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lunedì 13 febbraio 2017

Storiografia delle origini di Frattamaggiore

A modo di recensione del libro di Francesco Montanaro scritto per delineare la storia del suo paese dal III sec. a.C. al XV sec. d.C. (Fracta Major – miti storie documenti – Parte I) e presentato al pubblico il 2 Febbraio 2017. Libro che ho letto con interesse storiografico e recepito come un vero “contributo, in termini di conoscenza e di recupero di memoria”, offerto “alla comunità frattese”.
Esso si presenta come “la prima parte” di un lavoro globale di ricerca storica comunale, cioè “di un'opera complessa di recupero, che sarà completata nel prossimo futuro”. E' articolato in dieci capitoli tematici che ripercorrono la storia del territorio frattese dal III sec. a.C. al XV sec. d.C., analizzandone i tratti fondamentali secondo la periodizzazione classica: nell'epoca romana antica quelli connessi con la vicenda della città di Atella (fino al V secolo d. C.), nell'epoca alto-medievale quelli relativi al sorgere dell'insediamento di Fracta nella Liburia contesa da Longobardi e Bizantini Napoletani (dal VI al X secolo d.C.), nell'epoca medievale quelli relativi alle condizioni di Fracta durante le dominazioni normanna, angioina e aragonese (dal XI al XV secolo d.C.).
I Miti, le Storie, i Documenti, sono evidenziati come ambiti e riferimenti metodologici del percorso di ricerca. Trai i Miti Montanaro indica “il mito misenate dell'origine” legato alla fondazione di Fratta ad opera dei profughi di Miseno, ed il mito della legenda agiografica di San Sossio diacono di Miseno e patrono di Fratta. Le Storie sono quelle dipanate dalle vicende civili ed ecclesiastiche che hanno caratterizzato lo sviluppo di Fratta nei contesti particolari delle dominazioni e nel susseguirsi dei periodi storici. I Documenti sono quelli costituiti dalle fonti compulsate tradizionalmente dalla storiografia locale, quelli utilizzati per aprire nuove piste di ricerca, e quelli inediti per la storia locale frattese che Montanaro riprende dalle trascrizioni manoscritte da Florindo Ferro.

Si tratta di un discorso aperto nello spirito della mission storiografica locale ispirata da Sosio Capasso e che caratterizza l'impegno culturale e la ricerca storica dell'Istituto di Studi Atellani e del suo periodico Rassegna Storica dei Comuni. Un discorso originale ed eccellente quello di Montanaro che si è confrontato utilmente anche con i contributi di altri autori che operano nello stesso spirito e contesto operativo, tra questi Marco Dulvi Corcione, Franco Pezzella, Giacinto Libertini e Bruno D'Errico, i quali hanno anche relazionato alla presentazione di Fracta Major la sera del 2 Febbraio 2017.
Per il periodo alto-medievale il discorso di Montanaro ha fatto riferimenti e confronti anche con alcune piste storiografiche sull'origine di Fracta da me proposte con l'utilizzo delle fonti tradizionali rilette ed arricchite con altre recuperate nei codici monastici dell'area campana.
Ho sviluppato queste piste in Ecclesia Sancti Sossii – Storia Arte Documenti pubblicata nel 2001, in Fratta Benedettina – Codice Diplomatico delle Fratte in Campania pubblicata nel 2008, e in Fratta Città Antica pubblicata ne 2010.
Ripresento in sintesi il ragionamento svolto intorno all'importanza del culto di San Sossio e sull'indicazione della pista monastica benedettina.

