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lunedì 23 novembre 2020

IL GIUBILEO LAURETANO

Cattedrale di Aversa: sacello lauretano

Nella Diocesi di Aversa il Giubileo Lauretano è dedicato tradizionalmente alla Madonna di Loreto, compatrona della Diocesi insieme con San Paolo Apostolo. La sua celebrazione, legata alla concessione della indulgenza plenaria, si protrae dal 21 novembre al 10 dicembre e si attua con un continuo pellegrinaggio che coinvolge le numerose comunità parrocchiali della Diocesi e migliaia di fedeli. 

La devozione per la Madonna di Loreto si è sviluppata nel periodo post-tridentino ed ha avuto all’origine una storia singolare legata alla costruzione del sacello lauretano nel transetto laterale della cattedrale di Aversa. In pratica esso è una ricostruzione in scala ridotta, della Santa Casa di Nazareth che si visita nel santuario marchigiano di Loreto.
Il vescovo aversano Carlo I Carafa (1616-1644), che fu nunzio pontificio in Germania e pellegrino a Loreto, rimase colpito dalla Santa Casa e volle farne costruire una copia identica, di sana pianta, all'interno della sua cattedrale.

Seminario di Aversa: Carlo I Carafa


Sacratissimae Dei Matri Virgini Carolus Episcopus Aversanus in humilissimam gratiarum actionem: è la dedica a Maria impressa sul suo libro pubblicato in Aversa nel 1630 a resoconto e a divulgazione del suo lavoro di diplomatico al servizio della Chiesa: Commentaria de Germania Sacra Restaurata...

L'anno della stampa è lo stesso della costruzione del sacello lauretano in cattedrale e in cui si rafforza la testimonianza dell'umile devozione del vescovo Carlo Carafa che a Maria volle dedicare la sua opera ed il suo ministero, come volle che fosse posta ai piedi del monumento mariano aversano la sepoltura delle sue spoglie mortali.

L'iniziativa del vescovo Carafa ebbe significati prestigiosi e devozionali, legandosi alla concessione dell’indulgenza plenaria; ed il modello aversano della casa di Nazareth fin dal '600 è stato fortemente legato alla spiritualità mariana in Diocesi.

La formula dell’indulgenza plenaria connessa al Giubileo Lauretano di Aversa riecheggia gli auspici del vescovo fondatore:
…dal 21 novembre al 10 dicembre, nel giorno dell’apertura e della chiusura del Giubileo Lauretano, e una sola volta in un giorno a scelta dai singoli fedeli, che “con l’animo distaccato dall’affetto al peccato, visiteranno la Cattedrale e ivi parteciperanno ad una celebrazione o almeno vi recitano piamente il Padre nostro e il Credo”, viene concessa alle solite condizioni (Confessione, Comunione Eucaristica, preghiera per il Papa) l’indulgenza plenaria, applicabile anche ai defunti.
Ogni anno tutte le componenti di tutte le età e di tutte le esperienze diocesane si sono sempre ritrovate in preghiera nel duomo normanno vivendo insieme con il vescovo momenti importanti e ricordevoli della propria fede e della propria appartenenza ecclesiale. I giovani, gli anziani, i seminaristi, il clero, i religiosi e i laici fraternizzano raccogliendo i frutti devoti del sacro pellegrinaggio mariano e proponendo impegni entusiastici nella testimonianza della fede. Il dialogo e l'incontro del pellegrinaggio annuale sono occasioni di novità e di un rivedersi tra amici e conoscenti. Prevalgono sorrisi, speranze e narrazioni di percorsi e di progetti, di situazioni memorabili da condividere.

Tutti i vescovi e fedeli aversani hanno nei secoli rivolto alla Vergine Lauretana un segno della loro devozione, una preghiera speciale, una cappella musicale, opere di carità, una ricerca orante della sua materna protezione nelle varie circostanze ed attualità della vita.


Angelo Spinillo, vescovo di Aversa


Quest’anno 2020, in tempo di pandemia, il pellegrinaggio lauretano assume il carattere particolare della unione spirituale nella preghiera da vivere nelle varie comunità locali della Diocesi. Il Vescovo Angelo Spinillo ha indicato le motivazioni pastorali con una lettera al clero:


[…] come è tradizione nella nostra Chiesa diocesana, dal prossimo 21 novembre, memoria della Presentazione della B.V. Maria al Tempio, fino al 10 dicembre, memoria della B.V. di Loreto, celebriamo il Giubileo lauretano. Non potendo, quest’anno, viverlo nella consueta forma dei pellegrinaggi dalle Foranie alla Cattedrale per onorare Maria con la visita alla riproduzione della Santa Casa di Loreto, potremo essere spiritualmente uniti in preghiera e invocare l’intercessione della Beata Vergine Maria, in questo tempo difficile e sofferto, recitando con le nostre comunità la preghiera che ora vi invio.

[…] proponiamo a tutti di recitare comunitariamente questa preghiera alla fine della santa messa, in tutti i giorni del Giubileo lauretano. Successivamente, poi, per tutto il tempo in cui dovremo ancora combattere l’epidemia, di continuare a recitarla a conclusione del santo rosario che, di solito, precede la celebrazione eucaristica.

[…] possiamo ritenere significativa anche la coincidenza con la celebrazione del giorno 8 dicembre, solennità dell’Immacolata Concezione di Maria, nella quale si ricorda anche la liberazione, attribuita all’intercessione della Madonna (7 dicembre 1656), del nostro territorio dalla terribile epidemia di peste, che fu detta “peste di Napoli”. La grossa difficoltà e la sofferenza…  ci chiama ad essere solidali nella preghiera per essere attivi nella carità e nella fraternità che condivide la grazia della fede e della speranza.


