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venerdì 5 ottobre 2018

Pastorale missionaria e vita buona del Vangelo


Sono le tematiche ispirative dell’Anno Pastorale 2018-19 della Diocesi di Aversa. Esse hanno avuto una importante elaborazione preparatoria negli anni pastorali precedenti, riferiti agli Orientamenti della CEI per il decennio 2010-2020, e sono state poste all’orizzonte delle iniziative del nuovo anno che è iniziato con il Convegno Pastorale del 29 settembre 2018 in Cattedrale, durante il quale Mons. Nunzio Galantino ha svolto una relazione sul tema della “Parrocchia, Chiesa missionaria in un mondo che cambia”. Questo tema ha inteso riproporre il senso degli argomenti della nota pastorale della CEI del 2004: Il volto missionario della Parrocchia in un mondo che cambia.
Nel documento del Vescovo Angelo Spinillo contenente le Indicazioni per il Convegno Pastorale 2018 si leggono in sintesi il percorso preparatorio e gli intendimenti generali:


Con la partecipazione di una amplissima assemblea il Convegno è iniziato con la preghiera dei Primi Vespri della XXVI Domenica del Tempo Ordinario. Il Vescovo Spinillo ha introdotto con una comunicazione puntuale circa il cammino pastorale della Diocesi. Il Vescovo Nunzio Galantino, Presidente del Patrimonio della Sede Apostolica, e relatore ospite centrale, ha sviluppato una riflessione approfondita rileggendo il tema del Convegno nello spirito del magistero del Santo Padre: “la Parrocchia Chiesa missionaria in un mondo che cambia – Il rinnovamento missionario della Chiesa italiana alla luce di Evangelii Gaudium. Con questa rilettura egli ha potuto arricchire il suo intervento e riferirlo efficacemente al discorso teologico e pastorale iniziato con il suo libro pubblicato dalle Paoline nel marzo scorso: Il rinnovamento missionario della Chiesa italianaL’intervento introduttivo del Vescovo Spinillo ha riguardato vari punti: i saluti alle realtà diocesane partecipanti al Convegno, la comunicazione circa l’istituzione dell’Istituto Teologico Superiore Interdiodiocesano di Scienze Religiose, il percorso pastorale della Diocesi fatto di dialogo e di testimonianza, il Sinodo dei Giovani, la partecipazione alle Giornate nazionali; l’indicazione della Parrocchia come “realtà concreta del Popolo di Dio in cammino verso la salvezza”; la Nota Pastorale della CEI del 2004 e i riferimenti alla “Gioia del Vangelo” che caratterizza il rinnovamento missionario nella rilettura tematica proposta da Mons. Galantino. Gli spunti del Vescovo Spinillo sono in parte rileggibili anche nella Scheda preparatoria della proposta del Convegno 2018:


La relazione di Mons. Nunzio Galantino, dopo i saluti all’assemblea e all’ “amico e confratello” vescovo Spinillo, ha assunto i toni di una serie di “riflessioni” sulla tematica proposta. Ha riguardato la considerazione della Nota Pastorale della CEI come il “documento più vicino, per linguaggio e prospettive alla Evangelii Gaudium di Papa Francesco”. Egli ha raccolto l’invito del Santo Padre a liberarsi dalle “prigioni mentali” che diventano “prigioni del cuore” ed impediscono di riscoprire il motivo fondamentale dell’azione missionaria ed evangelizzatrice: conoscere e far conoscere Gesù. Egli ha detto tra l’altro: “con tutto il rispetto per ciò che si fa - in termini di azione pastorale - se non viene fatto per Gesù non serve a niente”. E’ quindi importante “riportare al Centro del Vangelo la Parrocchia, annunciare la Parola, testimoniare la salvezza ricevuta”. L’azione pastorale si motiva e si identifica con “il desiderio di mantenere il Vangelo al centro della Vita ecclesiale”. “Ricalibrare tutto in base al Vangelo” ; “ritrovare l’amore abbandonato della Chiesa: la passione per la sua missione”; riscoprire il “cuore” e “imparare dal cuore”; “costruire il mondo con il Vangelo e con la ragione”. “Sviluppare il discepolato del cuore”, “fissare lo sguardo sul Cristo”, “imparando da Lui”, “toccando i lebbrosi, i malati”. “Divenire credenti adulti nella fede” , “avere ansia e desiderio e vita per la missione”. Essere “una Chiesa in uscita, con umiltà e docilità allo Spirito” che superi il dilemma “missione/autopreservazione” e “la routine”.
Per le sue coinvolgenti riflessioni Mons. Galantino ha fatto riferimento ad alcuni punti della EG, e tra questi riporto i seguenti riguardanti la spiritualità missionaria:

166. Un’altra caratteristica della catechesi, che si è sviluppata negli ultimi decenni, è quella dell’iniziazione mistagogica, che significa essenzialmente due cose: la necessaria progressività dell’esperienza formativa in cui interviene tutta la comunità ed una rinnovata valorizzazione dei segni liturgici dell’iniziazione cristiana. Molti manuali e molte pianificazioni non si sono ancora lasciati interpellare dalla necessità di un rinnovamento mistagogico, che potrebbe assumere forme molto diverse in accordo con il discernimento di ogni comunità educativa. L’incontro catechistico è un annuncio della Parola ed è centrato su di essa, ma ha sempre bisogno di un’adeguata ambientazione e di una motivazione attraente, dell’uso di simboli eloquenti, dell’inserimento in un ampio processo di crescita e dell’integrazione di tutte le dimensioni della persona in un cammino comunitario di ascolto e di risposta.