Il culto di San Sossio
L'ipotesi delle origini misenate di Fratta, fondata dopo l'abbandono di Miseno circa la metà del IX secolo, insieme con quella dell'importanza dell'originario culto sansossiano, è sempre stata molto cara alla storiografia locale. Infatti quasi tutti gli storici della città, a partire dal canonico Antonio Giordano che scrisse la storia frattese nel 1834, hanno accolto l'invito metodologico del vescovo Lupoli ed hanno voluto sostenere questa ipotesi con documentate e sentite espressioni.
Su questo piano si è mossa tutta la ricerca storica paesana, ed i vari autori hanno poi prodotto una notevole mole di pubblicazioni che configurano, nel loro insieme, una dignitosissima e colta letteratura di storiografia locale che trova pochi riscontri in altre realtà comunali e culturali consimili, sia ai livelli regionali che a quelli nazionali ed internazionali.
La ricerca, pure su temi ulteriori, ha interessato il campo dell'Archivistica, dell'Agiografia, della Storia Civile ed Ecclesiastica, dell'Arte, della Letteratura, delle Tradizioni Popolari, della Economia e della Sociologia.
Una semplice scorsa delle opere presenti nella Sezione di Storia Locale della Biblioteca Comunale può dare il senso del valore e dell'importanza delle molte decine di monografie e di opere fondamentali scritte dai molti autori. Tra le tante basti ricordare quelle di Sosio Capasso, il quale della storia locale in epoca contemporanea è riuscito a fare un vero e coinvolgente culto, e del lavoro di ricerca storica frattese una vera scuola con risvolti accademici che al gusto dello studio ha congiunto la formazione scientifica e la divulgazione della più specifica rivista italiana di Storia Locale: la Rassegna Storica dei Comuni, ricca di varie collane e di contributi eccellenti.
Sullo stesso piano si pongono anche le svariate iniziative civili, formative, scolastiche e culturali, che tendono a valorizzare e a celebrare l'antico retaggio originario frattese.
L'impressione che l'ipotesi delle origini misenati di Fratta fosse eccessivamente esclusiva, e che impedisse altre letture circa i fatti originari frattesi, si era però in qualche modo esplicitata con Bartolommeo Capasso, storico ed archivista napoletano insigne della fine del secolo scorso, nato da genitori frattesi. Questi nel 1896, in un suo commento introduttivo alla Cronica cinquecentesca di Hieronimo De Spenis prete frattese, scrivendo di Frattamaggiore ritenne di doverne, sulla base dei documenti riguardanti la Liburia medievale, spiegare in maniera diversa le origini.
Egli inquadrò le origini del locus di Fratta nelle dinamiche dello sviluppo agricolo del territorio atellano, ove i vantaggiosi contratti agrari richiamavano, indipendentemente dalla spinta delle incursioni saracene, molti coloni disposti ad insediarsi sui terreni da recuperare alla coltura e da migliorare con le piantagioni. Secondo Bartolommeo Capasso, Fratta sarebbe, quindi, sorta verso il IX secolo, umilmente e gradualmente, come borgo contadino al pari di tanti altri "sotto la protezione di ricchi possessori di beni feudali".
L'opinione di Bartolommeo Capasso era quella di uno storico di grande e riconosciuta levatura, e ciò bastò ad inserire nel dibattito storiografico locale elementi di novità interpretativa circa le origini della città.
Convinto assertore della ipotesi misenate fortemente sostenuta nel discorso storico-agiografico ufficiale della fine del secolo scorso e dell'inizio di questo secolo, come quello di Carmelo Pezzullo, di Florindo Ferro e di Raffaele Reccia, lo stesso Sosio Capasso, principale storico frattese contemporaneo, fu sensibile agli stimoli del Bartolommeo. Egli, infatti, già nella sua storia di Frattamaggiore del 1944 inserì nel discorso storico circa le origini cittadine alcuni elementi riconducenti al tema di un preesistente insediamento frattese intorno ad un castello antemurale di Atella.
Il tema di una Fratta preesitente alla colonizzazione dei Misenati è stato poi ripreso come ipotesi di ricerca da vari altri autori di storia locale.
Tra questi Giuseppe e Pasquale Saviano che hanno considerato i dati dello sviluppo agricolo nella Liburia medievale; l'autore di questo lavoro che, in una serie di articoli per il giornale locale 'Il Paese', ha indicato l'importanza del repertorio archeologico scoperto nel sito frattese e della documentazione circa la colonizzazione monastica del territorio; Pasquale Pezzullo che per la Rassegna Storica dei Comuni ha scritto articoli e monografie impegnati a sviluppare una interessante indagine sul remoto passato di Frattamaggiore; e Francesco Montanaro che ha interpretato in chiave antropologica l’ipotesi misenate della fondazione di Fratta come mito d’origine della città affermatosi e consolidatosi a partire dalla storiografia locale del XVIII secolo.
Finora però non e stata ancora bene delineato un quadro completo e chiaro della natura e della cronologia di questa preesistenza.
Credo comunque che, sulla base dei dati emersi dalla ricerca circa i riferimenti rinvenibili ed utili per inverare il valore storico, culturale ed euristico del titolo di Città Benedettina, si possa affermare la possibilità di nuove piste storiografiche complementari per la determinazione dell'identità originaria e storica di Frattamaggiore.
Una di queste è ancora la pista del culto a san Sossio, percorsa però in una direzione nuova per la storia locale, quella monastica benedettina, e cercando di verificare ipotesi nuove della sua presenza nella Fratta antica.

Nell'Introduzione di Fracta Major Francesco Montanaro considera l'importanza per la ricostruzione della storia frattese che ha, “assieme a documenti già noti dell'antica Frattamaggiore, una parte del materiale inedito trascritto alla fine del XIX secolo dal grande storico frattese Florindo Ferro, il quale ricopiò integralmente centinaia di documenti dalle fonti originali conservate nell'Archivio di Stato, nell'Archivio Notarile frattese, nell'Archivio Comunale di Frattamaggiore e nell'Archivio Diocesano di Aversa; alcuni di questi documenti nel corso degli ultimi 130 anni sono andati perduti o distrutti, per cui è molto interessante la loro riscoperta e pubblicazione oggi. Il recupero delle trascrizioni di Ferro, che un secolo fa purtroppo non ebbe il tempo di sistemare tutto il materiale raccolto, è un opera che ci sta oramai impegnando da circa 10 anni: anche se il solerte medico e storico frattese non trovò documenti per dipanare le ombre che nascondono l'origine del casale di Frattamaggiore, riuscì a scoprirne e ricopiarne alcuni, tuttora non conosciuti, riguardanti vicende dei secoli in cui si definirono la sua struttura urbanistica e sociale”.

