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mercoledì 4 luglio 2012

40° dell'ordinazione sacerdotale di don Armando Broccoletti


La sera del 1 Luglio 2012 nella chiesa di San Rocco di Frattamaggiore in diocesi di Aversa, il parroco don Armando Broccoletti ha celebrato il 40° dell'ordinazione sacerdotale. E' stato a lungo parroco della chiesa dello Spirito Santo di Casale di Principe, dal 1977 al 2000, prima di esserlo di San Rocco, ove ha portato l’esperienza di una lunga attività pastorale e comunitaria vissuta come testimonianza di fede e di vita cristiana in un contesto sociale e culturale caratteristico e complesso. Oggi egli è stato scelto dal vescovo Angelo Spinillo ad essere direttore della Caritas diocesana.
La celebrazione è iniziata con un fitto corteo di sacerdoti e ministri che ha accompaganto don Armando ed ha attraversato la chiesa stracolma di fedeli. All'inizio e alla conclusione della solenne liturgia, l'opera e la figura di don Armando sono state brevemente presentate dal lettore Enzo Vitale e dal sottoscritto. Don Armando è il prete della semplicità e della carità, tratti che si corroborano con la cultura rurale e comunitaria dell'ambiente d'origine; egli opera nel contesto della chiesa particolare della parrocchia e della diocesi e la sua fama è estesa anche negli ambiti della chiesa universale. Da questi ambiti gli sono pervenuti un elogio ed un saluto per l'occasione del 40°.
   L'elogio è quello che si legge in una lettera del 2009 del teologo calabrese Giovanni Mazzillo dall'Eremo delle Sarre. Con don Armando il teologo Mazzillo ha costituito un gruppo di amici formatosi tra il 1968 e il 1972 nel Seminario Teologico Interregionale 'San Luigi' di Posillipo. Un gruppo che periodicamente s'incontra ed annovera tra le sue file Giovanni D'Alise vescovo di Ariano Irpino; esso ha anche un riferimento in rete nel sito puntopace.net gestito dell'Eremo delle Sarre. Giovanni Mazzillo definisce l'incontro con la Comunità di San Rocco come una esperienza positiva e rigenerante:
Ero stato invitato da un mio collega di studi di teologia, don Armando Broccoletti (sì, il cognome vi farà sorridere, ma non è affatto consono alla persona di Armando, che con broccoli e derivati non centra proprio niente, visto che è volitivo, impegnato, amato dalla sua gente) e sono stato nella sua parrocchia di “San Rocco” a Frattamaggiore (provincia di Napoli), a guidare due incontri sulla teologia di San Paolo. Ci sono stato lunedì e martedì, organizzando e semplificando il materiale complesso e difficile del pensiero di San Paolo su Cristo e sulla Chiesa. Ho toccato con mano quanto sia importante e costruttivo il clima di comunità, di voglia di sapere di più e di capire di più. I partecipanti sono stati numerosi e attenti e mi hanno anche rivolto domande interessanti. Il clima di famiglia, dai rapporti semplici e diretti (siamo stati sempre invitati a pranzo e a cena, con un senso di grande accoglienza e ospitalità) mi ha riconfermato nel valore su uno stile di vita e di pastorale che va in questa direzione e che da parte nostra cerchiamo di seguire anche noi, con don Benjamin e gli altri della nostra comunità delle Sarre. A questa esperienza positiva e “rigenerante” si è aggiunta la gioia di aver rivisto e/o sentito alcuni colleghi più o meno nostri coetanei, tra i quali Pasquale Capasso, Fiorelmo, Carlo de Laurentis, Pasquale Gentile”.
   Il saluto è stato quello letto in una lettera dalla Nunziatura Apostolica di Bosnia- Erzegovina, datata la sera del 30 Giugno 2012, con la quale S. E. Alessandro D'Errico, che inizia proprio in questi giorni la sua nuova missione di Nunzio Apostolico in Croazia, si unisce al presbiterio aversano per ringraziare il Signore del dono del Sacerdozio di don Armando e per il bene dispensato in questi anni. 








