Visualizzazione post con etichetta Alessandro D'Errico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alessandro D'Errico. Mostra tutti i post

sabato 31 ottobre 2020

“Strada facendo, predicate ...” (In memoria di don Tonino Vitale)


Ne ha fatto di strada quotidianamente, ferialmente, don Tonino, sacerdote frattese. Negli ultimi anni, dopo la dipartita nel 2015 di don Enzo Capasso suo confratello e compagno di cammino, cinque chilometri solo al mattino, dopo aver detto Messa, in giro per motivi terapeutici e per la spesa elettiva di libri, riviste e derrate nei negozi di cui era cliente abituale e che si trovavano nei punti distanti dal centro storico alla periferia del paese. La attraversava tutta la città, a piedi, dentro, in lungo e in largo. Spesso appariva un solitario camminatore; ma più spesso passeggiava in compagnia di amici, dialogando fraternamente con garbo di fatti interpersonali, ma anche discutendo appassionatamente di cose sociali, pubbliche ed ecclesiali, richiamando l’attenzione e la partecipazione anche di ascoltatori occasionali. Durante il cammino, con la testimonianza della fede forte, con le parole vissute del suo ministero sacerdotale, aiutava a ricostruire la sincerità umana e la via della ricerca e dell’amicizia di Dio. Raffinato intellettuale cattolico conoscitore profondo del magistero, di figure sacerdotali, di pensieri e di autori, egli donava cordiali e luminosi sprazzi sapienziali di teologia, di cristologia particolarmente, di dottrina sociale e di scienza umana dell’educazione.

Ritornava poi al suo studio, nella sua casa a Via Genoino, alla sua scrivania sormontata di pile di libri, a ripensare, a sistemare le idee. A prendere appunti e a ricevere amici per continuare ancora a dialogare prima del pranzo.

L’altra mattina il presbiterio frattese e diocesano si è riunito commosso nella celebrazione della sua Messa esequiale nella Basilica di San Sossio, presieduta dal vescovo don Angelo Spinillo. La commemorazione del vescovo, incentrata sulla “limpidezza” del ministero sacerdotale e sulla “graffiante” esortazione etica ed ecclesiale di don Tonino, ha fatto da eco a quella commossamente pubblicata di primo mattino dall’amico e confratello Antonio Anatriello, il quale con lui, come con il vescovo Alessandro D’Errico e con don Enzo Capasso, ha condiviso percorsi e discorsi fin dagli studi giovanili al Seminario di Aversa.


Il curriculum vitae di don Antonio Vitale, ed alcuni tratti della sua spiritualità hanno ricevuto una puntuale rappresentazione dalle parole affidate ai social da don Angelo Crispino, in qualità di Presidente della antica Congrega dei Preti Frattesi, e da Francesco Vitale suo fratello. Don Angelo ha evidenziato la ricchezza umana e l’impegno sacerdotale di don Tonino:


Questa sua ricchezza umana la coniugava intensamente con una vasta e profonda cultura, frutto di letture sistematiche e di studio serio con cui si cibava quotidianamente e metteva a disposizione di tutti specie nel suo magistero di educatore nella scuola primaria che lo ha avuto insigne maestro e risorsa esemplare nella istituzione scolastica" De Amicis" di S. Arpino.

Anche in campo ecclesiale, è stato portatore di un ricco patrimonio sacerdotale che ha avuto origine nel Santuario dell'Immacolata ed è stato ereditato da una pull di luminosi sacerdoti frattesi negli anni 60/70 che hanno splendidamente operato nel territorio e sono stati a fondamento di una storia civile e religiosa che fa onore alla nostra città.

Nel solco delle eccellenti testimonianze umane e sacerdotali di don Gennaro Auletta, don Nicola Russo, don Angelo Perrotta, don Luigi Pezzullo, don Ciccio Caserta, anche Tonino, come tanti altri ancora in cammino di servizio sacerdotale, ha maturato la sua vocazione unitamente a don Sandro D'Errico oggi Nunzio apostolico a Malta e in Libia, e il compianto don Enzo Capasso e ha realizzato il suo impegno di sacro ministero come collaboratore pastorale di don Michele Costanzo nella parrocchia di Maria SS. del Carmine e S. Ciro e come assistente spirituale del gruppo scout, intessendo con tutti rapporti di familiarità, di amicizia e di condivisione associativa e spirituale.

