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mercoledì 2 maggio 2018

Devozione e culto mariano


RIFLESSIONE TEOLOGICA

La riflessione teologica individua le basi evangeliche, patristiche e tradizionali del culto di Maria.
Nei Vangeli Maria appare inserita nel misterioso piano di Dio con il concepimento verginale di Gesù, con il suo dialogo di fede con Dio, con la sequela del Figlio fino alla croce, e con la sua condivisione con la Comunità degli apostoli.
La riflessione dei Padri della Chiesa, in epoca antica, individua per Maria le caratterizzazioni principali che fondano la dogmatica cattolica: Theotòkos (Madre di Dio) al Concilio di Efeso del 431; sempre Vergine al Concilio Laterano del 649; culto delle Icone e della venerazione al Concilio di Nicea del 787.
La tradizione rimarca i tratti della devozione mariana che si consolidano nelle varie epoche.
Nel Medioevo della preghiera monastica e dello schema feudale, Maria è Regina, Madre di Misericordia; è Mediatrice della riconciliazione tra Cristo e la Chiesa; ed è Madre dei Miracoli a favore dei peccatori.
Nell’Età Moderna Maria è la Serva del Signore partecipe alla sua redenzione (Concilio di Trento); la devozione mariana diviene molto diffusa e popolare e, con il Rosario si incentra sulla comprensione del Mistero di Cristo.
Nell’Età Contemporanea le apparizioni della Madonna a Caterina Labourè (1830) e a Bernadette Soubirous a Lourdes (1858) accompagnano la formulazione del Dogma della Immacolata Concezione (1854) stabilito da Pio IX con tutti i Vescovi del mondo. La grande diffusione del culto mariano culmina nel Dogma dell’Assunzione di Maria stabilito da Pio XII nel 1950.
Oggi la Dottrina Mariana si basa soprattutto sulla Lumen Gentium, costituzione del Concilio Vaticano II, che indica la figura di Maria come Madre del Salvatore inserita nel mistero di Cristo, della Chiesa e della Salvezza. Essa ha trovato anche un grande sostenitore in Giovanni Paolo II, papa mariano, che nel 2003 ha scritto la Lettera Apostolica ROSARIUM VIRGINIS MARIAE.
I teologi contemporanei riconoscono nella persona e nella funzione di Maria “l’icona del mistero” (B. Forte), la “microstoria della salvezza” (S. De Flores), la “chiave del mistero cristiano” (R. Laurentin). La recente celebrazione del 150° delle apparizioni della Vergine, Immacolata Concezione, a Lourdes si è caricata di grandissimi significati, biblici, teologici e devozionali, per i milioni di credenti e di pellegrini.

DEVOTIO MEDIEVALE
Nella seconda metà dell' XI secolo, la Riforma Gregoriana e la Riforma Benedettina rinnovarono la vita della chiesa e la vita dei monasteri. Lo spirito di quella Riforma era portatore di una fortissima impronta mariana, e anche la santità del tempo si connotò di molti caratteri mariani. Basti ricordare San Bernardo. Il Rosario promosso dai Benedettini come una forma di Salterio Laico si arricchì con la Salve Regina Mater Misericordiae formulata da Odone di Cluny.
Si capisce così che l’Opus Dei della tradizione Monastica ed Ecclesiastica sono intimamente legati alla Tradizione e alla Devozione popolare mariana, e rappresentano insieme i versanti partecipativi di una stessa spiritualità e di una stessa preghiera originaria della Chiesa. E allora diviene bello ripercorrere un poco le tappe della storia della devozione Mariana, della devozione rivolta alla Madre di Dio e alla Madre della Chiesa per comprendere come questa sia ricca delle istanze della Spiritualità cristiana e della Pastorale.
Partiamo proprio dal Rosario che si sviluppò come parallelo popolare del Salterio dei Monaci Benedettini che nel corso del giorno e della notte meditavano sui misteri della salvezza pregando nelle diverse ore i 150 Salmi del Vecchio Testamento. La Gente del contado, al rintocco delle ore del monastero e della Chiesa meditava sui misteri della Salvezza recitando le 150 Ave Maria sui grani del Rosario che fungeva così da Salterio dei poveri.
Le chiese allora erano ricche di affreschi che narravano la storia sacra, la Biblia Pauperum, ed il pensiero dei contadini e dei lavoratori si rivolgeva spontaneamente a quelle rappresentazioni visive per meditare e per pregare: Nel primo mistero il Padre Nostro, l’Ave Maria per 10 volte. Così è nato il Rosario e così si è formata la spiritualità della devozione mariana di Maggio.
Nei successivi secoli medievali (dal XII al XV) che videro sorgere molti altri ordini religiosi, come i Francescani e i Domenicani, si formarono altre pratiche devozionali mariane: Il Rosario fu valorizzato da San Domenico e fu diffuso dappertutto dai suoi Frati Domenicani; l'Angelus divenne una recita preferenziale e scandiva il comune tempo delle comunità religiose e dei fedeli; si diffuse la recita delle Litanie; i Servi di Maria introdussero la forma completa dell'Ave Maria; e a Mantova si istituì il Maggio mariano.

