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sabato 8 ottobre 2022

Gerardo Margarita, in memoria


GERARDO MARGARITA

1 giugno 1940 – 16 dicembre 1983 

In memoria

Il cammino di Gerardo Margarita è stato il cammino di un giovane. Era nato nel 1940 ed era poco più che quarantenne quando pochi giorni prima del Natale del 1983 egli lasciò questo mondo. Con la sua dipartita ha lasciato a quanti lo hanno conosciuto il ricordo ed il tratto della giovinezza, e dell'impegno entusiasta nella vita professionale e sociale, costruttivamente orientata ai valori della verità, della giustizia, dell’amicizia e della fede.

E’ il ricordo che diviene memoria, un segno importantissimo ed esemplare, di un percorso che ha assunto valore non solo a livello personale e familiare, ma soprattutto a rappresentazione di un cammino storico che ha interessato una intera comunità, sia quella paesana e meridionale del luogo natio, Frattamaggiore, e sia quella nazionale dell’Italia del secondo dopoguerra che intraprende la via della ricostruzione economica e dello sviluppo democratico, procedendo con l’impegno e la fatica di quanti hanno contribuito con lo studio, con il lavoro e con spirito di servizio.

In questo cammino storico Gerardo ha vissuto i sogni del ragazzo, frequentante la scuola primaria negli anni che seguirono la II Guerra Mondiale, e le speranze progettuali del giovane che si prepara alla vita e alla professione frequentando la scuola secondaria e l’università tra glia anni ‘50 e ‘60 del secolo scorso.

Gerardo Margarita si laureò in Ingegneria Chimica con estensioni di studio delle Scienze delle Costruzioni. Iniziò a lavorare con l'insegnamento nell'Istituto Tecnico di Caivano. Proseguì con il lavoro di ingegnere per alcuni anni all'ENI, di cui fino ad allora era stato Presidente Enrico Mattei, prima al petrolchimico di Ravenna e poi a quello di Gela in Sicilia. Rinunciando alle prospettive dirigenziali volle poi ritornare alla sua terra; e all'insegnamento che ebbe opportunità di svolgere nella Media Superiore di Aversa e per classi di studenti che lo seguivano con gratitudine.

A metà degli anni ‘70 lo si vide molto presente nelle dinamiche della vita sociale del suo paese, nel confronto politico e culturale locale frattese, portatore di una notevole spinta alla partecipazione, al rinnovamento e al dialogo per il bene comune. La città viveva una profonda trasformazione derivante dall’abbandono delle tradizionali strutture rurali, legate alle coltivazioni e alle produzioni canapiere, e caratterizzata dalla scolarizzazione di massa e dai nuovi utilizzi del territorio per lo sviluppo urbano e residenziale.

Nel clima culturale della modernizzazione frattese, Gerardo Margarita fu candidato alle elezioni comunali con notevoli consensi e tenne discorsi pubblici dalla prospettiva del lavoro e delle politiche giovanili. Egli collaborò poi in maniera esemplare con le istituzioni pubbliche, nelle iniziative per il rinnovamento e la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, e partecipò generosamente con la sua competenza e con la sua professionalità alla ricostruzione e alla progettualita' che seguì il terremoto del 1980.

La morte improvvisa avvenuta una decina di giorni prima del Natale del 1983, fissò questa immagine giovanile di Gerardo, lasciandone il ricordo del cammino di una vita esemplare e ricca di speranza.


Il ricordo del cammino di fede di Gerardo Margarita ha avuto una prima celebrazione di carattere religioso nel 2019, con il dono, operato dalla sorella Carmelina, di restauri del patrimonio artistico e della dotazione di quattro grandi pannelli in sanguigna ritraenti momenti della storia di San Rocco dipinti nella chiesa frattese dedicata al Santo pellegrino.

Il ricordo del suo esemplare cammino civile e professionale di giovane frattese è sicuramente meritevole anche di un riconoscimento pubblico delle generazioni della sua Città.


