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venerdì 5 ottobre 2018

Pastorale missionaria e vita buona del Vangelo


Sono le tematiche ispirative dell’Anno Pastorale 2018-19 della Diocesi di Aversa. Esse hanno avuto una importante elaborazione preparatoria negli anni pastorali precedenti, riferiti agli Orientamenti della CEI per il decennio 2010-2020, e sono state poste all’orizzonte delle iniziative del nuovo anno che è iniziato con il Convegno Pastorale del 29 settembre 2018 in Cattedrale, durante il quale Mons. Nunzio Galantino ha svolto una relazione sul tema della “Parrocchia, Chiesa missionaria in un mondo che cambia”. Questo tema ha inteso riproporre il senso degli argomenti della nota pastorale della CEI del 2004: Il volto missionario della Parrocchia in un mondo che cambia.
Nel documento del Vescovo Angelo Spinillo contenente le Indicazioni per il Convegno Pastorale 2018 si leggono in sintesi il percorso preparatorio e gli intendimenti generali:


Con la partecipazione di una amplissima assemblea il Convegno è iniziato con la preghiera dei Primi Vespri della XXVI Domenica del Tempo Ordinario. Il Vescovo Spinillo ha introdotto con una comunicazione puntuale circa il cammino pastorale della Diocesi. Il Vescovo Nunzio Galantino, Presidente del Patrimonio della Sede Apostolica, e relatore ospite centrale, ha sviluppato una riflessione approfondita rileggendo il tema del Convegno nello spirito del magistero del Santo Padre: “la Parrocchia Chiesa missionaria in un mondo che cambia – Il rinnovamento missionario della Chiesa italiana alla luce di Evangelii Gaudium. Con questa rilettura egli ha potuto arricchire il suo intervento e riferirlo efficacemente al discorso teologico e pastorale iniziato con il suo libro pubblicato dalle Paoline nel marzo scorso: Il rinnovamento missionario della Chiesa italianaL’intervento introduttivo del Vescovo Spinillo ha riguardato vari punti: i saluti alle realtà diocesane partecipanti al Convegno, la comunicazione circa l’istituzione dell’Istituto Teologico Superiore Interdiodiocesano di Scienze Religiose, il percorso pastorale della Diocesi fatto di dialogo e di testimonianza, il Sinodo dei Giovani, la partecipazione alle Giornate nazionali; l’indicazione della Parrocchia come “realtà concreta del Popolo di Dio in cammino verso la salvezza”; la Nota Pastorale della CEI del 2004 e i riferimenti alla “Gioia del Vangelo” che caratterizza il rinnovamento missionario nella rilettura tematica proposta da Mons. Galantino. Gli spunti del Vescovo Spinillo sono in parte rileggibili anche nella Scheda preparatoria della proposta del Convegno 2018:


La relazione di Mons. Nunzio Galantino, dopo i saluti all’assemblea e all’ “amico e confratello” vescovo Spinillo, ha assunto i toni di una serie di “riflessioni” sulla tematica proposta. Ha riguardato la considerazione della Nota Pastorale della CEI come il “documento più vicino, per linguaggio e prospettive alla Evangelii Gaudium di Papa Francesco”. Egli ha raccolto l’invito del Santo Padre a liberarsi dalle “prigioni mentali” che diventano “prigioni del cuore” ed impediscono di riscoprire il motivo fondamentale dell’azione missionaria ed evangelizzatrice: conoscere e far conoscere Gesù. Egli ha detto tra l’altro: “con tutto il rispetto per ciò che si fa - in termini di azione pastorale - se non viene fatto per Gesù non serve a niente”. E’ quindi importante “riportare al Centro del Vangelo la Parrocchia, annunciare la Parola, testimoniare la salvezza ricevuta”. L’azione pastorale si motiva e si identifica con “il desiderio di mantenere il Vangelo al centro della Vita ecclesiale”. “Ricalibrare tutto in base al Vangelo” ; “ritrovare l’amore abbandonato della Chiesa: la passione per la sua missione”; riscoprire il “cuore” e “imparare dal cuore”; “costruire il mondo con il Vangelo e con la ragione”. “Sviluppare il discepolato del cuore”, “fissare lo sguardo sul Cristo”, “imparando da Lui”, “toccando i lebbrosi, i malati”. “Divenire credenti adulti nella fede” , “avere ansia e desiderio e vita per la missione”. Essere “una Chiesa in uscita, con umiltà e docilità allo Spirito” che superi il dilemma “missione/autopreservazione” e “la routine”.
Per le sue coinvolgenti riflessioni Mons. Galantino ha fatto riferimento ad alcuni punti della EG, e tra questi riporto i seguenti riguardanti la spiritualità missionaria:

166. Un’altra caratteristica della catechesi, che si è sviluppata negli ultimi decenni, è quella dell’iniziazione mistagogica, che significa essenzialmente due cose: la necessaria progressività dell’esperienza formativa in cui interviene tutta la comunità ed una rinnovata valorizzazione dei segni liturgici dell’iniziazione cristiana. Molti manuali e molte pianificazioni non si sono ancora lasciati interpellare dalla necessità di un rinnovamento mistagogico, che potrebbe assumere forme molto diverse in accordo con il discernimento di ogni comunità educativa. L’incontro catechistico è un annuncio della Parola ed è centrato su di essa, ma ha sempre bisogno di un’adeguata ambientazione e di una motivazione attraente, dell’uso di simboli eloquenti, dell’inserimento in un ampio processo di crescita e dell’integrazione di tutte le dimensioni della persona in un cammino comunitario di ascolto e di risposta.

