lunedì 14 febbraio 2011

ANTIFONE D'AUTORE PER I RACCONTI DI 'COME IN UN FILM'

Credo che le piccole frasi e le citazioni messe da Rocco Pellecchia, autore di queste pagine, a mo' di antifone all'inizio dei vari racconti da lui "raccolti", siano la loro migliore presentazione. Esse sono segnali lanciati dall'altro capo della lettura, dall'autore che si è servito delle parole scritte per leggere dentro le narrazioni alcune importanti manifestazioni del suo e dell'animo umano. Esse contengono una filosofìa intelligente (intus legere = leggere dentro le cose) della vita, una riflessione personale che egli vuole comunicare agli altri e vuole che questa venga compresa e letta nella luce più giusta ed impegnativa.

La sua filosofìa, le chiavi di lettura da lui offerte sono interessantissime per farsi coinvolgere in un dialogo che può rappresentare il luogo dell'ascolto delle sue ragioni e lo stimolo per belle riflessioni personali dei lettori: un dialogo che è in fondo il senso ultimo di ogni libro scritto ed il desiderio più o meno inespresso di ogni autore. Ecco alcuni aspetti della sua filosofìa: l'uomo ha delle idee da raccontare, ciò appartiene alla sua natura più profonda, perché la vita spinge a sviluppare fin da bambino le sue funzioni affabulative intorno ai sentimenti e alle esperienze vissute.

Anche Rocco ha delle idee da raccontare, soprattutto quelle che si sono sviluppate e formate per rappresentare l'universo simbolico dei valori da condividere nella sincerità con il suo prossimo. Sono i valori della vita concreta, semplice ed eccezionale ad un tempo, della routine esistenziale e della novità di impegni, un tempo imprevisti, come, ad esempio, quello dell’intensa partecipazione alla vita parrocchiale. E' l'Altro in assoluto, che viene riverberato anche nella frequentazione biblica, a rappresentare lo sfondo integrativo dei suoi sentimenti, delle sue comunicazioni, della personale ricerca dell'autenticità e della sincerità corrisposta.

In questo riferimento fondale delle istanze della personalità di Rocco, espresse nei racconti e nei versi poetici in essi frammisti, si intravede la motivazione dei valori da lui testimoniati e proposti al dialogo, alla riflessione e all'esperienza dei lettori: la fede, la religiosità, l'amicizia, l'amore, la sincerità, la reciproca accoglienza, l'umile compren­sione, l'autocritica e la speranza....

L' e-book in formato PDF si può scaricare dal sito della Parrocchia San Rocco di Frattamaggiore:

http://www.parrocchiasanrocco.info



venerdì 12 novembre 2010

Padre Mario Vergara - La missione più bella

Con l'aiuto di Dio, ho portato a compimento una biografia del Servo di Dio padre Mario Vergara (1910-1950), missionario PIME in Birmania, del quale ricorre il 16 novembre 2010 il centenario della nascita.
Ho pubblicato il libro in self-publishing, nello spirito del patrocinio morale della Basilica Pontificia di San Sossio di Frattamaggiore, città natale del padre missionario, e nello spirito di un devoto sentimento religioso personale per la sua missione e per la sua testimonianza.
La motivazione ed alcune tematiche del libro sono leggibili nella scheda della presentazione sia su lafeltrinelli.it e sia su ilmiolibro.it :

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=472319

Anteprima della scheda del libro
Saviano P., Padre Mario Vergara la missione più bella, Roma 2010.
L'immagine dell'eroe, del santo, dell'apostolo e dell'imitatore di Cristo, fu subito associata alla persona di Mario Vergara. Nel 1934, dopo aver vissuto la giovinezza tra le speranze del seminario della diocesi di Aversa, egli partì con la croce del missionario per l'evangelizzazione ed il lavoro apostolico nella lontana terra birmana. Allora la Birmania (Burma) era considerata "la missione più bella" dai padri del P.I.M.E. (Pontificio Istituto Missioni Estere) e padre Mario Vergara vi fu inviato giovanissimo ed entusiasta subito dopo l'ordinazione sacerdotale ricevuta nella Diocesi di Milano dal cardinale Ildefonso Schuster. Egli divenne l'amico lontano, l'esempio vivente di scelte rispetto alle quali i religiosi e i conoscenti commisuravano il valore della loro fede, del loro ministero e della loro attività. La sua scelta esistenziale ed il suo gesto missionario, visti inizialmente quasi in un'ottica aristocratica e devozionalistica, furono poi considerati in tutta la loro significazione vocazionale e sacramentale. Mario era un giovane signore, figlio di un industriale, che aveva scelto la povertà alla maniera di Francesco d'Assisi, aveva intrapreso il difficile cammino nel deserto del Battista, e si muoveva nell'imitazione di Cristo per annunciare e stabilire il Regno di Dio nel luogo desiderato dalla vocazione personale e destinatogli dalla volontà di Dio.
Mario Vergara nacque a Frattamaggiore il 16 Novembre del 1910, e il 25 Maggio del 1950, all'età di 40 anni, dopo aver svolto per 16 anni un durissimo lavoro apostolico, cadde martire della fede trucidato sulle sponde del Salween in Birmania (oggi Myanmar). A più di mezzo secolo dalla scomparsa il suo ricordo è fortemente vivo, e dalla terra della sua missione, precisamente dalla Diocesi di Loykaw (Loi-kaw) che ne venera il ricordo, è partita l'iniziativa del processo di beatificazione che ricostruisce la vicenda del martirio subito con il catechista birmano Isidoro Ngei Ko Lat e con il giovane confratello padre Pietro Galastri.
La bibliografia più antica riporta in genere la data di nascita del 16 Novembre 1910.
Le recenti ricerche nell'Archivio Comunale e nell'Archivio Parrocchiale della città natale portano a rilevare il 18 Novembre 1910 come data della nascita di Mario Vergara e il 20 Novembre 1910 come data del suo battesimo.
La Basilica Pontificia di San Sossio ed il Comune di Frattamaggiore celebrano il centenario della nascita di padre Mario Vergara con celebrazioni liturgiche ed iniziative culturali:

venerdì 22 ottobre 2010

Storia e cultura del rapporto con l’ambiente


Lo smaltimento dei rifiuti in Campania: crisi ambientale ed igiene pubblica. Una necessaria riflessione di etica e di civiltà per un problema complesso.