259. Evangelizzatori con Spirito vuol dire evangelizzatori che si aprono senza paura all’azione dello Spirito Santo. A Pentecoste, lo Spirito fa uscire gli Apostoli da se stessi e li trasforma in annunciatori delle grandezze di Dio, che ciascuno incomincia a comprendere nella propria lingua. Lo Spirito Santo, inoltre, infonde la forza per annunciare la novità del Vangelo con audacia (parresia), a voce alta e in ogni tempo e luogo, anche controcorrente. Invochiamolo oggi, ben fondati sulla preghiera, senza la quale ogni azione corre il rischio di rimanere vuota e l’annuncio alla fine è privo di anima. Gesù vuole evangelizzatori che annuncino la Buona Notizia non solo con le parole, ma soprattutto con una vita trasfigurata dalla presenza di Dio.

261. Quando si afferma che qualcosa ha “spirito”, questo indicare di solito qualche movente interiore che dà impulso, motiva, incoraggia e dà senso all’azione personale e comunitaria. Un’evangelizzazione con spirito è molto diversa da un insieme di compiti vissuti come un pesante obbligo che semplicemente si tollera, o si sopporta come qualcosa che contraddice le proprie inclinazioni e i propri desideri. Come vorrei trovare le parole per incoraggiare una stagione evangelizzatrice più fervorosa, gioiosa, generosa, audace, piena d’amore fino in fondo e di vita contagiosa! Ma so che nessuna motivazione sarà sufficiente se non arde nei cuori il fuoco dello Spirito. In definitiva, un’evangelizzazione con spirito è un’evangelizzazione con Spirito Santo, dal momento che Egli è l’anima della Chiesa evangelizzatrice. Prima di proporre alcune motivazioni e suggerimenti spirituali, invoco ancora una volta lo Spirito Santo, lo prego che venga a rinnovare, a scuotere, a dare impulso alla Chiesa in un’audace uscita fuori da sé per evangelizzare tutti i popoli.

262. Evangelizzatori con Spirito significa evangelizzatori che pregano e lavorano. Dal punto di vista dell’evangelizzazione, non servono né le proposte mistiche senza un forte impegno sociale e missionario, né i discorsi e le prassi sociali e pastorali senza una spiritualità che trasformi il cuore. Tali proposte parziali e disgreganti raggiungono solo piccoli gruppi e non hanno una forza di ampia penetrazione, perché mutilano il Vangelo. Occorre sempre coltivare uno spazio interiore che conferisca senso cristiano all’impegno e all’attività. Senza momenti prolungati di adorazione, di incontro orante con la Parola, di dialogo sincero con il Signore, facilmente i compiti si svuotano di significato, ci indeboliamo per la stanchezza e le difficoltà, e il fervore si spegne. La Chiesa non può fare a meno del polmone della preghiera, e mi rallegra immensamente che si moltiplichino in tutte le istituzioni ecclesiali i gruppi di preghiera, di intercessione, di lettura orante della Parola, le adorazioni perpetue dell’Eucaristia. Nello stesso tempo «si deve respingere la tentazione di una spiritualità intimistica e individualistica, che mal si comporrebbe con le esigenze della carità, oltre che con la logica dell’Incarnazione»C’è il rischio che alcuni momenti di preghiera diventino una scusa per evitare di donare la vita nella missione, perché la privatizzazione dello stile di vita può condurre i cristiani a rifugiarsi in qualche falsa spiritualità.

263. È salutare ricordarsi dei primi cristiani e di tanti fratelli lungo la storia che furono pieni di gioia, ricolmi di coraggio, instancabili nell’annuncio e capaci di una grande resistenza attiva. Vi è chi si consola dicendo che oggi è più difficile; tuttavia dobbiamo riconoscere che il contesto dell’Impero romano non era favorevole all’annuncio del Vangelo, né alla lotta per la giustizia, né alla difesa della dignità umana. In ogni momento della storia è presente la debolezza umana, la malsana ricerca di sé, l’egoismo comodo e, in definitiva, la concupiscenza che ci minaccia tutti. Tale realtà è sempre presente, sotto l’una o l’altra veste; deriva dal limite umano più che dalle circostanze. Dunque, non diciamo che oggi è più difficile; è diverso. Impariamo piuttosto dai santi che ci hanno preceduto ed hanno affrontato le difficoltà proprie della loro epoca. A tale scopo vi propongo di soffermarci a recuperare alcune motivazioni che ci aiutino a imitarli nei nostri giorni.