Preghiamo con la preghiera scritta per quest’anno dal vescovo di Aversa:





sabato 31 ottobre 2020

“Strada facendo, predicate ...” (In memoria di don Tonino Vitale)


Ne ha fatto di strada quotidianamente, ferialmente, don Tonino, sacerdote frattese. Negli ultimi anni, dopo la dipartita nel 2015 di don Enzo Capasso suo confratello e compagno di cammino, cinque chilometri solo al mattino, dopo aver detto Messa, in giro per motivi terapeutici e per la spesa elettiva di libri, riviste e derrate nei negozi di cui era cliente abituale e che si trovavano nei punti distanti dal centro storico alla periferia del paese. La attraversava tutta la città, a piedi, dentro, in lungo e in largo. Spesso appariva un solitario camminatore; ma più spesso passeggiava in compagnia di amici, dialogando fraternamente con garbo di fatti interpersonali, ma anche discutendo appassionatamente di cose sociali, pubbliche ed ecclesiali, richiamando l’attenzione e la partecipazione anche di ascoltatori occasionali. Durante il cammino, con la testimonianza della fede forte, con le parole vissute del suo ministero sacerdotale, aiutava a ricostruire la sincerità umana e la via della ricerca e dell’amicizia di Dio. Raffinato intellettuale cattolico conoscitore profondo del magistero, di figure sacerdotali, di pensieri e di autori, egli donava cordiali e luminosi sprazzi sapienziali di teologia, di cristologia particolarmente, di dottrina sociale e di scienza umana dell’educazione.

Ritornava poi al suo studio, nella sua casa a Via Genoino, alla sua scrivania sormontata di pile di libri, a ripensare, a sistemare le idee. A prendere appunti e a ricevere amici per continuare ancora a dialogare prima del pranzo.

L’altra mattina il presbiterio frattese e diocesano si è riunito commosso nella celebrazione della sua Messa esequiale nella Basilica di San Sossio, presieduta dal vescovo don Angelo Spinillo. La commemorazione del vescovo, incentrata sulla “limpidezza” del ministero sacerdotale e sulla “graffiante” esortazione etica ed ecclesiale di don Tonino, ha fatto da eco a quella commossamente pubblicata di primo mattino dall’amico e confratello Antonio Anatriello, il quale con lui, come con il vescovo Alessandro D’Errico e con don Enzo Capasso, ha condiviso percorsi e discorsi fin dagli studi giovanili al Seminario di Aversa.


Il curriculum vitae di don Antonio Vitale, ed alcuni tratti della sua spiritualità hanno ricevuto una puntuale rappresentazione dalle parole affidate ai social da don Angelo Crispino, in qualità di Presidente della antica Congrega dei Preti Frattesi, e da Francesco Vitale suo fratello. Don Angelo ha evidenziato la ricchezza umana e l’impegno sacerdotale di don Tonino:


Questa sua ricchezza umana la coniugava intensamente con una vasta e profonda cultura, frutto di letture sistematiche e di studio serio con cui si cibava quotidianamente e metteva a disposizione di tutti specie nel suo magistero di educatore nella scuola primaria che lo ha avuto insigne maestro e risorsa esemplare nella istituzione scolastica" De Amicis" di S. Arpino.

Anche in campo ecclesiale, è stato portatore di un ricco patrimonio sacerdotale che ha avuto origine nel Santuario dell'Immacolata ed è stato ereditato da una pull di luminosi sacerdoti frattesi negli anni 60/70 che hanno splendidamente operato nel territorio e sono stati a fondamento di una storia civile e religiosa che fa onore alla nostra città.

Nel solco delle eccellenti testimonianze umane e sacerdotali di don Gennaro Auletta, don Nicola Russo, don Angelo Perrotta, don Luigi Pezzullo, don Ciccio Caserta, anche Tonino, come tanti altri ancora in cammino di servizio sacerdotale, ha maturato la sua vocazione unitamente a don Sandro D'Errico oggi Nunzio apostolico a Malta e in Libia, e il compianto don Enzo Capasso e ha realizzato il suo impegno di sacro ministero come collaboratore pastorale di don Michele Costanzo nella parrocchia di Maria SS. del Carmine e S. Ciro e come assistente spirituale del gruppo scout, intessendo con tutti rapporti di familiarità, di amicizia e di condivisione associativa e spirituale.

Una testimonianza che è continuata nel servizio di sacro ministero presso le Suore di Cristo Re, come cappellano,nel Santuario dell' Immacolata come collaboratore del Rettore don Mimmo De Rosa e infine nella parrocchia di S. Sossio dove lo ringrazieremo e lo saluteremo oggi partecipando come presbiterio diocesano e frattese alla liturgia di suffragio e di commiato accompagnandolo nel suo viaggio verso il Signore della luce e della vita per ricevere il premio della gloria e della felicità eterna.


Il fratello Francesco ha voluto rimarcare la vocazione sacerdotale di don Tonino ed alcuni suoi riferimenti spirituali ispirati al Servo di Dio, il vescovo don Tonino Bello.

Davvero mai come in queste ore desidero rendere grazie a Dio, Nostro Signore Gesù Cristo, per l’istituzione del Santissimo Sacramento dell’Eucaristia e del servizio sacerdotale. Pensavo, nel corso della Celebrazione del suo rito funebre, che Dio, ogni qualvolta nasce un bimbo o una bimba, ci sorride e ci da nuova fiducia e speranza (paradossalmente, ha Lui fiducia di noi!) e ogni qualvolta un giovane decide di rispondere con il suo “Eccomi!” alla Sua chiamata, il Signore stesso ci soccorre, materialmente, con la concretezza della testimonianza dei Suoi Sacerdoti, per darci forza e coraggio, sostegno e speranza viva nel nostro cammino, non sempre facile, per la nostra umanizzazione. Ringrazio ancora tutti, anche a nome della mia famiglia, per il calore umano che ci ha circondati e che ha reso, in una certa misura, la nostra comunità cittadina - la nostra pur grande, ormai, cittadina - fraterna, accogliente e inclusiva, come una piccola comunità come la nostra amatissima Frattamaggiore lo è stata, sicuramente, un tempo ormai lontano. Ancora grazie a tutti e a ciascuno, e grazie a Dio, per il dono di Tonino che amava tanto sentirsi chiamare “don Tonino”, sol perché gli ricordava un suo caro modello di Sacerdote, uno dei suoi tanti, quel “don Tonino” Bello, anche lui, pur Vescovo, così lontano dal potere; con quella sua esortazione a passare “dai segni del potere al potere dei segni” con la coerenza di una intera traiettoria di vita terrena tale che “salda le parole con i fatti”.