MESE DI MAGGIO E CULTO MARIANO
Nel mese di Maggio la tradizione cristiana ha posto le devozioni più popolari, e la riflessione spirituale più partecipata del culto a Maria. Maria è un simbolo della Chiesa e quindi il 'Maggio a Maria' ha un posto d'onore nella devozione della Chiesa.
Quando il cielo delle elevazioni a Maria era già stato raggiunto con gli inni liturgici, con le orazioni ritmiche, con la teologia e con l'arte (Giotto, Beato Angelico ecc.), nelle comunità antiche, nelle chiese orientali, nei monasteri medievali, nelle liturgie pontificali; fu il domenicano Enrico Susone ad istituire, nel XIV secolo, la prima devozione mariana maggese dopo la diffusione del rosario voluta da San Domenico. Si trattava di portare omaggi floreali, nel primo giorno di Maggio, agli altari della Vergine, per esaltarne la regalità celeste.
Nello stesso tempo a Mantova si celebrò Maria nelle domeniche di Maggio. Gli omaggi floreali divennero poi fioretti, omaggi spirituali.
Nella Roma del XVII secolo, i Gesuiti furono autori dei MESI MARIANI: libretti contenenti esempi, preghiere e fioretti, che nelle successive narrazioni del padre Alfonso Muzzarelli ebbero una presentazione giornaliera e in quelle del canonico napoletano Francesco Di Domenico divennero DISCORSI SACRI.
La pratica solenne del maggio mariano fu istituita nel 1784 dai Camillini nella Chiesa della Madonnina a Ferrara.
Ad Aversa particolare importanza devozionale riveste l'esistenza in Cattedrale di un modello della Casa di Loreto, voluta nel '600 dal Vescovo Carlo I Carafa.
Nel '700, il Vescovo Nicolò Spinelli, rivolgendosi ad un peccatore, mitigava gli eccessi devozionali nel suo CATECHISMO:
"Se con questa divozione intende continuare nel peccato più francamente; non è divoto della Madonna, ma nemico: Se intende venire a penitenza, e si sforza di farlo; piace molto alla Vergine, la quale gode d'esser rifugio ed Avvocata di tali peccatori".

DOGMA DELL’IMMACOLATA
L’8 dicembre 1854 Pio IX definì in questi termini la concezione immacolata di Maria:
"La dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del ge6enre umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale, è stata rivelata da Dio e perciò si deve credere fermamente e inviolabilmente da tutti i fedeli".
La Chiesa riconosce nell’Immacolata la realizzazione del progetto di Dio sul nuovo popolo messianico, nella sua espressione più alta che è quella sponsale, di cui è il prototipo. La liturgia dell’8 dicembre, infatti, pone sulle labbra di Maria le parole del Cantico: "Esulto e gioisco nel Signore perché mi ha avvolto con il manto della giustizia, come una sposa adorna di gioielli", perché la sua concezione immacolata ha segnato l’inizio della Chiesa, sposa di Cristo, senza macchia e senza ruga, splendente di bellezza.

APPARIZIONI MARIANE
Le apparizioni della Vergine dettero ancora più importanza alle devozioni. Oggi, con il culto in chiesa, non è raro che si accompagnino le infiorate alle edicole votive, l'allestimento di altarini domestici dove viene posta una statua itinerante della Vergine.
Per Maria, apparsa alla umanità contemporanea ed in attesa nelle mete del pellegrinaggio, ci si muove sempre e si è sempre impegnati nella semplicità della preghiera personale e nel fasto della preghiera comunitaria. Il pensiero dei credenti si inoltra nelle favolose considerazioni del suo mistero, corre alle ardite riflessioni teologiche che riguardano gli avvenimenti testimoniati e creduti e la fede stessa: il Rosario e il Dogma.
Il Dogma dell’Immacolata Concezione, della creazione nuova, che trova un riverbero nella Vergine apparsa a Lourdes. Il Rosario nella cui recita si ritrova la sintesi delle apparizioni di Fatima e l’aggiunta della stessa preghiera voluta dalla Vergine:
"O Gesù perdonate le nostre colpe, preservateci dal fuoco dell'inferno; portate in Cielo tutte le
anime, e soccorrete specialmente le più bisognose della vostra misericordia".

