venerdì 22 ottobre 2010

Storia e cultura del rapporto con l’ambiente


Lo smaltimento dei rifiuti in Campania: crisi ambientale ed igiene pubblica. Una necessaria riflessione di etica e di civiltà per un problema complesso.

1. Storia delle condizioni ambientali
- Le descrizioni del degrado ambientale, concomitante
con i periodi di mancato smaltimento dei rifiuti e della loro persistenza nelle aree urbane della Campania, nei notiziari ufficiali e nelle descrizioni occasionali hanno assunto talvolta toni allarmati e preoccupati per la salute pubblica e per la vita civile. Si è trattato di espressioni che, oltre a paventare i pericoli possibili, spesso hanno evocato un antico mondo, ormai scomparso, caratterizzato dalla promiscuità e da comportamenti improntati all’ignoranza igienico-sanitaria.
La vista dei rifiuti lasciati a lungo a marcire alle intemperie, al calore, lungo i bordi delle strade di moderne cittadine, in attesa delle procedure di smaltimento, ha reso necessaria una riflessione per capire le ragioni di un fatto così negativo e per leggere nella storia (historia magistrae vitae) un insegnamento utile per risolvere un problema attuale. Sicuramente è possibile trovare le direzioni giuste per operare una ricerca storica sul trattamento dei rifiuti nelle varie epoche e nelle varie civiltà. Il repertorio archeologico, le strutture architettoniche, le aree dedicate, le cloache, i percorsi fognari, gli espurghi di pozzi neri, le pratiche di concimazione naturale dei terreni agricoli, e tante altre testimonianze possono concorrere a costruire quadri descrittivi abbastanza puntuali per le condizioni igieniche dell’antica Roma, delle città greche, etrusche, orientali, delle città medievali e rinascimentali, dei borghi rurali.
L’igiene cittadina, tra l’altro, è stata sempre una materia che ha richiesto l’intervento del potere pubblico locale, particolarmente documentabile, per prevenire, evitare e gestire le crisi nell’igiene, nella salute pubblica, per la cura nelle pestilenze e per la bonifica sanitaria degli ambienti infetti. Anche nella letteratura è possibile rinvenire testimonianze di una particolare pregnanza sul degrado ambientale della città antica; come nel caso la settecentesca Milano di Giuseppe Parini descritta in un’ode nel confronto con la salubre aria della campagna natia.
La ricerca storica locale permette di rilevare una documentazione importante sulle condizioni igienico-ambientali delle aree esterne, e talvolta interne, dell’antico comune. In un manoscritto anonimo del ‘600 si legge la descrizione:
“ […] a guisa di trivio più di due quarte con una larga fossa per la quale passando tutte le acque delle piazze e conducendovi tutte le immondizie vi formarono un grosso largo in forma di piscina riempiendo il fosso di ogni sorta di sporchizia, anzi là si portavano a scorticare tutti li animali e vi si conducevano cani morti e l'acqua poi se ne passava […] alle terre di quel barone che ora si tiene titolo di Duca. La detta fossa, poi, in tempo di siccità era spuzzata da li padroni di terre convicine cavandone il letame per servizio dei loro territorii e mantenendosi sempre detta fossa la strada acquistò nome di piazza di piscina [...]”
In un altro manoscritto, un libro di memorie iniziato nella stessa epoca, si leggono anche gli interventi istituzionali operati per bonificare il comune dopo l’epidemia pestilenziale del 1656: “Et doppo quetato il contaggio ma non il timore, la Città di Napoli deputorno un deputato il quale[,,,] fece otturare le sepolture con astraco sopra le pietre marmorei, con una riggiola sopra con lettere scritte: "Tempore pestis, non aperiatur, 1656 ", et fatto questo, ordinò doversi far la spurga, et fece venire alcuni caldaroni grandi et pieni d'acqua li faceva bollere, dando ordine che ogn'uno portasse le robbe, andando di persona casa per casa facendo pigliar le robbe et li mandava a purgare, lasciando ad ogni casa sulfo et altre misture contra peste, ordinando con pene, doversi far fuoco, et ponervi dette misture sopra, osservando similmente le persone si havevano qualche reliquia di male, […] et finita detta spurga, promise farci li bollettini di sanità per haver prattica nella Città, essendoci pena la vita a chi vi entrava, tanto che ne sono giustiziati alcuni trasgressori. Doppo si hebbero detti bollettini della Sanità con l'imagine della Madonna, dove si notava nome, cognome, patria, anni et pelo, et si cominciò ad entrare dentro della Città, dove non si trovò il terzo dell'habitanti vi stavano, ritrovando la maggior parte delle botteche serrate, et con tal prattica poi cominciò pian piano a rifarsi di gente la Città, et per non dar tedio al futuro lettore tralascio et taccio molte cose per honestà."