259. Evangelizzatori con Spirito vuol dire evangelizzatori che si aprono senza paura all’azione dello Spirito Santo. A Pentecoste, lo Spirito fa uscire gli Apostoli da se stessi e li trasforma in annunciatori delle grandezze di Dio, che ciascuno incomincia a comprendere nella propria lingua. Lo Spirito Santo, inoltre, infonde la forza per annunciare la novità del Vangelo con audacia (parresia), a voce alta e in ogni tempo e luogo, anche controcorrente. Invochiamolo oggi, ben fondati sulla preghiera, senza la quale ogni azione corre il rischio di rimanere vuota e l’annuncio alla fine è privo di anima. Gesù vuole evangelizzatori che annuncino la Buona Notizia non solo con le parole, ma soprattutto con una vita trasfigurata dalla presenza di Dio.

261. Quando si afferma che qualcosa ha “spirito”, questo indicare di solito qualche movente interiore che dà impulso, motiva, incoraggia e dà senso all’azione personale e comunitaria. Un’evangelizzazione con spirito è molto diversa da un insieme di compiti vissuti come un pesante obbligo che semplicemente si tollera, o si sopporta come qualcosa che contraddice le proprie inclinazioni e i propri desideri. Come vorrei trovare le parole per incoraggiare una stagione evangelizzatrice più fervorosa, gioiosa, generosa, audace, piena d’amore fino in fondo e di vita contagiosa! Ma so che nessuna motivazione sarà sufficiente se non arde nei cuori il fuoco dello Spirito. In definitiva, un’evangelizzazione con spirito è un’evangelizzazione con Spirito Santo, dal momento che Egli è l’anima della Chiesa evangelizzatrice. Prima di proporre alcune motivazioni e suggerimenti spirituali, invoco ancora una volta lo Spirito Santo, lo prego che venga a rinnovare, a scuotere, a dare impulso alla Chiesa in un’audace uscita fuori da sé per evangelizzare tutti i popoli.

262. Evangelizzatori con Spirito significa evangelizzatori che pregano e lavorano. Dal punto di vista dell’evangelizzazione, non servono né le proposte mistiche senza un forte impegno sociale e missionario, né i discorsi e le prassi sociali e pastorali senza una spiritualità che trasformi il cuore. Tali proposte parziali e disgreganti raggiungono solo piccoli gruppi e non hanno una forza di ampia penetrazione, perché mutilano il Vangelo. Occorre sempre coltivare uno spazio interiore che conferisca senso cristiano all’impegno e all’attività. Senza momenti prolungati di adorazione, di incontro orante con la Parola, di dialogo sincero con il Signore, facilmente i compiti si svuotano di significato, ci indeboliamo per la stanchezza e le difficoltà, e il fervore si spegne. La Chiesa non può fare a meno del polmone della preghiera, e mi rallegra immensamente che si moltiplichino in tutte le istituzioni ecclesiali i gruppi di preghiera, di intercessione, di lettura orante della Parola, le adorazioni perpetue dell’Eucaristia. Nello stesso tempo «si deve respingere la tentazione di una spiritualità intimistica e individualistica, che mal si comporrebbe con le esigenze della carità, oltre che con la logica dell’Incarnazione»C’è il rischio che alcuni momenti di preghiera diventino una scusa per evitare di donare la vita nella missione, perché la privatizzazione dello stile di vita può condurre i cristiani a rifugiarsi in qualche falsa spiritualità.

263. È salutare ricordarsi dei primi cristiani e di tanti fratelli lungo la storia che furono pieni di gioia, ricolmi di coraggio, instancabili nell’annuncio e capaci di una grande resistenza attiva. Vi è chi si consola dicendo che oggi è più difficile; tuttavia dobbiamo riconoscere che il contesto dell’Impero romano non era favorevole all’annuncio del Vangelo, né alla lotta per la giustizia, né alla difesa della dignità umana. In ogni momento della storia è presente la debolezza umana, la malsana ricerca di sé, l’egoismo comodo e, in definitiva, la concupiscenza che ci minaccia tutti. Tale realtà è sempre presente, sotto l’una o l’altra veste; deriva dal limite umano più che dalle circostanze. Dunque, non diciamo che oggi è più difficile; è diverso. Impariamo piuttosto dai santi che ci hanno preceduto ed hanno affrontato le difficoltà proprie della loro epoca. A tale scopo vi propongo di soffermarci a recuperare alcune motivazioni che ci aiutino a imitarli nei nostri giorni.

267. Uniti a Gesù, cerchiamo quello che Lui cerca, amiamo quello che Lui ama. In definitiva, quello che cerchiamo è la gloria del Padre, viviamo e agiamo «a lode dello splendore della sua grazia» (Ef 1,6). Se vogliamo donarci a fondo e con costanza, dobbiamo spingerci oltre ogni altra motivazione. Questo è il movente definitivo, il più profondo, il più grande, la ragione e il senso ultimo di tutto il resto. Si tratta della gloria del Padre, che Gesù ha cercato nel corso di tutta la sua esistenza. Egli è il Figlio eternamente felice con tutto il suo essere «nel seno del Padre» (Gv 1,18). Se siamo missionari è anzitutto perché Gesù ci ha detto: «In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto» (Gv 15,8). Al di là del fatto che ci convenga o meno, che ci interessi o no, che ci serva oppure no, al di là dei piccoli limiti dei nostri desideri, della nostra comprensione e delle nostre motivazioni, noi evangelizziamo per la maggior gloria del Padre che ci ama.