Via ing. Gerardo Margarita


Nel senso del riconoscimento pubblico si è mossa l’Autorità Comunale di Frattamaggiore che il 20 Febbraio del 2021 ha intitolato a Gerardo Margarita una via cittadina. Leggiamo di seguito la scheda descrittiva preparata per la motivazione.

Alle ore 12.00 di sabato 20 febbraio 2021, il Sindaco di Frattamaggiore (NA), il dott. Marco Del Prete, inaugura una nuova via cittadina. La via è intitolata all’Ing. Gerardo Margarita, e si diparte dalla principale strada a sud della città, la Via Padre Mario Vergara, per congiungere il percorso urbano con l’area del Mercato Rionale e della moderna periferia residenziale.

Sarà una via frequentatissima per la sua collocazione nel contesto civile ed economico-produttivo del paese, tra Scuole, Servizi sanitari, Negozi, Supermercati, Stazioni delle Forze dell’Ordine e Parchi urbani attrezzati ed in espansione. 

L’inaugurazione della Via propone qualche riflessione sul nome scelto e sul significato toponomastico ad esso attribuito.

L’indicazione stradale ha sempre il significato di un ‘orientamento’; sia attraverso il luogo (topos) e sia nel tempo (nome); ovvero nella storia memorabile ed esemplare di una Persona (Via Mazzini, Via Giordano) di un Avvenimento (Via Vittoria, Piazza Risorgimento, Via Riscatto) di un luogo (Via Miseno, Via Arena). Essa assume così un particolare valore comunicativo, utile immediato e presente, insieme con un valore indentitario per la storia e la cultura della città che dal passato si proietta anche nel futuro.

Questo è il caso di Via Padre Mario Vergara, la quale, oltre alle attività e al grande traffico cittadino, ricorda alla città intera la storia personale e la benedizione religiosa del Beato Missionario frattese martire in Birmania.

Questo è anche il caso di Via Ing. Gerardo Margarita, la quale ricorderà anche la storia personale ed esemplare di un giovane professionista e studioso che ha molto amato il suo paese, ed ha precorso ed annunciato, con la sua esperienza di vita e con il suo impegno professionale e civile, l’avvento di una città moderna, produttiva, giusta e solidale, a misura d’uomo e desiderabile alle aspettative delle giovani generazioni. 


Il segno dell’amore fraterno 



Nella celebrazione della memoria di Gerardo Margarita ciò che è fortemente rimarchevole è l’impegno personale ed inestinguibile della sorella Carmelina. 

Carmelina Margarita ha del fratello Gerardo un ricordo sacro ed è spontaneamente portata a condividerlo nella dimensione ecclesiale e comunitaria. Questo ella lo fa mediante il dono ed il supporto di iniziative che portino il duplice segno del valore religioso comunitario e dell’amore fraterno.

La sua più recente iniziativa è il dono del nuovo organo a canne per il tempio del Volto Santo di Napoli. L’organo viene benedetto ed inaugurato durante la solenne celebrazione liturgica presieduta il 15 ottobre 2022 da S.E. Mons. Francesco Beneduce, vescovo ausiliare di Napoli, con l’accompagnamento musicale di mons. Vincenzo De Gregorio.    