Una testimonianza che è continuata nel servizio di sacro ministero presso le Suore di Cristo Re, come cappellano,nel Santuario dell' Immacolata come collaboratore del Rettore don Mimmo De Rosa e infine nella parrocchia di S. Sossio dove lo ringrazieremo e lo saluteremo oggi partecipando come presbiterio diocesano e frattese alla liturgia di suffragio e di commiato accompagnandolo nel suo viaggio verso il Signore della luce e della vita per ricevere il premio della gloria e della felicità eterna.


Il fratello Francesco ha voluto rimarcare la vocazione sacerdotale di don Tonino ed alcuni suoi riferimenti spirituali ispirati al Servo di Dio, il vescovo don Tonino Bello.

Davvero mai come in queste ore desidero rendere grazie a Dio, Nostro Signore Gesù Cristo, per l’istituzione del Santissimo Sacramento dell’Eucaristia e del servizio sacerdotale. Pensavo, nel corso della Celebrazione del suo rito funebre, che Dio, ogni qualvolta nasce un bimbo o una bimba, ci sorride e ci da nuova fiducia e speranza (paradossalmente, ha Lui fiducia di noi!) e ogni qualvolta un giovane decide di rispondere con il suo “Eccomi!” alla Sua chiamata, il Signore stesso ci soccorre, materialmente, con la concretezza della testimonianza dei Suoi Sacerdoti, per darci forza e coraggio, sostegno e speranza viva nel nostro cammino, non sempre facile, per la nostra umanizzazione. Ringrazio ancora tutti, anche a nome della mia famiglia, per il calore umano che ci ha circondati e che ha reso, in una certa misura, la nostra comunità cittadina - la nostra pur grande, ormai, cittadina - fraterna, accogliente e inclusiva, come una piccola comunità come la nostra amatissima Frattamaggiore lo è stata, sicuramente, un tempo ormai lontano. Ancora grazie a tutti e a ciascuno, e grazie a Dio, per il dono di Tonino che amava tanto sentirsi chiamare “don Tonino”, sol perché gli ricordava un suo caro modello di Sacerdote, uno dei suoi tanti, quel “don Tonino” Bello, anche lui, pur Vescovo, così lontano dal potere; con quella sua esortazione a passare “dai segni del potere al potere dei segni” con la coerenza di una intera traiettoria di vita terrena tale che “salda le parole con i fatti”.


Da Malta Il Nunzio Apostolico Alessandro D’Errico, appena saputo della dipartita di don Tonino. Ha scritto:

Pessima notizia..... di quelle che non vorresti mai sentire.... che mi ha reso molto triste... Perdo un Fratello ... Un Grande.... Un degnissimo Sacerdote, che fa onore alla tradizione del Clero frattese ..... Riposa in pace, caro Tonino.... Continua a ricordarti di noi.... Ci consola la promessa dell'immortalità futura.


Don Nicola Giallaurito, parroco emerito, lo ha così ricordato:

Come Gesù anch'io piango alla morte dell'amico Lazzaro, ben sapendo che "questa malattia non è per la morte, ma è per la Gloria di Dio" (Gv.11,4). 

Ho perso … , una vera passione rivissuta nel mio cuore, la dipartita di un caro amico: Un Sacerdote di strada "don Tonino" Vitale, ricercatore instancabile e difensore della Verità. Egli ha perseguito "tutto quello che è vero, nobile, giusto ecc. quello che è virtù e merita lode...è stato oggetto dei suoi pensieri…" Ammettilo, Signore nella Luce della Eternità beata.