276. La sua risurrezione non è una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. È una forza senza uguali. È vero che molte volte sembra che Dio non esista: vediamo ingiustizie, cattiverie, indifferenze e crudeltà che non diminuiscono. Però è altrettanto certo che nel mezzo dell’oscurità comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo, che presto o tardi produce un frutto. In un campo spianato torna ad apparire la vita, ostinata e invincibile. Ci saranno molte cose brutte, tuttavia il bene tende sempre a ritornare a sbocciare ed a diffondersi. Ogni giorno nel mondo rinasce la bellezza, che risuscita trasformata attraverso i drammi della storia. I valori tendono sempre a riapparire in nuove forme, e di fatto l’essere umano è rinato molte volte da situazioni che sembravano irreversibili. Questa è la forza della risurrezione e ogni evangelizzatore è uno strumento di tale dinamismo.

Sul portale della Diocesi è stato divulgato un video relativo all’intervista di Mons. Galantino condotta dall’Ufficio Comunicazioni Sociali sul tema del Convegno Pastorale. Molti media hanno dato l’annuncio dell’evento diocesano e sui social si possono leggere commenti e alcune cronache interessanti. Tra queste riporto quella scritta da Mons. Angelo Crispino sulla sua pagina personale:








sabato 20 aprile 2013

ARCHIVIO E ARCHIVISTA IN ALCUNE ANNOTAZIONI BIBLICHE


Leggendo alcuni brani di un Libro Profetico e di altri Libri Storici della Bibbia si incontrano interessanti riferimenti ai termini di Archivio e di Archivista. L'interesse, che può assumere caratteristiche sia epistemologiche e sia storiografiche per lo studio dell'Archivistica, è sicuramente legato all'accezione religiosa ed istituzionale dei due termini che sono esplicitamente scritti, descritti nella loro funzionalità specifica, e rivestiti della vetusta antichità di circa tre millenni del testo biblico.
Il Libro Profetico è quello di Isaia risalente nella redazione al VIII secolo a. C.. Esso narra avvenimenti riconducibili all'invasione di Sennacherib, re degli Assiri, e alle trattative per la difesa di Gerusalemme condotte dai funzionari del re Ezechia, tra i quali l'archivista Joach figlio di Asaf.
Il Libri Storici che contengono i riferimenti ai due termini sono indicati in base alla cronologia della loro redazione: Samuele 2; Re 1-2; Cronache 1-2; Esdra; Ester.
Samuele 2 e Re 1-2 fanno parte della cosidetta Storia Deuteronomica che fu compilata al tempo del re Giosia (627-609 a. C.) con la raccolta di più antiche tradizioni che narrano fatti che vanno dal XIII secolo a. C. al tempo dell'Esilio a Babilonia (589 a. C.).
Samuele 2 narra fatti legati in particolare ai tempi di re Davide (1050-970 a. C) e all'organizzazione del Regno di Giuda basata sull'attività religiosa, militare e burocratica, di sacerdoti militari e funzionari fedeli al re; tra questi anche l'archivista Josafat figlio di Achilud.
Re 1 descrive l'organizzazione del Regno d'Israele al tempo del re Salomone, figlio di Davide, che porta a compimento il progetto del Tempio di Gerusalemme, e si serve dell'opera di dignitari e funzionari fedeli; tra questi è riconfermato anche l'archivista Josafat figlio di Achilud, già attivo con il re Davide.
Re 2 si riferisce in due brani ai tempi del re Ezechia e allo stesso avvenimento narrato dal profeta Isaia a riguardo dell'invasione degli Assiri e della difesa di Gerusalemme. Anche in questi brani è indicato tra i funzionari ebrei l'archivista Joach figlio di Asaf.
I Libri Storici di Cronache 1-2 e di Esdra fanno parte dell'opera più generale detta del Cronista o Storia Cronistica, redatta intorno al 350 a. C. e narrante avvenimenti dalle origini del popolo ebraico fino al tempo del ritorno dall'esilio (V secolo a. C.).
Cronache 1-2 in particolare vogliono evidenziare il ruolo di re Davide e di re Salomone come iniziatori del Tempio e delle istituzioni liturgiche ebraiche. In Cronache 1 è ancora riferita l'organizzazione del regno davidico e l'opera dei funzionari del re, tra questi l'archivista Josafat figlio di Achilud come in Samuele 2 e in Re 1. In Cronache 2 tra i funzionari inviati dal re Giosia (627-609 a. C.) a Gerusalemme, con il compito specifico di restaurare il Tempio del Signore, viene menzionato anche l'archivista Joach figlio di Joacaz.
Il Libro di Esdra narra di avvenimenti che vanno dalla fine dall'esilio all'inizio del 400 a.C.; e della benevolenza del re Ciro che consentì il ritorno degli Ebrei a Gerusalemme e la ricostruzione del Tempio, affidandone la documentazione agli archivi del re di Babilonia. Narra anche dell'ordine di re Dario di ricercare in archivio il documento di Ciro, che viene ritrovato nell'archivio di Ectabana e letto nel dettaglio dal testo biblico.
Il Libro di Ester fu scritto intorno al 150 a.C. e rimanda ad avvenimenti relativi alla diaspora ebraica in Babilonia al tempo del re Serse (486-465 a. C.). La vicenda narrata riguarda la riabilitazione dell'ebreo Mardocheo che viene documentata e annotata negli archivi reali.
Seguono i brani biblici individuati che contengono il riferimento all'Archivio e all'Archivista.

