettare così: — La carità capisce tutto, sopporta tu tto, vince tutto: pratichiamola con la parola e con i fatti. Mentre Don Fagnano scriveva, scomparve la luce, e tutti ci trovammo in folte tenebre. — Silenzio — disse Don Ghivarello — inginocchiamoci, preghiamo e la luce verrà. Don Lasagna cominciò il Veni Creator, poi il De profundis e Maria Auxilium Christianorum, a cui tutti rispondemmo. Quando fu detto Ora pro nobis, riapparve una luce che circondava un cartello su cui si leggeva: LA PIA SOCIETA SALESIANA QUA LE CORRE PERICOLO DI ESSERE NELL’ANNO 1900.
Un istante dopo la luce divenne più viva a segno che potevamo vederci e conoscerci a vicenda. In mezzo a quel bagliore apparve di nuovo il Personaggio di prima, ma con aspetto malinconico, simile a colui che comincia a piangere. Il suo manto era divenuto scolorato, tarlato e sdrucito. Nel sito dove stavano fissi i diamanti vi era invece un profondo guasto, cagionato dal tarlo e da altri piccoli insetti. — Guardate — egli ci disse — e intendete.
Ho veduto che i dieci diamanti erano diven uti altrettanti tarli che rabbiosi rodevano il manto.
Pertanto al diamante della Fede erano sottentrati: sonno e accidia. Alla Speranza: risate e scurrilità. Alla Carità: negligenza nel compi ere i divini Uffici. Amano e cercano i propri comodi e non gli interessi di Gesù Cristo. Alla Temperanza: golosi tà e piaceri sensuali. Al Lavoro: il sonno, il furto e l’ozio. Al posto dell’Ubbidienza non vi era altro che un guasto largo e profondo senza scritta. Alla Castità: concupiscenza e vita mondana. Alla Povertà era succeduto: dormire, vestire bene, mangiare e bere, denaro a disposizione. Al Premio: “Ci basta godere la vita presente”. Al Digiuno: Vi era un guasto, ma niente di scritto.
A quella vista fummo tutti spaventati. Don Lasagna cadde svenuto, Don Cagliero divenne pallido come una camicia e, appoggiandosi sopra una sedia, gridò: — Possibile che le cose siano già a questo punto? Don Lazzero e Don Guidazio stavano come fuori di sé e si porsero la mano per non cadere. Don Francesia, il Conte Cays, Don Barberis e Don Leveratto erano quivi ginocchioni pregando con in mano la corona del S. Rosario. In quel momento si fece intendere una voce cupa: — Come è svanito quello splendido colore!
Ma nell’oscurità successe un fenomeno singolare. In un istante ci trovammo avvolti in folte ten ebre, nel cui mezzo apparve tosto una luce vivissima, che aveva forma di corpo umano. Non potevamo tenerci sopra lo sguardo, ma potevamo scorgere che era un avvenente giovanetto, vestito di abito bianco lavorato con fili d’oro e d’argento. Tutto attorno all’abito vi era un orlo di luminosissimi diamanti. Con aspetto maestoso, ma dolce e amabile, si avanzò verso di noi, e ci indirizzò queste parole testuali: — Servi e strumenti di Dio onnipotente, ascoltate e intendete. Siate forti e robusti. Quanto avete veduto e udito è un avviso del Cielo, inviato ora