lunedì 15 aprile 2013

Conversazioni e preghiere della comunità di San Rocco nello spirito pasquale


Don Armando Broccoletti è parroco solerte nello svolgimento del suo ministero nella comunità di San Rocco di Frattamaggiore. La Liturgia, la Carità ed il Pellegrinaggio sono ambiti preferenziali del suo lavoro pastorale che nei tempi forti si integrano con opportunità ulteriori che riguardano la ricerca teologica e la riflessione spirituale. In questo senso egli ha promosso tre incontri durante la Settimana Santa (Lunedì, Martedì e Mercoledì) per consentire alla comunità parrocchiale di riflettere sulla propria spiritualità, su Gesù e sui significati del Triduo Pasquale (Passione, Morte e Risurrezione). Ha poi promosso anche altri tre incontri di approfondimento su Gesù e l'Eucaristia nella II Settimana dopo Pasqua, in concomitanza con i giorni dedicati alla celebrazione delle Quarantore (Giovedì, Venerdì e Sabato).
In ambedue le serie degli incontri sono stato designato per guidare la riflessione del secondo giorno, avendo la possibilità di operare sviluppi ed agganci tematici con gli argomenti discussi negli altri giorni.
La riflessione della Settimana Santa si è articolata con le conversazioni su tre Costituzioni Conciliari: la Dei Verbum letta in chiave teologica e biblica da don Salvatore Capasso, la Gaudium et Spes letta in chiave antropologica da me, e la Lumen Gentium letta in chiave ecclesiologica da don Giorgio Del Prete Iorio.
Le tre conversazioni, orientate sulla specificità dei contenuti essenziali dei documenti del Concilio, sono state ricche di stimoli conoscitivi e di approfondimenti ed hanno suscitato molto interesse e partecipazione. Un tratto d'unione tra gli argomenti trattati è stato il concetto di preghiera/dialogo che ha consentito di integrare i concetti di sintesi delle tre Costituzioni, di collegare l'opera di Gesù (opus Christi), espressione dell'incarnazione del Figlio (DV), con l'opera di Dio (opus Dei), espressione precipua nella regola monastica benedettina della preghiera intesa come irrinunciabile dialogo con Dio, e con il dialogo tra le culture dell'uomo (GS) e all'interno della comunità dei credenti (LG).
La riflessione delle Quarantore si è articolata nelle omelie serotine sul tema eucaristico affidate a don Giuseppe Menditto (Gesù nella Sacra Scrittura), a me (Gesù nella devozione), e a don Vincenzo Vitale (Gesù nella Liturgia).
Le tre omelie, incentrate sulla Presenza Eucaristica del Signore, hanno assunto anch'esse una certa continuità tematica che ha coinvolto l'interesse e la partecipazione attenta della comunità. Il taglio pastorale arricchito di riferimenti alle letture del giorno ha caratterizzato l'omelia della prima serata.
La seconda omelia ha operato una carrellata che è partita dall'origine nel IV secolo della devozione delle Quarantore (computo del tempo trascorso dalla morte di Gesù alla sua risurrezione operato al tempo di sant'Agostino) e continuata con la presentazione della mistica medievale e moderna e della devozione di Santi e Pontefici nella Storia della Chiesa (Giovanni, Paolo, Girolamo, Francesco, Bonaventura, Tommaso, Ignazio, Alfonso, etc.; Giovanni Paolo II e Benedetto XVI).
La terza omelia ha infine riguardato il mistero dell'Eucaristia considerato nelle dimensioni della liturgia e della celebrazione comunitaria.

Di seguito presento i brani scelti per presentare nella seconda omelia il valore spirituale perenne della devozione a Gesù.

San Giovanni
Gv 6, 48 - Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.

Gv 19, 25 - Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

San Paolo
Gal 2, 20 - Non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.

San Girolamo
Ignorare la Scritture significa ignorare Cristo
Adempio al mio dovere, ubbidendo al comando di Cristo: «Scrutate le Scritture» (Gv 5, 39), e: «Cercate e troverete» (Mt 7, 7), per non sentirmi dire come ai Giudei: «Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture, né la potenza di Dio» (Mt 22, 29). Se, infatti, al dire dell'apostolo Paolo, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio, colui che non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio, né la sua sapienza. Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo.