Si tratta sicuramente di una consegna importantissima per la storiografia locale quella del recupero e della sistemazione delle trascrizioni del Ferro.
Egli era il geniale Bibliofilo del Riscatto, giornale della Fratta liberale dell'inizio del secolo, ed al vaglio della sua ricerca storica e della sua pazienza certosina passarono tutti i documenti privati e pubblici della storia locale. Ogni evento paesano, benché minimo, riceveva dal Ferro la sua corretta collocazione nel quadro generale della storia del paese e la sua celebrazione nella tradizione locale. Florindo Ferro recuperò, tra l'altra, quella documentazione che riportava ai tempi degli antichi congressi della Università di Frattamaggiore, che si tenevano nelle sedi delle Congreghe, secondo un costume antico, dopo il suono della campana, in una ritualità che assegnava al tempo che scorre una preziosità liturgica ed una sacra rappresentazione.
Ho avuto anche io occasione negli anni '80 di vedere e di annotare direttamente molte di quelle trascrizioni, durante alcune visite alla famiglia Ferro fatte in compagnia del sacerdote don Pasqualino Costanzo che pure le conosceva e le utilizzava per alcuni approfondimenti del suo Itinerario Frattese del 1972. Erano state anche sistematicamente riutilizzate da Pasquale Ferro, figlio di Florindo Ferro, per la compilazione della sua Frattamaggiore Sacra del 1974. Molte di quelle trascrizioni fotocopiate furono utilizzate come materiale manoscritto integrativo utile alla realizzazione della Mostra Storia Locale e Documentazione da me curata in collaborazione con la cooperativa di ricerca Studio S e che si tenne nel settembre del 1987 nella piazza del Comune. Quella Mostra, patrocinata dal Comune di Frattamaggiore, divenne poi permanente ed utilizzata per fini didattici nei locali della Scuola Media Bartolommeo Capasso a cura del preside Francesco Capasso.
Accanto alle trascrizioni manoscritte originali, allora depositate nei locali della Famiglia Ferro, si
collocavano anche le raccolte dei manoscritti e delle minute che già Florindo Ferro aveva preparato per stampare alcune delle sue opere pubblicate sulla storia locale, e che forse voleva utilizzare anche per la realizzazione di una opera omnia su Frattamaggiore. Scrisse anche per storie locali di altri comuni diocesani. Tra le opere pubblicate per la storia locale frattese si annotano:
F. Ferro, Memorie storiche della chiesa parrocchiale di Frattamaggiore, Aversa 1894
F. Ferro, Storia di Frattamaggiore a volo d'uccello; in: n.u. 'Frattamaggiore' 1903.
F. Ferro, Prima ricorrenza centenaria della traslazione dei corpi dei santi Sosio e Severino,
             Aversa 1907.
F. Ferro, Notizie sul culto di S.Rocco in Frattamaggiore, Aversa 1910.
F. Ferro, Il culto di San Rocco, Frattamaggiore 1921

F. Ferro, Della Chiesa della SS.Annunziata e di S.Antonio di Frattamaggiore, Napoli1922



mercoledì 25 gennaio 2017

Fratta città antica

E’ il titolo di un libro-ricerca di storia locale completato nel 2004 e pubblicato nel 2010 in self-publishing. Si avvale della lettura in anteprima fatta da Sosio Capasso che volle realizzarne la prefazione di pugno per accoglierlo nella collana ‘Paesi e luoghi nel tempo’ dell’Istituto di Studi Atellani e per segnalarlo agli Amministratori del Comune di Frattamaggiore con il fine di ottenere un patrocinio favorevole per la pubblicazione. E’ stato pubblicato e reso accessibile in rete per una serie di difficoltà legate alla tradizionali soluzioni tipografiche locali.
La conoscenza ed il messaggio affidati al libro sono sintetizzati nella Presentazione e nei contenuti introduttivi della Prefazione di Sosio Capasso e della Introduzione dell’autore.
Sono direttamente leggibili sul portale di ilmiolibro.it; li pubblico su Doctrina et Humanitas per contribuire al dibattito e all’opera che caratterizzano da qualche secolo la storiografia locale frattese e continuamente la amplificano e la rinnovano.