267. Uniti a Gesù, cerchiamo quello che Lui cerca, amiamo quello che Lui ama. In definitiva, quello che cerchiamo è la gloria del Padre, viviamo e agiamo «a lode dello splendore della sua grazia» (Ef 1,6). Se vogliamo donarci a fondo e con costanza, dobbiamo spingerci oltre ogni altra motivazione. Questo è il movente definitivo, il più profondo, il più grande, la ragione e il senso ultimo di tutto il resto. Si tratta della gloria del Padre, che Gesù ha cercato nel corso di tutta la sua esistenza. Egli è il Figlio eternamente felice con tutto il suo essere «nel seno del Padre» (Gv 1,18). Se siamo missionari è anzitutto perché Gesù ci ha detto: «In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto» (Gv 15,8). Al di là del fatto che ci convenga o meno, che ci interessi o no, che ci serva oppure no, al di là dei piccoli limiti dei nostri desideri, della nostra comprensione e delle nostre motivazioni, noi evangelizziamo per la maggior gloria del Padre che ci ama.

276. La sua risurrezione non è una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. È una forza senza uguali. È vero che molte volte sembra che Dio non esista: vediamo ingiustizie, cattiverie, indifferenze e crudeltà che non diminuiscono. Però è altrettanto certo che nel mezzo dell’oscurità comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo, che presto o tardi produce un frutto. In un campo spianato torna ad apparire la vita, ostinata e invincibile. Ci saranno molte cose brutte, tuttavia il bene tende sempre a ritornare a sbocciare ed a diffondersi. Ogni giorno nel mondo rinasce la bellezza, che risuscita trasformata attraverso i drammi della storia. I valori tendono sempre a riapparire in nuove forme, e di fatto l’essere umano è rinato molte volte da situazioni che sembravano irreversibili. Questa è la forza della risurrezione e ogni evangelizzatore è uno strumento di tale dinamismo.

Sul portale della Diocesi è stato divulgato un video relativo all’intervista di Mons. Galantino condotta dall’Ufficio Comunicazioni Sociali sul tema del Convegno Pastorale. Molti media hanno dato l’annuncio dell’evento diocesano e sui social si possono leggere commenti e alcune cronache interessanti. Tra queste riporto quella scritta da Mons. Angelo Crispino sulla sua pagina personale:








mercoledì 2 novembre 2016

Il dialogo con i giovani tema del Convegno Pastorale di Aversa

Il Convegno di apertura dell'Anno Pastorale 2016-2017 della Diocesi di Aversa si è svolto nei giorni 30 settembre e 1 ottobre 2016. Il primo giorno in Cattedrale in ascolto degli interventi dei relatori prof.ssa Paola Bignardi e don Michele Falabretti esperti nazionali della pastorale giovanile, il secondo giorno in dialogo nei gruppi di riflessione formatisi per la discussione della problematica ecclesiale e giovanile negli ambiti: tradizione, cittadinanza, fragilità umana, vita affettiva, lavoro e festa.
Il tema del Convegno, ispirato alla Sacra Scrittura, è stato: “Una generazione narra all'altra” … e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli (Gv 2, 1-2).
Tutte le realtà parrocchiali e le comunità ecclesiali della Diocesi hanno avuto i loro rappresentanti adulti e giovani al Convegno che ha registrato così una foltissima ed articolata presenza in Cattedrale e nei Gruppi.
Gli interventi dei relatori sono stati ascoltati con attenzione e recepiti nelle loro interessanti stimolazioni.

Il Convegno è stato aperto con la presentazione del Vescovo di Aversa Mons. Angelo Spinillo, il quale ha indicato le motivazioni e i significati relativi all'orientamento spirituale del nuovo anno pastorale, proponendo come icona del Convegno le Nozze di Cana e l'intercessione di Maria:
... Il nuovo anno pastorale vive ancora nella luce del giubileo della misericordia, che concluderemo qui in Cattedrale la prossima domenica 13 novembre. Tuttavia, prendendo spunto dalla ricorrenza del cinquantesimo anniversario dell’incoronazione dell’immagine, venerata nella cappella del nostro Seminario con il titolo di “Madonna dei giovani”, che Mons. Antonio Cece volle celebrare l’11 giugno 1967, con grande partecipazione di tutte le componenti della Diocesi, abbiamo pensato di dedicare questo nuovo tempo di cammino pastorale ad una rinnovata e particolare attenzione ad un più coinvolgente e vitale dialogo con i giovani...
Così, guardando alla preziosa intercessione di Maria, vogliamo affiancare al titolo generale dell’anno pastorale un riferimento ugualmente intenso e ricco di speranza.
“…c’era la madre di Gesù.
Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli” (Gv 2, 1-2)
Quelle anfore, quelle idrie vuote, sono come una rappresentazione di un drammatico vuoto di umanità che chiede di poter essere riempito e trasformato. Maria, la piena di grazia, la donna “nuova”, chiamata ad essere madre di una nuova umanità, vede, sente in sé, accoglie quel desiderio di vita, lo presenta a Gesù, a quel Figlio che è venuto nel mondo per essere “via, verità e vita” (Gv 14,6), all’Emmanuele, il Dio con noi che trasforma ogni nostro tempo di morte nel suo tempo di vita”.