Da Malta Il Nunzio Apostolico Alessandro D’Errico, appena saputo della dipartita di don Tonino. Ha scritto:

Pessima notizia..... di quelle che non vorresti mai sentire.... che mi ha reso molto triste... Perdo un Fratello ... Un Grande.... Un degnissimo Sacerdote, che fa onore alla tradizione del Clero frattese ..... Riposa in pace, caro Tonino.... Continua a ricordarti di noi.... Ci consola la promessa dell'immortalità futura.


Don Nicola Giallaurito, parroco emerito, lo ha così ricordato:

Come Gesù anch'io piango alla morte dell'amico Lazzaro, ben sapendo che "questa malattia non è per la morte, ma è per la Gloria di Dio" (Gv.11,4). 

Ho perso … , una vera passione rivissuta nel mio cuore, la dipartita di un caro amico: Un Sacerdote di strada "don Tonino" Vitale, ricercatore instancabile e difensore della Verità. Egli ha perseguito "tutto quello che è vero, nobile, giusto ecc. quello che è virtù e merita lode...è stato oggetto dei suoi pensieri…" Ammettilo, Signore nella Luce della Eternità beata.


E così don Mimmo De Rosa, Rettore del Santuario dell’Immacolata:


Questa mattina il mio cuore è triste… don Antonio Vitale è tornato alla Casa del Padre! Ho perso un fratello, un amico, un confidente, un sacerdote che dava sempre il cuore. Riposa in Pace fratello caro!



Numerosi altri commenti commemorativi sono stati pubblicati da amici ed ammiratori.

Personalmente mi lega a don Tonino una amicizia lieta ed antica. Alle classi elementari, nella seconda metà degli anni ‘50 sedevamo come capiclasse insieme nello stesso banco: alla prima e alla seconda con il maestro Burrone prematuramente scomparso, alla terza con il severo don Vincenzo Cirillo parroco di San Filippo, e alla quarta con il bravissimo maestro Peluso. Alla quinta la nostra classe fu smembrata e capitammo in sezioni diverse. Diverso fu anche il percorso degli studi di scuola secondaria. Però non ci perdemmo mai di vista e conservavamo sempre il ricordo delle marachelle del Marconi. Ci reincontrammo in età giovanile per la motivazione religiosa e per la fraterna amicizia comune con Antonio Anatriello, quando egli in Seminario era ormai avviato agli studi teologici per il sacerdozio.


La Parrocchia di San Rocco, all’epoca del parroco don Giuseppe Ratto, fu un luogo privilegiato per i contatti con don Tonino Vitale, quando lo si vide partecipare con le sue catechesi all’esperienza del gruppo giovanile che si andò formando con la guida pastorale di Antonio Anatriello, e quando divenne poi egli stesso stretto collaboratore del parroco per la cura della comunità ecclesiale.

E’ stata la vita partecipe alle vicende, ai cambiamenti, e ai discorsi ecclesiali, che ci ha fatto poi sempre reincontrare nei momenti significativi, celebrativi e culturali che trovavano un riverbero anche sul piano locale.

L’amicizia con don Tonino Vitale non ha potuto mai prescindere da quella con Antonio Anatriello, con Enzo Capasso, con Alessandro D’Errico, sacerdoti della sua generazione; e non ha potuto prescindere da quella con tutti gli altri componenti della comunità ecclesiale locale, sacerdoti e ministri che hanno avuto il dono del dialogo forte e sincero con don Tonino.


Ricordo che come maestro di scuola elementare, fortemente relazionato al direttore Vergara, egli faceva riferimento spesso alla figura di Don Lorenzo Milani, e alle esperienze educative innovative di Orlando Limone maestro santarpinese di lui amico. Ricordo la testimonianza dei suoi interventi pubblici ai convegni e ai dibattiti laici sulla cultura giovanile, sulla letteratura, sul cinema e sulla politica. Ricordo la sua appassionata ricerca dei temi teologici e della spiritualità contemporanea; il correre stipato insieme con i suoi confratelli nella mia cinquecento, all’ascolto di Carlo Carretto nell’Annunziata di Capua che spiegava il suo “Deserto in città”; oppure all'ascolto del vescovo Chiarinelli che teneva conferenze di filosofia al Pontano, scuola retta dai Gesuiti.

Ricordo le domeniche in cui gli ho servito Messa alle 12.30 come diacono nella Basilica di San Sossio e le sue omelie sul Risorto dette con il cuore e con la mente, e come in attesa della risposta della Chiesa.

Ricordo l’appassionata e ammirata celebrazione che il vescovo Milano volle dedicare nella Basilica di San Sossio al 40° della sua ordinazione sacerdotale.

Non nascosto era il suo amore per la spiritualità francescana, che esemplificava con le sue esperienze vissute insieme con il presbiterio diocesano al tempo del vescovo Chiarinelli che lo conduceva al pellegrinaggio reatino, e che recentemente ha rivissuto umilmente partecipando in preghiera alla cerimonia di ammissione all’ordine francescano secolare del fratello Francesco.

Ho camminato spesso con lui accompagnandolo nel suo intero percorso cittadino.