1. Storia delle condizioni ambientali
- Le descrizioni del degrado ambientale, concomitante
con i periodi di mancato smaltimento dei rifiuti e della loro persistenza nelle aree urbane della Campania, nei notiziari ufficiali e nelle descrizioni occasionali hanno assunto talvolta toni allarmati e preoccupati per la salute pubblica e per la vita civile. Si è trattato di espressioni che, oltre a paventare i pericoli possibili, spesso hanno evocato un antico mondo, ormai scomparso, caratterizzato dalla promiscuità e da comportamenti improntati all’ignoranza igienico-sanitaria.
La vista dei rifiuti lasciati a lungo a marcire alle intemperie, al calore, lungo i bordi delle strade di moderne cittadine, in attesa delle procedure di smaltimento, ha reso necessaria una riflessione per capire le ragioni di un fatto così negativo e per leggere nella storia (historia magistrae vitae) un insegnamento utile per risolvere un problema attuale. Sicuramente è possibile trovare le direzioni giuste per operare una ricerca storica sul trattamento dei rifiuti nelle varie epoche e nelle varie civiltà. Il repertorio archeologico, le strutture architettoniche, le aree dedicate, le cloache, i percorsi fognari, gli espurghi di pozzi neri, le pratiche di concimazione naturale dei terreni agricoli, e tante altre testimonianze possono concorrere a costruire quadri descrittivi abbastanza puntuali per le condizioni igieniche dell’antica Roma, delle città greche, etrusche, orientali, delle città medievali e rinascimentali, dei borghi rurali.
L’igiene cittadina, tra l’altro, è stata sempre una materia che ha richiesto l’intervento del potere pubblico locale, particolarmente documentabile, per prevenire, evitare e gestire le crisi nell’igiene, nella salute pubblica, per la cura nelle pestilenze e per la bonifica sanitaria degli ambienti infetti. Anche nella letteratura è possibile rinvenire testimonianze di una particolare pregnanza sul degrado ambientale della città antica; come nel caso la settecentesca Milano di Giuseppe Parini descritta in un’ode nel confronto con la salubre aria della campagna natia.
La ricerca storica locale permette di rilevare una documentazione importante sulle condizioni igienico-ambientali delle aree esterne, e talvolta interne, dell’antico comune. In un manoscritto anonimo del ‘600 si legge la descrizione:
“ […] a guisa di trivio più di due quarte con una larga fossa per la quale passando tutte le acque delle piazze e conducendovi tutte le immondizie vi formarono un grosso largo in forma di piscina riempiendo il fosso di ogni sorta di sporchizia, anzi là si portavano a scorticare tutti li animali e vi si conducevano cani morti e l'acqua poi se ne passava […] alle terre di quel barone che ora si tiene titolo di Duca. La detta fossa, poi, in tempo di siccità era spuzzata da li padroni di terre convicine cavandone il letame per servizio dei loro territorii e mantenendosi sempre detta fossa la strada acquistò nome di piazza di piscina [...]”
In un altro manoscritto, un libro di memorie iniziato nella stessa epoca, si leggono anche gli interventi istituzionali operati per bonificare il comune dopo l’epidemia pestilenziale del 1656: “Et doppo quetato il contaggio ma non il timore, la Città di Napoli deputorno un deputato il quale[,,,] fece otturare le sepolture con astraco sopra le pietre marmorei, con una riggiola sopra con lettere scritte: "Tempore pestis, non aperiatur, 1656 ", et fatto questo, ordinò doversi far la spurga, et fece venire alcuni caldaroni grandi et pieni d'acqua li faceva bollere, dando ordine che ogn'uno portasse le robbe, andando di persona casa per casa facendo pigliar le robbe et li mandava a purgare, lasciando ad ogni casa sulfo et altre misture contra peste, ordinando con pene, doversi far fuoco, et ponervi dette misture sopra, osservando similmente le persone si havevano qualche reliquia di male, […] et finita detta spurga, promise farci li bollettini di sanità per haver prattica nella Città, essendoci pena la vita a chi vi entrava, tanto che ne sono giustiziati alcuni trasgressori. Doppo si hebbero detti bollettini della Sanità con l'imagine della Madonna, dove si notava nome, cognome, patria, anni et pelo, et si cominciò ad entrare dentro della Città, dove non si trovò il terzo dell'habitanti vi stavano, ritrovando la maggior parte delle botteche serrate, et con tal prattica poi cominciò pian piano a rifarsi di gente la Città, et per non dar tedio al futuro lettore tralascio et taccio molte cose per honestà."

2. Il rapporto con l’ambiente
- E’ sicuramente un patrimonio storico, comune e diffuso, la
cultura che pone il corretto rapporto dell’uomo con l’ambiente al centro dell’attenzione, della conoscenza e dell’impegno operativo. Anche l’educazione ambientale che si pone l’obiettivo di consolidare questa cultura fa sicuramente parte di questo patrimonio.
La civiltà contemporanea e tecnologica è in grado, con le sue conoscenze teoriche e con il
suo know how operativo, di conoscere e di risolvere quasi ogni tipo di problematica e di crisi che si pone nella gestione del rapporto tra l’uomo e l’ambiente, tra le comunità umane e i territori in cui vivono, tra le città e le periferie.
Un tempo era soprattutto l’ eco-nomia a prevalere come modalità del rapporto tra l’uomo e
l’ambiente, ed anche gli ambiti accademici, le sedi della produzione teorica e metodologica, producevano una ‘scienza’ ed un sapere rispondente a questo atteggiamento fondamentalmente utilitaristico, e contribuivano ad ispirare le politiche economiche ed istituzionali più adatte.
Analogamente a come alla fine dell’800 sorgevano le scienze sociali per conoscere e risolvere
le questioni e i problemi connessi al pauperismo, all’urbanesimo e alla rivoluzione industriale, in tempi più recenti, verso la fine del ‘900, è andata affermandosi anche l’ eco-logia come esigente e vitale modalità contemporanea del rapporto tra l’uomo e l’ambiente. Gli ambiti accademici, di conseguenza, forse però un poco lentamente, si sono disposti a produrre la ‘scienza’ ed il sapere rispondenti a questa nuova esigenza basata sostanzialmente sul rispetto dell’uomo per l’ambiente.
Anche le politiche adatte, ispirate dall’eco-logia, sono state, in
genere, individuate, formulate e predisposte. Ciò non di meno si assiste oggi alla macroscopica esplosione di crisi ambientali, come quella dello smaltimento dei rifiuti in Campania, che contraddicono le sicuramente esistenti capacità umane, accademiche ed istituzionali, di comprensione e di risoluzione di quelle specifiche problematiche.
Si oppongono, evidentemente, ostacoli tecnici, che sarebbero problematiche nuove da
comprendere e da risolvere, oppure utilizzi di metodologie inadatte, che si tratterebbe di modificare, oppure inazioni che bisognerebbe superare con attività e progetti incisivi ed efficaci.
Di fronte a problematiche così incalzanti per la vita sociale e civile, rispetto ai regimi di
‘emergenza’ che sempre più spesso si propongono come intervento risolutivo, bisogna far tesoro dei concetti di ‘utilità’, di ‘servizio’, di ‘sistema’ e di ‘riforma’ che provengono dalla cultura, anch’essa vero patrimonio, dell’intervento etico tecnico-organizzativo e politico, storicamente efficace.
Modelli funzionali ed esemplari, di sistemi di attività e di organici diffusi univocamente
sull’intero territorio nazionale, possono essere facilmente indicati per l’Italia e la sua storia: il ‘servizio militare’, con le sue caserme, le sue ‘stazioni’ ed il suo personale; il ‘servizio scolastico’ con le sue sedi, le sue scuole e i suoi organici; il ‘servizio sanitario’, con i suoi ospedali, i suoi distretti e i suoi organici; similmente il ‘servizio ferroviario’, il ‘servizio postale’, il ‘servizio energetico’, ed altri.
Il ‘servizio igienico-ambientale’ (con la raccolta differenziata, con le discariche moderne, con gli inceneritori, con i termo-valorizzatori, con i digestori, con i riciclaggi…), pur essendo di grande utilità, non sembra avere ancora una sua ‘forma’ statistica, univoca e sistematica. Esso appare ancora un vasto campo da ri-sistemare e da ri-formare con l’intervento istituzionale, con l’intervento tecnico-produttivo, e con l’intervento educativo.