Sono seguite poi gli interventi dei due relatori invitati al Convegno per trattare le problematiche giovanili dal punto di vista scientifico socio-antropologico e dal punto di vista teologico-pastorale.

La Prof.ssa Paola Bignardi, già Presidente Nazionale dell’Azione Cattolica, e autrice insieme con Rita Bichi, della recente pubblicazione “Dio a modo mio, giovani e fede in Italia”, ha sviluppato una comunicazione chiarificatrice degli interrogativi del mondo giovanile e suffragata dai dati più recenti della ricerca sul mondo giovanile – Rapporto Giovani - realizzata dall'Istituto Toniolo, ente fondatore dell'Università Cattolica di Milano.
All'interrogativo “chi sono i giovani?” si risponde perseguendo “un obiettivo di conoscenza con spirito di ascolto”; e riferendosi alla Evangelii Gaudium di Papa Francesco, la prof.ssa Bignardi ritiene “l'ascolto con il cuore come il punto di partenza per esperienze di comunicazione della fede”. Con questo atteggiamento spirituale ella ha presentato i dati salienti riguardanti la fede nel mondo giovanile e letti nel Rapporto Giovani attraverso la rilevazione operata con un questionario. Ha presentato il calo delle percentuali riguardanti la fede cattolica (dal 56% al 52 % in un anno) e la frequenza alla pratica religiosa (frequentanti 24%, non frequentanti 28%); ha descritto l'incidenza del genere sul sentimento religioso (ragazze + 10% rispetto ai ragazzi); le differenze geografiche sulle espressioni della fede (Nord 50%, Sud 60%); le scarse considerazioni, in termini di fiducia nelle istituzioni, dei giovani nei confronti della Chiesa. 

Dati più interessanti e complessi emergono dal dialogo diretto e personale con i giovani: “l'ascolto dice più della statistica” ha affermato la relatrice che ha tracciato un quadro della problematica della fede dei giovani che si esprime nelle “modalità del credere”, nella concezione di Dio, negli stati d'animo orientativi, nella preghiera personalistica, nel cammino di maturazione incerto, nell'importanza della ”esperienza di relazioni personali con persone significative”. Sul dato delle 142 risposte su 150 giovani che hanno dichiarato che “è bello credere”, sulla “bellezza della fede” si può “aprire una finestra sulla religiosità dei giovani” importante per la loro crescita spirituale.
L'intervento del Rev. Don Michele Falabretti, Responsabile nazionale del Servizio per la Pastorale Giovanile della C.E.I., ha assunto una connotazione che “litiga con sociologia e numeri” e si è espresso come una riflessione pastorale che, aldilà della ricerca, propone l'esperienza del Vangelo. Le sue parole “Il Vangelo è sempre vivo... con le sue domande e con le sue provocazioni... Le ricerche in Pastorale non funzionano … ci vuole la vita vissuta... La Pastorale trova risposte alle questioni dove ci si trova”.

Ha narrato così alcune sue esperienze pastorali per dimostrare l'importanza di una fede vissuta, anche da parte dei giovani, in continuo rapporto con il Vangelo di Gesù e nella testimonianza e nella partecipazione alla vita ecclesiale.


lunedì 30 settembre 2013

Il Convegno Pastorale Diocesano di Aversa con Mons. Rino Fisichella

Non ho potuto presenziare al Convegno Pastorale Diocesano nella Cattedrale di Aversa del 26 settembre 2013. Ho perciò cercato in rete e sul sito diocesano le notizie riguardanti il suo svolgimento e le parole espresse dal Vescovo di Aversa Mons. Angelo Spinillo e dal Vescovo Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, invitato a tenere la relazione principale.
Il Convegno era stato preceduto dalla lettera-invito del Vescovo Spinillo alla Diocesi che sintetizzava le attività pastorali svolte nell'anno precedente e tracciava con l'indicazione del tema del convegno il cammino per il nuovo anno pastorale:

Con il mese di settembre, ormai alle porte, inizieremo il cammino del nuovo anno pastorale che, alla conclusione del l'Anno della fede, riprenderà il cammino di educazione al vivere la fede, la speranza e la carità nella concretezza degli ambiti della nostra vita quotidiana. In particolare nell’anno 2013-2014, in continuità con gli anni precedenti, ci soffermeremo a riflettere sulla virtù teologale della speranza che illumina il vivere quotidiano dei credenti per l'annunzio che i Discepoli di Emmaus, nella notte, corrono a condividere con i fratelli:
"Il Signore è veramente risorto" (Lc 24,34)

Il Convegno è stato affollatissimo e tutti hanno potuto ascoltare con interesse e coinvolgimento spirituale le parole dei due vescovi. Quelle di Spinillo tese ad esortare e a rincuorare la fede nel Signore risorto fondamento della speranza nel difficile contesto socio-territoriale della diocesi. Quelle di Fisichella, con la riflessione teologica sul pensiero di San Paolo e la considerazione mistica del poeta Peguy, tese a presentare la Speranza come luce essenziale della fede e del cammino dei cristani.