Isaia 36, 3
Nell'anno quattordicesimo del re Ezechia, Sennàcherib, re d'Assiria, salì contro tutte le città fortificate di Giuda e le prese. Il re d'Assiria mandò da Lachis a Gerusalemme, dal re Ezechia, il gran coppiere con una schiera numerosa. Egli si fermò presso il canale della piscina superiore, che è nella via del campo del lavandaio. Gli andarono incontro, Eliakìm, figlio di Chelkia, il maggiordomo, Sebna lo scriba e Iòach, figlio di Asaf, l'archivista. Il gran coppiere disse loro: "Riferite a Ezechia: "Così dice il grande re, il re d'Assiria: Che fiducia è quella nella quale confidi? Domando: forse che la sola parola delle labbra può essere di consiglio e di forza per la guerra? Ora, in chi confidi per ribellarti a me? ...

Isaia 36, 22
Quali mai, fra tutti gli dèi di quelle regioni, hanno liberato la loro terra dalla mia mano, perché il Signore possa liberare Gerusalemme dalla mia mano?. Quelli tacquero e non gli risposero nulla, perché l'ordine del re era: "Non rispondetegli". Eliakìm, figlio di Chelkia, il maggiordomo, Sebna lo scriba e Iòach, figlio di Asaf, l'archivista, si presentarono a Ezechia con le vesti stracciate e gli riferirono le parole del gran coppiere.

Samuele 2 8, 16
Stabilì guarnigioni in Edom; ne mise per tutto Edom e tutti gli Edomiti divennero sudditi di Davide. Il Signore salvava Davide in ogni sua impresa. Davide regnò su tutto Israele e rese giustizia con retti giudizi a tutto il suo popolo. Ioab, figlio di Seruià, comandava l'esercito; Giòsafat, figlio di Achilùd, era archivista; Sadoc, figlio di Achitùb, e Achimèlec, figlio di Ebiatàr, erano sacerdoti; Seraià era scriba; Benaià, figlio di Ioiadà, era capo dei Cretei e dei Peletei e i figli di Davide erano sacerdoti.
Samuele 2 20, 24
 ... Allora la donna si rivolse a tutto il popolo con saggezza; così quelli tagliarono la testa a Seba, figlio di Bicrì, e la gettarono a Ioab. Egli fece suonare il corno; tutti si dispersero lontano dalla città, ognuno alla propria tenda. Poi Ioab tornò a Gerusalemme presso il re. Ioab era a capo di tutto l'esercito d'Israele; Benaià, figlio di Ioiadà, era capo dei Cretei e dei Peletei; Adoràm sovrintendeva al lavoro coatto; Giòsafat, figlio di Achilùd, era archivista; Seva era scriba; Sadoc ed Ebiatàr erano sacerdoti e anche Ira, lo Iairita, era sacerdote di Davide.
Re 1 4, 3
Il re Salomone estese il suo dominio su tutto Israele. Questi erano i suoi dignitari: Azaria, figlio di Sadoc, fu sacerdote; Elicòref e Achia, figli di Sisa, scribi; Giòsafat, figlio di Achilùd, archivista; Benaià, figlio di Ioiadà, capo dell'esercito; Sadoc ed Ebiatàr, sacerdoti; Azaria, figlio di Natan, capo dei prefetti; Zabud, figlio di Natan, sacerdote, amico del re; ...