E così don Mimmo De Rosa, Rettore del Santuario dell’Immacolata:


Questa mattina il mio cuore è triste… don Antonio Vitale è tornato alla Casa del Padre! Ho perso un fratello, un amico, un confidente, un sacerdote che dava sempre il cuore. Riposa in Pace fratello caro!



Numerosi altri commenti commemorativi sono stati pubblicati da amici ed ammiratori.

Personalmente mi lega a don Tonino una amicizia lieta ed antica. Alle classi elementari, nella seconda metà degli anni ‘50 sedevamo come capiclasse insieme nello stesso banco: alla prima e alla seconda con il maestro Burrone prematuramente scomparso, alla terza con il severo don Vincenzo Cirillo parroco di San Filippo, e alla quarta con il bravissimo maestro Peluso. Alla quinta la nostra classe fu smembrata e capitammo in sezioni diverse. Diverso fu anche il percorso degli studi di scuola secondaria. Però non ci perdemmo mai di vista e conservavamo sempre il ricordo delle marachelle del Marconi. Ci reincontrammo in età giovanile per la motivazione religiosa e per la fraterna amicizia comune con Antonio Anatriello, quando egli in Seminario era ormai avviato agli studi teologici per il sacerdozio.


La Parrocchia di San Rocco, all’epoca del parroco don Giuseppe Ratto, fu un luogo privilegiato per i contatti con don Tonino Vitale, quando lo si vide partecipare con le sue catechesi all’esperienza del gruppo giovanile che si andò formando con la guida pastorale di Antonio Anatriello, e quando divenne poi egli stesso stretto collaboratore del parroco per la cura della comunità ecclesiale.

E’ stata la vita partecipe alle vicende, ai cambiamenti, e ai discorsi ecclesiali, che ci ha fatto poi sempre reincontrare nei momenti significativi, celebrativi e culturali che trovavano un riverbero anche sul piano locale.

L’amicizia con don Tonino Vitale non ha potuto mai prescindere da quella con Antonio Anatriello, con Enzo Capasso, con Alessandro D’Errico, sacerdoti della sua generazione; e non ha potuto prescindere da quella con tutti gli altri componenti della comunità ecclesiale locale, sacerdoti e ministri che hanno avuto il dono del dialogo forte e sincero con don Tonino.


Ricordo che come maestro di scuola elementare, fortemente relazionato al direttore Vergara, egli faceva riferimento spesso alla figura di Don Lorenzo Milani, e alle esperienze educative innovative di Orlando Limone maestro santarpinese di lui amico. Ricordo la testimonianza dei suoi interventi pubblici ai convegni e ai dibattiti laici sulla cultura giovanile, sulla letteratura, sul cinema e sulla politica. Ricordo la sua appassionata ricerca dei temi teologici e della spiritualità contemporanea; il correre stipato insieme con i suoi confratelli nella mia cinquecento, all’ascolto di Carlo Carretto nell’Annunziata di Capua che spiegava il suo “Deserto in città”; oppure all'ascolto del vescovo Chiarinelli che teneva conferenze di filosofia al Pontano, scuola retta dai Gesuiti.

Ricordo le domeniche in cui gli ho servito Messa alle 12.30 come diacono nella Basilica di San Sossio e le sue omelie sul Risorto dette con il cuore e con la mente, e come in attesa della risposta della Chiesa.

Ricordo l’appassionata e ammirata celebrazione che il vescovo Milano volle dedicare nella Basilica di San Sossio al 40° della sua ordinazione sacerdotale.

Non nascosto era il suo amore per la spiritualità francescana, che esemplificava con le sue esperienze vissute insieme con il presbiterio diocesano al tempo del vescovo Chiarinelli che lo conduceva al pellegrinaggio reatino, e che recentemente ha rivissuto umilmente partecipando in preghiera alla cerimonia di ammissione all’ordine francescano secolare del fratello Francesco.

Ho camminato spesso con lui accompagnandolo nel suo intero percorso cittadino.