Le parole di Mons. Angelo Spinillo
Dobbiamo crescere nella conoscenza e nella consapevolezza del dono che abbiamo ricevuto, della fede che illumina la nostra vita, apre i nostri cuori alla speranza e orienta tutto alla carità, che non avrà mai fine ed è pienezza di comunione con l’amore eterno di Dio. A volte siamo sfiduciati di fronte a tante forme di male e di cattiveria, di prepotenza assassina e di egoismo consumista tanto che ci sembra quasi impossibile cambiare le cose, ma un popolo di schiavi è passato attraverso il mare per andare verso la Terra promessa, mentre la resurrezione del Signore dalla morte è il fondamento della nostra fede e della nostra speranza”.

Le parole di Mons. Rino Fisichella
Nella lettera ai Colossesi, San Paolo definisce in cosa consiste la speranza: ‘Cristo in voi, speranza della gloria’. La speranza è la presenza di Cristo nella vita di ogni battezzato, il mistero di un Dio venuto incontro all’umanità per farle conoscere il mistero del suo amore: all’origine della nostra speranza, dunque, vi è l’atto gratuito dell’amore di Dio, che ci chiama a condividere la sua stessa vita
[...]
Come scrisse Charles Peguy, la speranza è una bambina da nulla, venuta al mondo il giorno di Natale e, anche se il popolo cristiano non fa attenzione che alle due sorelle grandi e non vede quasi quella che è in mezzo, sarà proprio questa bambina ad attraversare i mondi e a trascinare tutto. La speranza sorge dalla fede, che San Paolo definisce ‘fondamento delle cose che si sperano’, e si nutre dell’amore.
[...]

Come scrive sempre l’apostolo San Paolo ai Romani, ‘le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi’. La speranza, quindi, sia un percorso di vita per tutti, consci che Dio vuole vivere la sua vita con noi”.



sabato 2 febbraio 2013

Credo in Gesù Cristo: l'incontro con il cardinale Camillo Ruini nella cattedrale di Aversa