Re 2 18, 18
In quel tempo Ezechia fece a pezzi i battenti del tempio del Signore e gli stipiti che egli stesso, re di Giuda, aveva ricoperto con lamine, e li diede al re d'Assiria. Il re d'Assiria mandò da Lachis a Gerusalemme, dal re Ezechia, il tartan, il grande eunuco e il gran coppiere con una schiera numerosa. Costoro salirono e giunsero a Gerusalemme; salirono, arrivarono e si fermarono presso il canale della piscina superiore, che è nella via del campo del lavandaio. Essi chiamarono il re e gli andarono incontro Eliakìm, figlio di Chelkia, il maggiordomo, Sebna lo scriba e Iòach, figlio di Asaf, l'archivista. Il gran coppiere disse loro: "Riferite a Ezechia: "Così dice il grande re, il re d'Assiria: Che fiducia è quella nella quale confidi? Pensi forse che la sola parola delle labbra sia di consiglio e di forza per la guerra? Ora, in chi confidi per ribellarti a me? ...
Re 2 18, 37
Quali mai, fra tutti gli dèi di quelle regioni, hanno liberato la loro terra dalla mia mano, perché il Signore possa liberare Gerusalemme dalla mia mano?. Quelli tacquero e non gli risposero nulla, perché l'ordine del re era: "Non rispondetegli". Eliakìm, figlio di Chelkia, il maggiordomo, Sebna lo scriba e Iòach, figlio di Asaf, l'archivista, si presentarono a Ezechia con le vesti stracciate e gli riferirono le parole del gran coppiere.
Cronache 1 18, 15
Stabilì guarnigioni in Edom e tutti gli Edomiti divennero sudditi di Davide. Il Signore salvava Davide in ogni sua impresa. Davide regnò su tutto Israele e rese giustizia con retti giudizi a tutto il suo popolo. Ioab, figlio di Seruià, comandava l'esercito; Giòsafat, figlio di Achilùd, era archivista; Sadoc, figlio di Achitùb, e Abimèlec, figlio di Ebiatàr, erano sacerdoti; Savsa era scriba; Benaià, figlio di Ioiadà, era capo dei Cretei e dei Peletei e i figli di Davide erano i primi al fianco del re.
Cronache 2 34, 8
Lo stesso fece nelle città di Manasse, di Èfraim e di Simeone fino a Nèftali, nei loro villaggi circostanti. Demolì gli altari, fece a pezzi i pali sacri e gli idoli, in modo da ridurli in polvere, demolì tutti gli altari per l'incenso in tutta la terra d'Israele; poi fece ritorno a Gerusalemme. Nell'anno diciottesimo del suo regno, dopo aver purificato la terra e il tempio, mandò Safan, figlio di Asalia, Maasia, governatore della città, e Iòach, figlio di Ioacàz, archivista, per restaurare il tempio del Signore, suo Dio. Costoro si presentarono al sommo sacerdote Chelkia e gli consegnarono il denaro depositato nel tempio di Dio; l'avevano raccolto i leviti custodi della soglia da Manasse, da Èfraim e da tutto il resto d'Israele, da tutto Giuda, da Beniamino e dagli abitanti di Gerusalemme. Lo misero in mano agli esecutori dei lavori, sovrintendenti al tempio del Signore, ed essi lo diedero agli esecutori dei lavori che lavoravano nel tempio del Signore per consolidare e riparare il tempio. ...
Esdra 5, 17
Gli disse: Prendi questi vasi e va' a deporli nel tempio che è a Gerusalemme e il tempio di Dio sia costruito al suo posto. Allora quel Sesbassàr venne, gettò le fondamenta del tempio di Dio che è a Gerusalemme e da allora fino ad oggi esso è in costruzione, ma non è ancora finito. Ora, se piace al re, si cerchi negli archivi del re a Babilonia se risulta che dal re Ciro sia stato emanato un decreto di costruire quel tempio di Dio a Gerusalemme, e ci venga inviata la decisione del re a questo proposito".
Esdra 6, 1
Allora il re Dario ordinò che si facessero ricerche nell'archivio, là dove si depongono i tesori a Babilonia, e a Ecbàtana, la fortezza che è nella provincia di Media, si trovò un rotolo in cui era scritta la seguente annotazione:
"Nell'anno primo del suo regno, il re Ciro prese questa decisione riguardo al tempio di Dio a Gerusalemme: il tempio sia ricostruito come luogo in cui si facciano sacrifici; le sue fondamenta siano salde, la sua altezza sia di sessanta cubiti, la sua larghezza di sessanta cubiti. Vi siano nei muri tre ordini di pietre squadrate e un ordine di legno. La spesa sia sostenuta dalla reggia. E anche i vasi del tempio di Dio, d'oro e d'argento, che Nabucodònosor portò via dal tempio che è a Gerusalemme e trasferì a Babilonia, siano restituiti e vadano al tempio che è a Gerusalemme, al loro posto, e siano deposti nel tempio di Dio".
Ester 2, 23
I due eunuchi del re, capi delle guardie del corpo, si rattristarono perché Mardocheo era stato promosso, e cercavano di uccidere il re Artaserse. La cosa fu resa nota a Mardocheo, ed egli la fece conoscere ad Ester; ella rivelò al re la notizia della congiura. Allora il re fece indagare riguardo ai due eunuchi e li impiccò; il re ordinò di prenderne nota negli archivi reali, in memoria e a lode dei buoni uffici di Mardocheo.


Bibliografia: La Bibbia - Testo ufficiale della CEI, 2008


domenica 27 gennaio 2013

Aversa diocesi paolina


Durante l'Anno paolino (2008-2009), indetto da Benedetto XVI per celebrare il bimillenario della nascita di San Paolo, la Diocesi di Aversa fu inserita con qualche ritardo tra le Diocesi paoline dai responsabili del Progetto Culturale della CEI in rete. Aversa fu aggiunta alle tre (Siracusa, Reggio Calabria e Pozzuoli) precedentemente riconosciute per la segnalazione delle iniziative delle chiese locali accanto alle iniziative che si svolgevano a Roma. La motivazione per l'individuazione delle Diocesi paoline si legava al loro esser luoghi “ove san Paolo è passato o soggiornato”, e Aversa non risultava ufficialmente tra queste, pur essendo da secoli intitolata all'Apostolo.
Grazie ad una comunicazione storiografica al Servizio nazionale per il progetto culturale della CEI del sottoscritto che poneva la questione di un probabilissimo passaggio di San Paolo per il territorio diocesano antico, Aversa fu inserita tra le Diocesi Paoline d'Italia; e sono note le iniziative religiose e culturali come il Pellegrinaggio diocesano a San Paolo fuori le Mura e la Mostra “Sulla via di Damasco”.
Ripropongo, per un sempre doveroso approfondimento della storia della nostra Diocesi, il nocciolo di quella comunicazione che fu corredata di ampia bibliografia.