mercoledì 25 aprile 2012

Un libro per il Nunzio Apostolico in Bosnia-Erzegovina


Mostar 21 marzo 2012

In onore di un uomo che è tra gli amici più grandi della Bosnia-Erzegovina e della Croazia”: tale è il senso della pubblicazione e della presentazione del libro che parla dell'opera del Nunzio Apostolico Alessandro D'Errico. E' un riconoscimento che proviene direttamente dalla cultura e dalla comunicazione ufficiale dei Balcani e si aggiunge ai due precedenti riconoscimenti che già lo avevano indicato come uomo dell'anno nel 2007 e nel 2010; per il suo essere uomo del dialogo umanistico ed interreligioso in un'area che rammemora i disastri della guerra trascorsa e vive le speranze di una pace fraterna e duratura tra popoli, religioni ed etnie.
Al vescovo Alessandro e alla sua opera avevano conferiti riconoscimenti altissimi anche la International League of Humanists con la consegna della Golden Charter (settembre 2011), e l'Accademia Bonifaciana di Anagni con l'attribuzione del Premio Bonifacio VIII (dicembre 2011).
E nel 2009 anche L'Istituto di Studi Atellani, espressione della cultura locale del suo paese natio, aveva curato la pubblicazione di un libro a celebrazione del decennale del suo episcopato e del suo lavoro apostolico e diplomatico a servizio della Santa Sede.
La sera del 21 Marzo 2012 durante la presentazione del libro a Mostar, città-simbolo del dialogo e della cultura di Bosnia-Erzegovina, è intervenuto direttamente Mons. D'Errico ed ha rivolto all'assemblea e ai relatori i suoi saluti e suoi ringranziamenti. Egli ha spiegato di aver favovorevolmente accolto l'idea della pubblicazione per l'opportunità e per la grazia di Dio che gli si offriva nel contribuire con la sua persona e con la sua opera di rappresentante della Santa Sede al dialogo tra le civiltà e le nazioni, all'armonia sociale e alla tolleranza, al rendere più bella la vita ecclesiale. All'iniziale trepidazione legata alla nomina alla Nunziatura di Bosnia-Erzegovina ricevuta da Benedetto XVI nel 2005, e che lo avrebbe visto operare nella situazione complessa di questo paese, è subentrata la serenità e la convinzione di agire in un luogo che riceve dal Papa una grandissima attenzione e per realizzare un Concordato che avrebbe migliorato e costruito rapporti nuovi tra la Santa Sede e le realtà sociali culturali e religiose.
Ha così inquadrato la sua opera nella recente storia dei rapporti tra il Vaticano e l'area della Bosnia-Erzegovina e del Montenegro, a partire dalla visita di Giovanni Paolo II a Sarajevo (1997) che aveva prefigurato l'importanza del Concordato. Ha poi descritto le tappe e le relazioni diplomatiche che hanno caratterizzato la formazione di Commissioni, gli Scambi accademici e le visite ufficiali, le Nomine episcopali, la formulazione di Accordi. Ha messo in risalto l'importanza delle relazioni umane, dei i rapporti di conoscenza e di dialogo con le persone e con gli esponenti della vita pubblica e sociale del paese. Ha spiegato che la sua prospettiva fondamentale è sempre rimasta quella della Santa Sede e che nelle difficoltà delle aspettative diverse dei suoi interlocutori ha sempre fatto ricorso all'illuminazione del motto del suo stemma episcopale, rivolgendosi nella preghiera alla Spirito Santo: “Veni Sancte Spiritus”, e rincuorandosi col vecchio detto: “Ambasciator non porta pena”.
Una motivazione particolare dell'accoglienza favorevole della pubblicazione del libro egli l'ha posta anche come occasione che gli si è offerta per contribuire, con la sua esperienza più che trentennale nell'ambito del lavoro di nunziatura, a definire con maggiore attenzione la figura del Nunzio Apostolico e della sua specifica opera di rappresentante della Santa Sede presso i popoli ove si svolge la sua attività. Nella sua prospettiva Diplomazia e Chiesa non sono esperienze distinte ma ricche di rimandi e di valori reciproci. Così anche legati sono i significati teologici dell'attività propria del Nunzio che continua a vivere il suo sacerdozio e la sua pastorale nella vita ecclesiale e nella rappresentanza del Pontefice nei luoghi della sua opera.
Le sue considerazioni conclusive sono state sviluppate con i ringranziamenti delle personalità che hanno voluto onorarlo offrendo le loro testimonianze nel libro e con il riconoscimento del grande lavoro svolto dagli editori per la stampa e la presentazione, e per la devoluzione dei ricavi all'aiuto dei bambini del Burundi.

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