La Chiesa di Aversa è impegnata nell'itinerario dell'Anno della Fede indetto da papa Benedetto XVI. Le riflessioni e i contributi del Convegno Pastorale che tradizionalmente si teneva in una tre giorni di settembre trovano ora luoghi e tempi che si configurano come tappe di un itinerario che dura l'intero anno, e si esprimono in vari momenti ed iniziative di comunicazione e di verifica ecclesiale delle tematiche pastorali. E' una metodologia coinvolgente che produce buoni frutti di partecipazione e di testimonianza nella vita diocesana.
Il cammino di quest'anno pastorale ispirato alla Lettera Pastorale Porta fidei viene tracciato dal vescovo Mons. Spinillo “per approfondire la conoscenza del dono della fede e per rinnovare una più viva adesione alla presenza di Dio nella storia dell'umanità di questo tempo”.
Il cammino programmato si sviluppa in momenti di comunicazione e di riflessione ecclesiale sui 4 articoli del Credo: Dio Padre, il Figlio Gesù Cristo, lo Spirito Santo e la Chiesa.
Il primo momento è stato caratterizzato dall'incontro del 28 settembre 2012 con Mons. Giovanni D'Ercole sul tema “Credo in Dio Padre” (vedi post in questo blog). Il secondo momento, che qui sintetizzo brevemente, si concretizza nella riflessione proposta dal cardinale Camillo Ruini con la relazione tenuta il 29 gennaio 2013 sul tema “Credo in Gesù Cristo”.
Non è la prima volta che la Chiesa di Aversa si avvale dell'apporto pastorale del cardinale Ruini, che è stato Vescovo Vicario di Roma, Presidente della CEI fino al 2007, e oggi ottantenne Presidente della Commissione per le apparizioni a Medjugorie. Da Presidente del Comitato per il Progetto Culturale della CEI, invitato dal vescovo Milano, egli sviluppò al Convegno Pastorale del settembre 2010 il tema della “Sfida Educativa” (vedi post in questo blog). L'incontro che lo ha visto relatore sul tema odierno “Credo in Gesù Cristo” è iniziato con l'accoglienza in Cattedrale e con la preghiera dei Vespri.
Mons. Spinillo lo ha presentato come un pastore già conosciuto alla Chiesa di Aversa e capace di “accompagnarci nella riflessione e sul cammino della fede in un tempo come il nostro”. In un Anno che alla conclusione di Gennaio ha già visto realizzarsi in Diocesi momenti importanti come “l'Apertura dell'Anno della fede, il Giubileo Lauretano, la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, le Ordinazioni diaconali; e questo incontro che porta al centro dell'attenzione Gesù segno grande della presenza di Dio”.
Il Vescovo Spinillo parla della consapevolezza della fede, di dover essere “consapevolmente partecipi nella fede nella presenza del Signore”, e cita la motivazione che il cardinale Ruini ha scritto nel presentare il suo ultimo libro (Intervista su Dio) e che lo stesso cardinale riproporrà a viva voce nel corso della relazione:
Questo libro è stato certamente utile a me stesso: mi ha obbligato a compiere una riflessione complessiva sul mio rapporto con Dio, sulla solidità di questo rapporto e sui motivi oggettivi che lo sorreggono, oltre che sul suo valore per me. Scriverlo mi è costato fatica, ma lo considero un regalo che il Signore mi ha fatto. La mia speranza è che il libro possa essere utile a molti: ho cercato quindi di fare una proposta che fosse, per quanto possibile, al tempo stesso semplice e seria. In concreto, il libro è scritto per aiutare chi crede ad avere una consapevolezza più esplicita delle ragioni della propria fede, e a fare così unità nella propria coscienza di credente non del passato ma del nostro tempo. È scritto inoltre per chi vorrebbe credere, ma è incerto o perplesso, e spero possa trovare in queste pagine un aiuto a liberarsi dalle difficoltà che lo bloccano e a rafforzarsi invece nelle motivazioni per credere”.
Il Cardinale esprime con forza concetti immediati e semplici per proporre all'Assemblea la fede in Gesù che rivela all'uomo il volto di Dio, in Gesù dei Vangeli che è il Gesù della Storia, uomo realmente esistito e risorto e realmente Figlio di Dio: “Gesù uomo all'altezza di Dio”. Egli evidenzia gli interrogativi sul senso della vita e sull'identità del Signore, e ripercorre i secoli della formazione del Credo cristiano, la tradizione bimillenaria della Chiesa e gli apporti dell'esegesi nel formulare con “ordine” la fede trinitaria nel Padre fonte della vita che viene attraverso il Figlio e nello Spirito Santo: “un mistero non per mancanza di luce ma perché troppo luminoso, che illumina tutte le nostre realtà e la natura di tutte le cose”. E' la “legge dell'Amore; l'annuncio di Gesù dell'Amore senza limiti di Dio per noi: amore misericordioso fino alla follia della croce, fino a farsi peccato per noi; Dio ha amato per primo e noi possiamo essere 'presuntuosi' e chiamarci amici di Dio, amare Dio ... Con l'accoglienza della Parola che Dio ci rivolge - “chi ha visto me ha visto il Padre” - scopriamo l'atteggiamento di Dio verso di noi … In Gesù questo mistero è svelato: Dio è Amore”. E l'accoglienza di questo mistero “ci riguarda in ogni nostra istanza … ma da soli non ne siamo capaci … e allora il dono di Dio si rivolge a noi in due maniere: 1) dal di fuori, dalla Bibbia, dai Profeti, da Gesù; 2) dal di dentro, attraverso lo Spirito Santo che abita in noi e che ci da la forza di credere … La scelta della fede è opera di Dio in noi: è libera obbedienza dell'intelligenza e della vita; è il cammino della nostra libertà”.
Il cardinale Ruini procede con la sua comunicazione presentando anche le questioni del travagliato percorso della ricerca storica che si pone nell'ottica sbagliata di scoprire “il vero Gesù di Nazareth liberandolo dal rivestimento della fede cristiana”. Egli fa riferimento ai tre volumi su Gesù di Benedetto XVI e alla necessità di considerare la storia di Gesù nelle indubitabili caratterizzazioni personali religiose e culturali che si pongono nel comprendere le guarigioni e i fatti prodigiosi operati dal Figlio di Dio e testimoniati allo stesso modo dei dati storici reali all'origine del “più grande movimento religioso e culturale del genere umano”.
Il discorso di Ruini si orienta all'affermazione di una fede che può essere vissuta da ogni uomo che si ponga con sincerità sul cammino della verità ove si intravede la luce di Dio riconoscibile nell'Amore spinto fino alla fine in Gesù morto e risorto. Al di la delle tante “crisi” etiche e materiali egli sottolinea il pericolo più grande che possa vivere l'uomo contemporaneo: “perdere il senso di ciò che noi siamo, della nostra unicità in questo mondo, della diversità sostanziale di ogni uomo da ogni altro essere vivente. Per millenni abbiamo faticato per affermare la nostra unicità, oggi l’uomo rischia di mescolarsi con la natura. Dio ci ha creati intelligenti e liberi, proprio per questo non riducibili al resto della natura: se questo è vero, possiamo dare un fondamento alla nostra rivendicazione di essere trattati sempre come persone e mai come cose”.
Il cardinale conclude esortando tutti alle testimonianza e alla speranza cristiana:
Per rendere credibile ed efficace la nostra unicità in questo mondo “dobbiamo testimoniarla con le opere e con l’amore del prossimo, un amore non velleitario ma concreto. Tutto questo senza permettere mai che l’orizzonte della nostra vita si chiuda dentro al tempo presente ma, al contrario, cercando già adesso di vivere come coloro che portano dentro di sé il germoglio, la speranza, la certezza che Dio ci farà sempre partecipi della sua pienezza di vita attraverso la resurrezione”.
Un breve dibattito è seguito alla relazione del Cardinale Camillo Ruini, che ha anche accolto la testimonianza di una madre che ha raccontato una guarigione prodigiosa attribuita all'intervento della Madonna. Il Sindaco di Aversa gli ha offerto il dono dei due volumi di storia comunale scritti da Gaetano Parente alla metà dell'800. L'assemblea ha espresso sincera gratitudine per la relazione e la catechesi del cardinale che si è congedato impartendo la sua benedizione.  