PRESENTAZIONE - Bartolommeo Capasso, archivista insigne dell'800, inquadra le origini del locus di Fratta nelle dinamiche dello sviluppo agricolo del territorio dell'antica città di Atella, la cosiddetta Liburia (Terra di Lavoro), ove nel IX secolo i vantaggiosi contratti agrari richiamano molti coloni disposti a lasciare i luoghi costieri minacciati dai saraceni e ad insediarsi sui terreni dell'entroterra. Attraverso la lettura delle cronache e dei codici monastici medievali della Campania si può anche dimostrare che l'origine etimologica del termine Fratta è un prodotto proprio dell'humus culturale benedettino ed è riferito ad un tipo di territorio da disboscare e da recuperare al contado, su cui si esercita la giurisdizione dei monaci dopo averlo acquisito come donativo signorile. Fracta è un toponimo diffuso anche in altre parti d'Italia e, come si evince dagli studi di Emilio Sereni, in quasi tutti i casi esso è individuabile come luogo di sviluppo rurale ed insediativo, inserito nell'orbita di città cospicue ed episcopali e ove si esercitano la contrattazione agraria della mezzadria e la gestione della Terra Sancti Benedicti. Tali sono i tratti originari della moderna comunità urbana che viene narrata in questo libro: una città piccola ma millenaria, di dimensione europea per la meta religiosa e culturale che essa rappresenta con il suo santuario dedicato al martire Sossio e al monaco Severino evangelizzatore dei popoli barbarici europei, la quale si confronta con la sua storia, con il suo linguaggio, con i suoi culti e con i suoi progetti. La ricerca storica su Fratta ha interessato il campo dell'Archivistica, dell'Agiografia, della Storia Civile ed Ecclesiastica, dell'Arte, della Letteratura, delle Tradizioni Popolari, della Toponomastica, dell'Economia, della Sociologia e dell'Urbanistica.

PREFAZIONE - Quando nel 2004 fu approntato per la pubblicazione questo libro fu letto in anteprima da Sosio Capasso, fondatore della Rassegna Storica dei Comuni e dell’Istituto di Studi Atellani. Volle scrivere di suo pugno una presentazione agli Amministratori comunali dell’epoca per ottenere un patrocinio. La lettera, che rimane tra le sue ultime testimonianze scritte a favore della conoscenza della Storia Locale, viene utilizzata come prefazione del libro.

INTRODUZIONE - La conoscenza della storia della città è un valore indiscutibile e necessario che serve a mantenere viva nel tempo l'identità della comunità antica e a rafforzare le radici, le tradizioni e i riferimenti celebrativi della comunità moderna.
Questa conoscenza è ancora più necessaria nell'impatto con le trasformazioni urbane e nei processi di transizione sociale, quando i caratteri della comunità moderna e le espressioni urbanistiche della città tendono a configurare situazioni comportamentali ed ambientali diverse e disgreganti rispetto all'antico humus etico e storico-culturale.
Questo potrebbe essere il caso di Frattamaggiore, qualora non si coltivasse la conoscenza della storia della città e, in concomitanza, si verificassero l'ignoranza, l'abbandono e la negazione dei valori della comunità locale antica; dei valori, cioè, tramandati attraverso le forme lapidarie, i codici e i segni assunti nel tempo dalla vita civile, religiosa e popolare.
Per fortuna la tradizione storiografica frattese ha sempre tenuto e tiene buoni maestri, e ciò lo si può affermare in questa sede senza la necessità di esplicite citazioni per altro facilmente recuperabili dall'ampia bibliografia locale. Essa ha sempre offerto al dibattito extra ed intra-cittadino spunti di riflessione ed opportunità di partecipazione e di interventi di recupero e di politica culturale; attraverso Istituti ed iniziative significative e variegate agganciate alle manifestazioni più alte degli studi accademici e alla valorizzazione istituzionale.
Questo lavoro coglie l'esempio di tale storiografia, e propone una riflessione operativa circa le problematiche del recupero urbanistico e circa le tematiche del centro storico della città; a partire appunto dall'importanza che la conoscenza e la ricerca assumono nella disposizione di un repertorio primario, descrittivo toponomastico ed espressivo, utile alla progettualità comunale e all'identificazione della persistente immagine della città antica di Fratta.