Con il vescovo Angelo Spinillo, quasi coetaneo, don Tonino si è sempre dato del tu; e sicuramente nel suo cammino quotidiano ha potuto far talvolta riferimento al motto evangelico dello stemma episcopale gratis accepistis, gratis date” (Mt 10,8). Per trovare una analogia al significato del suo cammino frattese quotidiano, che come sacerdote e guida d’anime, non gli poteva sfuggire nella sua valenza di apostolato itinerante: In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.


sabato 18 maggio 2019

Fervori e attese di santità per il beato Aloisio

Fiume - Vetrata nella Chiesa dei Cappuccini 

Il Martirologio Romano celebra al 10 febbraio, posizione 13, la memoria del beato Aloisio Vittorio Stepinac vescovo e martire (1898–1960):

13*. Nella cittadina di Krašić vicino a Zagabria in Croazia, beato Luigi Stepinac, vescovo di Zagabria, che con coraggio si oppose a dottrine che negavano tanto la fede quanto la dignità umana, finché, messo a lungo in carcere per la sua fedeltà alla Chiesa, colpito dalla malattia e consunto dalle privazioni, portò a termine il suo insigne episcopato”.


La formula mette in risalto la testimonianza pastorale e l’insigne episcopato che si svolse dal 1934 al 1960, difendendo dal nazismo ebrei e nomadi durante la seconda guerra mondiale e vivendo personalmente la dura esperienza del carcere e del confino durante il regime di Tito. Nel 1953 fu creato cardinale dal papa Pio XII.
Al beato, le cui spoglie mortali sono custodite nella Cattedrale di Zagabria, si rivolgono con intensità i voti e le preghiere della chiesa e del popolo croato.
Il processo di beatificazione partì all’inizio degli anni ‘80 del secolo scorso e si concluse solennemente nel 1998 con la celebrazione di papa Giovanni Paolo II al Santuario croato di Marija Bistrica, meta religiosa internazionale e cara ai popoli slavi.
E’ in corso l’iter per la canonizzazione durante il quale, nel 2014, si è registrato il riconoscimento di un miracolo e si è sviluppato un dialogo ecumenico con gli ortodossi sulla figura del beato particolarmente caldeggiato da papa Francesco per definire i tratti ecclesiali ed evangelici di una santità universalmente riconosciuta.
La canonizzazione del beato Aloisio Stepinac è un tema particolarmente importante per i cattolici croati che vivono i fervori dell’attesa della decisione pontificia; fervori talora espressi con preoccupazioni che assumono una certa risonanza sui media.
Il tema è stato di nuovo evidenziato durante il recente viaggio apostolico di papa Francesco in Macedonia del Nord; in particolare nella Conferenza Stampa del Santo Padre durante il volo di ritorno da Skopje (7 maggio 2109). Tra le altre è stata rivolta al Papa un domanda specifica che si legge sul portale della Santa Sede insieme con le parole pronunciate in risposta da papa Francesco. Le leggiamo di seguito.