Con il vescovo Angelo Spinillo, quasi coetaneo, don Tonino si è sempre dato del tu; e sicuramente nel suo cammino quotidiano ha potuto far talvolta riferimento al motto evangelico dello stemma episcopale gratis accepistis, gratis date” (Mt 10,8). Per trovare una analogia al significato del suo cammino frattese quotidiano, che come sacerdote e guida d’anime, non gli poteva sfuggire nella sua valenza di apostolato itinerante: In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.


venerdì 5 ottobre 2018

Pastorale missionaria e vita buona del Vangelo


Sono le tematiche ispirative dell’Anno Pastorale 2018-19 della Diocesi di Aversa. Esse hanno avuto una importante elaborazione preparatoria negli anni pastorali precedenti, riferiti agli Orientamenti della CEI per il decennio 2010-2020, e sono state poste all’orizzonte delle iniziative del nuovo anno che è iniziato con il Convegno Pastorale del 29 settembre 2018 in Cattedrale, durante il quale Mons. Nunzio Galantino ha svolto una relazione sul tema della “Parrocchia, Chiesa missionaria in un mondo che cambia”. Questo tema ha inteso riproporre il senso degli argomenti della nota pastorale della CEI del 2004: Il volto missionario della Parrocchia in un mondo che cambia.
Nel documento del Vescovo Angelo Spinillo contenente le Indicazioni per il Convegno Pastorale 2018 si leggono in sintesi il percorso preparatorio e gli intendimenti generali:


Con la partecipazione di una amplissima assemblea il Convegno è iniziato con la preghiera dei Primi Vespri della XXVI Domenica del Tempo Ordinario. Il Vescovo Spinillo ha introdotto con una comunicazione puntuale circa il cammino pastorale della Diocesi. Il Vescovo Nunzio Galantino, Presidente del Patrimonio della Sede Apostolica, e relatore ospite centrale, ha sviluppato una riflessione approfondita rileggendo il tema del Convegno nello spirito del magistero del Santo Padre: “la Parrocchia Chiesa missionaria in un mondo che cambia – Il rinnovamento missionario della Chiesa italiana alla luce di Evangelii Gaudium. Con questa rilettura egli ha potuto arricchire il suo intervento e riferirlo efficacemente al discorso teologico e pastorale iniziato con il suo libro pubblicato dalle Paoline nel marzo scorso: Il rinnovamento missionario della Chiesa italianaL’intervento introduttivo del Vescovo Spinillo ha riguardato vari punti: i saluti alle realtà diocesane partecipanti al Convegno, la comunicazione circa l’istituzione dell’Istituto Teologico Superiore Interdiodiocesano di Scienze Religiose, il percorso pastorale della Diocesi fatto di dialogo e di testimonianza, il Sinodo dei Giovani, la partecipazione alle Giornate nazionali; l’indicazione della Parrocchia come “realtà concreta del Popolo di Dio in cammino verso la salvezza”; la Nota Pastorale della CEI del 2004 e i riferimenti alla “Gioia del Vangelo” che caratterizza il rinnovamento missionario nella rilettura tematica proposta da Mons. Galantino. Gli spunti del Vescovo Spinillo sono in parte rileggibili anche nella Scheda preparatoria della proposta del Convegno 2018:


La relazione di Mons. Nunzio Galantino, dopo i saluti all’assemblea e all’ “amico e confratello” vescovo Spinillo, ha assunto i toni di una serie di “riflessioni” sulla tematica proposta. Ha riguardato la considerazione della Nota Pastorale della CEI come il “documento più vicino, per linguaggio e prospettive alla Evangelii Gaudium di Papa Francesco”. Egli ha raccolto l’invito del Santo Padre a liberarsi dalle “prigioni mentali” che diventano “prigioni del cuore” ed impediscono di riscoprire il motivo fondamentale dell’azione missionaria ed evangelizzatrice: conoscere e far conoscere Gesù. Egli ha detto tra l’altro: “con tutto il rispetto per ciò che si fa - in termini di azione pastorale - se non viene fatto per Gesù non serve a niente”. E’ quindi importante “riportare al Centro del Vangelo la Parrocchia, annunciare la Parola, testimoniare la salvezza ricevuta”. L’azione pastorale si motiva e si identifica con “il desiderio di mantenere il Vangelo al centro della Vita ecclesiale”. “Ricalibrare tutto in base al Vangelo” ; “ritrovare l’amore abbandonato della Chiesa: la passione per la sua missione”; riscoprire il “cuore” e “imparare dal cuore”; “costruire il mondo con il Vangelo e con la ragione”. “Sviluppare il discepolato del cuore”, “fissare lo sguardo sul Cristo”, “imparando da Lui”, “toccando i lebbrosi, i malati”. “Divenire credenti adulti nella fede” , “avere ansia e desiderio e vita per la missione”. Essere “una Chiesa in uscita, con umiltà e docilità allo Spirito” che superi il dilemma “missione/autopreservazione” e “la routine”.
Per le sue coinvolgenti riflessioni Mons. Galantino ha fatto riferimento ad alcuni punti della EG, e tra questi riporto i seguenti riguardanti la spiritualità missionaria:

166. Un’altra caratteristica della catechesi, che si è sviluppata negli ultimi decenni, è quella dell’iniziazione mistagogica, che significa essenzialmente due cose: la necessaria progressività dell’esperienza formativa in cui interviene tutta la comunità ed una rinnovata valorizzazione dei segni liturgici dell’iniziazione cristiana. Molti manuali e molte pianificazioni non si sono ancora lasciati interpellare dalla necessità di un rinnovamento mistagogico, che potrebbe assumere forme molto diverse in accordo con il discernimento di ogni comunità educativa. L’incontro catechistico è un annuncio della Parola ed è centrato su di essa, ma ha sempre bisogno di un’adeguata ambientazione e di una motivazione attraente, dell’uso di simboli eloquenti, dell’inserimento in un ampio processo di crescita e dell’integrazione di tutte le dimensioni della persona in un cammino comunitario di ascolto e di risposta.