MARIA MADRE DELLA CHIESA
L'avvenimento mariano più importante di questo secolo è stato senza dubbio il Concilio Vaticano II, perché da esso è scaturita una prospettiva mariana che investe il campo dottrinale, liturgico, pastorale e devozionale. Il Concilio ha voluto risituare Maria al punto di partenza e al centro stesso del mistero di salvezza. L'inserimento di Maria nella Costituzione Dogmatica sulla Chiesa può considerarsi un segno del rapporto di esemplarità che intercorre fra Maria e la Chiesa: la Vergine è tipo e compimento della Chiesa.
Inoltre, la Vergine è Madre della Chiesa, giacché è Madre di Cristo e di tutto il Popolo di Dio, sia dei fedeli che dei Pastori.
Paolo VI ebbe a cuore il proclamarlo solennemente a conclusione della terza sessione del Concilio, offrendo in tale titolo una sintesi della mariologia del Concilio (cfr. DC, 6.XII.64, col 1544).
Giovanni Paolo II nel 1980 fece inserire nelle Litanie Lauretane la preghiera a Maria Madre della Chiesa.
Benedetto XVI nell'omelia dell'Assunzione del 2005 disse queste parole: "Maria è assunta in cielo in corpo e anima: anche per il corpo c’è posto in Dio. Il cielo non è più per noi una sfera molto lontana e sconosciuta. Nel cielo abbiamo una madre. E la Madre di Dio, la Madre del Figlio di Dio, è la nostra Madre. Egli stesso lo ha detto. Ne ha fatto la nostra Madre, quando ha detto al discepolo e a tutti noi: “Ecco la tua Madre!” Nel cielo abbiamo una Madre. Il cielo è aperto, il cielo ha un cuore".
Papa Francesco per il Lunedì dopo Pentecoste, a partire da quest’anno, ha istituito la celebrazione della Festa di Maria Madre della Chiesa.

UNA NOTA DI STORIA LOCALE
Alcuni dati storiografici ci inducono a dare una importanza singolare alla devozione per l’Immacolata nella nostra terra, che appare riconnessa al dibattito teologico svoltosi in Campania intorno all’anno mille. Si può notare, nello sviluppo della devozione mariana del nostro territorio diocesano (diocesi di Aversa) un riferimento storico-teologico che pone l'area culturale locale tra quelle che per prime, a partire dal medioevo, hanno riconosciuto alla Madre di Dio l'onore del titolo dell' Immacolata Concezione.
Questo riferimento, come viene rilevato in uno studio sulla teologia medievale (L. Orabona, La societa cristiana del Medioevo), rimanda al trattato mariano di Eadmero, monaco benedettino nel monastero di San Salvatore Telesino, vissuto nell'XI secolo al seguito di Sant'Anselmo, Arcivescovo di Canterbury, che lo conobbe durante un suo viaggio in Campania.
L’importanza di tale riferimento si coglie ancor più in considerazione del fatto che il santuario mariano di Frattamaggiore è il principale luogo diocesano dedicato all’Immacolata, costruito all’epoca della proclamazione del dogma sul sito di una preesistente chiesa medievale.
Il tempio odierno è quindi espressione sentita della religiosità frattese, immediatamente impegnata nella celebrazione del dogma dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria, all’indomani della formulazione fatta da Pio IX l’8 Dicembre del 1854.
Ma anche la cronaca antica ci parla già della venerazione per la Madonna Immacolata, che diviene per i frattesi, grazie al dogma, un luogo tra i più lucenti nell’orizzonte devozionale.
A Maria il popolo frattese ha sempre dedicato chiese e cappelle, quasi ripercorrendo con i titoli mariani locali i grani misteriosi di un rosario antico: Maria SS.a Annunziata, Madonna della Grazia. Madre del Carmelo, Madonna di Casaluce, Madonna Immacolata, Maria Assunta in Cielo, Maria Regina degli Angeli e dei Santi.

lunedì 23 febbraio 2015

La Carità nella Chiesa tema dell'incontro del cardinale Sarah con la Diocesi di Aversa