2. Il rapporto con l’ambiente
- E’ sicuramente un patrimonio storico, comune e diffuso, la
cultura che pone il corretto rapporto dell’uomo con l’ambiente al centro dell’attenzione, della conoscenza e dell’impegno operativo. Anche l’educazione ambientale che si pone l’obiettivo di consolidare questa cultura fa sicuramente parte di questo patrimonio.
La civiltà contemporanea e tecnologica è in grado, con le sue conoscenze teoriche e con il
suo know how operativo, di conoscere e di risolvere quasi ogni tipo di problematica e di crisi che si pone nella gestione del rapporto tra l’uomo e l’ambiente, tra le comunità umane e i territori in cui vivono, tra le città e le periferie.
Un tempo era soprattutto l’ eco-nomia a prevalere come modalità del rapporto tra l’uomo e
l’ambiente, ed anche gli ambiti accademici, le sedi della produzione teorica e metodologica, producevano una ‘scienza’ ed un sapere rispondente a questo atteggiamento fondamentalmente utilitaristico, e contribuivano ad ispirare le politiche economiche ed istituzionali più adatte.
Analogamente a come alla fine dell’800 sorgevano le scienze sociali per conoscere e risolvere
le questioni e i problemi connessi al pauperismo, all’urbanesimo e alla rivoluzione industriale, in tempi più recenti, verso la fine del ‘900, è andata affermandosi anche l’ eco-logia come esigente e vitale modalità contemporanea del rapporto tra l’uomo e l’ambiente. Gli ambiti accademici, di conseguenza, forse però un poco lentamente, si sono disposti a produrre la ‘scienza’ ed il sapere rispondenti a questa nuova esigenza basata sostanzialmente sul rispetto dell’uomo per l’ambiente.
Anche le politiche adatte, ispirate dall’eco-logia, sono state, in
genere, individuate, formulate e predisposte. Ciò non di meno si assiste oggi alla macroscopica esplosione di crisi ambientali, come quella dello smaltimento dei rifiuti in Campania, che contraddicono le sicuramente esistenti capacità umane, accademiche ed istituzionali, di comprensione e di risoluzione di quelle specifiche problematiche.
Si oppongono, evidentemente, ostacoli tecnici, che sarebbero problematiche nuove da
comprendere e da risolvere, oppure utilizzi di metodologie inadatte, che si tratterebbe di modificare, oppure inazioni che bisognerebbe superare con attività e progetti incisivi ed efficaci.
Di fronte a problematiche così incalzanti per la vita sociale e civile, rispetto ai regimi di
‘emergenza’ che sempre più spesso si propongono come intervento risolutivo, bisogna far tesoro dei concetti di ‘utilità’, di ‘servizio’, di ‘sistema’ e di ‘riforma’ che provengono dalla cultura, anch’essa vero patrimonio, dell’intervento etico tecnico-organizzativo e politico, storicamente efficace.
Modelli funzionali ed esemplari, di sistemi di attività e di organici diffusi univocamente
sull’intero territorio nazionale, possono essere facilmente indicati per l’Italia e la sua storia: il ‘servizio militare’, con le sue caserme, le sue ‘stazioni’ ed il suo personale; il ‘servizio scolastico’ con le sue sedi, le sue scuole e i suoi organici; il ‘servizio sanitario’, con i suoi ospedali, i suoi distretti e i suoi organici; similmente il ‘servizio ferroviario’, il ‘servizio postale’, il ‘servizio energetico’, ed altri.
Il ‘servizio igienico-ambientale’ (con la raccolta differenziata, con le discariche moderne, con gli inceneritori, con i termo-valorizzatori, con i digestori, con i riciclaggi…), pur essendo di grande utilità, non sembra avere ancora una sua ‘forma’ statistica, univoca e sistematica. Esso appare ancora un vasto campo da ri-sistemare e da ri-formare con l’intervento istituzionale, con l’intervento tecnico-produttivo, e con l’intervento educativo.

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