259. Evangelizzatori con Spirito vuol dire evangelizzatori che si aprono senza paura all’azione dello Spirito Santo. A Pentecoste, lo Spirito fa uscire gli Apostoli da se stessi e li trasforma in annunciatori delle grandezze di Dio, che ciascuno incomincia a comprendere nella propria lingua. Lo Spirito Santo, inoltre, infonde la forza per annunciare la novità del Vangelo con audacia (parresia), a voce alta e in ogni tempo e luogo, anche controcorrente. Invochiamolo oggi, ben fondati sulla preghiera, senza la quale ogni azione corre il rischio di rimanere vuota e l’annuncio alla fine è privo di anima. Gesù vuole evangelizzatori che annuncino la Buona Notizia non solo con le parole, ma soprattutto con una vita trasfigurata dalla presenza di Dio.

261. Quando si afferma che qualcosa ha “spirito”, questo indicare di solito qualche movente interiore che dà impulso, motiva, incoraggia e dà senso all’azione personale e comunitaria. Un’evangelizzazione con spirito è molto diversa da un insieme di compiti vissuti come un pesante obbligo che semplicemente si tollera, o si sopporta come qualcosa che contraddice le proprie inclinazioni e i propri desideri. Come vorrei trovare le parole per incoraggiare una stagione evangelizzatrice più fervorosa, gioiosa, generosa, audace, piena d’amore fino in fondo e di vita contagiosa! Ma so che nessuna motivazione sarà sufficiente se non arde nei cuori il fuoco dello Spirito. In definitiva, un’evangelizzazione con spirito è un’evangelizzazione con Spirito Santo, dal momento che Egli è l’anima della Chiesa evangelizzatrice. Prima di proporre alcune motivazioni e suggerimenti spirituali, invoco ancora una volta lo Spirito Santo, lo prego che venga a rinnovare, a scuotere, a dare impulso alla Chiesa in un’audace uscita fuori da sé per evangelizzare tutti i popoli.

262. Evangelizzatori con Spirito significa evangelizzatori che pregano e lavorano. Dal punto di vista dell’evangelizzazione, non servono né le proposte mistiche senza un forte impegno sociale e missionario, né i discorsi e le prassi sociali e pastorali senza una spiritualità che trasformi il cuore. Tali proposte parziali e disgreganti raggiungono solo piccoli gruppi e non hanno una forza di ampia penetrazione, perché mutilano il Vangelo. Occorre sempre coltivare uno spazio interiore che conferisca senso cristiano all’impegno e all’attività. Senza momenti prolungati di adorazione, di incontro orante con la Parola, di dialogo sincero con il Signore, facilmente i compiti si svuotano di significato, ci indeboliamo per la stanchezza e le difficoltà, e il fervore si spegne. La Chiesa non può fare a meno del polmone della preghiera, e mi rallegra immensamente che si moltiplichino in tutte le istituzioni ecclesiali i gruppi di preghiera, di intercessione, di lettura orante della Parola, le adorazioni perpetue dell’Eucaristia. Nello stesso tempo «si deve respingere la tentazione di una spiritualità intimistica e individualistica, che mal si comporrebbe con le esigenze della carità, oltre che con la logica dell’Incarnazione»C’è il rischio che alcuni momenti di preghiera diventino una scusa per evitare di donare la vita nella missione, perché la privatizzazione dello stile di vita può condurre i cristiani a rifugiarsi in qualche falsa spiritualità.

263. È salutare ricordarsi dei primi cristiani e di tanti fratelli lungo la storia che furono pieni di gioia, ricolmi di coraggio, instancabili nell’annuncio e capaci di una grande resistenza attiva. Vi è chi si consola dicendo che oggi è più difficile; tuttavia dobbiamo riconoscere che il contesto dell’Impero romano non era favorevole all’annuncio del Vangelo, né alla lotta per la giustizia, né alla difesa della dignità umana. In ogni momento della storia è presente la debolezza umana, la malsana ricerca di sé, l’egoismo comodo e, in definitiva, la concupiscenza che ci minaccia tutti. Tale realtà è sempre presente, sotto l’una o l’altra veste; deriva dal limite umano più che dalle circostanze. Dunque, non diciamo che oggi è più difficile; è diverso. Impariamo piuttosto dai santi che ci hanno preceduto ed hanno affrontato le difficoltà proprie della loro epoca. A tale scopo vi propongo di soffermarci a recuperare alcune motivazioni che ci aiutino a imitarli nei nostri giorni.

267. Uniti a Gesù, cerchiamo quello che Lui cerca, amiamo quello che Lui ama. In definitiva, quello che cerchiamo è la gloria del Padre, viviamo e agiamo «a lode dello splendore della sua grazia» (Ef 1,6). Se vogliamo donarci a fondo e con costanza, dobbiamo spingerci oltre ogni altra motivazione. Questo è il movente definitivo, il più profondo, il più grande, la ragione e il senso ultimo di tutto il resto. Si tratta della gloria del Padre, che Gesù ha cercato nel corso di tutta la sua esistenza. Egli è il Figlio eternamente felice con tutto il suo essere «nel seno del Padre» (Gv 1,18). Se siamo missionari è anzitutto perché Gesù ci ha detto: «In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto» (Gv 15,8). Al di là del fatto che ci convenga o meno, che ci interessi o no, che ci serva oppure no, al di là dei piccoli limiti dei nostri desideri, della nostra comprensione e delle nostre motivazioni, noi evangelizziamo per la maggior gloria del Padre che ci ama.

276. La sua risurrezione non è una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. È una forza senza uguali. È vero che molte volte sembra che Dio non esista: vediamo ingiustizie, cattiverie, indifferenze e crudeltà che non diminuiscono. Però è altrettanto certo che nel mezzo dell’oscurità comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo, che presto o tardi produce un frutto. In un campo spianato torna ad apparire la vita, ostinata e invincibile. Ci saranno molte cose brutte, tuttavia il bene tende sempre a ritornare a sbocciare ed a diffondersi. Ogni giorno nel mondo rinasce la bellezza, che risuscita trasformata attraverso i drammi della storia. I valori tendono sempre a riapparire in nuove forme, e di fatto l’essere umano è rinato molte volte da situazioni che sembravano irreversibili. Questa è la forza della risurrezione e ogni evangelizzatore è uno strumento di tale dinamismo.