a voi e ai vostri fratelli. Fate attenzione e intendete bene quello che vi si dice. I colpi previsti feriscono di meno e si possono prevenire. Le parole indicate siano tanti argomenti di predicazione. Predicate incessantemente a tempo e fuori tempo. Ma le cose che predicate fatele sempre, sicché le vostre opere siano come una luce che, sotto forma di sicura tradizione, s’irradii sui vostri fratelli e figli di generazione in generazione. Ascoltate bene e intendete. Siate oculati nell’accettare i novizi, forti nel coltivarli, prudenti nell’ammetterli. Provateli tutti, ma tenete sol tanto il buono. Mandate via i leggeri e volubili. Ascoltate bene e intendete. La meditazione del mattino e della sera sia sull’osservanza regolare. Se ciò farete, non vi verrà meno giammai l’aiuto dell’Onnipotente. Diverrete spettacolo al mondo e agli angeli e allora la vostra gloria sarà gloria di Dio. Chi vedrà la fine di questo secolo e il principio dell’altro dirà di voi: “Dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri”. Allora tutti i fratelli e figli vostri canteranno: “Non a noi, Signore, non a noi, ma a tuo nome dà gloria”. Queste ultime parole furono cantate, e alla voce di chi parlava si unì una moltitudine di altre voci così armoniose e sonore, che noi rimanemmo privi di sensi e, per non cadere svenuti, ci siamo uniti agli altri a cantare. Al momento che finì il canto, si oscurò la luce. Allora mi svegliai e mi accorsi che si faceva giorno».
Promemoria
«Questo sogno durò quasi l’intera notte, e sul mattino mi trovai stremato di forze. Tuttavia per timore di dimenticarmene, mi sono levato in fretta e ho preso alcuni appunti che mi servirono come di richiamo per ricordare quanto qui ho esposto nel giorno della Presentazione di Maria SS. al Tempio. Non mi fu possibile ricordare tutto. Tra le altre cose ho potuto con sicurezza rilevare che il Signore ci usa grande misericordia. La nostra Società è benedetta dal Cielo, ma Egli vuole che prestiamo l’opera nostra. I mali minacciati saranno prevenuti se noi predicheremo sopra le virtù e sopra i vizi ivi notati; se ciò che predichiamo lo tramanderemo ai nostri fratelli con una tradizione pratica di quanto si è fatto e faremo. Ho potuto anche rilevare ch e ci sono imminenti molte spine, mol te fatiche, cui terranno dietro molte consolazioni. Circa il 1890 gran timore, circa il 1895 gran trionfo. Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis» .
Il biografo Don Cena commenta: «La portata del sogno non ha limiti di tempo. Don Bosco diede l’allarme per un momento speciale che doveva seguire alla sua morte; ma il “Quale deve essere la Congregazione” e il “Quale è in pericolo di essere” con tengono un ammonimento che non perderà mai nulla del suo va lore, sicché sarà sempre vera la dichiarazione fatta da Don Bosco ai Superiori: “I mali minacciati saranno prevenuti, se noi predicheremo sul le virtù e i vizi ivi notati”»