sabato 2 ottobre 2010

STORIOGRAFIA E VITA ECCLESIALE DEI LAICI NEL LIBRO DI LUCIANO ORABONA SULL'AZIONE CATTOLICA DI AVERSA E DELLA CAMPANIA

Un ritratto odierno dell'identità dell'Azione Cattolica Italiana è delineato nella comunicazione della home page del sito istituzionale ( www.azionecattolica.it ).In evidenza è posta una scaletta descrittiva dell'Associazione ove è annotato:
Laici impegnati… con i Pastori … al servizio del territorio in cui vivono … eredi di una lunga storia … testimoni del Risorto!Siamo un’associazione di laici impegnati a vivere, ciascuno “a propria misura” ed in forma comunitaria, l’esperienza di fede, l’annuncio del Vangelo e la chiamata alla santità.
Crediamo che sia doveroso e possibile educarci reciprocamente alla responsabilità, in un cammino personale e comunitario di formazione umana e cristiana. Vogliamo essere attenti, come singoli e come comunità, alla crescita delle persone che incontriamo e che ci sono state affidate.
Ci impegniamo a vivere la nostra vocazione laicale lavorando e collaborando con i Pastori.
L’Azione Cattolica fin da principio ha scelto di rispondere alla vocazione missionaria, mettendosi a servizio della vigna del Signore nelle singole Chiese locali. Il nostro servizio alla Chiesa si esprime nella scelta di stare in maniera corresponsabile nelle diocesi e nelle parrocchie. Vogliamo costruire percorsi di comunione con le altre aggregazioni laicali, in fedeltà a quanto il Concilio ha chiesto a tutti i laici.Quella dell’Azione Cattolica è una storia che inizia da lontano. Raccontarla significa raccontare anche la storia della Chiesa e dell’Italia degli ultimi centotrenta anni. È una storia, infatti, che si intreccia con la vita di migliaia di uomini e donne, che in questo lungo periodo hanno lavorato con passione e fedeltà, servendo la Chiesa e contribuendo a costruire il Paese in cui viviamo.Oggi, dunque, noi raccogliamo un’eredità, un tesoro prezioso consegnatoci da uomini e donne, testimoni del Vangelo, che hanno saputo fino in fondo essere interpreti dei segni dei tempi.

Una bella espressione di questo spirito dell'Azione Cattolica Italiana è rappresentata dal libro Laici e Vangelo in terre del Mezzogiorno - L'Azione Cattolica di Aversa e della Campania tra cronaca e storia scritto da Luciano Orabona e recentemente pubblicato dall'editrice AVE (2010). Il libro è stato presentato a Frattamaggiore nella chiesa di Santa Maria delle Grazie la sera del 30 settembre 2010. Ne ha discusso con l'Autore l'on. Antonio Iodice, e sono intervenuti mons. Sossio Rossi, dott. Biagio Fusco, ing. Mario Limone, prof. Tarcisio Salvato e il dott. Francesco Montanaro presidente dell'Istituto di Studi Atellani curatore dell'evento.
Nella duplice veste di storico della chiesa (attività da sempre svolta con la pubblicistica e la docenza universitaria) e di dirigente nazionale dell'Azione Cattolica Italiana (attività a lungo svolta come eletto rappresentante regionale campano), Luciano Orabona ha affidato al suo libro la comunicazione di istanze storiografiche ed ecclesiali. L'Azione Cattolica di Orabona è vissuta nei luoghi della diocesi di Aversa, nella particolarità locale proiettata nell'universalità della chiesa di Roma, fino a rappresentare tratti essenziali dell'associazionismo cattolico italiano contemporaneo attraverso la collaborazione con Vittorio Bachelet e Mario Agnes. E' un'Azione Cattolica che si esprime nelle scelte di un movimento laico-ecclesiale sensibile alle tematiche culturali e generazionali emergenti nell'Italia del dopoguerra, “appassionato” del rinnovamento e della definizione del ruolo dei laici nella Chiesa del Concilio Vaticano II, e in vivace dialogo pastorale con il vescovo. Orabona traccia in maniera originale la vicenda dell'Azione Cattolica diocesana recuperando documentazioni e proponendo stimolanti lezioni. Il suo intento si identifica con l'importanza di leggere nell'attualità una storia da cui ricavare insegnamenti ed orientamenti utili per la conoscenza e per la vita ecclesiale.
La posizione dell'Azione Cattolica è sicuramente caratterizzante, e la conoscenza della sua storia consente migliori analisi della relazione storica circa il panorama dei movimenti ecclesiali contemporanei. Nella ecclesiologia di comunione che emerge dalla considerazione teologica della vita ecclesiale del dopo-concilio Vaticano II, accanto all'Azione Cattolica trovano significati propri e complementari le storie degli altri movimenti che nella tradizione (confraternite, oratori, scout, circoli) e nella contemporaneità (opus Dei, cursillos, focolarini, cooperatori, comunione e liberazione, ACLI, ecc.) caratterizzano la partecipazione dei laici alla vita della Chiesa.
Lo studio di Luciano Orabona ha evidenziato anche importanti presenze di Frattamaggiore nella storia dell'Azione Cattolica aversana, con dati delle origini provenienti dagli archivi associativi, e con interventi documentati nella pubblicistica diocesana del dopoguerra, soprattutto nelle testimonianze giornalistiche di Gennaro Auletta prete e scrittore di fama internazionale. Questi dati e queste testimonianze danno un contributo ulteriore alla conoscenza del quadro dell'associazionismo cattolico frattese che, per altro, ha già ricevuto ampie trattazioni nello sviluppo delle tematiche della storia locale che ne hanno riguardato l'evoluzione, l'influenza ed i significati (cfr.: Studio S, I giovani e la società locale, Frattamaggiore 1982).
Dalla prospettiva della storia locale frattese si evidenzia l'opera educativa culturale e pastorale realizzata da una 'triade' di sacerdoti nella prima metà del '900. Sossio Vitale (parroco del SS. mo Redentore) Nicola Capasso (parroco di san Rocco rettore del seminario diocesano e vescovo di Acerra) e Federico Pezzullo (rettore del santuario dell'Immacolata rettore del seminario diocesano e vescovo di Policastro) formarono centri educativi popolari, circoli di cultura giovanile, gruppi di esploratori ed azioni cattoliche generazionali. Le loro iniziative hanno rappresentato un nucleo di idee e di luoghi coscientemente legati alla prassi associativa e devozionale delle più antiche confraternite locali, ed hanno ispirato molte delle forme recenti ed odierne della partecipazione dei laici, soprattutto giovani, alla vita della Chiesa. Sulla loro scia si è mossa anche la vocazione e l'opera educativa indimenticabile di molti loro discepoli divenuti assistenti ecclesiastici dell'associazionismo cattolico; tra i tanti si ricordano don Nicola Mucci, don Luigino Pezzullo, don Pasqualino Costanzo, don Mimì Padricelli.
Una scheda su Luciano Orabona si può leggere sul sito dell'editrice AVE:http://www.editriceave.it/catalogo/persona/384/
Sullo stesso sito si trova anche una recensione ed un estratto del libro:http://www.editriceave.it/catalogo/libro/620/
Altre notizie ed un elenco delle pubblicazioni si trovano sul sito dell'AISSCA:http://www.aissca.it/aissca/sanctorum/soci/orabona.html




martedì 21 settembre 2010

IL CARD. RUINI SULLA SFIDA EDUCATIVA AL CONVEGNO PASTORALE DI AVERSA 2010

Da qualche anno, lungo il corso del primo decennio del 2000, la Chiesa di Aversa guidata dal suo vescovo Mario Milano ispira i lavori dei propri Convegni Pastorali allo studio e al raccoglimento delle ricchezze propositive dei Documenti del Concilio Vaticano II.
Allo studio delle grandi Costituzioni e dei Documenti fondamentali fa oggi seguito la ricezione della Gravissimum Educationis, la Dichiarazione sulla Educazione Cristiana sottoscritta il 28 ottobre del 1965 dal papa Paolo VI insieme con i Padri del Sacro Concilio.
La riflessione odierna della Chiesa aversana si allinea con il dibattito e le iniziative in corso nell’ambito della Conferenza Episcopale Italiana, riguardanti le tematiche del Progetto Culturale promosso dalla Chiesa Italiana e le questioni evidenziate dal Rapporto/proposta La Sfida Educativa.
I Convegni Pastorali di Aversa, celebrati a metà settembre, hanno sempre avuto ospiti e relatori d’eccezione, a cominciare dall’allora cardinale Ratzinger, oggi papa Benedetto XVI, che nel 2001 rivisitando la Lumen Gentium tenne una magistrale lezione sulla Ecclesiologia del Vaticano II.
Il Convegno Pastorale del 2010 ha per relatore il cardinale Camillo Ruini, presidente del Comitato per il Progetto Culturale, il quale ha sviluppato il tema: La Sfida Educativa.
I lavori del Convegno hanno previsto, dopo la relazione del cardinale del 18 settembre, i contributi di 10 Commissioni o Gruppi di studio e di altrettante Assemblee impegnate il 19 settembre a discutere le tematiche ecclesiali e sociali dell’educazione in vari luoghi, chiese e seminario, di Aversa.
Il cardinale Ruini ha così introdotto la sua relazione:

La sfida educativa, sulla quale dobbiamo riflettere insieme questa sera, in questa magnifica Cattedrale, e sulla quale voi lavorerete domani, è stata spesso definita dal Santo Padre Benedetto XVI “emergenza educativa”: emergenza non nel senso di una difficoltà acuta ma transitoria, bensì in quello di una crisi di lungo periodo, ben nota ai genitori come agli insegnanti e di cui sta prendendo sempre più coscienza anche l’intera società; anzi, gli stessi ragazzi e i giovani a loro modo l’avvertono chiaramente.

Il cardinale ha poi sviluppato i vari aspetti filosofici e teologici del pensiero di Benedetto XVI sulla emergenza educativa ed ha sottolineato l’importanza dei ‘fondamentali’ dell’educazione cristiana e della testimonianza di vita degli educatori. Ha così concluso la sua relazione:

Cari amici di Aversa, la Chiesa è una grande comunità educante, antica e sempre nuova. Qui ad Aversa questa comunità siete voi. La Chiesa educa attraverso la sua vita e le sue attività quotidiane: l’annuncio del Vangelo e la catechesi, la preghiera e la liturgia, la pratica della carità hanno da se stesse una grande valenza educativa, che forma la mentalità e i comportamenti e così educa e genera cultura, nei ragazzi e nei giovani ma anche negli adulti. La comunità cristiana costituisce pertanto un luogo di educazione permanente, nel senso più autentico della parola: le parrocchie, le comunità religiose, le associazioni e i movimenti, le scuole cattoliche, gli oratori, le iniziative di volontariato sono gli ambiti in cui possono crescere e maturare personalità non superficiali e non disimpegnate, capaci di porsi in modo serio le grandi domande della vita e di assumere responsabilità per il bene comune. Bisogna però che le comunità stesse, a cominciare da noi sacerdoti, siano consapevoli di questo compito e abbiano fiducia di poterlo adempiere, nonostante le molte difficoltà e ostacoli che esistono oggi, come del resto in ogni epoca del passato.
Spendiamo dunque noi stessi in questa grande sfida dell’educazione, sapendo che il Signore, con il suo Santo Spirito, lavora con noi e attraverso di noi, è il “Maestro interiore”, il primo e vero educatore.


Il testo della Gravissimum Educationis:
http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651028_gravissimum-educationis_it.html

Il testo della relazione del cardinale Camillo Ruini:
http://www.sansossio.it/p/convegnopastorale2010/Ruini_Relazione2010.pdf

Le Commissioni e le tematiche del Convegno Pastorale 2010:
http://www.sansossio.it/p/convegnopastorale2010/Gruppi_Tematiche2010.pdf

Il sito del Progetto Culturale - La Sfida educativa:
http://www.progettoculturale.it/lasfidaeducativa/

Il sito della Diocesi di Aversa:
http://www.diocesiaversa.it

martedì 22 dicembre 2009

DON PASQUALINO COSTANZO: UN LIBRO POSTUMO ED UNA ANTOLOGIA PER LA SUA MEMORIA

Frattamaggiore - La recente pubblicazione del libro Don Giustino Marini - Una vita al servizio del prossimo scritto da don Pasqualino Costanzo (12 febbraio1922 – 23 dicembre 1991) ci offre l’occasione di una memoria del sacerdote e storico che nella seconda metà del ‘900 è stato animatore ed interprete fedele della spiritualità e della cultura popolare frattese.
Si è trattato di un’opera agiografica dedicata alla figura del servo di Dio Giustino Marini, sacerdote di Cesa morto a 40 anni a causa del colera che nel 1836-37 imperversò nel napoletano e che lo colse mentre era impegnato nella carità e nell’assistenza dei colpiti dal morbo. L’opera è stata ritrovata manoscritta tra le carte di don Pasqualino ed è stata consegnata dal nipote Pasquale Costanzo all’Istituto di Studi Atellani per la cura e la stampa postuma. La presentazione in San Rocco a Frattamaggiore avvenuta il 26 Novembre del 2009, con l’intervento del curatore Franco Pezzella, del parroco d. Armando Broccoletti, e del Vicario Foraneo mons. Nicola Giallaurito, nel clima del’Avvento e della preparazione al Natale, ha rappresentato un momento importante sia per apprezzare il tesoro riscoperto di un’opera inedita e sia per rammemorare il valore etico ed educativo che continua ad avere l’esempio e la produzione letteraria di don Pasqualino.
A tanto si aggiunge il forte significato che nei due decenni dalla sua dipartita ha assunto la celebrazione della sua memoria che avviene nel clima del Natale del quale egli fu cantore semplice e sublime. Nel clima natalizio e nella memoria comunitaria del paese e della diocesi, infatti, riappare spontaneamente il suo segno indelebile, fatto di spiritualità, di tradizione, di amore per il popolo, di educazione e di guida morale delle giovani generazioni.
Ed ancora un’altra opera, curata dal sottoscritto ed intitolata Chiesa stupenda, contribuisce nel periodo di Natale di quest’anno al riconoscimento dei tratti molteplici della poliedrica ricerca di don Pasqualino e della sua comunicazione al pubblico. Ed essa ce lo fa ravvisare come agiografo, come storico, come antropologo, come poeta e come teologo: una figura luminosa nel firmamento che si osserva anche dalla prospettiva frattese.