Sant'Agostino
Commento a Giovanni – La samaritana
Vuoi vedere com’è forte il Figlio di Dio? Tutto fu fatto per mezzo di lui, e niente fu fatto senza di lui; e tutto senza fatica. Chi, dunque, è più forte di lui che ha fatto tutte le cose senza fatica? Vuoi vedere ora la sua debolezza? Il Verbo si è fatto carne e abitò fra noi (Gv 1, 1-3.14). La forza di Cristo ti ha creato, la debolezza di Cristo ti ha ricreato. La forza di Cristo ha chiamato all’esistenza ciò che non era, la debolezza di Cristo ha impedito che si perdesse ciò che esisteva. Con la sua forza ci ha creati, con la sua debolezza è venuto a cercarci.

San Francesco
Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, anche in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

San Bonaventura
Trafiggi, o dolcissimo Signore Gesù, la parte più intima dell'anima mia con la soavissima e salutare ferita dell'amor tuo, con vera, pura, santissima, apostolica carità, affinché continuamente languisca e si strugga l'anima mia per l'amore e il desiderio di te solo. Te brami, e venga meno presso i tuoi tabernacoli, e sospiri di essere sciolta (dai lacci dei corpo) e di essere con te. Fa' che l'anima mia abbia fame di te, pane degli Angeli, ristoro delle anime sante, pane nostro quotidiano, pane soprannaturale che hai ogni dolcezza ed ogni sapore e procuri la gioia più soave. Di te, che gli Angeli desiderano di contemplare incessantemente, abbia fame e si sazi il cuor mio, e della dolcezza dei tuo sapore sia riempita la parte più intima dell'anima mia: abbia ella sempre sete di te, fonte di vita, fonte di saggezza e di scienza, sorgente dell'eterna luce, torrente di delizie, dovizia della casa di Dio.

San Tommaso
A Gesù Cristo crocifisso
Liberami, Signore Gesù Cristo, con la forza ardente del tuo soave amore, dai vincoli che mi legano alle cose di quaggiù. Possa così io morire per amore del tuo amore, come tu, per amore del mio amore, ti sei degnato di morire sulla croce.

Da San Tommaso a Sant'Ignazio di Loyola
Anima di Cristo, santificami,
Corpo di Cristo, salvami.
Sangue di Cristo, inebriami,
acqua del costato di Cristo, lavami.
Passione di Cristo, fortificami.
Oh buon Gesù, esaudiscimi.
Nelle tue piaghe, nascondimi.
Non permettere che io sia separato da Te.
Dal nemico difendimi.
Nell'ora della mia morte chiamami,
e comandami di venire a Te,
Perché con i tuoi Santi ti lodi,
nei secoli dei secoli. Amen.

Sant’Alfonso Maria de Liguori

Signor mio Gesù Cristo, che per l'amore che porti agli uomini, Te ne stai notte e giorno in questo Sacramento tutto pieno di pietà e di amore, aspettando, chiamando ed accogliendo tutti coloro che vengono a visitarti, io Ti credo presente nel Sacramento dell'Altare. Ti adoro nell'abisso del mio niente, e Ti ringrazio di quante grazie mi hai fatte; specialmente di avermi donato Te stesso in questo Sacramento, e di avermi data per Avvocata la tua Santissima Madre Maria e di avermi chiamato a visitarti in questa chiesa. Io saluto oggi il tuo amantissimo Cuore ed intendo salutarlo per tre fini: primo, in ringraziamento di questo gran dono; secondo, per compensarti di tutte le ingiurie, che hai ricevuto da tutti i tuoi nemici in questo Sacramento: terzo, intendo con questa visita adorarti in tutti i luoghi della terra, dove Tu sacramentato te ne stai meno riverito e più abbandonato. Gesù mio, io ti amo con tutto il cuore. Mi pento di aver per il passato tante volte disgustata la tua Bontà infinita. Propongo con la tua grazia di non offenderti più per l'avvenire: ed al presente, miserabile qual sono, io mi consacro tutto a Te: ti dono e rinunzio tutta la mia volontà, gli affetti, i desideri e tutte le cose mie. Da oggi in avanti fai di me e delle mie cose tutto quello che ti piace. Solo ti chiedo e voglio il tuo santo amore, la perseveranza finale e l'adempimento perfetto della tua volontà. Ti raccomando le anime del Purgatorio, specialmente le più devote del Santissimo Sacramento e di Maria Santissima. Ti raccomando ancora tutti i poveri peccatori. Unisco infine, Salvator mio caro, tutti gli affetti miei cogli affetti del tuo amorosissimo Cuore e così uniti li offro al tuo Eterno Padre, e lo prego in nome tuo, che per tuo amore li accetti e li esaudisca. Così sia.