L'annuncio dell'incontro, programmato tra le principali iniziative formative dell'anno pastorale dedicato all'Educarsi alla Carità, è stato dato direttamente dal Vescovo Angelo Spinillo con una lettera indirizzata alla Diocesi di Aversa e scaricabile dal portale diocesano in rete.
L'incontro si è realizzato la sera del 19 Febbraio 2015 nella Cattedrale gremita di fedeli e di rappresentanti delle varie realtà parrocchiali e pastorali della Diocesi.
Dopo la preghiera dei Vespri, l'incontro è stato introdotto dal Vescovo Spinillo che ha illustrato il significato dell'incontro formativo con il Cardinale, Prefetto della Congregazione del Culto Divino, ed ha esplicitato l'importanza della tematica del Servizio della Carità nella Chiesa inteso come espressione della condivisione, con le persone che sono in difficoltà, ispirata all'esempio di Cristo che ha condiviso con i credenti la sua dignità di Figlio. In questo senso egli ha riproposto il concetto guida già espresso nella sua lettera alla Diocesi:

siamo nel pieno dell’anno pastorale che ci vede impegnati ad educare e a formare la nostra vita di credenti nella virtù della carità. L’obiettivo cui miriamo è, come sapete, l’imparare a modellare i nostri pensieri e le nostre scelte, le nostre volontà e tutto il nostro vivere guardando alla carità di Gesù Cristo nostro Signore.

L'intervento del Cardinale Sarah si è sviluppato in un lungo e chiaro percorso discorsivo che è partito dalla considerazione della Carità tra le Virtù teologali del Catechismo tradizionale (Fede Speranza e Carità), ed è proseguito con una profonda riflessione teologica e pastorale che, utilizzando appropriati riferimenti alla Sacra Scrittura e al Magistero Pontificio e Conciliare, ha rappresentato della Carità le molteplici dimensioni spirituali, dogmatiche, ecclesiali, antropologiche.
Essa è stata vista nella sua origine divina, come dono di Dio all'uomo, come comandamento nuovo di Gesù Cristo e come rivelazione della sua stessa missione di salvezza dell'uomo.
Insieme con l'Annuncio della Parola e con la Celebrazione dei Sacramenti, la Carità è stata vista, nella prospettiva della teologia dogmatica, come uno dei compiti fondamentali identificativi della stessa natura della Chiesa (Martyrìa, leitourgìa , Diakonìa).
E' stata quindi vista nel rapporto con la Fede e con la Verità, ed identificata come annuncio e testimonianza immediata del Vangelo, dello spezzare il pane della Parola per offrirlo alla povertà più grande che è la mancanza di Dio.
Ho potuto riprendere e registrare con il mezzo fotografico qualche immagine ed alcuni brani del discorso del Cardinale che, trascritti al men peggio, propongo alla lettura.