sabato 31 dicembre 2016

Monumenti storici


Il 15 Dicembre 2016 si sono conclusi gli eventi culturali legati alla celebrazione del centenario della nascita di Sosio Capasso, il maggior storico contemporaneo di Frattamaggiore. La cerimonia conclusiva è culminata con la inaugurazione di un monumento con il busto bronzeo dell’illustre concittadino collocato nel giardino pubblico antistante la seicentesca chiesa dell’Annunziata e di Sant’Antonio. Un onore tributato all’illustre concittadino, a nome di tutta la cittadinanza memore, dall’Amministrazione Comunale e dall’Istituto di Studi Atellani di cui egli era stato Fondatore e Presidente. Si è trattato di una cerimonia che ha assunto significati importanti sia per la cultura e la memoria storica locale e sia per il dialogo tra le generazioni del paese, grazie alla partecipazione dei rappresentanti istituzionali, il Sindaco dott. Marcantonio Del Prete e il Presidente dell’Istituto dott. Francesco Montanaro, dei familiari di Sosio Capasso, di una numerosa popolazione, di varie scolaresche accompagnate dai loro docenti, e dell’artista dott. Luigi Caserta fattore del busto.
La presenza del monumento nel giardino pubblico, oltre il valore simbolico del ricordo passato di un uomo importante, ha anche un valore poetico legato ai tanti possibili momenti d’incontro e di riflessione sul senso della vita e della storia che nel futuro le persone che gli passano o gli sostano occasionalmente accanto avranno modo di esperire…
Sossio Capasso, con le sue opere di ricerca storica, è stato anch’egli fattore di monumenti destinati ad educare e a durare nel tempo, indipendentemente dall'inciviltà, dall’incuria umana e dal consumo del tempo.
La prima visione del nuovo monumento, posato nel giardinetto di Piazza Riscatto giusto nel tempo delle Feste del Natale del paese, ha suscitato alla sensibilità dello studioso di storia uno spontaneo confronto con un altro esemplare e simbolico monumento dedicato altrove ad un altro illustre Capasso frattese. Al busto marmoreo dedicato in Sorrento al grande archivista Bartolommeo Capasso e collocato nei giardini della terrazza sul mare dinanzi alla Chiesa e al Convento di San Francesco. Si rassomigliano i due monumenti, nei significati artistici funzionali e in quelli sapienziali, dedicati a due grandi studiosi della Storia Patria, lustro e onore del loro Paese.
A Bartolommeo, appartenente al secolo precedente, Sosio dedicò un ritratto storico monumentale rivendicando nelle sue opere (Bartolommeo Capasso e la nuova storiografia napoletana e Bartolommeo Capasso padre della storia napoletana) le origini frattesi del grande sorrentino. Queste le sue parole:

Il tre marzo del 1900 moriva in Napoli, al n. 7 di via Chiatamone, Bartolommeo Capasso. «Passò da una specie di dolce sfinimento al sonno eterno. O buoni poveri occhi che da un anno non vedevano più. La morte li chiuse con una carezza: il vecchio pareva che dormisse. La camera ove, sul suo semplice letticcio, Bartolommeo Capasso, bianco bianco, immoto, pareva che fosse placidamente assopito, la camera luminosa era piena di fiori, in quella luce, sul suo candido letto, il gran vecchio onesto e giusto pareva un santo»: così Salvatore Di Giacomo sul “Corriere di Napoli” del giorno seguente. Chi era stato Bartolommeo Capasso, il «gran vegliardo», come amavano chiamarlo coloro che più gli erano vicini, o «il padre della storia napoletana», quale lo consideravano gli eruditi e gli studiosi entro e fuori i confini d’Italia? E perché Frattamaggiore, in provincia di Napoli, considerandolo, a giusto titolo, un proprio figlio, gli ha intitolato una Scuola e gli ha dedicato una delle sue strade più belle? Bartolommeo Capasso vide la luce in Napoli il 22 febbraio 1815, nel quartiere Porto, nella casa di proprietà paterna, al n. 15 della via Principessa Margherita, all’epoca denominata supportico Caiolari, una casa che era appartenuta ai Figliamonti e che suo padre aveva acquistato essendo la prima moglie appartenente di quella famiglia. Entrambi i genitori erano frattesi: il padre, Francesco, era un ricco commerciante di canapa; la madre, Maria Antonia Padricelli, fu un «raro esempio di cristiane e domestiche virtù», come egli ebbe a definirla dedicandole, nel 1846, la Topografia storico archeologica della Penisola Sorrentina e la raccolta di antiche iscrizioni, edite, appartenenti alla medesima.


Durante il Natale di qualche anno fa mi ritrovai per una passeggiata a Sorrento ed ebbi occasione di predisporre questo post che pubblicai sul portale storialocale.it, notiziario dell’Istituto di Studi Atellani – Rassegna Storica dei Comuni. Lo ripropongo per questo omaggio natalizio dedicato alla memoria monumentale dei due grandi storici frattesi.