domenica 15 luglio 2012

Icona frattese della Madonna del Carmelo


Alla triennale arsura che colpì verso il IX secolo a. C. il territorio della Palestina pose fine una 'nuvoletta come una mano d'uomo' avvistata in lontananza sul Mediterraneo di fronte al Monte Carmelo. Il profeta Elia aveva fatto scalare per ben sette volte quel monte della Galilea ad un suo giovane discepolo, prima di ottenere l'annuncio della desiderata pioggia. Quel monte divenne sacro agli antichi eremiti, e in epoca paleocristiana vi fu fondata una chiesa mariana. I fratelli della Madonna del Monte Carmelo, sorti al tempo delle crociate e cresciuti di numero nel XIII secolo ottennero l'approvazione di una Regola da papa Onofrio III. Dopo la caduta della roccaforte di San Giovanni D'Acri ad opera dei musulmani e dopo il martirio dei frati rimasti sul monte, l'ordine dei Carmelitani si diffuse in Europa ed ebbe tra le sue fila un santo frate inglese, Simone Stock, al quale apparve direttamente la Beata Vergine del Monte Carmelo nel 1251, e a lui che era stato eletto Generale dell'ordine diede l'incarico di diffondere lo Scapolare per la protezione e la salvezza dell'anima dei suoi devoti. La Vergine offrì al suo servo l'abito simbolico e distintivo con una promessa:

"Ricevi, figlio dilettissimo, lo Scapolare del tuo Ordine, segno della mia fraterna amicizia, privilegio per te e per tutti i carmelitani. Coloro che moriranno rivestiti di questo Scapolare non andranno nel fuoco dell'Inferno. Esso è un segno di salvezza, protezione e sostegno nei pericoli e di alleanza di pace per sempre".