Silvije Tomasevic, della tv e della stampa croata, di “Večernji list”:
Santità, nella Chiesa nazionale ortodossa tra di loro non sono sempre in concordia: per esempio, non hanno riconosciuto la Chiesa macedone. Ma quando si deve criticare la Chiesa cattolica sono sempre all’unisono: per esempio, la Chiesa serba non vorrebbe che sia canonizzato il cardinale Stepinac. Il vostro commento su questa situazione…
Papa Francesco:
In genere, i rapporti sono buoni; sono buoni e c’è buona volontà. Posso dirvi sinceramente che ho incontrato tra i Patriarchi degli uomini di Dio. Neofit è un uomo di Dio. E poi, quello che io porto nel cuore – una preferenza – è Elia II, della Georgia: è un uomo di Dio che a me fa tanto bene. Bartolomeo è un uomo di Dio. Kirill è un uomo di Dio… Sono i grandi Patriarchi, che danno testimonianza. Lei potrà dirmi: ma questo ha questo difetto, è troppo politico, quello ha un altro difetto… Ma tutti ne abbiamo, anch’io. Ma io nei Patriarchi ho trovato dei fratelli; e in alcuni davvero, non voglio esagerare, ma vorrei dire la parola, dei santi, uomini di Dio. E questo è molto importante. Poi ci sono cose storiche, cose storiche delle nostre Chiese, alcune vecchie. Per esempio, oggi il Presidente [della Macedonia del Nord] mi diceva che lo scisma tra Oriente e Occidente è incominciato qui, in Macedonia. Adesso viene il Papa per la prima volta per ricucire lo scisma? Non so. Ma siamo fratelli, perché non possiamo adorare la Santa Trinità senza le mani unite di fratelli. Questa è una convinzione non solo mia, anche dei Patriarchi, tutti. Questa è una grande cosa. Poi c’è un punto storico. Lei è croato? [risponde: sì] Mi sembrava dall’odore… [ride], l’odore della Croazia. Un caso storico è questo: la canonizzazione di Stepinac. Stepinac è un uomo virtuoso, per questo la Chiesa l’ha dichiarato beato. Lo si può pregare, è beato. Ma a un certo momento del processo di canonizzazione ci sono stati punti non chiariti, punti storici. Io, che devo firmare la canonizzazione con la mia responsabilità, ho pregato, ho riflettuto, ho chiesto consiglio e ho visto che dovevo chiedere aiuto al Patriarca serbo Ireneo, un grande Patriarca. E Ireneo ha dato l’aiuto, abbiamo fatto una commissione storica insieme e abbiamo lavorato insieme, perché sia a Ireneo che a me l’unica cosa che interessa è la verità, non sbagliare. A che serve una dichiarazione di santità se non è chiara la verità? Non serve a nessuno. Noi sappiamo che [il cardinale Stepinac] è un uomo buono e che è beato, ma per fare questo passo io ho cercato l’aiuto di Ireneo per fare la verità. E si sta studiando. Prima di tutto è stata fatta la commissione, hanno dato il loro parere. Ma adesso si stanno studiando altri punti, approfondendo alcuni punti perché la verità sia chiara. Io non ho paura della verità, non ho paura. Ho paura soltanto del giudizio di Dio. Grazie.



L’effetto delle parole del papa è stato criticamente considerato in un articolo apparso in rete (Titolo: Caso Stepinac, Chiesa croata e Vaticano ai ferri corti) e postato il 12 maggio 2019 su lanuovabq.it (La Nuova Bussola Quotidiana). In chiave di lettura delle intenzioni dell’articolo è stato fatto riferimento a parole datate all’agosto 2013 e attribuite al Nunzio Apostolico D’Errico, all’epoca Rappresentante del Papa in Croazia. La Nuova Bussola Quotidiana ha poi pubblicato (titolo: Caso Stepinac, rettifica del nunzio e risposta) anche la prima smentita prontamente inviata dal Nunzio alla Direzione del giornale in rete.
Per via informale la stessa Direzione è stata ulteriormente esortata a prendere atto delle dichiarazioni riguardanti la canonizzazione del beato Aloisio e che il Nunzio ha pubblicamente rilasciate ai media e nei luoghi ecclesiali e diplomatici durante lo svolgimento del suo ministero di rappresentante del Papa in Croazia.
Un rilettura dei post dell’anno 2013, pubblicati e cronologicamente archiviati sul blog Chiesa e Diplomazia dedicato all’opera pastorale del Vescovo Alessandro D’Errico, può risultare particolarmente utile.
Per lo staglio della figura del Beato si rileggano le sue parole rilette da Giovanni Paolo II nel giorno della beatificazione:

Sono significative, a questo riguardo, le parole che il nuovo Beato pronunciava nel 1943, durante il secondo conflitto mondiale, quando l’Europa si trovava stretta nella morsa di un’inaudita violenza: «Quale sistema appoggia la Chiesa Cattolica oggi mentre tutto il mondo sta combattendo per un nuovo ordine mondiale? Noi, nel condannare tutte le ingiustizie, tutte le uccisioni degli innocenti, tutti gli incendi dei villaggi tranquilli, ogni distruzione delle fatiche dei poveri, ..., rispondiamo così: la Chiesa appoggia quel sistema che ha tanti anni quanti i Dieci Comandamenti di Dio. Noi siamo per il sistema che non è stato scritto su tavole corruttibili, ma che è stato iscritto con il dito del Dio vivente nelle coscienze degli uomini» (Omelie, Discorsi, Messaggi, Zagabria 1996, 179-180).