(Fonti: http://www.sdb.org)

mercoledì 2 novembre 2016

Il dialogo con i giovani tema del Convegno Pastorale di Aversa

Il Convegno di apertura dell'Anno Pastorale 2016-2017 della Diocesi di Aversa si è svolto nei giorni 30 settembre e 1 ottobre 2016. Il primo giorno in Cattedrale in ascolto degli interventi dei relatori prof.ssa Paola Bignardi e don Michele Falabretti esperti nazionali della pastorale giovanile, il secondo giorno in dialogo nei gruppi di riflessione formatisi per la discussione della problematica ecclesiale e giovanile negli ambiti: tradizione, cittadinanza, fragilità umana, vita affettiva, lavoro e festa.
Il tema del Convegno, ispirato alla Sacra Scrittura, è stato: “Una generazione narra all'altra” … e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli (Gv 2, 1-2).
Tutte le realtà parrocchiali e le comunità ecclesiali della Diocesi hanno avuto i loro rappresentanti adulti e giovani al Convegno che ha registrato così una foltissima ed articolata presenza in Cattedrale e nei Gruppi.
Gli interventi dei relatori sono stati ascoltati con attenzione e recepiti nelle loro interessanti stimolazioni.

Il Convegno è stato aperto con la presentazione del Vescovo di Aversa Mons. Angelo Spinillo, il quale ha indicato le motivazioni e i significati relativi all'orientamento spirituale del nuovo anno pastorale, proponendo come icona del Convegno le Nozze di Cana e l'intercessione di Maria:
“... Il nuovo anno pastorale vive ancora nella luce del giubileo della misericordia, che concluderemo qui in Cattedrale la prossima domenica 13 novembre. Tuttavia, prendendo spunto dalla ricorrenza del cinquantesimo anniversario dell’incoronazione dell’immagine, venerata nella cappella del nostro Seminario con il titolo di “Madonna dei giovani”, che Mons. Antonio Cece volle celebrare l’11 giugno 1967, con grande partecipazione di tutte le componenti della Diocesi, abbiamo pensato di dedicare questo nuovo tempo di cammino pastorale ad una rinnovata e particolare attenzione ad un più coinvolgente e vitale dialogo con i giovani...
… Così, guardando alla preziosa intercessione di Maria, vogliamo affiancare al titolo generale dell’anno pastorale un riferimento ugualmente intenso e ricco di speranza.
“…c’era la madre di Gesù.
Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli” (Gv 2, 1-2)
… Quelle anfore, quelle idrie vuote, sono come una rappresentazione di un drammatico vuoto di umanità che chiede di poter essere riempito e trasformato. Maria, la piena di grazia, la donna “nuova”, chiamata ad essere madre di una nuova umanità, vede, sente in sé, accoglie quel desiderio di vita, lo presenta a Gesù, a quel Figlio che è venuto nel mondo per essere “via, verità e vita” (Gv 14,6), all’Emmanuele, il Dio con noi che trasforma ogni nostro tempo di morte nel suo tempo di vita”.

Sono seguite poi gli interventi dei due relatori invitati al Convegno per trattare le problematiche giovanili dal punto di vista scientifico socio-antropologico e dal punto di vista teologico-pastorale.

La Prof.ssa Paola Bignardi, già Presidente Nazionale dell’Azione Cattolica, e autrice insieme con Rita Bichi, della recente pubblicazione “Dio a modo mio, giovani e fede in Italia”, ha sviluppato una comunicazione chiarificatrice degli interrogativi del mondo giovanile e suffragata dai dati più recenti della ricerca sul mondo giovanile – Rapporto Giovani - realizzata dall'Istituto Toniolo, ente fondatore dell'Università Cattolica di Milano.
All'interrogativo “chi sono i giovani?” si risponde perseguendo “un obiettivo di conoscenza con spirito di ascolto”; e riferendosi alla Evangelii Gaudium di Papa Francesco, la prof.ssa Bignardi ritiene “l'ascolto con il cuore come il punto di partenza per esperienze di comunicazione della fede”. Con questo atteggiamento spirituale ella ha presentato i dati salienti riguardanti la fede nel mondo giovanile e letti nel Rapporto Giovani attraverso la rilevazione operata con un questionario. Ha presentato il calo delle percentuali riguardanti la fede cattolica (dal 56% al 52 % in un anno) e la frequenza alla pratica religiosa (frequentanti 24%, non frequentanti 28%); ha descritto l'incidenza del genere sul sentimento religioso (ragazze + 10% rispetto ai ragazzi); le differenze geografiche sulle espressioni della fede (Nord 50%, Sud 60%); le scarse considerazioni, in termini di fiducia nelle istituzioni, dei giovani nei confronti della Chiesa. 

Dati più interessanti e complessi emergono dal dialogo diretto e personale con i giovani: “l'ascolto dice più della statistica” ha affermato la relatrice che ha tracciato un quadro della problematica della fede dei giovani che si esprime nelle “modalità del credere”, nella concezione di Dio, negli stati d'animo orientativi, nella preghiera personalistica, nel cammino di maturazione incerto, nell'importanza della ”esperienza di relazioni personali con persone significative”. Sul dato delle 142 risposte su 150 giovani che hanno dichiarato che “è bello credere”, sulla “bellezza della fede” si può “aprire una finestra sulla religiosità dei giovani” importante per la loro crescita spirituale.
L'intervento del Rev. Don Michele Falabretti, Responsabile nazionale del Servizio per la Pastorale Giovanile della C.E.I., ha assunto una connotazione che “litiga con sociologia e numeri” e si è espresso come una riflessione pastorale che, aldilà della ricerca, propone l'esperienza del Vangelo. Le sue parole “Il Vangelo è sempre vivo... con le sue domande e con le sue provocazioni... Le ricerche in Pastorale non funzionano … ci vuole la vita vissuta... La Pastorale trova risposte alle questioni dove ci si trova”.

Ha narrato così alcune sue esperienze pastorali per dimostrare l'importanza di una fede vissuta, anche da parte dei giovani, in continuo rapporto con il Vangelo di Gesù e nella testimonianza e nella partecipazione alla vita ecclesiale.