Sul portale della Diocesi è stato divulgato un video relativo all’intervista di Mons. Galantino condotta dall’Ufficio Comunicazioni Sociali sul tema del Convegno Pastorale. Molti media hanno dato l’annuncio dell’evento diocesano e sui social si possono leggere commenti e alcune cronache interessanti. Tra queste riporto quella scritta da Mons. Angelo Crispino sulla sua pagina personale:








martedì 11 settembre 2018

Giuseppe Ratto parroco di San Rocco


La comunità parrocchiale di San Rocco di Frattamaggiore ha sempre manifestato nella sua storia, ormai secolare, una vitalità di iniziativa e di testimonianza ecclesiale esemplare ed attrattiva per la chiesa e la popolazione locale. La fede popolare si è sempre positivamente incrociata con la guida e le attività pastorali che hanno trovato nei parroci e nelle figure sacerdotali operanti in parrocchia riferimenti sicuri, zelanti ed onorati. La storia della Parrocchia è ricca di luoghi idenditari, di spunti formativi e di preziosa documentazione.
La figura di mons. Giuseppe Ratto, che ha guidato la Parrocchia per 36 anni dal 1963 al 1999, si orna particolarmente di queste caratteristiche della comunità parrocchiale di San Rocco, e si esprime inoltre nella singolarità di una ricerca teologica instancabile, sempre interessata allo studio della Storia della Chiesa, e nella silenziosa ed efficace animazione della Carità parrocchiale.
Opero una breve presentazione in occasione della celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo di Aversa, Mons. Angelo Spinillo, che si tiene il 14 settembre 2018 per il decennale della dipartita di don Ratto nella Basilica Pontificia di San Sossio. Utilizzo in primo luogo le parole del Parroco Ratto pronunciate la Vigilia di Natale del 1991 durante l’omelia in memoria del sacerdote don Pasqualino Costanzo. In secondo luogo propongo alcuni spunti della storia parrocchiale di San Rocco ricavati da: P. Saviano, Il culto di San Rocco a Frattamaggiore, Roma 2010. In terzo luogo propongo la lettura del testo da me preparato per la pagina diocesana di Avvenire riguardante il saluto del Parroco Ratto e l’accoglienza del nuovo Parroco don Armando Broccoletti.

Le parole di Mons. Giuseppe Ratto per don Pasqualino Costanzo:



Dalla storia parrocchiale di San Rocco


LA CHIESA DI SAN ROCCO
Fu fondata a recupero dell'antica funzione religiosa e devozionale dell’eremo di San Rocco connesso alla cappella medievale di Santa Giuliana, patrona di Fratta, situata alle propaggini campagnole del paese, sul percorso dell'antico acquedotto che da Arcopinto giungeva ad Atella.
Essa recuperò anche la tradizione della Congrega plateare dell'Arco che nel '700 aveva formata la Congrega di San Rocco come suo ramo giovanile.
Alla sua fondazione è intimamente connessa l'opera e la religiosità del Cav. Ignazio Muti, priore della Congrega di San Rocco, il quale con l'obolo popolare riuscì a far costruire la splendida chiesa che oggi si ammira. Alla sua storia è legata anche la cura delle anime dei funari di Piazza Miseno.
La prima pietra fu posta nel 1899, l‟edificazione fu completata nel 1912; la comunità del quartiere già fruiva delle celebrazioni liturgiche essenziali, quando fu istituita la parrocchia nel 1919. Il tempio eretto con l’obolo popolare, appassionatamente raccolto per decenni da Ignazio Muti, fu affidato al parroco Nicola Capasso, un sacerdote preparato ed entusiasta. Don Nicola, che divenne poi Rettore del Seminario di Aversa e Vescovo di Acerra, utilizzando tutti i mezzi che allora metteva a disposizione la metodologia pastorale più moderna (stampa, proiezioni, catechesi, attività associative, viaggi, contatti nazionali e internazionali), trasformò la chiesa di San Rocco in un santuario frequentatissimo e in un centro di attività vocazionale.
Con quei fondamenti anche la comunità parrocchiale, nel corso del tempo e degli eventi, con i diversi pastori, con le vocazioni, i ministeri e le attività legate alle emergenze delle varie epoche fino ad oggi, ha vissuto una storia ricca di significati religiosi, di esperienze intense della fede e di sincera testimonianza della carità e della vita cristiana.
Per mantenere la sua bellezza architettonica ed il suo decoro la chiesa nel corso del tempo ha richiesto interventi, restauri e aggiustamenti. I vari parroci si sono tutti impegnati per il consolidamento delle strutture e per arricchirla di opere artistiche e religiose.
Si sono così susseguiti i completamenti e i restauri del 1924–1927 con il parroco Nicola Capasso, gli interventi post-terremoto degli anni 30-40 e post-bellici degli anni 50-60 dei parroci Carlo Capasso e Luigi Ferrara, gli interventi per il consolidamento della statica e post-terremoto degli anni 70-80, insieme con la cura continua del decoro ecclesiale fino alla fine degli anni 90, del parroco mons. Giuseppe Ratto.


Con il parroco Armando Broccoletti la chiesa ha assunto il volto attuale con i vari aggiustamenti e restauri interni ed esterni, con il riconsolidamento della cupola e con l’apertura del parco San Rocco alle attività del territorio.