Questa comunicazione ha solo il fine di chiarire il perché avevo chiesto l’eventuale inserimento della Diocesi di Aversa tra le Diocesi paoline (quelle “dove San Paolo è passato o ha soggiornato”). Proprio per questo transito dell’apostolo Paolo avevo chiesto l’inserimento.
La diocesi di Aversa ha una espressa dedicazione al Santo perché l’antico luogo di Sancte Paule at Averze, sito originario della Cattedrale e della stessa Contea aversana fondata dai Normanni nel 1030, era la memoria paleocristiana e devozionale del passaggio di San Paolo per la diocesi scomparsa di Atella. Il sito si trovava sulla Via Campana Antiqua che, passando per Atella, congiungeva Pozzuoli a Capua per intercettare l’Appia antica che poi portava a Roma. Non v’era altra strada che al tempo di San Paolo portasse a Roma da Pozzuoli, dove egli era rimasto una settimana secondo la testimonianza degli Atti degli Apostoli (At 28, 13-14 ), essendo stata la via costiera Domiziana costruita qualche secolo dopo.
Quando nel 1053 fu istituito l'episcopato aversano, esso andava ad esercitare le sue attività su un territorio molto vasto che era stato teatro di molte vicende rilevanti dal punto di vista del cristianesimo. In esso ebbero luogo varie testimonianze e passioni di martiri dei primi secoli; ed esso rappresentò l'area della costellazione di antiche sedi vescovili contornate da numerose chiese sparse per le sue contrade.
A detta dell'Ughelli (1595-1670), abate cistercense ed autore che ampiamente trattò degli avvenimenti dell' Italia Sacra, la diocesi di Aversa fu composta con 4 antiche sedi scomparse:

"Aversana episcopalis dignitas quatuor in se episcopales sedes traxit: Atellanam, Liternensem, Cumanam, Misenatem " (1).

La diocesi rifondata non significò, infatti, la rifondazione del cristianesimo sul territorio. Esso permaneva nei suoi luoghi primordiali, nella santità dei suoi antichi martyria, nelle espressioni delle devozioni ataviche; e manteneva antichi riferimenti devozionali, pastorali e patristici, circa le origini e la diretta derivazione apostolica (2).
I riferimenti apostolici petrini e paolini, l'onore delle comunità dei primi secoli, le antichissime segnalazioni del Martirologio Geronimiano, le glorie memorabili e monumentali dei martiri locali perseguitati nell'epoca pre-costantiniana, furono caratterizzazioni del cristianesimo che continuarono a sussistere sul territorio e a mantenere operanti le radici e le origini della fede in questa parte della Campania.
Le devozioni a San Paolo l'Apostolo, a San Sossio il diacono di Miseno, a Santa Giuliana la cumana, a Santa Fortunata la patriense, a Sant'Elpidio e a San Canione vescovi dell'agro antico, si intrecciarono con le espressioni della venerazione alla Madre di Dio e con le celebrazioni delle santità emergenti. Questo intreccio caratterizzò il mantenimento dell'antica sacralità dei luoghi rinomati, del fondamento di nuove toponomastiche, dei legami forti con le altre antiche diocesi circostanti, come la capuana, l'acerrana, la nolana, la puteolana e la napoletana.
La toponomastica alto-medievale (3), tra i secoli VI e X, infatti, lungo le antiche direttrici viarie sorte in epoca romana nell'agro che sarà poi occupato dalla diocesi aversana, annovera tra "varia templa et monasteria" luoghi come “ecclesia S. Sossi in Silice", "Cella S. Sossii in Liburia", "Sanctum Paullum ad Averze", "sanctu Paulu at Averse", "ecclesia b. Fortunatae", "ecclesiam S. Elpidii".
La diretta derivazione apostolica paolina dell’episcopato atellano, e quindi di quello aversano, è stata una questione ampiamente trattata dagli storiografi che hanno individuato un vasto repertorio, documentario lapidario e monumentale favorevole. Tra le lapidi si riporta soprattutto quella con l’epigrafe:

EGO PAULO PR BF
[Ego Paulo Presbyter beneficium feci]

La lapide proveniva da una antica edicola diruta innalzata alla Beata Vergine della Bruna, ove esisteva anche un monumento ancora più antico dedicato a San Paolo apostolo. Essa nel 1737 fu infissa in un muro della sacrestia di Santa Maria di Atella, officiata all'epoca dai Padri di San Francesco di Paola. Furono questi Padri a recuperare l'iscrizione e a collegarla con l'ospitalità che il prete atellano aveva offerto all'Apostolo, quando questi sostò in Campania nel 61 d. C.
Molto probabilmente queste questioni sono ambiti di studio che si ripropongono con connotazioni occasionali, per cui non si affermano con una certa sistematicità. L’occasione dell’Anno Paolino può essere uno stimolo per una maggiore conoscenza, oltre che storica, anche spirituale della figura di San Paolo e della grande devozione locale esistente nei suoi confronti. 