mercoledì 8 ottobre 2014

Per Carmelina Ianniciello

La sua dipartita è stata silenziosa e discreta, qualche settimana fa, ma Carmelina ha lasciato segni che la rendono presente nella comunità del paese, nella storia e nella cultura locale, con immagini e dialoghi che esprimono il suo esserci poetico ed educativo. Poesia ed insegnamento sono stati il suo linguaggio ed il suo agire, vissuti ed espressi nella semplicità per comunicare, anche formalmente ed istituzionalmente, valori profondi e concreti, religiosi e civili, estetici ed etici.
Per la comunità degli studiosi, e per i suoi studenti e lettori popolari, ha usato la creazione letteraria per semplificare ed immediatamente dare il senso complesso dell'animo umano e delle relazioni sociali che ella percepiva e testimoniava nella realtà personale e storica. La creazione letteraria (poetica, narrativa, teatrale) poggiante sulla base di una rigorosa ricerca e di una conoscenza razionale dei dati e degli avvenimenti reali.
Nell'Istituto di Studi Atellani e nella Rassegna Storica dei Comuni, ove la ricerca storica ed archeologica sono la prevalenza, la sua opera creativa ha apportato originali chiavi di lettura e di approfondimento della storia locale; e d'altro canto, nella reciprocità del dialogo sapienziale, ella ha ricavato orientamenti e passioni nuove per la sua poetica, scoprendo e rappresentando un mondo che ha ritenuto giusto comunicare nel dialogo delle generazioni della sua città e del suo territorio.
Ed ha così scritto cose belle.
Il libretto La Madonna di Campiglione un'edicola per ricordare, edito anche sulla rete dalla Biblioteca Comunale “Domenico Cirillo” di Grumo Nevano, è una di queste cose belle scritte da Carmelina Ianniciello. Propongo alla lettura la prima pagina.


Ho sentito molto vicino l'argomento della sua narrazione circa il cammino per i vicoli del paese, a rileggere in essi i segni delle tradizione rappresentati dalle edicole votive che vanno scomparendo.
In particolare ho compreso il dramma di Carmelina nel ricordare i dettagli dell'immagine antica della Madonna del Carmelo che ora non esiste più in Via Vittoria; scomparsa con la trasformazione del palazzo che la esponeva e la proteggeva in una nicchia elevata dalla strada. 

Avessi letto il suo devoto libricino primo della sua dipartita ... avrei avuto la gioia di offrirle il recupero fotografico di quella edicola che operai in tempo, prima della sua scomparsa.

Le dedico adesso l'immagine sul mio blog, e propongo alla lettura, dopo la prima pagina, anche l'ultima che funge da preghiera, del libricino scritto da un'amica poeticamente e religiosamente impegnata nella ricerca della storia locale.



Comunità dell'Istituto di Studi Atellani e Rassegna Storica dei Comuni

sabato 2 ottobre 2010

STORIOGRAFIA E VITA ECCLESIALE DEI LAICI NEL LIBRO DI LUCIANO ORABONA SULL'AZIONE CATTOLICA DI AVERSA E DELLA CAMPANIA

Un ritratto odierno dell'identità dell'Azione Cattolica Italiana è delineato nella comunicazione della home page del sito istituzionale ( www.azionecattolica.it ).In evidenza è posta una scaletta descrittiva dell'Associazione ove è annotato:
Laici impegnati… con i Pastori … al servizio del territorio in cui vivono … eredi di una lunga storia … testimoni del Risorto!Siamo un’associazione di laici impegnati a vivere, ciascuno “a propria misura” ed in forma comunitaria, l’esperienza di fede, l’annuncio del Vangelo e la chiamata alla santità.
Crediamo che sia doveroso e possibile educarci reciprocamente alla responsabilità, in un cammino personale e comunitario di formazione umana e cristiana. Vogliamo essere attenti, come singoli e come comunità, alla crescita delle persone che incontriamo e che ci sono state affidate.
Ci impegniamo a vivere la nostra vocazione laicale lavorando e collaborando con i Pastori.
L’Azione Cattolica fin da principio ha scelto di rispondere alla vocazione missionaria, mettendosi a servizio della vigna del Signore nelle singole Chiese locali. Il nostro servizio alla Chiesa si esprime nella scelta di stare in maniera corresponsabile nelle diocesi e nelle parrocchie. Vogliamo costruire percorsi di comunione con le altre aggregazioni laicali, in fedeltà a quanto il Concilio ha chiesto a tutti i laici.Quella dell’Azione Cattolica è una storia che inizia da lontano. Raccontarla significa raccontare anche la storia della Chiesa e dell’Italia degli ultimi centotrenta anni. È una storia, infatti, che si intreccia con la vita di migliaia di uomini e donne, che in questo lungo periodo hanno lavorato con passione e fedeltà, servendo la Chiesa e contribuendo a costruire il Paese in cui viviamo.Oggi, dunque, noi raccogliamo un’eredità, un tesoro prezioso consegnatoci da uomini e donne, testimoni del Vangelo, che hanno saputo fino in fondo essere interpreti dei segni dei tempi.