  

lunedì 1 ottobre 2012

Il Convegno di apertura dell'Anno Pastorale in Diocesi di Aversa


Il Convegno di apertura del nuovo Anno Pastorale 2012-13 nella Diocesi di Aversa si è svolto secondo l'agenda prevista, intensamente vissuto e frequentato nei suoi vari momenti dall'accoglienza ai Vespri conclusivi.
Momenti caratterizzanti della comunicazione, svolta nella serata di venerdì 28 Settembre 2012 in Cattedrale, sono stati quello dell'Introduzione del vescovo ordinario mons. Angelo Spinillo, quello della Presentazione dell'Icona del Convegno fatta da d. Stanislao Capone sacerdote diocesano, e quello della Relazione del vescovo ospite mons. Giovanni D'Ercole ausiliario dell'Aquila.
L'orizzonte spirituale dell'Anno della Fede indetto da papa Benedetto XVI con il Motu proprio Porta Fidei ha fornito la chiave di lettura pastorale e teologica-ispirativa per i tre interventi centrali del Convegno.

Il vescovo Spinillo ha voluto assimilare l'attività del Convegno ad un evento festoso per la Comunità ecclesiale diocesana con forte valenza di coinvolgimento personale. Un coinvolgimento che si opera per il consolidamento della conoscenza dei contenuti della fede e per la testimonianza dei credenti che procedono sulla strada del Vangelo. Egli ha operato una disamina delle attività ufficiali e degli eventi recenti che hanno impegnato la vita e la riflessione della Diocesi. Ha fatto riferimento all'operatività delle Comunicazioni Sociali, alla vita del Seminario, alle esperienze parrocchiali ed associative, alle gravi problematiche ambientali del territorio. Ha indicato nello sprone pastorale di Benedetto XVI, riguardante la riscoperta della bellezza della fede, lo stimolo ad impegnarsi nella testimonianza delle virtù cristiane, della Fede della Speranza e della Carità, per vivere nel vincolo spirituale della salvezza, nella preghiera allo Spirito Santo, l'esperienza comunitaria del credere in Cristo come Maria e secondo l'esempio dei Santi. Ha poi descritto i 4 momenti dell'anno pastorale che si collegano alla riflessione sui 4 articoli della professione della Fede: Il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo e la Chiesa.

D. Stanislao ha descritto i significati simbolici e teologici dell'icona (una delle 7 porte della Cattedrale di Aversa) scelta per rappresentare, con il linguaggio dell'arte, le tematiche del convegno nello spirito della riscoperta della bellezza della fede.

Mons. Giovanni D'Ercole ha voluto svolgere la relazione sul tema 'Io credo in Dio Padre' con “umiltà e cuore”. Ha immediatamente esordito con l'affermazione dell'Amore del Padre che dona vita e senso della vita all'uomo: “Noi siamo solo se Dio ci ama”.
L'Anno della Fede improntato alla Porta fidei ricavata da Benedetto XVI dalla lettura degli Atti degli Apostoli (At 14,27), porta d. Giovanni a considerare la Porta come una Relazione che si ristabilisce tra il credente e Dio in un tempo che è caratterizzato da “crisi di relazioni” e da “difficoltà” che si verificano ai vari livelli della vita contemporanea. Crisi e difficoltà nei linguaggi, nelle aspettative, nei comportamenti, che danno le sensazioni dell'essere abbandonati. “Ma Dio c'è! Dio non ci abbandona”: le parole di d. Giovanni irrompono come ad illuminare le coscienze e a salvare da una particolare crisi: “la crisi dei padri”, “la crisi tra le generazioni” che nel mondo che cambia, nel 'piccolo villaggio' della società occidentale, si esprime con “la difficoltà a far sentire padre un padre di figli”. Egli ha così scoperto “l'importanza del Vecchio”, la risposta a “che cosa è il Padre?”: “Egli è colui che ti ascolta!”.
Mettersi quindi “in ascolto sacerdotale” è l'atteggiamento più giusto per fare l'esperienza del Padre.
Con queste premesse emozionali il discorrere di Mons. D'Ercole assume andamenti molteplici. Un andamento storico-patristico con il riferimento ai tempi di Agostino che difronte ai “barbari distruttori” forte della sua fede in Dio dice: “non vedo un mondo che crepa ma sto vedendo già un mondo che nasce”.
Un andamento antropologico con il riferimento ai significati di ideogrammi cinesi che significano insieme individualità ed opportunità relazionale.
Un andamento mistico con il riferimento all'esperienza dell' ”avere Dio” di Santa Teresa e alla riflessione di Gandi sul Cristianesimo.
Un andamento socio-pedagogico con il riferimento ai linguaggi giovanili dei “nativi digitali” che spingono gli “arcaici digitali”, ed egli stesso è uno di questi, ad usare le opportunità della rete per ascoltare e dialogare sulla fede con i giovani.
Ed allora si riscopre la bellezza antica della fede, quella legata alla gioia dell'annuncio del Vangelo, “la bellezza di comunicare la fede con gioia”. Si comprende il pensiero di Thomas Merton, il giornalista divenuto monaco trappista, circa “la luce del Vangelo” che “non sta nel convincere ma nel comunicare”.
Nel dialogo con l'assemblea le argomentazioni di Mons. D'Ercole sulla fede in Dio assumono anche un carattere squisitamente catechetico ed abbondano così di edificanti esempi e di belle narrazioni di esperienze di vita.
Non mancano infine i suoi consigli pastorali per realizzare ai livelli parrocchiali iniziative adatte a rendere significativo l'anno della fede in diocesi. 