Note
(1) Cfr. F. Ughelli, Italia sacra sive de episcopis Italiae et insularum adiacentum..., I-X , Venetiis 1717-1722.
in: G. Parente, Origini e vicende ecclesiastiche della Città di Aversa, I-II, Napoli 1857. (Vol I p. 54).
(2) Cfr. R. Calvino, Diocesi scomparse in Campania, Napoli 1969.
(3) La terminologia e i toponimi si evincono dallo spoglio di una consistente documentazione d'epoca registrata nelle antiche cronache monasteriali meridionali, come il Chronicon Cavense, Volturnense e Cinglese, nelle Storie, negli Annali, nei Codici Diplomatici e nei Monumenti archivistici più noti, come quelli di A. Di Meo, di B. Capasso, di A. Gallo e di atri Autori che a vario titolo ne hanno trattato.
Per le denominazioni riportate si confrontino:
F. M. Pratilli, De Liburia Dissertatio, in Historia Principum Langobardorum...,III, Neapoli MDCCLI.
A. Salzano, Memorie Istoriche della Città di Aversa e delle distrutte antiche città di Cuma, Atella, e Literno, I, Napoli 1829.
G. Parente, op.cit.
A. M. Storace, Ricerche storiche intorno al Comune di S. Antimo, Napoli 1887.
R. Calvino, op. cit.
E. di Grazia, Le vie osche nell'agro aversano, in Rassegna Storica dei Comuni (RSC) n. 5-6 (1969).
G. Corrado, Le origini normanne di Aversa, in RSC n.2 (1970).
M. Di Nardo, Il Duomo di Aversa, in RSC n. 4 (1970).
E. di Grazia, Topografia storica di Aversa, in RSC n.2 (1973).
G. Capasso, Afragola, Napoli 1974.
F. Provvisto, Cenni storici e biografici su S. Elpidio Vescovo e Confessore Patrono di Casapulla, S. Maria C.V. 1978.
G. Genoni, Il cippo romano di S. Arcangelo, Marcianise 1987.
F. E. Pezone, La via atellana, in RSC n.55-60 (1990).
F. Di Virgilio, Sancte Paule at Averze, Parete 1990.
L. Orabona, I Normanni la Chiesa e la Protocontea di Aversa, Napoli 1994.







mercoledì 19 ottobre 2011

Convegno Pastorale Diocesano di Aversa

Si è tenuto nella serata di sabato 24 settembre 2011 nella Basilica di San Lorenzo fuori le mura, antica e gloriosa abbazia benedettina risalente al X secolo.  
Secondo le indicazioni del Vescovo Angelo Spinillo il Convegno ha voluto iniziare un percorso triennale di educazione alla fede, alla speranza e alla carità, ispirato al documento dei Vescovi italiani “Educare alla vita buona del Vangelo”.  Di seguito riferiamo le sue parole.
Il tema del convegno e, quindi, del nuovo anno pastorale ci mette in sintonia con quanto la Chiesa italiana sta vivendo e proponendo: un rinnovato impegno, una più viva attenzione all’educazione, soprattutto il desiderio di educare, di trasmettere con entusiasmo quanto è ricchezza della nostra vita cristiana.
Educare, infatti, non è l’insegnare dottrine rigidamente statiche, con la pretesa di omologare la vita delle persone in unico schema mentale. Potremmo riconoscere questo atteggiamento e questa logica nei Farisei di cui ci parla il Vangelo. Gesù il Maestro ci ha insegnato che educare è, piuttosto, il desiderio e la speranza di camminare insieme. Infatti, Gesù chiama i suoi discepoli, chiama coloro che incontra sulla via, e a tutti, e, soprattutto, a chi gli chiede una via per la vita non dà semplicemente delle indicazioni, ma sempre dice: “seguimi”. Gesù non si limita a dare astratte regole di vita lasciando poi che ciascuno faccia un suo cammino, ma vuole che tutti possano essere partecipi del suo vivere. Egli non manda via la folla perché vadano “e si comprino qualcosa da mangiare” (Mc 6,36), Egli è il Maestro che lava i piedi dei suoi discepoli e “ci educa con la sua stessa vita” (EVBV 16), Egli spezza il pane ed offre a tutti il suo corpo, tutto se stesso. La comunità cristiana, allora, educa quando illumina la realtà quotidiana con la disponibilità a seguire il Signore, a vivere con Lui e per Lui; quando educa se stessa alla fede nel Dio che la chiama alla pienezza della vita.
Ancora nel documento “Educare alla vita buona del Vangelo”, i Vescovi italiani ci hanno ricordato che “Dio ha educato il suo popolo trasformando l’avvicendarsi delle stagioni dell’uomo in una storia di salvezza”, ovvero nel vivere le vicende di ogni giorno seguendo Lui, educandoci a liberarci dal condizionamento del bisogno e del piccolo interesse, partecipando della sua carità in ogni nostra cosa. Vogliamo educarci a vivere alla presenza del Signore, sentendo che in ogni situazione della storia Dio chiama il suo popolo ad alzare lo sguardo verso la terra promessa, a camminare seguendo Lui che è la vita. In questa prospettiva, ci è sembrato utile proporre per la nostra comunità diocesana un cammino triennale di educazione alla fede, alla speranza, alla carità, ovvero un percorso
• di educazione all ascolto della presenza di Dio, da cui si genera la fede,
• di educazione alla celebrazione della presenza di Dio, in cui si fonda e vive la speranza,
• di educazione alla comunione di amore di Dio, in cui si sviluppa la carità.

L'educazione alla fede, obiettivo del primo anno del cammino pastorale, si avvale dell'icona dei discepoli che nel giorno della Pasqua incontrano il Risorto sulla stada di Emmaus e sulla loro narrazione: Gesù “lungo la via, ci parlava” (Lc 24, 32).
Come  simbolo esplicativo è stato presentata da don Francesco Picone l'opera d'arte La Cena di Emmaus del Caravaggio.
  