Approfondimento: http://www.prolocofratta.it/natalefrattese/donpasqualino/

mercoledì 9 dicembre 2009

CHIUSURA DEL SINODO DIOCESANO DI AVERSA E GIUBILEO LAURETANO

CATTEDRALE DI AVERSA - Le quattro sessioni del Sinodo Diocesano di Aversa 2009 sono state dedicate all’accoglienza e alla valorizzazione del lavoro di studio svolto in ogni parrocchia della Diocesi negli anni precedenti intorno alle quattro costituzioni del Concilio Vaticano II: Lumen Gentium, Dei Verbum, Sacrosanctum Concilium, Gaudium et Spes. Queste Costituzioni hanno rappresentato gli orientamenti e le tematiche fondamentali che hanno animato i Convegni Pastorali annuali della Diocesi nell’ultimo decennio, e sono state assunte nella riflessione del Sinodo per consentire al Vescovo di tracciare il futuro cammino della Chiesa Aversana. Dopo la Celebrazione di Apertura del Sinodo del 12 settembre 2009, le Sessioni sono state realizzate nelle quattro settimane datate al 21-25 settembre, al 5-9 ottobre, al 26-30 ottobre e al 16-20 novembre.
Il 21 novembre si è avuto la Chiusura del Sinodo e contemporaneamente l’Apertura del Giubileo Lauretano dedicato tradizionalmente alla Madonna di Loreto compatrona con San Paolo della Diocesi. Le sessioni sinodali si sono si svolte dalle ore 18.30 alle ore 20.30. Nella sua omelia del 12 Settembre l’Arcivescovo Mario Milano aveva detto: “Con questo Sinodo vogliamo cogliere tutta la ricchezza dottrinale e pastorale del Concilio Vaticano II che, il servo di Dio, Giovanni Paolo II, volle definire bussola certa per orientare il cammino della Chiesa all'inizio di questo terzo millennio. Noi vogliamo puntare su questa bussola certa per poterci incamminare su quei sentieri indicati dallo Spirito Santo.”
Partecipatissime sono state le sedute del Sinodo e moltissimi sono stati i contributi dei parroci, sacerdoti, diaconi, religiosi e laici all’accoglienza, alla riformulazione e alla novità di proposte che hanno perfezionato l’Instrumentum Laboris predisposto dalla Segreteria del Sinodo.
Sull’apposito sito [
http://sinodo.diocesiaversa.it/exepage.asp?active_page_id=199 ] predisposto dalla Diocesi per documentare ed aggiornare i lavori del Sinodo, si possono conoscere la storia dei Sinodi Diocesani di Aversa, e del Sinodo 2009 le varie fasi, le 4 relazioni fondamentali, i comunicati delle sessioni e tutta l’ampia documentazione che permettono di cogliere tutta la ricchezza dell’importante esperienza ecclesiale.

Giovedi 10 Dicembre 2009, giorno della festa della Madonna di Loreto, si chiude il Giubileo Lauretano e alla solenne Celebrazione Eucaristica delle 18.30, presieduta dal Nunzio Apostolico per l’Italia Mons. Giuseppe Bertello, partecipano con il popolo diocesano tutti i laici e religiosi che hanno dato vita alle Sessioni del Sinodo Diocesano.
La formula dell’indulgenza plenaria connessa al Giubileo Lauretano di Aversa:
…dal 21 novembre al 10 dicembre, nel giorno dell’apertura e della chiusura del Giubileo Lauretano, e una sola volta in un giorno a scelta dai singoli fedeli, che “con l’animo distaccato dall’affetto al peccato, visiteranno la Cattedrale e ivi parteciperanno ad una celebrazione o almeno vi recitano piamente il Padre nostro e il Credo”, viene concessa alle solite condizioni (Confessione, Comunione Eucaristica, preghiera per il Papa) l’indulgenza plenaria, applicabile anche ai defunti.
La devozione diocesana per la Madonna di Loreto si è sviluppata nel periodo post-tridentino ed ha avuto all’origine una storia singolare legata alla costruzione del sacello lauretano nel transetto laterale della cattedrale di Aversa. In pratica esso è una ricostruzione in scala ridotta, della Santa Casa di Nazareth che si visita nel santuario marchigiano di Loreto.
Il vescovo aversano Carlo I Carafa (1616-1644), che fu nunzio pontificio in Germania e pellegrino a Loreto, rimase colpito dalla Santa Casa e volle farne costruire una copia identica, di sana pianta, all'interno della sua cattedrale.
L'iniziativa ebbe significati prestigiosi e devozionali, ed il modello aversano della casa di Nazareth fin dal '600 è stato fortemente legato alla spiritualità mariana in Diocesi.

mercoledì 2 dicembre 2009

LA DIPLOMAZIA ED IL SERVIZIO PASTORALE DI MONS. D’ERRICO

Giovedì 19 Novembre 2009 nella Basilica Pontificia di San Sossio (Frattamaggiore (NA) - Diocesi di Aversa) si è tenuta la presentazione del libro DIPLOMAZIA E SERVIZIO PASTORALE in occasione del decennale dell’Ordinazione Episcopale di S. E. Mons. Alessandro D’Errico, Nunzio Apostolico in Bosnia ed Erzegovina. Il libro, una raccolta antologica di omelie discorsi e conferenze, si è avvalso della prefazione del cardinale Vinko Puljić, arcivescovo di Sarajevo, ed è stato pubblicato a cura dall’Istituto di Studi Atellani. La pubblicazione del libro che mi ha visto tra i curatori e l’evento celebrativo in Basilica svolto in onore di don Sandro mio amico mi offrono l’occasione di questa breve riflessione.
Nella Scrittura gli Autori Sacri, e poi i Padri ed il Magistero, hanno proposto immagini della Chiesa che esprimono con semplicità l’intreccio di caratteri antropologici e teologici: arca, città, vigna, nave, sposa, popolo, comunione…
L’esperienza di vita nella Chiesa esprime da sempre una vocazione che è adesione personale ed attiva alla sua missione, ai compiti e ai ministeri che Cristo ha legato e consacrato all’annuncio del Vangelo: “Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura” (Mc 16,15). La vocazione vissuta all’interno della Chiesa, immagine e continuazione della prima comunità apostolica che realizza il mandato del Signore nel mondo contemporaneo, è quella propria di don Sandro vescovo e nunzio apostolico.
Nel luogo ‘apostolico’ converge, difatti, ogni altra immagine che concorre a determinare e a disvelare il mistico simbolismo della Chiesa. L’apostolo è l’umile lavoratore della vigna del Signore, il sacerdote dell’arca santa, il pastore del popolo di Dio, il costruttore della città spirituale, l’umano e storico punto d’incontro della comunione con Cristo, un modello per la santità del Padre proposto ai credenti.
Ricca di tali significati, la vocazione di don Sandro assume un senso particolare per la storia personale e familiare di lui, ed insieme lo assume anche per la città nativa apparendo egli come punto di riferimento spirituale ed ecclesiale per la gente che ha visto in lui, nella sequenza cronologica della sua formazione e della sua attività sacerdotale, la luce piena del pastore.
Nel cammino vocazionale il giovane seminarista diocesano è divenuto il sacerdote studioso degli Atenei Pontifici, il prelato di Nunziatura attento all’immagine della Chiesa e all’annuncio del Vangelo nei luoghi della politica, del diritto, dell’etica e dei rapporti internazionali tra gli Stati.
Don Sandro è divenuto il Vescovo che pone il Popolo di Dio, il popolo della carità fraterna, la Chiesa che egli rappresenta a nome del Santo Padre, a confronto e a modello nel dialogo con i popoli e con le culture presso cui è stato inviato e dove egli è andato.
Don Sandro è sacerdote del dopo-Concilio Vaticano II, ed ha vissuto la sua esperienza nella Diplomazia Vaticana con diverse destinazioni ed incarichi in campo nazionale ed internazionale. Egli ha maturato la sua opera nella luce apostolica del grande papa Giovanni Paolo II, che lo ha voluto come prelato di Nunziatura nella sua Polonia e, nel 1999, come vescovo e nunzio apostolico nel Pakistan islamico a rappresentarlo in una delle aree più critiche del globo dal punto di vista della politica e del confronto ideologico tra le culture. Si è trattato per don Sandro di una esperienza vissuta nella contingenza internazionale caratterizzata dal terrorismo e dagli eventi bellici che, a partire dall’attacco dell’11 settembre del 2001 alle Twin Towers di New York, hanno caratterizzato gli eventi internazionali dei primi anni del 3° millennio ed i territori dell’Irak, dell’Afganistan e del Pakistan. L’esperienza diplomatica di don Sandro si è congiunta con una pastorale che hanno fatto della sua opera un punto di riferimento ed un ponte per la politica e la solidarietà internazionale, sia per le molte relazioni estere da lui promosse e sia per lo sviluppo di opere caritative e formative, all’interno dello stato pakistano, tese allo sviluppo di un cattolicesimo locale qualificato ed impegnato.
L’esperienza così maturata da don Sandro ha poi portato il nuovo pontefice Benedetto XVI ad inviarlo come nunzio apostolico in Bonia-Erzegovina, nazione dei Balcani in ricostruzione etica e politica, proveniente dal dissolvimento dell’ex-Jugoslavia, ove egli ha condotto a compimento il concordato tra la Santa Sede e lo Stato: un concordato che è divenuto di fatto un modello di riferimento anche per le altre confessioni e religioni presenti sul territorio, per la componente cristiana-ortodossa e per la componente islamica.
Il 2009 è l’anno celebrativo del decennale di episcopato di don Sandro, e questo evento è subito apparso all’analisi storica come indicativo di un periodo ricco di gesti, di memorie, di fatti generali e particolari che risaltano per l’esemplarità del significato umano e teologico: un significato recepito e vissuto nella letizia e nella gratitudine che la comunità locale esprime per il l’arcivescovo Alessandro D’Errico.