Il breve dibattito che è seguito con l'assemblea è stato iniziato con una domanda del Vicario Generale d. Francesco Picone che ha riguardato la forza che spinge il vescovo Giovanni D'Ercole ad essere comunicatore instancabile. "Anche nelle difficoltà so che sto annunciando il Vangelo" è stata la risposta. 


domenica 17 giugno 2012

Diocesi di Aversa: il Convegno conclusivo dell'anno pastorale 2011-2012


Con la preghiera dei Vespri in Cattedrale si è chiuso venerdì 8 giugno 2012 il Convegno conclusivo dell'anno pastorale 2011-2012. Il Convegno Pastorale Diocesano iniziale si era tenuto il 24 settembre 2011 nella chiesa abbaziale di san Lorenzo fuori le mura. Leggiamo dalla lettera del Vescovo Mons. Angelo Spinillo i significati, i momenti salienti e le iniziative avutisi nel corso dell'anno pastorale.

"L'anno pastorale 2011-2012 volge al termine. Per grazia di Dio lo abbiamo vissuto con intensità in tanti momenti caratterizzati da un sempre impegnato ed attento dialogo fraterno e formativo. Insieme ci siamo preoccupati di curare l'educazione di tutti i membri della comunità cristiana al vivere la fede nella realtà delle situazioni della vita e negli ambiti della storia personale e sociale di ogni credente. Ci siamo preoccupati di educarci all'ascolto della presenza e della parola di Dio che sempre risuona nei diversi ambiti del vivere quotidiano e sempre chiama ad aderire alla volontà del Padre e ad assumere atteggiamenti e scelte nuove, feconde di vita e di carità.
Abbiamo vissuto:
il 24 settembre 2011, il Convegno di inizio anno pastorale, con S. E. Mons. A. Staglianò;
il 24 novembre 2011, l'incontro sull'educarci alla fede nell'ambito" tradizione", con il Rev. P. Pino Stancari;
il 23 febbraio 2012, l'incontro sull'educarci alla fede nell'ambito "fragilità e affettività umana", con il Rev. Prof. Carlo Rocchetta;
il 15 marzo 2012, l'incontro sull'educarci alla fede nell'ambito "cittadinanza" con il Magistrato Dott. Raffaele Cantone.
A conclusione di questo tempo, ci sembra importante, come già fu detto in settembre, vivere un momento di verifica e di sintesi della strada percorsa."

Il convegno conclusivo si è svolto in due momenti: il primo ha visto i vari gruppi convocati nelle varie sedi indicate per la discussione delle tematiche dalle 17.30 alle 19.00; il secondo si è vissuto dalle 19.15 nell'assemblea in cattedrale con le sintesi dei relatori dei gruppi e le indicazioni pastorali del Vescovo.
Personalmente ho partecipato nella pinacoteca del seminario vescovile alle riflessioni del primo gruppo sul tema: educarsi all'ascolto, all'annuncio e alla trasmissione. Si è trattato di una discussione molto partecipata sul fondamentale argomento della testimonianza della fede. Ho sviluppato nel mio intervento la proposta di contemperare la fede con il sentimento antropologico della 'fiducia' che bisogna avere nella libertà, nella dignità e nella capacità dell'uomo, e/o dell' "altro", di essere disponibile all'accoglienza del dono della fede e alla comprensione del messaggio evangelico. Ho proposto di considerare l'ascolto, l'annuncio e la trasmissione come le tre parole di un dialogo che coinvolge credenti, non credenti, e le generazioni. L'ascolto presuppone la volontà, cioè che si abbia la disposizione interiore ad accogliere le parole della fede; l'annuncio presuppone la ricerca, cioè che si abbia la disposizione a recepire la bellezza della novità, e che si sia animati dal desiderio della salvezza; la trasmissione presuppone una sapienza impegnata, una capacità ed una esperienza tese ad 'educare alla vita buona del Vangelo'.
Che poi sia sempre possibile rivolgere le parole della fede a chiunque nel dialogo, mi è parso esemplare riferirmi al Maestro che con il linguaggio delle parabole insegna la verità e ne adatta le dinamiche per la comprensione in ogni situazione ed esperienza esistenziale ed umana.