GIUSEPPE RATTO - I rilievi sui parroci di San Rocco redatti da P. Costanzo contengono anche notizie circa il parroco Giuseppe Ratto. Si apprende che questi fu ordinato sacerdote nel 1945, fu per qualche anno segretario del Vescovo di Policastro, il frattese Mons. Federico Pezzullo, e fu parroco per più di un decennio di Santa Eufemia di Carditello (dal 1953).
Fu nominato parroco di san Rocco nel 1964. Il popolo ne ebbe molta soddisfazione ed il Vescovo di Aversa, Antonio Cece, organizzò per lui, nel giorno solenne della presa di possesso, una splendida accoglienza. P. Costanzo mette anche in risalto la praticità e la sensibilità del parroco Ratto, sottolineando il suo zelo pastorale, l'impegno per la gioventù e gli sforzi fatti per il decoro e il restauro della chiesa.


Affidiamo la conclusione di questa cronaca storica al resoconto, preparato dall’autore per la pagina diocesana dell’Avvenire, dello storico momento del passaggio delle consegne dal parroco Ratto al parroco Broccoletti:


LA COMUNITA' PARROCCHIALE DI SAN ROCCO DI FRATTAMAGGIORE
SALUTA MONS. GIUSEPPE RATTO 
ED ACCOGLIE DON ARMANDO BROCCOLETTI
La nomina del nuovo parroco di San Rocco, celebrata nella messa vespertina del 12 c.m., è stata motivata dalla “età veneranda” del mons. Giuseppe Ratto, il quale rimane nella comunità come “parroco emerito” e come “primo tra i suoi filiani”; ed è stata motivata dalla necessità di dotare la guida della Parrocchia dell'apporto di nuove “energie fisiche”. I termini sono stati utilizzati nel dialogo pastorale che è stato proposto da S.E. l'Arcivescovo Mario Milano e che ha coinvolto la testimonianza del laico Vincenzo Vitale, l'intervento commosso di mons. Ratto e la presentazione di don Armando Broccoletti.
In una chiesa stracolma di fedeli, grazie pure alla presenza di una numerosa rappresentanza della comunità dello Spirito Santo di Casale di Principe presso la quale don Armando Broccoletti in precedenza aveva svolto il ministero di parroco, un solenne e particolare momento di riflessione si è vissuto quando sul finire della celebrazione ha preso la parola mons. Ratto.
Come appoggiandosi ad un bacolo spirituale egli ha intercalato il verso del salmo “Il Signore è il mio pastore e nulla mi manca”, e nel suo stile omiletico di sempre, che riverbera la grandezza teologica dei contenuti in un genere spontaneamente mutuato dall'arte antica della 'sacra eloquenza' e teso alla comunicazione di essenziali stimoli pastorali, ha narrato a grandi linee i suoi 36 anni di parroco di San Rocco ed ha prospettato importanti direzioni per il futuro della Parrocchia affidata al nuovo parroco. Il contesto storico più che trentennale ha rappresentato lo sfondo del suo ricordo, nel quale sono affiorate le figure di Vescovi come Teutonico e Gazza che hanno segnato, specialmente l'ultimo, la sua vita sacerdotale e spirituale. La comunione ecclesiale e la preghiera sono state quindi prospettate come i vincoli che legano il Parroco al suo Vescovo e alla sua Comunità, in una visione della Chiesa di Cristo che permane nei tempi che passano. Un grande insegnamento quello di mons. Ratto che, sempre attivissimo, opererà sicuramente per moltissimo tempo.


Accanto al nuovo parroco don Armando Broccoletti, nella guida spirituale dei fedeli della parrocchia, il cui territorio si estende nel moderno ambiente urbano della città, continuerà ad operare pure don Mimmo De Rosa, amatissimo e giovanile sacerdote, grande organizzatore
delle attività ecclesiali. In queste ultime sono impegnate pure le due Comunità religiose della parrocchia, le suore degli Istituti M. P. Brando e Cristo Re, ed altri gruppi laicali.
La cerimonia ha visto la presenza delle Autorità civili e militari, del Sindaco di Frattamaggiore che ha rivolto un saluto al neo-parroco, e di una schiera di sacerdoti, religiosi e laici provenienti da molte parti della Diocesi.


mercoledì 8 agosto 2018

Tarcisio uomo di Chiesa


L’altro giorno (6 agosto) il prof. Tarcisio Salvato ha concluso la sua vicenda terrena. Nel paese natio (Frattamaggiore) la notizia è stata commentata e vissuta con commozione dalla gente perché Tarcisio era conosciuto da tutti e da tutti stimato come uomo di chiesa e testimone della carità del Vangelo. Nonostante il periodo estivo la Basilica di San Sossio si è riempita di persone di tutte le età per onorare la sua memoria e partecipare alla celebrazione religiosa che è stata presieduta da Mons. Angelo Spinillo Vescovo di Aversa.
Molti sulla rete dei social hanno voluto ricordare con ammirazione i tratti fondamentali della personalità umana e cristiana di Tarcisio, che negli ultimi anni ha vissuto assistito dalla famiglia ed ha partecipato alle funzioni religiose accompagnato con una sedia a rotelle.
Il suo percorso quotidiano, prima della infermità, si svolgeva tra le parrocchie cittadine, soprattutto la Basilica di San Sossio, Sant’Antonio e San Rocco, impegnato nella catechesi giovanile, nell’aiuto ai poveri, nel canto corale e nella costante preghiera di adorazione al Santissimo. Era l’ultimo ad uscire alla chiusura dopo ore di orazione genuflessa nel silenzio della chiesa, e raggiungeva casa con una bicicletta sempre diversa, perché quasi sempre gliela portavano via.