E si rileggano le sue parole commentate il 5 giugno 2005 da Benedetto XVI nella cattedrale di Zagabria:

A tale proposito, il Beato Cardinale Stepinac così si esprimeva: «Uno dei più grandi mali del nostro tempo è la mediocrità nelle questioni di fede. Non facciamoci illusioni … O siamo cattolici o non lo siamo. Se lo siamo, bisogna che questo si manifesti in ogni campo della nostra vita» (Omelia nella Solennità dei SS. Pietro e Paolo, 29 giugno 1943). L’insegnamento morale della Chiesa, oggi spesso non compreso, non può essere svincolato dal Vangelo. Spetta proprio ai Pastori proporlo autorevolmente ai fedeli, per aiutarli a valutare le loro responsabilità personali, l’armonia tra le loro decisioni e le esigenze della fede. In tal modo si avanzerà in quella “svolta culturale” necessaria per promuovere una cultura della vita e una società a misura dell’uomo.

Si consideri anche il pensiero del di Papa Francesco riferito al Nunzio D’Errico:

Non ha dubbi sulla figura di Stepinac, per la conoscenza che già aveva del Beato (attraverso i tanti croati che ha incontrato in Argentina, quando era Arcivescovo di Buenos Aires), e che ora ha approfondito ancora meglio attraverso il lavoro compiuto dalla Congregazione per le Cause dei Santi, che è quasi terminato. La speranza è che questo (il dialogo con la chiesa ortodossa) possa servire a dissipare le ombre che ci sono state nel cammino tra le due Chiese, e così mettere le due Chiese intorno a un tavolo per una serena e fraterna discussione. La speranza è anche che questo possa servire nel cammino di piena riconciliazione tra i due popoli.

Si rileggano infine le parole dello stesso Papa Francesco riferenti la sua ispirazione evangelica ed ecumenica e proferite nel corso di una Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani:

l’impegno per la ricerca dell’unità tra i cristiani non deriva da ragioni di ordine pratico, ma dalla volontà stessa del Signore Gesù Cristo, che ci ha resi fratelli suoi e figli dell’unico Padre. Per questo la preghiera, che oggi insieme eleviamo, è di fondamentale importanza”.

Il motto episcopale di Aloisio Stepinac è una preghiera salmica di speranza:

In Te Domini speravi”.


Roma - Logo di San Girolamo dei Croati


Schede documentate sulla vita del cardinale si possono leggere su:


I documenti pontifici sul portale della Santa Sede:




Il pensiero sull’ecumenismo di papa Francesco sul portale di L’Osservatore Romano:

martedì 7 aprile 2015

In memoria del sacerdote don Vincenzo Capasso

Luoghi vocazionali di don Vincenzo: Aversa, Posillipo, Fratta
Doveva celebrare il 40° dell'ordinazione sacerdotale il 12 Luglio 2015. Durante la notte, prima dell'alba della Pasqua di quest'anno, don Vincenzo Capasso ha concluso la sua vita terrena. E' stato un avvenimento inaspettato che ha assunto significati particolarissimi e coincidenti nella ricezione della notizia e nella elaborazione del cordoglio per la sua morte vissuto dagli amici e dai conoscenti: quello liturgico del giorno della Risurrezione del Signore e quello agiografico del giorno del suo Onomastico.
Gli amici hanno immediatamente condiviso la notizia realizzando una rete di comunicazione e di riflessione che ha suscitato una grande partecipazione spirituale e conoscitiva. Il ricordo e l'immagine di don Vincenzo si sono stagliati nel clima delle feste pasquali del paese e della diocesi; e nella Basilica Pontificia di San Sossio di Frattamaggiore, nella mattinata del Lunedì dell'Angelo, il Vescovo Angelo Spinillo ha presieduto la celebrazione eucaristica alla quale hanno partecipato insieme con i vescovi Mario Milano e Giovanni D'Aniello moltissimi sacerdoti ed un'assemblea numerosissima.
L'omelia del Vescovo Spinillo, che ha fatto riferimento ai contributi conoscitivi degli amici e ai suoi ricordi personali, ha messo in luce i significati della vita sacerdotale di don Vincenzo e i tratti esemplari della sua personalità di credente e di uomo completamente affidato alla Provvidenza di Dio. Durante la celebrazione eucaristica è stata data lettura anche di una comunicazione inviata dal Vescovo Alessandro D'Errico, Nunzio Apostolico in Croazia, che ha voluto ricordare il sacerdote defunto suo amico fraterno fin dal tempo degli studi al Seminario minore di Aversa.