La devozione alla Vergine 'bruna' è documentata in Frattamaggiore già nel XIV secolo con una cappella nella chiesa complateare di san Nicola un tempo prospiciente la piazza ove s'innalza ancora il più antico tempio patronale di san Sossio martire. Si tratta per questa devozione di un legame storico allacciato nel periodo angioino con quella napoletana del Santuario del Carmine Maggiore tenuto dai Padri Carmelitani. Con il santuario napoletano è anche condivisa la leggenda d'origine della chiesa primordiale dedicata a san Nicola, che a Frattamaggiore è documentata nel XIII secolo dalla Ratio Decimarum della diocesi di Aversa. La devozione della 'Madonna del Carmine' risulta presente in Frattamaggiore anche con una congrega laicale, in una cappella rurale quattrocentesca ora scomparsa ed in edicole urbane del '500 e del '600.
La grande trasformazione urbana del paese, che negli ultimi 60 anni ha perso le connotazioni antiche dell'ambiente rurale, sta all'origine della dispersione di molti antichi simboli della religiosità e della devozione popolare.
La chiesa un tempo centrale dedicata a san Nicola e alla Beata Vergine del Carmelo, e dal '700 anche a san Ciro, si ritrova oggi a causa di questa trasformazione ad essere edificata in forme architettoniche contemporanee in un quartiere periferico della città.
Una sorte negativa è toccata ad una bella e significativa edicola databile al '600, dedicata alla Beata Vergine del Monte Carmelo, effigiata in un decoroso affresco, situata in un vicolo antico sul muro di un fabbricato e posta in alto rispetto allo sguardo dei passanti devoti.
L'edicola è scomparsa con l'abbattimento del vecchio edificio che ha lasciato il posto ad una nuova costruzione. L'affresco non esiste più, ma mi è stato possibile realizzare una sua 'restituzione visiva' al patrimonio artistico-devozionale locale grazie alla bella abitudine che ho di documentare con la fotografia luoghi e fatti della storia del mio paese. Grazie alla documentazione fotografica si può effettuare un'interessante analisi iconologica dell'affresco scomparso.
La Beata Vergine del Monte Carmelo è raffigurata nella veste dei colori dell'ordine carmelitano ed ha il Bambino sul ginocchio sinistro. Due angioletti svolazzanti la incoronano Regina ed ai suoi piedi stanno ritti due santi importanti della tradizione religiosa frattese: alla destra San Rocco patrono nella peste con accanto il cane di Gottardo, e alla sinistra San Sossio patrono della città. Tra i due Santi in basso si ritrovano le fiamme che avvolgono alcune anime che impetrano la grazia di essere liberate dal Purgatorio. La Madonna ed il Bambino ambedue offrono uno Scapolare ai due Santi: la Vergine lo offre a san Rocco e il Bambino lo offre a san Sossio in un gesto di carità che lascia intendere l'offerta dello strumento di salvezza anche alle anime del purgatorio.
Nell'icona si ravvedono la simbolica devozionale dello Scapolare carmelitano e la tradizionale venerazione per la Beata Vergine del Monte Carmelo. La simbolica e la venerazione sono altresì collocate con precisione nel particolare contesto storico-culturale frattese del '600. Il culto delle anime del Purgatorio è connesso con gli avvenimenti tragici della peste del 1657 che a Fratta fece moltissimi morti. Il ricorso alla Vergine del Carmelo fu spontaneo ed immediato: nella chiesa a lei dedicata furono sepolti molti dei cadaveri. Il ricorso a san Rocco protettore nella peste fu anch'esso necessario, ed il santo fu raffigurato nell'affresco con la stessa caratteristica veste principesca della statua fatta costruire dai devoti a metà '600 ed ancora posta sull'altare maggiore della parrocchiale a lui dedicata. Il san Sossio martire dell'icona fotografata, effigiato in veste diaconale con la dalmatica rossa, ricalca lo stile e le forme del santo patrono della città che è rappresentato allo stesso modo sia nella iconografia ecclesiale e sia in quella popolare del '600.
L'icona recuperata appare così un documento importante della storia e della religiosità frattese. Ho voluto dare una giusta collocazione a questo documento. Mi è apparso necessario far realizzare nella tipografia amica dei fratelli Capone di Acerra una foto-poster dell'icona (100x70 cm) e poi 'restituirla' come un quadro a don Michele Costanzo parroco dell'attuale chiesa frattese dedicata alla Beata Vergine del Monte Carmelo e a San Ciro, chiesa che è l'erede diretta di quella antica di fondazione medievale che esisteva al centro della città.
Il dolcissimo sguardo della Vergine effigiata continuerà così a consolare e a rivolgersi ai suoi devoti. Giusto in tempo anche per un mio personale omaggio alla Beata Vergine del Monte Carmelo in occasione della festa liturgica di quest'anno, e in onore anche dell'onomastico di mio padre buonanima che ogni giorno passava per il vicolo antico e faceva suo e nostro l'augurio della compagnia della Madonna sul cammino della vita. 

Grande devoto della Beata Vergine del Monte Carmelo fu anche il Beato Giovanni Paolo II che, in occasione del 750° della consegna dello Scapolare a San Simone Stock, il 25 Marzo del 2001 scrisse una lettera sulla devozione mariana all'Ordine Carmelitano.