E' toccato all'ospite Relatore, Mons. Antonio Staglianò vescovo di Noto, lo sviluppo teologico ed esortativo del tema del Convegno così delineato dal vescovo Spinillo:
Perché la nostra fede possa crescere ed essere solida, dobbiamo educarci all’ascolto di Dio, della sua parola, della sua presenza nella storia del mondo, nella nostra storia personale.
Le parole ed i concetti del vescovo Staglianò sono stati brillantemente ed efficacemente espressi, talvolta poeticamente, per un'ora intera; hanno rimarcato una teologia profonda ed una antropologia chiara dell'ascolto della Parola che Dio creatore rivolge all'Uomo sua creatura, per la sua salvezza e nella sua storia personale ed ecclesiale. Tutti i convenuti hanno avvertito l'importanza ed il senso di un insegnamento capace di coinvolgere, suscitare interesse ed impegno per la fede.

Tra i video della Diocesi di Aversa si ritrova anche quello della Relazione di Mons. Staglianò.

martedì 21 settembre 2010

IL CARD. RUINI SULLA SFIDA EDUCATIVA AL CONVEGNO PASTORALE DI AVERSA 2010

Da qualche anno, lungo il corso del primo decennio del 2000, la Chiesa di Aversa guidata dal suo vescovo Mario Milano ispira i lavori dei propri Convegni Pastorali allo studio e al raccoglimento delle ricchezze propositive dei Documenti del Concilio Vaticano II.
Allo studio delle grandi Costituzioni e dei Documenti fondamentali fa oggi seguito la ricezione della Gravissimum Educationis, la Dichiarazione sulla Educazione Cristiana sottoscritta il 28 ottobre del 1965 dal papa Paolo VI insieme con i Padri del Sacro Concilio.
La riflessione odierna della Chiesa aversana si allinea con il dibattito e le iniziative in corso nell’ambito della Conferenza Episcopale Italiana, riguardanti le tematiche del Progetto Culturale promosso dalla Chiesa Italiana e le questioni evidenziate dal Rapporto/proposta La Sfida Educativa.
I Convegni Pastorali di Aversa, celebrati a metà settembre, hanno sempre avuto ospiti e relatori d’eccezione, a cominciare dall’allora cardinale Ratzinger, oggi papa Benedetto XVI, che nel 2001 rivisitando la Lumen Gentium tenne una magistrale lezione sulla Ecclesiologia del Vaticano II.
Il Convegno Pastorale del 2010 ha per relatore il cardinale Camillo Ruini, presidente del Comitato per il Progetto Culturale, il quale ha sviluppato il tema: La Sfida Educativa.
I lavori del Convegno hanno previsto, dopo la relazione del cardinale del 18 settembre, i contributi di 10 Commissioni o Gruppi di studio e di altrettante Assemblee impegnate il 19 settembre a discutere le tematiche ecclesiali e sociali dell’educazione in vari luoghi, chiese e seminario, di Aversa.
Il cardinale Ruini ha così introdotto la sua relazione:

La sfida educativa, sulla quale dobbiamo riflettere insieme questa sera, in questa magnifica Cattedrale, e sulla quale voi lavorerete domani, è stata spesso definita dal Santo Padre Benedetto XVI “emergenza educativa”: emergenza non nel senso di una difficoltà acuta ma transitoria, bensì in quello di una crisi di lungo periodo, ben nota ai genitori come agli insegnanti e di cui sta prendendo sempre più coscienza anche l’intera società; anzi, gli stessi ragazzi e i giovani a loro modo l’avvertono chiaramente.

Il cardinale ha poi sviluppato i vari aspetti filosofici e teologici del pensiero di Benedetto XVI sulla emergenza educativa ed ha sottolineato l’importanza dei ‘fondamentali’ dell’educazione cristiana e della testimonianza di vita degli educatori. Ha così concluso la sua relazione:

Cari amici di Aversa, la Chiesa è una grande comunità educante, antica e sempre nuova. Qui ad Aversa questa comunità siete voi. La Chiesa educa attraverso la sua vita e le sue attività quotidiane: l’annuncio del Vangelo e la catechesi, la preghiera e la liturgia, la pratica della carità hanno da se stesse una grande valenza educativa, che forma la mentalità e i comportamenti e così educa e genera cultura, nei ragazzi e nei giovani ma anche negli adulti. La comunità cristiana costituisce pertanto un luogo di educazione permanente, nel senso più autentico della parola: le parrocchie, le comunità religiose, le associazioni e i movimenti, le scuole cattoliche, gli oratori, le iniziative di volontariato sono gli ambiti in cui possono crescere e maturare personalità non superficiali e non disimpegnate, capaci di porsi in modo serio le grandi domande della vita e di assumere responsabilità per il bene comune. Bisogna però che le comunità stesse, a cominciare da noi sacerdoti, siano consapevoli di questo compito e abbiano fiducia di poterlo adempiere, nonostante le molte difficoltà e ostacoli che esistono oggi, come del resto in ogni epoca del passato.
Spendiamo dunque noi stessi in questa grande sfida dell’educazione, sapendo che il Signore, con il suo Santo Spirito, lavora con noi e attraverso di noi, è il “Maestro interiore”, il primo e vero educatore.


Il testo della Gravissimum Educationis:
http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651028_gravissimum-educationis_it.html

Il testo della relazione del cardinale Camillo Ruini:
http://www.sansossio.it/p/convegnopastorale2010/Ruini_Relazione2010.pdf

Le Commissioni e le tematiche del Convegno Pastorale 2010:
http://www.sansossio.it/p/convegnopastorale2010/Gruppi_Tematiche2010.pdf

Il sito del Progetto Culturale - La Sfida educativa:
http://www.progettoculturale.it/lasfidaeducativa/

Il sito della Diocesi di Aversa:
http://www.diocesiaversa.it