Una bella espressione di questo spirito dell'Azione Cattolica Italiana è rappresentata dal libro Laici e Vangelo in terre del Mezzogiorno - L'Azione Cattolica di Aversa e della Campania tra cronaca e storia scritto da Luciano Orabona e recentemente pubblicato dall'editrice AVE (2010). Il libro è stato presentato a Frattamaggiore nella chiesa di Santa Maria delle Grazie la sera del 30 settembre 2010. Ne ha discusso con l'Autore l'on. Antonio Iodice, e sono intervenuti mons. Sossio Rossi, dott. Biagio Fusco, ing. Mario Limone, prof. Tarcisio Salvato e il dott. Francesco Montanaro presidente dell'Istituto di Studi Atellani curatore dell'evento.
Nella duplice veste di storico della chiesa (attività da sempre svolta con la pubblicistica e la docenza universitaria) e di dirigente nazionale dell'Azione Cattolica Italiana (attività a lungo svolta come eletto rappresentante regionale campano), Luciano Orabona ha affidato al suo libro la comunicazione di istanze storiografiche ed ecclesiali. L'Azione Cattolica di Orabona è vissuta nei luoghi della diocesi di Aversa, nella particolarità locale proiettata nell'universalità della chiesa di Roma, fino a rappresentare tratti essenziali dell'associazionismo cattolico italiano contemporaneo attraverso la collaborazione con Vittorio Bachelet e Mario Agnes. E' un'Azione Cattolica che si esprime nelle scelte di un movimento laico-ecclesiale sensibile alle tematiche culturali e generazionali emergenti nell'Italia del dopoguerra, “appassionato” del rinnovamento e della definizione del ruolo dei laici nella Chiesa del Concilio Vaticano II, e in vivace dialogo pastorale con il vescovo. Orabona traccia in maniera originale la vicenda dell'Azione Cattolica diocesana recuperando documentazioni e proponendo stimolanti lezioni. Il suo intento si identifica con l'importanza di leggere nell'attualità una storia da cui ricavare insegnamenti ed orientamenti utili per la conoscenza e per la vita ecclesiale.
La posizione dell'Azione Cattolica è sicuramente caratterizzante, e la conoscenza della sua storia consente migliori analisi della relazione storica circa il panorama dei movimenti ecclesiali contemporanei. Nella ecclesiologia di comunione che emerge dalla considerazione teologica della vita ecclesiale del dopo-concilio Vaticano II, accanto all'Azione Cattolica trovano significati propri e complementari le storie degli altri movimenti che nella tradizione (confraternite, oratori, scout, circoli) e nella contemporaneità (opus Dei, cursillos, focolarini, cooperatori, comunione e liberazione, ACLI, ecc.) caratterizzano la partecipazione dei laici alla vita della Chiesa.
Lo studio di Luciano Orabona ha evidenziato anche importanti presenze di Frattamaggiore nella storia dell'Azione Cattolica aversana, con dati delle origini provenienti dagli archivi associativi, e con interventi documentati nella pubblicistica diocesana del dopoguerra, soprattutto nelle testimonianze giornalistiche di Gennaro Auletta prete e scrittore di fama internazionale. Questi dati e queste testimonianze danno un contributo ulteriore alla conoscenza del quadro dell'associazionismo cattolico frattese che, per altro, ha già ricevuto ampie trattazioni nello sviluppo delle tematiche della storia locale che ne hanno riguardato l'evoluzione, l'influenza ed i significati (cfr.: Studio S, I giovani e la società locale, Frattamaggiore 1982).
Dalla prospettiva della storia locale frattese si evidenzia l'opera educativa culturale e pastorale realizzata da una 'triade' di sacerdoti nella prima metà del '900. Sossio Vitale (parroco del SS. mo Redentore) Nicola Capasso (parroco di san Rocco rettore del seminario diocesano e vescovo di Acerra) e Federico Pezzullo (rettore del santuario dell'Immacolata rettore del seminario diocesano e vescovo di Policastro) formarono centri educativi popolari, circoli di cultura giovanile, gruppi di esploratori ed azioni cattoliche generazionali. Le loro iniziative hanno rappresentato un nucleo di idee e di luoghi coscientemente legati alla prassi associativa e devozionale delle più antiche confraternite locali, ed hanno ispirato molte delle forme recenti ed odierne della partecipazione dei laici, soprattutto giovani, alla vita della Chiesa. Sulla loro scia si è mossa anche la vocazione e l'opera educativa indimenticabile di molti loro discepoli divenuti assistenti ecclesiastici dell'associazionismo cattolico; tra i tanti si ricordano don Nicola Mucci, don Luigino Pezzullo, don Pasqualino Costanzo, don Mimì Padricelli.
Una scheda su Luciano Orabona si può leggere sul sito dell'editrice AVE:http://www.editriceave.it/catalogo/persona/384/
Sullo stesso sito si trova anche una recensione ed un estratto del libro:http://www.editriceave.it/catalogo/libro/620/
Altre notizie ed un elenco delle pubblicazioni si trovano sul sito dell'AISSCA:http://www.aissca.it/aissca/sanctorum/soci/orabona.html