Mons. Angelo Crispino, in pellegrinaggio a Lourdes con la comunità parrocchiale dell’Assunta, è stato il primo a divulgare sui social la notizia della dipartita di Tarcisio e a tratteggiarne la memoria in relazione alla esperienza ecclesiale frattese: “Sono in molti a scrivere che è una "persona per bene" ma è troppo poco ricordarlo così perché chi ha avuto la gioia e la consolazione di incontrarlo, di conoscerlo e di condividere con lui esperienze umane, culturali, professionali e pastorali non può chiudere bocca, tanta è la luce, la grazia e l'amore che promanava dalla sua persona e dalla sua testimonianza. Uomo dolce e mite, uomo di fede vera e di servizio, uomo di cultura ed educatore insigne, uomo di bontà e di carità sono solo alcuni aspetti della sua personalità incline al bene del prossimo e ad accogliere quanti vivevano condizioni di disagio sociale, di difficoltà esistenziali, di emarginazione culturale, di povertà materiale! Tarcisio è stato l'uomo di tutti, a servizio dei singoli ma ancora di più, esemplare e lodevole nelle istituzioni scolastiche agendo da educatore sapiente e generoso, e nelle varie comunità ecclesiali dove ha prestato la sua preziosa collaborazione quale ministrante, catechista, animatore dei ragazzi affidati alla protezione di S. Tarcisio, benemerita associazione fondata dalla cara mamma e ancora, quale esperto di canto nella corale parrocchiale. Una ricchezza carismatica che viene lasciata in eredità alla nostra città!”

Antonio Anatriello, in occasione degli auguri per il compleanno 2016 postati su fb, a lui si rivolse con queste parole: “In questo giorno: un solidale e affettuoso pensiero, ricordando la tua bontà, la tua fede, la tua sincera ma non chiusa fedeltà alla Chiesa, la tua semplicità, la tua signorilità e gentilezza, la tua riservatezza...”

Papa Francesco, da Cardinale nel 2002 commentando il Mistero dell’Assunzione di Maria, espresse l’interrogativo: “Non cerchiamo il nostro vero volto negli occhi degli altri? Non è vero che riposiamo da questa ricerca solo quando incontriamo il volto di un altro che ci ama e che vogliamo contemplare?”

Con questa ispirazione sicuramente qualche tratto del ‘volto’ di Tarcisio lo possiamo rilevare dalle sue stesse parole: quelle della commemorazione che egli fece nel 2003 della figura di don Pasqualino Costanzo, che scrisse con enfasi autobiografica per Il Nuovo Pellegrino della Parrocchia di San Rocco, e che leggiamo di seguito.


Personalmente penso che la figura di Tarcisio possa essere compresa bene nella dimensione della testimonianza storica ed ecclesiale di un laico impegnato nella vita della comunità locale; in maniera così intensa che non si può fare a meno di legarla al ministero del servizio e della pastorale nella Chiesa. La carità operante, la guida per i giovani, l’esemplare vita spirituale espressa nella testimonianza e nella preghiera, le condivise esperienze della ricerca di Dio, il chiaro riferimento alla guida dei Pastori e alla collaborazione con i sacerdoti, portano a comprendere Tarcisio nella schiera di quei laici esemplari che sono organicamente vicini ai parroci e ai loro collaboratori nel cammino e nel progetto pastorale. Esempi di questi laici ce ne sono sempre stati nella storia della chiesa locale, in particolare nella chiesa post-conciliare che ha vissuto la transizione della pastorale giovanile, fondata sulla Azione Cattolica sull’Oratorio e su nuovi percorsi comunitari e di volontariato, tra questi ricordo Michele Imbembo, Peppino Sessa, molti altri e lo stesso Tarcisio (per un approfondimento di questo argomento puoi leggere questo post).

In particolare per la conoscenza di Tarcisio posso far riferimento ad alcuni altri avvenimenti ed impegni che hanno caratterizzato la qualità della sua testimonianza cristiana.
Nell’attività della Caritas di San Rocco egli è stato il volontario della frontiera; l’ho visto immergersi senza mezze misure e/o ritrosie, e con grande spirito di servizio, nell’opera di misericordia corporale e spirituale svolta per qualche persona indigente che viveva in strada ai margini della parrocchia.
Amante della Parola di Dio, che spesso proclamava come lettore dall’ambone, egli ha partecipato nel 2008 a La Bibbia Notte e Giorno organizzata dalla CEI, leggendo, tra i tanti lettori che si alternarono nella Chiesa di Santa Groce di Gerusalemme a Roma, alcune pagine del Libro del Siracide, in particolare i brani da lui amati sull’amicizia.


Nel 2010, e poi anche negli anni successivi, fu impegnatissimo per far da guida di pastorale turistica a schiere di fedeli Frattesi, tra i quali il sottoscritto, che si recavano in pellegrinaggio alla Cattedrale di Policastro per vivere la grazia dell’apertura del processo di beatificazione del Vescovo Federico Pezzullo (1890-1979). Si comprende l’entusiasmo personale e coinvolgente di Tarcisio, nipote del vescovo Federico che era fratello di sua madre (per un approfondimento di questo argomento puoi leggere questo post).



In particolare nell’ottobre del 2010 un evento importante della cultura storica ecclesiatica della Diocesi di Aversa registrò il suo intervento ufficiale tra i relatori della presentazione del libro del prof. Luciano Orabona, scrittore e docente di Storia della Chiesa: Laici e Vangelo in terre del Mezzogiorno - L'Azione Cattolica di Aversa e della Campania tra cronaca e storia.


La presentazione si tenne nella Chiesa della Madonna dell Grazie e quello di Tarcisio fu un intervento ricco di riferimenti storici e spirituali.
Nel 2011 Tarcisio fece l’esperienza del pellegrinaggio in Terra Santa organizzato dalla Comunità della Basilica di San Sossio. Partecipai a quel pellegrinaggio anch’io e raccolsi la testimonianza di Ernesto che condivideva la stanza d’albergo circa la sua continua preghiera, per la quale si raccoglieva anche di notte.


Vissuto nella spiritualità eucaristica, in onore pure del Santo di cui porta il nome, Tarcisio volle ringraziare e lodare il Signore con intensità in tutte le circostanze. Nella chiesa di Sant’Anna a Gerusalemme, particolarmente nota per la sua acustica, volle partecipare al canto religioso e sublime dei tanti che si cimentavano con bravura e sentimento.