Da Angelo Faiola: al Seminario minore di Aversa

La cordata delle comunicazioni conoscitive e delle riflessioni sulla vita e sull'esempio di don Vincenzo è iniziata subito, la mattina di Pasqua, con un flash (così denomina le sue riflessioni e i suoi post sui social) di Antonio Anatriello, anch'egli suo confratello e amico fin dagli studi in seminario per la preparazione al sacerdozio. 

Da Antonio Anatriello: Chiesa del Redentore e immagine giovanile 

L'intervento di Antonio è stato diffusamente condiviso e ha suscitato commenti ed approfondimenti della figura di don Vincenzo. Lo hanno fatto ad esempio il confratello e amico Antonio Vitale, il padre gesuita Giovanni Notari, suo amico dagli studi del seminario, l'amico di seminario Angelo Faiola. Anche io personalmente ho avuto modo di condividere il flash e di commentare con il rilievo di un tratto della personalità ecclesiale di don Vincenzo che conoscevo dalla giovinezza. Don Angelo Crispino, prete della generazione immediatamente precedente quella di don Vincenzo, lo ha ricordato con gratitudine: 
Grazie,Enzo! Amico leale e sincero. Fratello di umanità e di vita sacerdotale! La tua testimonianza è entrata negli occhi e nel cuore di un mondo pulito e di una chiesa libera e genuina. Sei entrato nel novero di una gloriosa e significativa tradizione sacerdotale frattese che non sarà dimenticata.

Dal gruppo San Filippo Neri: immagine sportiva giovanile

Don Vincenzo era Cappellano delle Suore di Casaluce e collaborava nei diversi ambiti parrocchiali locali, soprattutto quelli del SS.mo Redentore, sua parrocchia d'origine, di San Filippo Neri e di San Sossio. Ed era anche docente. Questi ambiti, ecclesiale, scolastico, e quello dell'amicizia, sono stati i luoghi ove la figura di don Vincenzo è stata ricordata e dai quali è pervenuto il segnale della più profonda commozione e partecipazione.

Dal gruppo San Filippo Neri; Don Vincenzo con l'inseparabile sigaretta

Il ricordo umano ed ecclesiale di don Vincenzo si è arricchito così di parole, di pensieri e di immagini (belle ed uniche quelle di Antonio Anatriello, di Alessandro D'Errico, di Angelo Faiola e del gruppo San Filippo Neri, che ho utilizzato per questo post in sua memoria).

A. Anatriello, V. Capasso, A. D'Errico, A. Vitale

Di seguito propongo alla lettura il flash di Antonio Anatriello e la lettera scritta da Zagabria da Alessandro D'Errico il cui testo egli ha poi reso pubblico sui social.



A. Anatriello, A. D'errico, A. Vitale, V. Capasso

Concludo con il commento che al mattino di Pasqua ho immediatamente aggiunto ai tanti che hanno condiviso il flash di Antonio Anatriello:

Il carissimo Vincenzo ci ha un po' spiazzato. Non sarà più facile incontrarlo, occasionalmente ma normalmente, per le vie del centro; riconoscere il suo volto giovane e scambiare con lui in letizia e saggezza concetti belli e sorprendenti su Dio e sugli uomini.