Approfondimenti in:
http://www.sansossio.it/bollettino/Notiziario_11_2009.pdf

martedì 27 ottobre 2009

CATERINA VOLPICELLI E LA NAPOLI DELL’OTTOCENTO

Il libro* Caterina Volpicelli donna della Napoli dell’Ottocento di mons. Antonio Illibato, Archivista della Diocesi di Napoli, è un tomo di circa 600 pagine che pone il lettore a confronto con un contesto storico complesso e con una personalità affascinante.
Le rigorose pagine di storia scritte e documentate con il riferimento diretto alle fonti archivistiche e bibliografiche, riguardanti il quadro epocale ed il succedersi degli avvenimenti, costituiscono dimensioni ed approcci oggettivi che lasciano al lettore l’intuizione e la scoperta dell’anima della protagonista del libro. Il taglio archivistico ed il procedimento della ricerca dell’autore consentono la tracciatura di un tratto storico del cattolicesimo napoletano tra prima e seconda metà dell’ottocento: si tratta di un percorso conoscitivo, per molti aspetti inediti, che porta alla scoperta di un mondo, di una cultura e di un certo numero di personalità, relativamente noti ma di grande rilevanza e significato nella chiesa cattolica europea dell’epoca.
La figura di Caterina Volpicelli, con lo sviluppo della sua opera religiosa, viene continuamente stagliata e rapportata ai vari momenti storici; e ne emerge una documentata storia personale della santa relazionata agli avvenimenti napoletani e ai riverberi europei, soprattutto italiani e francesi, della cultura e della spiritualità cattolica legata alla devozione del Sacro Cuore di Gesù.
Il libro di mons. Illibato è stato presentato nella piovosa serata del 23 Ottobre 2009 al Duomo di Napoli nell’antica basilica di Santa Restituta. Tra il pubblico numeroso erano presenti il cardinale Michele Giordano, diverse Autorità cittadine, moltissime rappresentanti delle Ancelle del Sacro Cuore, la congregazione religiosa fondata dalla Volpicelli, e molti devoti della santa. Il Cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli ed autore della prefazione del libro, ha fatto pervenire i suoi saluti. Del libro hanno discusso la moderatrice Clotilde Punzo, autrice di una monografia sulla santa, la docente di Storia del Cristianesimo Giuliana Boccadamo, il docente di Filosofia Teoretica Pasquale Giustiniani, ed il docente di Storia del Cristianesimo Andrea Milano. Ha concluso la presentazione lo stesso autore del libro, e la serata si è chiusa con un suggestivo concerto musicale in onore della santa intitolato Uno Cuore.
Tutti i relatori hanno messo in risalto aspetti particolari della storia di Caterina Volpicelli, considerati quasi sempre nei significati recepibili nell’attualità: l’importanza della vocazione religiosa, l’importanza delle scelte organizzative e devozionali, la identificazione della fondatrice della Ancelle del Sacro Cuore, la relazione intensa con le personalità del cattolicesimo napoletano di fine ottocento (Bartolo Longo, Sisto Riario Sforza, padre Matera, padre Ludovico da Casoria, ecc.), il rapporto con la Napoli post-unitaria.
Sicuramente i contributi offerti sono stati di grande spessore, utilmente chiarificatori, proponitori di corollari e suscitatori di approfondimenti di molti argomenti abbordati nel libro.
Personalmente, attraverso la lettura del libro, ho colto l’opportunità che la ricerca storica ed archivistica, svolta da mons. Illibato intorno alla figura di Caterina Volpicelli e sulla Napoli dell’ottocento, ha offerto per la ricezione delle istanze proprie della evoluzione spirituale della protagonista. Una evoluzione che viene presentata e documentata per l’intero arco della vita di Caterina e relazionata con le varie età ed eventi significativi per lo sviluppo della sua personalità di donna, di credente e di fondatrice.
Si intuisce, dalla lettura documentata della oggettività storica, la storia dell’anima di Caterina: dalla inquietitudine della giovanetta che vuole rimanere fedele alla sua vocazione religiosa ed impegnarsi nella vita sociale, attraverso le sperimentazioni di affinità, di scelte e di identificazioni con modelli di vita spirituale esterni durante l’età giovanile e matura, fino all’assunzione intima, ecclesiale e definitiva, dello schema nuovo ed autonomo di vita religiosa propostole, per lei e per le sue consorelle, dal cardinale Sisto Riario Sforza con il nome e la fondazione delle Ancelle del Sacro Cuore.

* Antonio Illibato, Caterina Volpicelli donna della Napoli dell’Ottocento, Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ) 2008

domenica 11 ottobre 2009

IL CARDINALE ZEN OSPITE AL SINODO DIOCESANO DI AVERSA

CATTEDRALE DI AVERSA - Venerdì 9 Ottobre 2009, ultima serata della Seconda Sessione del Sinodo Diocesano di Aversa, è stato ospite nella cattedrale di San Paolo il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, S.D.B., Vescovo emerito di Hong Kong. Dopo la votazione da parte dell’Assemblea Sinodale degli emendamenti discussi nella Prima Sessione, sono stati celebrati i Vespri Solenni presieduti dal Cardinale, al quale sono state rivolte vibranti parole di saluto di riconoscimento e di accoglienza da parte dell’Arcivescovo Mario Milano. Per circa un ora poi il Cardinale ha svolto una bellissima relazione narrativa sulla sua vita e sulla vita della Chiesa in Cina, rimarcando il legame profondo con la Chiesa Cattolica e le speranze di un nuovo corso che veda la Chiesa Cinese vivere unita, nelle componenti ufficiali tollerate e condizionate dall’influenza statale e nelle componenti della perseguitata ‘Comunità clandestina’ rifacentisi alla tradizione cattolica romana e alla libertà delle espressioni della vita religiosa.
La relazione del Cardinale, nella semplicità e nella immediatezza dei concetti e delle parole ha avuto gli alti significati di una lezione magistrale di storia ecclesiastica, di spiritualità cristiana, e di rapporti internazionali. La presenza del Cardinale in Diocesi è stata resa possibile grazie a d. Arturo Alcantara, sacerdote della Comunità del Santuario della Piccola Casetta di Nazaret, suo amico. Il cardinale ha fatto dono a tutti i sinodali di una icona della Madonna ‘imperatrice della Cina’.