Questo anno la vostra comunità diocesana, in linea con le indicazioni della CEI (Educare alla vita buona del Vangelo), conclude il percorso pastorale sulle virtù teologali con l'anno pastorale dedicato alla virtù teologale della Carità. Mi sembra opportuno di fare un breve accenno al significato del termine 'Carità' come virtù teologale. La carità è il dono più grande che Dio abbia dato all'uomo, per sua promessa e nostra speranza […]
Le virtù teologali, come ci insegna il Catechismo, si riferiscono direttamente a Dio e predispongono i Cristiani a vivere in relazione con la Santissima Trinità... caratterizzano l'agire morale del cristiano. La Carità vissuta come virtù ci spinge nel nostro agire a divenire segni della santità. Attraverso la virtù della Carità siamo portati ad amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come noi stessi. Gesù ci ha presentato la carità come il comandamento nuovo: vi do un comandamento nuovo, che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato. E' proprio questo amore che Gesù è venuto a indicarci con la sua vita. Esso sta ad indicare il dono totale dell'amore con il quale dobbiamo amarci, fino a dare la vita. Questo è l'esempio che Cristo ci ha dato: è morto in croce per noi. La Carità vera cala da questo dono totale. La Carità è una testimonianza di gratuità, senza calcoli economici, offerta dai credenti in Dio di fronte a coloro che sono lontani dalla fede.
Per aiutarvi in questo percorso pastorale di Educarci alla Carità tenterò di presentarvi alcune riflessioni teologiche sul servizio della Carità nella Chiesa, in modo particolare a partire dalla Enciclica programmatica di Papa Benedetto XVI Deus Caritas est […]
Nell'attuale contesto sociale e culturale Vivere la carità porta a vivere il cristianesimo come elemento propulsore ed indispensabile per la conduzione di una buona società e di un vero sviluppo umano integrale. Il vero sviluppo integrale dell'uomo riguarda la totalità della persona in ogni sua dimensione. Senza un rapporto con Dio attraverso Gesù Cristo, senza la prospettiva di una vita eterna il progresso umano in questo mondo è privo di credibilità […]
La Società odierna vive infatti con la crisi economica internazionale situazioni che portano la Chiesa ad affrontare importanti sfide dai risvolti antropologici, etici, spirituali e culturali.
L'indifferenza religiosa, la secolarizzazione, l'ateismo, e nuove ideologie alimentano una vita vissuta come se Dio non esistesse [...]
Tutti quanti involontariamente respiriamo a pieni polmoni dottrine che sono contrarie all'uomo e che hanno effetti di demolizione e di distruzione soprattutto sulla persona umana, sulla sua vita, sulla sua sulla famiglia, sul lavoro, sui rapporti interpersonali.
Ciò che lo distrugge nel suo intimo è la confusione e lo squilibrio interiore, la schiavitù del denaro, lo scontro tra verità e libertà, la pretesa di fare a meno di Dio, lo sfruttamento a fini commerciali. Non abbiamo più il tempo di vivere, di adorare […]
Educare al servizio di Carità (enciclica Deus Caritas est): contemplazione dell'amore di Dio Uno e Trino, che si è incarnato in Gesù Cristo, sottolineando così l'origine teologica decisamente trinitaria di ogni carità e di ogni attività caritativa. Testimoniare la Carità, rivelare il disegno del Padre, il volto dell'Amore che ha inviato il Figlio unigenito nel mondo, per redimere l'uomo morendo sulla croce e inviando l'unzione dello Spirito Santo nel cuore di chi crede.
L'intima natura della Chiesa si esprime in un triplice compito: Annuncio della Parola di Dio, Celebrazione dei Sacramenti, Servizio della Carità [...]
La Chiesa è stata segnata fin dagli inizi dell'Ascolto della Parola di Dio, della Celebrazione dei Sacramenti, della Carità vissuta. Queste caratteristiche non sono solamente la descrizione fenomenologica delle realtà cristiane, ma il modo concreto in cui la Chiesa esercita se stessa, in cui si realizza e cresce. Nella Dogmatica queste dimensioni ecclesiali sono state determinate appunto come martyria, leturghia, e diaconia. Così la carità si accompagna per ristretta logica all'evangelizzazione e alla liturgia. Insieme esse realizzano la Chiesa […]
Come possiamo dire che la carità vissuta partecipa della sacralità della Chiesa: essa rimanda al mistero più grande. Non possiamo capire la missione della Chiesa senza rapportarla alla missione di Gesù Cristo, suo fondatore. Come ci insegna ampiamente il Concilio, il senso della Chiesa è quello di portare la luce di Cristo al mondo (LG 1) […]
L'origine della Carità è divina (Deus Caritas est). Dio è amore. E' Dio che ci dice che cosa è la carità, anzi nel suo Figlio ci ha mostrato la Carità che nel linguaggio biblico significa non solo amare, ma amare pienamente fino a dare la propria vita, fino a perdersi, fino a morire a se stessi per l'altro. Questa rivelazione del senso profondo dell'amore è talmente nuova che il concetto che il NT utilizza per esprimerlo prima non era presente. Come sapete agape, tradotto in latino carità, si incontra solo nel nuovo testamento, era sconosciuto nella cultura greca.
La specificità del discorso cristiano induce a soffermarmi ora su un punto molto caro al magistero di papa Benedetto XVI sul rapporto naturale tra Vangelo e Carità […] Il Santo Padre ribadisce che la massima opera di Carità è proprio l'evangelizzazione, ossia il servizio della Parola. Non vi è azione più caritatevole verso il popolo dello spezzare il pane della parola di Dio (Caritas in Veritate) […]
La fede diventa opera d'amore. Anche la nuova evangelizzazione passa per l'esperienza personale di Cristo. Da una parte una vita fondata solamente sulla presunta fede corre il rischio di naufragare in un banale sentimentalismo, che riduce il rapporto con Dio ad una mera consolazione del cuore. Da un'altra parte una carità che non si inginocchia davanti a Dio, che non tiene presente la sorgente da cui scaturisce ogni azione di bene rischia di essere ridotta a mera filantropia.
Gesù ed il suo amore compassionevole ed operante per l'uomo diviene riferimento e modello della carità ecclesiale. Non si può servire l'uomo senza l'ansia di dargli tutto ciò di cui ha bisogno, senza conoscere che nel fondo di se stesso l'uomo ha fame e sete di quella felicità che gli viene dal sentirsi amato e voluto da Dio.

La povertà più grande è la mancanza di Dio, è l'assenza di Dio. Finchè noi non porteremo Gesù agli uomini, avremo fatto per loro sempre troppo poco.