mercoledì 2 dicembre 2009

LA DIPLOMAZIA ED IL SERVIZIO PASTORALE DI MONS. D’ERRICO

Giovedì 19 Novembre 2009 nella Basilica Pontificia di San Sossio (Frattamaggiore (NA) - Diocesi di Aversa) si è tenuta la presentazione del libro DIPLOMAZIA E SERVIZIO PASTORALE in occasione del decennale dell’Ordinazione Episcopale di S. E. Mons. Alessandro D’Errico, Nunzio Apostolico in Bosnia ed Erzegovina. Il libro, una raccolta antologica di omelie discorsi e conferenze, si è avvalso della prefazione del cardinale Vinko Puljić, arcivescovo di Sarajevo, ed è stato pubblicato a cura dall’Istituto di Studi Atellani. La pubblicazione del libro che mi ha visto tra i curatori e l’evento celebrativo in Basilica svolto in onore di don Sandro mio amico mi offrono l’occasione di questa breve riflessione.
Nella Scrittura gli Autori Sacri, e poi i Padri ed il Magistero, hanno proposto immagini della Chiesa che esprimono con semplicità l’intreccio di caratteri antropologici e teologici: arca, città, vigna, nave, sposa, popolo, comunione…
L’esperienza di vita nella Chiesa esprime da sempre una vocazione che è adesione personale ed attiva alla sua missione, ai compiti e ai ministeri che Cristo ha legato e consacrato all’annuncio del Vangelo: “Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura” (Mc 16,15). La vocazione vissuta all’interno della Chiesa, immagine e continuazione della prima comunità apostolica che realizza il mandato del Signore nel mondo contemporaneo, è quella propria di don Sandro vescovo e nunzio apostolico.
Nel luogo ‘apostolico’ converge, difatti, ogni altra immagine che concorre a determinare e a disvelare il mistico simbolismo della Chiesa. L’apostolo è l’umile lavoratore della vigna del Signore, il sacerdote dell’arca santa, il pastore del popolo di Dio, il costruttore della città spirituale, l’umano e storico punto d’incontro della comunione con Cristo, un modello per la santità del Padre proposto ai credenti.
Ricca di tali significati, la vocazione di don Sandro assume un senso particolare per la storia personale e familiare di lui, ed insieme lo assume anche per la città nativa apparendo egli come punto di riferimento spirituale ed ecclesiale per la gente che ha visto in lui, nella sequenza cronologica della sua formazione e della sua attività sacerdotale, la luce piena del pastore.
Nel cammino vocazionale il giovane seminarista diocesano è divenuto il sacerdote studioso degli Atenei Pontifici, il prelato di Nunziatura attento all’immagine della Chiesa e all’annuncio del Vangelo nei luoghi della politica, del diritto, dell’etica e dei rapporti internazionali tra gli Stati.
Don Sandro è divenuto il Vescovo che pone il Popolo di Dio, il popolo della carità fraterna, la Chiesa che egli rappresenta a nome del Santo Padre, a confronto e a modello nel dialogo con i popoli e con le culture presso cui è stato inviato e dove egli è andato.
Don Sandro è sacerdote del dopo-Concilio Vaticano II, ed ha vissuto la sua esperienza nella Diplomazia Vaticana con diverse destinazioni ed incarichi in campo nazionale ed internazionale. Egli ha maturato la sua opera nella luce apostolica del grande papa Giovanni Paolo II, che lo ha voluto come prelato di Nunziatura nella sua Polonia e, nel 1999, come vescovo e nunzio apostolico nel Pakistan islamico a rappresentarlo in una delle aree più critiche del globo dal punto di vista della politica e del confronto ideologico tra le culture. Si è trattato per don Sandro di una esperienza vissuta nella contingenza internazionale caratterizzata dal terrorismo e dagli eventi bellici che, a partire dall’attacco dell’11 settembre del 2001 alle Twin Towers di New York, hanno caratterizzato gli eventi internazionali dei primi anni del 3° millennio ed i territori dell’Irak, dell’Afganistan e del Pakistan. L’esperienza diplomatica di don Sandro si è congiunta con una pastorale che hanno fatto della sua opera un punto di riferimento ed un ponte per la politica e la solidarietà internazionale, sia per le molte relazioni estere da lui promosse e sia per lo sviluppo di opere caritative e formative, all’interno dello stato pakistano, tese allo sviluppo di un cattolicesimo locale qualificato ed impegnato.
L’esperienza così maturata da don Sandro ha poi portato il nuovo pontefice Benedetto XVI ad inviarlo come nunzio apostolico in Bonia-Erzegovina, nazione dei Balcani in ricostruzione etica e politica, proveniente dal dissolvimento dell’ex-Jugoslavia, ove egli ha condotto a compimento il concordato tra la Santa Sede e lo Stato: un concordato che è divenuto di fatto un modello di riferimento anche per le altre confessioni e religioni presenti sul territorio, per la componente cristiana-ortodossa e per la componente islamica.
Il 2009 è l’anno celebrativo del decennale di episcopato di don Sandro, e questo evento è subito apparso all’analisi storica come indicativo di un periodo ricco di gesti, di memorie, di fatti generali e particolari che risaltano per l’esemplarità del significato umano e teologico: un significato recepito e vissuto nella letizia e nella gratitudine che la comunità locale esprime per il l’arcivescovo Alessandro D’Errico.

Approfondimenti in:
http://www.sansossio.it/bollettino/Notiziario_11_2009.pdf