JOSEPH ZEN ZE-KIUN - BIOGRAFIA ED APPROFONDIMENTO

Il Cardinale Joseph Zen Ze-kiun, S.D.B., Vescovo emerito di Hong Kong, è nato a Yang King-pang, nella diocesi di Shanghai, il 13 gennaio 1932, da Vincent e Margaret Tseu.
Egli narra la sua infanzia e la sua vocazione ala sacerdozio: «I miei genitori erano cristiani. Mio padre era così fervente che voleva diventare sacerdote, ma il missionario che lo battezzò lo convinse invece a sposarsi. Ancora oggi secondo un'antica consuetudine e una pratica saggezza, nella Chiesa cattolica si tende a non ammettere agli ordini sacri gli appartenenti alla prima generazione di convertiti […] Quando ero bambino alla domenica mio padre mi portava a cinque Messe, due in parrocchia e tre in altre chiese ma non mi sono mai annoiato. I miei genitori avevano un buon livello di educazione. Sfortunatamente, durante la guerra con il Giappone, mio padre che era ingegnere, si ammalò gravemente, e perdemmo ogni fonte di sostentamento. Per qualche anno vivemmo in estrema povertà, e mia madre fu costretta a vendere i suoi pochi gioielli per procurarci il pane. Il parroco ci aiutò e, conoscendo le mie intenzioni, mi indirizzò presso l'aspirantato che i Salesiani avevano aperto a Shanghai. Essi mi accolsero gratuitamente, e feci il noviziato a Hong Kong. Fu un anno bellissimo».
Joseph Zen Ze-kiun ha emessola prima professione nella famiglia salesiana il 16 agosto 1949 e quella perpetua il 16 agosto 1955.
Ha studiato in Italia, alla Facoltà di Teologia del Pontificio Ateneo Salesiano a Torino Crocetta (Istituto internazionale Don Bosco), e poi a Roma. E’ stato ordinato sacerdote a Torino l'11 febbraio 1961 ed ha fatto ritorno ad Hong Kong nel 1964.
Dal suo rientro, è stato insegnante allo studentato salesiano di Hong Kong e al Seminario diocesano «Holy Spirit». Per sei anni è stato Superiore Provinciale per la Cina della Società Salesiana di San Giovanni Bosco. Dal 1989 al 1996, ha insegnato filosofia e teologia in alcuni Seminari cinesi, principalmente in quello di Sheshan, alla periferia di Shanghai, che ospita i seminaristi delle diocesi delle sei province dell'est della Cina: Fujen, Shandong, Zhejiang, Jiangsu, Hanshui e Shanghai.
Il 13 settembre 1996, un anno prima del ritorno di Hong Kong alla Cina, è stato nominato da Giovanni Paolo II Coadiutore della Diocesi di Hong Kong ed ha ricevuto l'ordinazione episcopale il successivo 9 dicembre. Il 23 settembre 2002 è succeduto per coadiuzione.
Nell’udienza generale di mercoledì 22 febbraio 2006, Papa Benedetto XVI ha annunciato l'intenzione di elevarlo alla dignità cardinalizia. Nel Concistoro del 24 marzo 2006 é stato creato e pubblicato Cardinale del Titolo di Santa Maria Madre del Redentore a Tor Bella Monaca.
È Membro di diverse Congregazioni: Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti; Evangelizzazione dei Popoli; Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi; Consiglio Speciale per l’Asia della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi.
Parla inglese, italiano, cinese-mandarino e shango.
Nella XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2005) egli tenne un applaudito intervento sul tema: «Sensus ecclesiae e libertà religiosa» esprimendo la sua analisi: «La Chiesa in Cina, apparentemente divisa in due, una ufficiale riconosciuta dal governo e una clandestina che rifiuta di essere indipendente da Roma, è in realtà una Chiesa sola, perché tutti vogliono stare uniti al Papa. Dopo lunghi anni di separazione forzata, la stragrande maggioranza dei Vescovi della Chiesa ufficiale è stata legittimata dalla magnanimità del Santo Padre. Specialmente negli ultimi anni è risultato sempre più chiaro che i Vescovi ordinati senza approvazione del Romano Pontefice non vengono accettati né dal clero né dai fedeli. Si spera che davanti a questo Sensus Ecclesiae il governo veda la convenienza di addivenire a una normalizzazione della situazione, anche se gli elementi "conservatori" interni alla Chiesa ufficiale vi pongono resistenza, per ovvi motivi di interesse».
Il cardinale pone molte speranze nell’accoglienza e nella ricezione da parte della Chiesa cinese, sia da parte di quella ufficiale condizionata dai rapporti con lo stato cinese e sia da parte della “comunità clandestina” che persegue l’indipendenza e vive secondo la tradizione ecclesiale romana, della Lettera del Santo Padre Benedetto XVI ai Vescovi, ai Presbiteri, alle Persone Consacrate e ai Fedeli Laici della Chiesa Cattolica della Repubblica Popolare Cinese.

Il testo della Lettera suddetta si può leggere all’indirizzo on line del Vaticano:
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/letters/2007/documents/hf_ben-xvi_let_20070527_china_it.html

Il cardinale Joseph Zen-Ze Kiun è stato anche autore dei testi per la Via Crucis di Benedetto XVI al Colosseo del 2008. I testi si possono leggere all’indirizzo on line del Vaticano:
http://www.vatican.va/news_services/liturgy/2008/documents/ns_lit_doc_20080321_via-crucis_it.html

giovedì 24 settembre 2009

MOSTRE STORICHE FORUM ED ON LINE DEDICATE A SAN SOSSIO

FRATTAMAGGIORE (DIOCESI DI AVERSA) – Le celebrazioni di settembre del santo patrono del paese, San Sossio diacono della chiesa di Miseno martire con San Gennaro ed altri 5 santi dell’area campana alla Solfatara di Pozzuoli durante la persecuzione del 303 – 305, suscitano ogni anno diverse iniziative nei vari campi della vita religiosa e civile. In particolare, quest’anno sono state realizzate due mostre storiche e documentarie dedicate al santo che sono state connotate dall’esperienza degli anni precedenti fatta con interventi espositivi occasionali.
Una sinergia tra le varie aggregazioni culturali comunali ha permesso l’efficace realizzazione di due mostre: una prima disposta con pannelli cartacei ed offerta alla visione diretta del pubblico affluente alla celebrazioni religiose nella basilica cittadina dedicata a San Sossio. Questa prima mostra è stata curata dall’Istituto di Studi Atellani – Rassegna Storica dei Comuni ed ha avuto come tema la serie delle traslazioni del corpo del santo, da quella di epoca antica attraverso quelle medievali fino alla più recente del 1807 che ha fissato la custodia del corpo del martire nella chiesa frattese,
Una seconda mostra storica e documentaria, con l’utilizzo di materiali destinati alla pubblicazione di un libro utile alla ricerca storica ed agiografica, è stata predisposta per un utilizzo in anteprima sulla rete informatica. Le due sezioni della mostra, quella dedicata alla presentazione dei documenti agiografici antichi riguardanti il culto del diacono martire, e quella dedicata alla rappresentazione artistica del volto e della figura del santo, sono state coordinate dalla dott.ssa Miriam Saviano, nello spirito della collaborazione tra la Pro Loco e la Basilica Pontificia di San Sossio, con precisati intenti storico-celebrativi, estetici ed educativi. Dalla sua presentazione leggiamo:

“La rappresentazione visiva della storia, operata mediante una mostra documentaria ed iconografica, serve ad allargare l’orizzonte della conoscenza generale e a definire luoghi, fatti ed avvenimenti particolari.
La visione dei pannelli di una mostra storica consente l’immersione intellettuale nel tempo con la percezione di talune sue concrete coordinate culturali; permette il contatto diretto con strutture e rappresentazioni di un passato che viene reso attuale e fruibile per la varia motivazione conoscitiva, estetica, culturale ed educativa.
In questo senso la mostra su San Sossio ci pone di fronte all’affascinante orizzonte della vita e dell’esempio del santo diacono di Miseno, il quale rese la sua testimonianza di fede al Vangelo nella Campania della fine del III secolo e visse la sua passio esemplare durante la persecuzione del 303-305.
Lo scorrere degli antichi documenti agiografici ci parla del persistente e diffusissimo culto di San Sossio negli ambienti ecclesiastici del Mediterraneo antico, ed in ogni contrada d’Europa raggiunta fin dall’alto medioevo dai monaci benedettini che custodivano la sua memoria e la sua reliquia.
La rappresentazione gloriosa dell’icona del diacono martire nei luoghi storici del suo culto - negli affreschi e nei mosaici delle catacombe e delle chiese paleocristiane, nelle miniature dei codici trascritti dagli amanuensi dei monasteri medievali, e nelle icone celebrative e devozionali locali - ci testimonia un antico spirito di preghiera e di devozione.
Per svariati motivi teologici, devozionali e filologici, l’exemplum di San Sossio si pone così tra quelli più accreditati e narrati dalla ricerca agiografica, e si pone tra quelli più venerati e celebrati dalla tradizione ecclesiastica.
Frattamaggiore, città che ha San Sossio come storico Patrono e come Santo originario, è oggi la sede principale del culto sansossiano in campo internazionale.
La Basilica Pontificia di San Sossio, che ha ereditato la custodia delle sacre spoglie congiunte con quelle di San Severino abate, è oggi il tempio millenario posto al centro del paese a rappresentare la meta di un antico pellegrinaggio ricco di significati di religiosità, di storia e di cultura.
Una parte di questi significati sono riverberati in questa mostra su San Sossio che ci offre ancora il suo esempio di “diacono e uomo di prudenza e fermissimo nella santità”.
La mostra storica on line: http://www.sansossio.it/mostrastorica

sabato 19 settembre 2009

San Gennaro, San Sossio e gli altri martiri della Solfatara

Nei giorni che vanno dal 19 al 25 settembre di ogni anno si rinnova la memoria di un fondamentale avvenimento del cristianesimo campano ricco di significati religiosi e storici.
La Chiesa della Campania celebra la figura dei Martiri della Solfatara di Pozzuoli, i quali il 19 settembre del 305, durante la persecuzione anticristiana iniziata due anni prima, diedero la loro estrema testimonianza di fede nel Vangelo.
I sette santi martiri del vulcano flegreo rappresentano i modelli di santità e di patronato religioso per diverse comunità, città, luoghi e contrade della Campania e di altre regioni.
San Gennaro, vescovo di Benevento e patrono di Napoli, è il più noto ed è conosciuto anche dalle comunità orientali e bizantine; Festo e Desiderio, diacono e lettore al seguito di Gennaro, condividono la fama del loro vescovo nell’area beneventana e capuana; Procolo Eutichete ed Acuzio, diacono lettore e laico della chiesa puteolana, sono noti nell’area flegrea e delle isole campane; Sossio, diacono di Miseno e amico personale di Gennaro, si distingue per una particolare parabola del suo culto che ha avuto manifestazioni originali e riconosciute in molti luoghi geografici e spirituali del cristianesimo antico e medievale. Nelle catacombe napoletane di San Gennaro, risalenti al V-VI secolo, si possono ancora scorgere le effigie di questi santi.
La vicenda dei Santi della Solfatara è ben nota per gli aspetti religiosi, agiografici, ed anche folclorici, che ancora oggi la caratterizzano. Sono soprattutto note le manifestazioni della fede che a Napoli si legano al clamore del miracolo di San Gennaro, e che ogni anno riportano a vivere e a riconsiderare i significati di quell’antico martirio e dell’attualità della sua potenza salvifica per il territorio e per il popolo.
Nota alla cultura storica e monastica europea è anche la vicenda del martire Sossio, che con il santo abate Severino, patrono dell’Austria, ha condiviso per oltre un millennio la titolarità del monastero cassinese napoletano. A San Sossio è riconosciuto da secoli anche il patronato religioso della città di Frattamaggiore fondata dai misenati, la quale ne custodisce le spoglie nel tempio millenario eretto a basilica pontificia.
Il Cristianesimo campano antico annoverò San Sossio tra i santi più rappresentativi e celebrati perché la sua testimonianza di fede e di coraggio fu all’origine del martirio della Solfatara.
La collazione delle varie fonti agiografiche consente un racconto della Vita di Sossio utile anche per la conoscenza degli altri martiri. Lo conoscevano tutti; apparteneva ad una famosa famiglia, di librai nel ramo romano e prefettizia nel ramo flegreo. Aveva amici e contatti in Pozzuoli, in Napoli, in Roma e in Benevento, e la sua fama era estesa tra le comunità greche, come testimonia l’ammirazione di Teodosio vescovo di Tessalonica, e tra le comunità africane, come testimonia un’opera di san Quodvultdeus vescovo cartaginese. Ammirato dai superiori ed infuocato dell’ardore della proclamazione del vangelo, era additato ad esempio per le comunità lontane, e testimoniava la sua fede nel porto romano di Miseno, crocevia mediterraneo delle ideologie filosofiche e religiose anche per la vicinanza del santuario della Sibilla di Cuma.
Nel 304, l’Ecclesia di Miseno rappresentava un punto di riferimento per i cristiani che avevano occasione di contattare Sossio e di ricevere il suo aiuto sul loro percorso verso Roma, in fuga dai luoghi ove la persecuzione imperversava più violentemente. Quando anche in Campania furono affissi gli editti imperiali, la persecuzione partì da Nola, città sede del Consolare romano, e furono molti i cristiani che trovarono la morte. Testimonianze esistono ancora oggi nelle basiliche paleocristiane di Cimitile, che divennero, come la basilica di Miseno, mete importanti dell’antico pellegrinaggio cristiano. Quando nel 305 la persecuzione si estese all’area flegrea Sossio fu tra i primi ecclesiastici ad essere imprigionato. La sua coraggiosa testimonianza di fede fu esemplare anche per il comportamento degli altri santi con i quali, dopo aver superato indenne la condanna ad bestias nell’anfiteatro Flavio, subì il martirio alla Solfatara.
La diffusione della devozione sossiana fu subito notevole. Dopo il martirio i corpi di Sossio e di Gennaro furono sepolti nel podere del cristiano Marco, situato nelle vicinanze del vulcano, tra Pozzuoli e la via Antiniana che portava a Napoli. I corpi dei puteolani Procolo, Eutichete ed Acuzio, trovarono sepoltura nel campo Falcidio alla periferia fuori porta di Pozzuoli; mentre i corpi di Festo e di Desiderio furono prima trasportati a Benevento e poi a Montevergine.
Dopo l'Editto di Costantino, il vescovo di Napoli si portò nel campo marciano con i vescovi di Acerra, Atella, Nola, Cuma, Miseno e Pozzuoli. I vescovi disseppellirono il corpo di San Gennaro e in pompa magna lo traslarono a Napoli. Qualche tempo dopo gli stessi vescovi disseppellirono anche il corpo di San Sossio e lo portarono, tra ali di folla commossa, a Miseno; dove fu poi sepolto e tenuto santamente nella basilica dedicata alla sua memoria.
La cattedrale di Miseno, mirifica ecclesia (Joann.Diac.) eretta sulla tomba del martire fu una meta importante del pellegrinaggio cristiano dei primi secoli. Il luogo, fino al IX secolo, rappresentò una tappa importante per i tanti pellegrini provenienti dall’Italia meridionale, e dalle diverse aree europee e del Mediterraneo, e che avevano Roma e le tombe degli Apostoli come meta principale del loro cammino. Insieme con le basiliche paleocristiane di Cimitile, Cuma e Liternum, la basilica di San Sossio faceva parte del circuito devozionale formatosi sulla celebrazione della memoria degli altri santi e martiri (Felice, Giuliana, Fortunata ecc.) venerati in Campania.
Bibliografia: Pasquale Saviano, San Sossio levita e martire, Frattamaggiore 2007